ifanews

25. maggio 2017

Ultimo aggiornamento11:23:59 AM GMT

Sei qui: Community Rubriche
Banner

Rubriche

GIACOMO VACIAGO. CIAO GRANDISSIMO PROFESSORE!

E-mail Stampa PDF

VACIAGOOggi ho saputo della morte di Giacomo Vaciago. La morte l'ha preso  il 23 marzo 2017. Tutti i giornali lo ricordano come ex Sindaco di Piacenza e come consulente di bla, bla, bla.... Avevo avuto il grande piacere di conoscerlo, di parlargli, di ascoltarlo  e di riceverlo, come relatore, ai nostri Convegni ASSOFINANCE. Io, voglio ricordarlo come uomo di rara intelligenza e competenza. Credo sia stato il primo intellettuale italiano a comprendere il rischio nazionale implicito nell'adozione del "fiscal compact". Era un cervello forte e libero.

Giannina Puddu - Presidente ASSOFINANCE

Da L’ESPRESSO del 1 marzo 2016: C'è poco da rallegrarsi, quest'anno sarà nuova recessioneI dati dell'Istat dicono che l'anno scorso il Pil è cresciuto dello 0,8 per cento, il deficit è sceso al 2,6 per cento e i posti di lavoro sono aumentati. Renzi gongola, ma secondo gli esperti il futuro è nero. Perché l'economia mondiale arranca e la Bce ha le armi spuntate. "L'unica soluzione è sospendere il fiscal compact" di Stefano Vergine

