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22. luglio 2017

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IL SISTEMA BANCARIO INTERNAZIONALE NAVIGA PERICOLOSAMENTE A VISTA

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Di fronte alle crisi bancarie che investono di volta in volta differenti Paesi della zona euro, la cosa peggiore, e suicida, che l’Unione europea possa fare sarebbe di trattarle come mere questioni nazionali. Oggi sembra toccare all’Italia, domani chissà.

 

Di Mario Lettieri e Paolo RaimondiNAVIGARE A VISTA

Ne è prova il fatto che le autorità preposte, a cominciare dalla Banca centrale europea, dalle banche centrali nazionali e dalla Commissione europea, navigano a vista, senza una chiara politica. Non si tratta, infatti, di tamponare gli effetti finanziari ed economici della grande crisi globale, ma di approntare misure che neutralizzino in modo definitivo la finanza della speculazione senza regole e che rimettano in moto lo sviluppo produttivo.

Gli attuali grandi problemi del sistema bancario italiano hanno due nomi: crediti inesigibili per oltre 200 miliardi di euro e gravissime responsabilità degli amministratori delle banche e degli organi di controllo della Banca d’Italia.

Il primo problema, ovviamente, è in gran parte dovuto agli effetti della crisi globale, che ha portato ad una drastica diminuzione nelle produzioni, nei commerci e nei consumi. Ciò ha messo molti imprenditori in ginocchio, rendendoli impossibilitati a mantenere la regolarità dei pagamenti e dei rimborsi per i prestiti precedentemente chiesti ed ottenuti.

Per il secondo problema si dovrebbe invece mettere sotto i riflettori le banche e soprattutto la Centrale Rischi della Banca di’Italia. Come è noto, le banche e le società finanziarie devono comunicare mensilmente alla Banca d’Italia il totale dei crediti verso i propri clienti, sia i crediti superiori a 30.000 euro che i crediti in sofferenza di qualunque importo. Il compito primario della Centrale Rischi è quello di valutare i crediti concessi per rafforzare la stabilità del sistema bancario. Si sottolinea inoltre che dal 2010 essa scambia queste informazioni con le altre banche centrali europee e con la Bce.

Come è possibile, dunque, che, sia a livello nazionale che a livello europeo, siano stati permessi e tollerati prestiti e altre operazioni finanziarie che, stranamente solo oggi, scopriamo essere ad altissimo rischio?

Comunque nel sistema europeo vi sono molte altre anomalie che meritano attenzione ed interventi correttivi. L’Autorità bancaria europea, per esempio, oggi giustamente analizza criticamente i crediti concessi dalle banche ma, nel contempo, permette un leverage altissimo per le banche. Permette cioè che siano sufficienti tre (3) euro di capitale per creare finanza per 100. Permette anche che certe attività finanziarie, come i cosiddetti asset di terza categoria, che sono in gran parte derivati asset backed security, trattati e tenuti fuori mercato e quindi con un valore altamente incerto, vengano contabilizzati dalle banche secondo criteri interni molto convenienti alle stesse.

Dopo il 2008 dovrebbe essere ovvio tener conto del fatto che l’intero sistema bancario internazionale è profondamente interconnesso e perciò pericolosamente esposto al contagio e a crisi sistemiche. Eppure Bruxelles, Francoforte, e spesso anche Berlino e Parigi, preferiscono, sbagliando, l’approccio nazionale a quello europeo. In questo modo si rischia di giocare al massacro.

Ce lo ricorda anche l’Office of Financial Research (OFR), l’agenzia del ministero del Tesoro americano, creata nel 2010 dalla legge di riforma finanziaria, la Dodd-Frank, con il compito di studiare i lati oscuri del sistema finanziario allo scopo di ridurne i rischi.

Nell’ultimo rapporto dello scorso dicembre l’OFR ammonisce che le banche americane di importanza sistemica si sono esposte per oltre 2 trilioni di dollari nei confronti dell’Europa, di cui circa la metà in derivati otc tenuti fuori bilancio.  

Quando Wall Street  e le banche americane vendono derivati lo fanno per proteggersi da eventuali fallimenti; quando invece li acquistano esse offrono una copertura a eventuali crisi di altre banche. In questo caso di quelle europee.

Consapevoli delle difficoltà bancarie in Europa, gli Usa hanno lanciato questo allarme. L’OFR ne ne lancia anche un altro tutto interno al sistema di Wall Street. Avvisa che già alla fine del 2015 anche le assicurazioni americane sulla vita hanno abbondantemente superato i 2 trilioni di dollari in derivati finanziari. Il 60% di tale “montagna” sarebbe stato sottoscritto soltanto dalle 9 maggiori banche americane ed europee, quelle too big to fail: Goldman Sachs, Deutsche Bank, Bank of America, Citigroup, Credit Suisse, Morgan Stanley, Barclays, JPMorgan Chase e Wells Fargo.