«Tutti i governi dicono che bisogna fare qualcosa, il problema è che nessuno lo fa. Il nostro è un mondo interdipendente, come ai tempi degli imperi. Solo che gli imperi governavano, i governi attuali sono senza imperatori». Giacomo Vaciago, docente di Economia monetaria all'Università Cattolica di Milano, di fronte agli ultimi dati economici invita a non rallegrarsi. E a guardare oltre confine, perché solo da lì può arrivare una soluzione.
 L'Istat ha certificato che, dopo nove mesi, il nostro Paese è tornato in deflazione: a febbraio, rispetto a un anno fa, i prezzi sono scesi in media dello 0,3 per cento. Così ha fatto l'Unione europea nel suo complesso, dove l'inflazione è stata pari a -0,2 per cento su base annua.
 Professore, che cosa significano questi numeri?
«Significa che i soldi tenuti sotto il materasso in Italia rendono lo 0,3 per cento. Quando i prezzi scendono, la banconota vale di più. La conseguenza è che la gente non compra, perché sa che il prossimo mese tutto varrà un po' meno, quindi vale la pena di aspettare, e questo ovviamente fa peggiorare l'economia».
 Il governo Renzi aveva stimato l'inflazione all'1 per cento quest'anno, mentre dai dati Istat la stima è di -0,6 per cento. Questo creerà dei problemi sulla riduzione del debito pubblico.
«Certamente. In generale, infatti, grazie all'inflazione il valore reale dei debiti si riduce, mentre se c'è deflazione l'onere aumenta. Noi, come tanti altri Paesi, ci troviamo in questa seconda situazione, quindi inevitabilmente c'è un problema da risolvere, perché il rapporto fra debito e Pil aumenterà».
 La previsione del governo è ridurre il rapporto debito/pil dal 132,6 per cento del 2015 al 131,4 per cento entro fine anno. Resta un obiettivo perseguibile?
«Le soluzione sono due: o si riduce il debito, oppure si agisce sulla crescita, perché aumentando il Pil si riduce il rapporto fra esso e il debito pubblico. Questo è quello che dovremmo fare: preoccuparci della crescita, non del debito, altrimenti restiamo nel circolo vizioso dell'austerity. Se nella situazione attuale cerchiamo di tagliare ulteriormente debito, cosa che si può fare solo riducendo ancora la spesa pubblica, vuol dire che ci piace farci del male. È Bruxelles che lo vuole, e io non capisco perché, arrivati a questo punto, non facciamo anche noi un referendum per uscire dall'Ue come farà la Gran Bretagna».
 Ci sono alternative?
«L'alternativa è sospendere il fiscal compact (il contenimento del debito pubblico di ogni Paese dell'Ue, ndr). Questa politica economica va ripresa solo quando il pil europeo sarà cresciuto per due anni a un tasso almeno del 2 per cento annuo».
 L'Italia ufficialmente sta provando a sostenere la linea della crescita.
«Sì, ma con scarsi risultati, anche perché è da sola in questa battaglia. Lo scorso weekend, al G20 di Shanghai, il ministro Padoan ha presentato un documento di 9 pagine per sostenere la necessità di puntare sulla crescita, ma non c'è stato un governo degli altri 18 Paesi dell'Ue che abbia detto siamo perfettamente d'accordo con gli italiani. Finché ognuno va per la sua strada da questa situazione non se ne esce».
 I dati appena pubblicati dall'Istat dicono che nel 2015 il Pil è cresciuto dello 0,8 per cento in un anno, lei però sostiene che stiamo entrando in una nuova recessione. Perché?
«Già alla fine dell'anno scorso il nostro Pil era in calo, e questo è dipeso principalmente dal rallentamento dell'economia globale. Lo scorso 11 agosto le Borse cinesi sono crollate per la prima volta, poi i ribassi sono continuati. I cinesi hanno investito tanto nelle economie occidentali e noi in Cina. Nel mondo interdipendente, quando un Paese va bene tutti festeggiano, ma quando uno va male sono guai per tutti, e quando ad andare male è la Cina il problema è ancora più grande. Già alla fine dell'anno scorso le nostre esportazioni hanno registrato un forte calo. E infatti le Borse globali hanno iniziato ad andare giù. Ora non ci resta che aspettare i dati sul Pil di inizio 2016».
 La Banca centrale europea si riunisce il 10 marzo: ha le armi per contrastare una nuova recessione?
«Mario Draghi lo ha detto mille volte. La politica monetaria espansiva, cioè il cosiddetto Quantitative Easing, ti dà abbastanza tempo per porre rimedio a problemi reali. Compri tempo, fermi gli orologi. Poi però tocca ai governi agire: dovrebbero puntare sulla crescita, sulla riduzione delle tasse e l'aumento degli investimenti pubblici, come ha detto Draghi, ma Bruxelles lascia questa incombenza ai singoli Stati che litigano tra di loro perché ognuno pensa al suo interesse particolare. Credo che alla prossima riunione la Bce aumenterà ancora il grado di liquidità e ridurrà di nuovo i tassi nominali di deposito. Ormai però anche Draghi può fare poco o niente».
 Qualche segnale positivo però c'è. A gennaio, secondo l'Istat, l'occupazione è aumentata dell'1,3 per cento rispetto all'anno prima.
«Sul mercato lavoro anche Bruxelles riconosce che l'Italia ha fatto molto, e infatti i risultati si vedono nei dati. Il problema è che se entriamo in recessione rischiamo di vedere sfumare tutti i nostri successi». 

 

FANTASMI CHE SI AGGIRANO NEL MONDO

E-mail Stampa PDF

Questi tempi assomigliano in modo inquietante al decennio 1930/1940. Enormi masse di persone colpite da una crisi senza fine, senza lavoro e senza speranze, sono spinte al populismo e al nazionalismo, mentre inique differenze sociali si accentuano, gettando benzina sul fuoco.
Di Giorgio Ornano

Nel secolo scorso le conseguenze furono tragiche, ma sembra che la lezione non sia servita a nulla. Il lavoro é stato precarizzato in modo selvaggio con la globalizzazione e la risposta dei governi é stata inadeguata, in particolare in Europa dove si sono privilegiati con miopia banche e poteri forti a scapito dei cittadini. I dati sono sotto gli occhi di tutti, solo in Italia il 7% della popolazione mangia alla mense dei poveri grazie a caritatevoli, solidali iniziative, mentre fino a pochi anni fa faceva parte del ceto medio. Penoso e vergognoso il crollo dei consumi ,anchedi medicine necessarie. Di ciò l’Europa ha delle colpe ma sarebbe ingiusto addossare alla Merkel anche quelle che sono solo nostre . Cosa c’ entra la Germania con il fatto che evasione e corruzione costino all’ Italia almeno 200 mld. annui, che non decolli la riforma del catasto che farebbe emergere iniquità intollerabili, che ogni appalto pubblico arricchisca mafie e politici corrotti, che ci siano 2 milioni di case non censite, che nel centro di Roma si affittino appartamenti del Comune a cifre ridicole, e via discorrendo. Questi sono i veri compiti a casa che non abbiamo fatto e che non abbiamo intenzione di fare.
In questo quadro a tinte fosche, dal 20/6 al 26/6 2016, si sono susseguite in un brevissimo arco temporale 3 consultazioni elettorali : in Italia, in Gran Bretagna e in Spagna, i cui risultati meritano alcuni commenti :
Comunali: in Italia sicuramente x Renzi é stata una batosta, temperata appena dalla vittoria , peraltro risicata, ottenuta da Sala a Milano. Trionfano i 5 stelle che conquistano Roma e Torino con 2 giovani candidate. Una conferma che gli italiani non ne possono più dei partiti tradizionali cui addossano ogni colpa, non senza ragione ,del loro disagio sociale. I privilegi incredibili di cui gode tuttora la classe politica ( vedi eccellente inchiesta dell ‘ Espresso in data 23/6 ) appaiono ingiustificabili e sfrontati al paese reale che ogni giorno si impoverisce . Mantenere lussi medievali a parlamentari che lavorano 2 giorni alla settimana é situazione da rivoluzione. Renzi perde una valanga di voti ma sembra infischiarsene, giocando tutto sul referendum di ottobre : un’ ordalia imprudente su se stesso. Se i risultati sulle comunali sono un test, il premier ha poco da stare tranquillo. Circa il referendum sembra affacciarsi la possibilità tardiva ma ancora possibile di uno spacchettamento, termine orrendo, che potrebbe mitigare la vittoria del sì o del no ( in entrambi i casi si rischierebbe di buttar via il bambino con l’ acqua sporca: Diverso e più saggio sarebbe votare articolo x articolo. Circa la direzione del PD, la cosa più efficace la ha detta la Ferilli :" al partito hanno espiantato l’ anima" quella di sinistra, generosa, equa verso i più deboli e generosa. Renzi ha perso voti e sinistra, anche nei suoi feudi tradizionali, senza ricuperarne a destra, malgrado leggi che avrebbero fatto la felicità di Berlusconi. Inoltre é costretto a subire continui ricatti da un partitello reazionario e corrotto come NCD che gli assicura però la sopravvivenza al Senato, idem con Verdini. La vera sconfitta di Renzi é il debito pubblico che continua a salire ogni mese per le iniquità di cui al primo paragrafo e per scelte errate, tipo detassare la prima casa anziché ridurre l’ Irpef.

Brexit : di cose imbecilli ne ho viste tante, ma mai di questa portata. Lo stolto Cameron ha giocato al casinò il futuro del suo paese e ha perso, solo che lo ha fatto con i soldi del Regno Unito che unito non é più ed é destinato ad impoverirsi. Vero che li matrimonio tra Londra ed Europa nn é mai stato un matrimonio d’ amore, ma di interesse e che l’ Europa a trazione germanica di colpe ne ha diverse, ma la scelta inglese di uscirne é sciagurata e già in Europa si pensa di dividerne le spoglie finanziarie e fiscali. Tra l’ altro ,le ricadute della Brexit si fanno sentire negativamente anche in Europa che non ne aveva affatto bisogno.Indubitabile che Londra aveva tratto con l’ entrata in Europa più vantaggi che svantaggi, ora ha da temere svalutazione della sterlina e crolli immobiliari e non ha più alle spalle un impero coloniale.