L’allarme non è da sottovalutare, si ricordi che soltanto l’AIG, il gigante delle assicurazioni, a suo tempo dovette essere salvato con 182 miliardi di soldi pubblici!

Anche in questo caso si evince la urgenza di rispondere alla globalizzazione dei mercati finanziari e del sistema bancario con regole globali e condivise.

 

*già sottosegretario all’Economia  **economista

I FONDI IMMOBILIARI COLLOCATI DA POSTE ITALIANE

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tradimentoIL PIU’ VERGOGNOSO TRADIMENTO DEI RISPARMIATORI ITALIANI

Gli studi fatti, sulla possibile evoluzione del mercato immobiliare italiano, nel periodo in cui erano stati collocati i Fondi Immobiliari a cura di POSTE ITALIANE, rilevavano già la nascita della bolla immobiliare. Adesso, il numero uno di POSTE ITALIANE dice di volere offrire un “ristoro”, ai risparmiatori che registrano perdite pari a circa l’80%. Ma, dal momento che si tratta di POSTE “ITALIANE” vorrei sapere dove pensa di prendere i soldi senza intaccare, ancora, i depositi degli italiani. Li chiederà alle SGR che ci hanno guadagnato in tutti questi anni? Chiederà ai loro amministratori? Chiederà ai suoi predecessori che avevano concepito la diabolica iniziativa e sottoscritto gli accordi di collocamento con le SGR coinvolte?

Giannina Puddu – Presidente ASSOFINANCE

l’edizione 2003 dell’Osservatorio Mercato Immobiliare dell’allora direttore Gianni Guerrieri, alla pagina 10, osservava:

 “Successivamente, fino al 1996, il mercato è risultato sostanzialmente stazionario. E’ noto che in quel periodo sul versante dei prezzi si segnalavano stazionarietà e riduzioni. Dal 1996 al 2002, con l’unica pausa di riflessione registrata nel 2001, le dimensioni del mercato sono cresciute ad un tasso medio annuo di circa l’8%. In termini assoluti significa che le compravendite registrate nel 2002 sono pari ad oltre il 50% in più di quelle effettuate nel 1996.

Alla luce di questi andamenti è ragionevole ipotizzare che non sia soltanto ed univocamente, lo scoppio della bolla speculativa in Borsa, ad avere convogliato il flusso del nuovo risparmio dal mercato finanziario verso l’investimento immobiliare. Infatti, la crescita del mercato (seppure accompagnato solo più tardi

da una crescita sostenuta dei valori) è iniziata in piena bolla speculativa finanziaria e l’ha accompagnata piuttosto che sostituita.”

L’Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2005, redatto da NOMISMA, alla pagina 7, dice:

“resta la temuta figura, per certi versi analoga a quelle degli operatori speculatori operanti sul mercato al dettaglio, dei grandi speculatori, capaci di effettuare grosse operazioni di acquisizione a debito per ricollocarle sul mercato, nella prospettiva che, nel frattempo, i valori siano saliti più del costo del debito stesso.

Da più parti, con riferimento a questi soggetti è stata avanzata la preoccupazione che possano cercare di ottenere il ritorno atteso anche senza che il mercato equivalente lo riconosca spontaneamente (da speculatori in blocchi ad acquirente di blocchi) ma grazie alla possibilità di trasformare l’acquisto di grande dimensione in una vendita al dettaglio grazie allo strumento dei fondi immobiliari ad apporto e alla necessaria ingenuità dei risparmiatori ai quali somministrare certificati di scarso valore e poco liquidi.”

Le corrette osservazioni di cui sopra erano state elaborate e scritte proprio negli anni in cui “un gruppo di esperti” stava ideando i Fondi Immobiliari, collocati da POSTE ITALIANE, oggetto delle cronache di oggi a causa delle perdite stratosferiche che registrano. Li avevano ideati, li avevano  costituiti, avevano individuato il “collocatore” POSTE ITALIANE che, grazie alla capillare rete di distribuzione nazionale, avrebbe garantito il successo dell’operazione.

Il loro successo è stato, così come sono stati  i danni per i risparmiatori, “necessariamente ingenui”.