Spagna: la scelta di Londra ha influenzato pesantemente le elezioni , ha frenato Podemos e il partito socialista se ne è poco giovato . In Europa la sinistra é tradizionalmente masochista, tendendo a dividersi anziché a colpire unita : un cupio dissolvi che sembra pervaderla da sempre. Risultato : se ne é avvalso il conservatore Rajoy, amico della potentissima finanza iberica. Se il partito socialista facesse un governo con Rajoy, segnerebbe la sua distruzione definitiva, anche perché la disoccupazione in Spagna é livelli record.

Royalties: arrivano i dati del MISE, è Viggiano il comune più ricco d’Europa, ma il vantaggio qual è?

E-mail Stampa PDF

PIOGGIA DI DANAROEra il 20 agosto dell'anno 2014. In tempi non sospetti, prima che i riflettori fossero accesi su Viggiano e sull'ENI, così scriveva LA GAZZETTA DELLA VAL D'AGRI...

Che fine fanno le royalties che i comuni lucani incassano da anni? [NDR]

"E’ una logica conseguenza: aumentano le estrazioni, aumentano le royalties. Un po’ meno logico che le percentuali rimangano basse e che di tutti questi soldi non si vedano benefici tangibili. La Basilicata infatti continua a sprofondare in uno stato di miseria sempre più irreversibile man mano che aumentano le entrate relative al petrolio. Un’altra delle magie di questa regione.
Sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico è stato pubblicato l’elenco delle regioni e dei 28 comuni che hanno percepito royalties per le estrazioni petrolifere sul loro territorio, e Viggiano risulta di gran lunga al primo posto, non solo in Italia ma addirittura in Europa, con un ingresso di molto superiore a 18 milioni di euro. A seguire ci sono sempre Comuni lucani: Calvello (con circa 4 milioni), Grumento Nova (3,6) Marsico Nuovo (2 milioni) e Montemurro (660 mila euro). Marsicovetere è a metà classifica, con 74.000 euro, mentre il primo comune non lucano in lista è Ravenna, con 450 mila euro.
Tanti soldi, una pioggia infinita per realtà così piccole, forse troppo perchè si possa pensare ad un beneficio reale e trasversale. Proprio da Viggiano, infatti, molto spesso partono cori di sofferenza di massa tra cittadini disoccupati che non solo non vengono ripagati del disagio arrecato dall’inquinamento, ma non hanno neanche la possibilità di guadagnare onestamente uno stipendio."

Infatti, il tema centrale della Val D'Agri è questo: che fine fanno le royalties che i Comuni lucani incassano, da anni? La domanda è obbligatoria. Ma, non è al centro dell'attenzione dei media, nè oggetto di indagine (pare), nè priorità degli operatori politici. L'attenzione è tutta spostata su altro, per fare rumore così coprendo il vero problema della Val D'Agri che sopporta tutti i disagi derivanti dall'estrazione petrolifera ma non ne raccoglie i frutti, neanche in minima parte. Nessun investimento è stato fatto per creare lavoro e la popolazione soffre due volte: per l'inquinamento e per la disoccupazione alta. La Lucania è una bella terra e meriterebbe di essere rivalutata. La mancanza di lavoro la spopola e la abbrutisce. Questo stato di cose confligge con le dichiarazioni frequenti che vorrebbero, invece, valorizzare il territorio italiano come risorsa primaria nazionale, anche e soprattutto, sotto il profilo economico.

Giannina Puddu

 

FINALE DI PARTITA

E-mail Stampa PDF

"I falchi più astuti nascondono i loro artigli (proverbio giapponese)"

Con grande piacere, vi informiamo sulla pubblicazione, in questi giorni, del libro di Giorgio Ornano. Si tratta di un "giallo" e ci si potrebbe interrogare circa la ragione di questa notizia su ifanews.it. E' presto detto. Per noi, ogni libro è un valore, al di là del suo contenuto. Nel caso, si tratta di un autore stimato che scrive per noi, da tempo e di un amico, l'editore SEFER con il quale condividiamo la concezione di una vita sana, nella più ampia accezione. Pertanto, vi invitiamo a comprare il libro e, quindi, a leggerlo e farlo leggere.

Giannina Puddu

GIORGIO ORNANO è nato a Milano, ora vive sul lago Maggiore. Ha lavorato nel mondo del trading internazionale e nella grande distribuzione. Collabora con articoli di economia a Il Sancarlone ed al quotidiano on line ifanews.it. Finale di partita è il suo primo romanzo. Il Giornale ha definito Giorgio Ornano “all’altezza dei migliori bestselleristi americani.

L’azione si svolge quasi interamente a Milano e dintorni e poi a Bergamo Alta, in Sardegna e nella Svizzera francese. I protagonisti fanno parte dell’alta borghesia milanese, imprenditori e professionisti di successo. Un mandante, sconosciuto fino al termine del romanzo, decide di far uccidere un imprenditore milanese. Con ogni cautela prende contatto con un killer cui affida un preciso mandato: la vittima deve essere eliminata ma la sua morte deve apparire come casuale e non premeditata.
Il piano, tanto spietato quanto accurato, mira a evitare che gli inquirenti investighino nell’ambiente frequentato dall’industriale. Il complotto criminale ha successo, anche se l’imprevista coraggiosa reazione della vittima designata riesce quasi a farlo fallire.
Il destino fa sì che un accadimento piccolo e imprevedibile si inserisca, come un granello di sabbia, nel meccanismo perfettamente oliato della trama, che prevedeva un finto rapimento con morte occasionale della vittima. Questo elemento, ignoto al mandante e al killer, potrebbe portare a un supplemento di indagini, rivelando che il rapimento era una messa in scena.
Ma la mente criminale è acuta e spietata. Grazie anche a una sfacciata fortuna, sventa ogni tentativo di portare alla luce la realtà, con altri delitti e iniziative fuorvianti. La verità peraltro emerge fino a che ogni elemento del puzzle misterioso troverà la sua logica collocazione dando vita a un finale sorprendente quanto ineccepibile.

Eni: importante scoperta a gas nel Delta del Nilo egiziano

E-mail Stampa PDF

San Donato Milanese (MI), 20 luglio 2015 – Eni ha effettuato un’importante scoperta a gas nel prospetto esplorativo Nooros, situato nella licenza di Abu Madi West, nel Delta del Nilo, 120 chilometri a nord-est di Alessandria d’Egitto.

Le stime preliminari indicano che il giacimento  possa contenere  15 miliardi di metri cubi di gas in posto, con ulteriore potenziale, a cui si sommano i condensati associati al gas.

Eni ha ottenuto l’importante successo esplorativo attraverso il pozzo Nidoco NW 2 Dir, perforato a 3.600 metri di profondità e che ha incontrato uno spessore netto mineralizzato a gas di circa 60 metri in  arenarie della sequenza Messiniana con ottime proprietà petrofisiche, oltre a livelli sottili nella sovrastante sequenza Pliocenica.

Il nuovo giacimento verrà messo in produzione in circa 2 mesi attraverso il suo collegamento  alla centrale di trattamento del gas di Abu Madi, situata 25 chilometri a sud-est.

La nuova scoperta rientra nella nuova strategia di  Eni volta a rifocalizzare le proprie attività esplorative su attività a elevato valore near field, ossia che consentano un rapido sviluppo della scoperta attraverso le infrastrutture già esistenti e sinergiche.

Eni, attraverso la controllata IEOC (International Egyptian Oil Company) Production BV, detiene nella licenza di West Abu Madi la quota del 75%, insieme al partner BP (25%). Petrobel, società detenuta da IEOC (50%) ed EGPC (50%), e’ l’operatore della licenza. 

In Egitto Eni e’ presente dal 1954, dove opera attraverso IEOC, ed è il principale produttore di idrocarburi nel Paese con una produzione equity di 180 mila barili di olio equivalente al giorno.

Pagina 1 di 29