Veniamo agli attori istituzionali principali, coinvolti. Di questi, il maggiore, è POSTE ITALIANE. Maggiore per il ruolo che riveste, da sempre, nel nostro Paese, maggiore per dimensione, maggiore in quanto responsabile della vendita delle quote dei 4 Fondi Immobiliari: Obelisco, Irs, Europa Immobiliare 1, Alpha. Incollati, per grado di responsabilità, i maggiori azionisti di POSTE ITALIANE: il MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) che conserva ancora oggi la quota del 29,7%, la CDP (Cassa Depositi e Prestiti) che ne detiene il 35% e che, a sua volta, è posseduta dal MEF per l’82,77%. La missione principale della CDP (dovrebbe essere) quella di promuovere lo sviluppo del sistema economico e industriale dell’Italia, mantenendo un ruolo attivo sullo scenario globale.

Si fa fatica, in realtà, scorrendo il racconto delle attività della CDP, ad osservare questa attività di promozione del nostro sistema economico ed industriale. Certo è che, chi gestisce la CDP, può contare su una montagna di liquidità raccolta per il tramite del cosiddetto Risparmio Postale. La Banca d’Italia, riferisce che, già alla fine del 2013, le attività finanziarie delle famiglie ammontavano a 3.848 miliardi di euro; la stessa banca, afferma che il 30% di questo valore (pari dunque a 1154,4 miliardi di euro) comprende: i depositi bancari, il risparmio postale e il contante e si limita a riferire il dato aggregato.

Considerazione n° 1: l’attore principale ed il suo maggiore azionista agiscono, in nome e per conto del Popolo Italiano e grazie alle risorse finanziarie degli italiani.

 

POSTE ITALIANE

Sede legale: Roma

Distribuzione del capitale sociale

35% CDP

22,00% Investitori Istituzionali

13,3% Investitori Individuali

29,7% MEF

AMMINISTRATORE DELEGATO:

fino al 2002: CORRADO PASSERA 

dal 7 maggio 2002 al 7 maggio 2014: MASSIMO SARMI

 

CDP

Sede legale: Roma

Distribuzione del capitale sociale

1,30% Azioni Proprie

15,93% Fondazioni Bancarie

82,77% MEF

 

 

Gli attori secondari: INVESTIRE SGR, VEGAGEST SGR, IDEA FIMIT SGR.

Questi hanno confezionato i Fondi Immobiliari, hanno incassato le commissioni di gestione ogni anno, hanno deciso le politiche di acquisto, di vendita e di locazione degli immobili oggetto degli investimenti dei Fondi. Sarebbe molto utile, a questo punto, sapere: chi ha venduto gli immobili ai 4 fondi? A quale prezzo? Chi ha comprato gli immobili venduti dai fondi? A quale prezzo? A chi sono stati affittati gli immobili? A quale costo?

INVESTIRE SGR: sulla base di quale criterio, POSTE ITALIANE aveva privilegiato questa SGR, sottoscrivendo, con essa, ben 2 accordi di collocamento per 2 Fondi Immobiliari? Quale vantaggio, per POSTE ITALIANE, conseguente a questo privilegio? Era stata fatta una Gara? Quale commissione di collocamento dalla SGR a Poste Italiane? Chi, per conto di POSTE ITALIANE e per conto di INVESTIRE SGR, aveva sottoscritto gli accordi di collocamento?

VEGAGEST SGR e IDEA FIMIT SGR: anche in questo caso, per un fondo a testa, chi le ha scelte? Quale vantaggio per POSTE ITALIANE? ? Era stata fatta una Gara? Quale commissione di collocamento dalla SGR a Poste Italiane? Chi, per conto di POSTE ITALIANE e per conto di VEGAGEST SGR e IDEA FIMIT SGR, aveva sottoscritto gli accordi di collocamento?

 

IDEA FIMIT SGR, già da tempo, gode di uno straordinario favore concessole dai maggiori burocrati di Stato che le avevano “affidato” la gestione del patrimonio immobiliare INPS! Come se l’INPS non avesse i suoi burocrati specialisti della gestione del suo patrimonio immobiliare…. Per contro, INPS, ha una quota rilevante di IDEA FIMIT (29,6%) e deve destinare risorse per la gestione ed il controllo dell’attività della SGR. La famiglia De Agostini, ha la sua quota pari al 64,3% della SGR.

Ma non finisce qui!

 

Nonostante l’andamento drammatico dei Fondi Immobiliari già collocati, POSTE ITALIANE insiste. Grazie ad un’altra SGR, graziata, TORRE SGR che ha collocato, dalle nostre agenzie postali, un Fondo Immobiliare chiuso, nel periodo 8 novembre 1013 – 7 marzo 2014. La TORRE SGR è controllata, per il 65% da Fortress Investment Group LLC con sede a New York. Gli orizzonti di POSTE ITALIANE si allargano……………. Speriamo che non si allarghino anche le perdite dei clienti delle POSTE ITALIANE.

Il deputato PD Anzaldi, il 6 gennaio ha aperto i suoi occhi esclamando: INDAGHI PURE L’ANAC!  Ma, caro onorevole Anzaldi, secondo lei, in Italia, deve fare tutto il povero Raffaele Cantone??? Guardi che non è possibile!

Quanti esponenti PD sono attivi presso e con il MEF? Ha presente che il Ministero è azionista rilevante di POSTE ITALIANE? Ha presente CDP? Ha presente ruolo e responsabilità? Cosa avete fatto in tutti questi anni? Avete vigilato? Ha chiaro che se CDP continuerà il suo shopping nei vari fallimenti nazionali, prima o poi le casse saranno vuote? Cosa farà allora? Quando non ci saranno i soldi per restituirli ai legittimi proprietari-risparmiatori-italiani, chiamerà, ancora, Cantone e l’Anac? Potrebbe, gentilmente, fare qualcosa subito?

 

VEGAGEST SGR

FONDO EUROPA IMMOBILIARE 1

Sede legale: Milano

31,87% Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara S.P.A.

23,51% Cassa di Risparmio di San Miniato

17,74% Società Cattolica di Assicurazione

11,27% Banca Popolare di Bari

8,43% Cassa di Risparmio di Cento

2,66% Cedacri S.P.A.

2,35% Banca Apulia

2,01% Veneto Banca (ex Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana S.P.A.)

0,16% Banca Popolare Lecchese S.P.A.

 

IDEA FIMIT SGR

FONDO IMMOBILIARE ALPHA

Sede legale: Roma

64,30% De Agostini Group

5,97% Fondazione Carispezia

29,67% INPSale:

 

INVESTIRE SGR

FONDO OBELISCO – FONDO IRS

Sede legale: Roma

Distribuzione del capitale sociale

50,2% Banca Finnat

17,9% Beni Stabili

11,6% Regia

8,6% Fondazione Cariplo

7,7% Cassa di Previdenza dei Geometri

2,4% Iccrea

1,5% Fondazione C.R. di Forlì

 

 

 

Considerazione n° 2:  POSTE ITALIANE non è un’istituzione privata finanziata con risorse private.

Adesso, distrutto l’80% circa dei risparmi conferiti nei Fondi Immobiliari collocati, POSTE ITALIANE si affretta a tranquillizzare il popolo:

Poste Italiane ha manifestato la volontà di garantire un ristoro per i sottoscrittori di Irs, ma anche di altri fondi immobiliari da loro collocati tra il 2000 e 2005 se giungeranno a scadenza con pessime performance (Plus24), dal numero uno di Poste Francesco Caio.”

 

Domanda: premesso che POSTE ITALIANE è già un  patrimonio della nazione italiana, chi paga il “ristoro”agli italiani ? Dove si pensa di prendere i soldi? Di chi sono i soldi che si intenderebbe destinare alla voce “ristoro”? 

 

 

 

 

LA RIVOLUZIONE DEL FinTECH

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Da MoneyFarm.com
Secondo un recente rapporto di KPMG e CB Insights, gli investimenti globali nelle compagnie FinTech hanno raggiunto i 19,1 miliardi di dollari nel 2015, 13,8 dei quali provengono da fondi di venture capital, per una crescita rispetto al 2014 del 106%.

Solo in Europa, gli investimenti in società FinTech sono aumentati da 1,1 miliardi di dollari del 2014 ai 1,5 miliardi del 2015, con un’attività cresciuta del 30% su base annua. L’evoluzione di nuovi operatori non bancari per gestire i servizi al cliente, ovvero la “rivoluzione del  FinTech”– così denominata  in  un articolo del The  Economist - coinvolge tutti  i  servizi finanziari: negli ultimi anni sono nate piattaforme che disintermediano il ramo del lending, nuovesoluzioni per i pagamenti via mobile, portafogli virtuali, software per la sicurezza, assicurazioni. Basti pensare che al mondo sono 19 gli “unicorni” del FinTech, di cui 14 nei settori dei pagamenti e dei prestiti.
Del resto, “il FinTech è diverso dagli altri settori startup perchè il mondo finanziario segue regole stringenti ed è formato da un numero relativamente basso di grandi aziende ben consolidate” spiega a Forbes Houman Shadab,professore presso la New York Law School e presidente della conferenza annuale sul fintech tenuta nell’università americana. Secondo  una  stima  di  Goldman  Sachs,  gli  effetti  di  questa  rivoluzione  saranno  importanti:  le società di servizi finanziari rischiano di perdere 4,7 miliardi di dollari in entrata a favore dei nuovi operatori. Per  questo  anche  i  grandi  attori  della finanza,  come banche, fondi d’investimento, società  di  gestione  del risparmio,  hanno  iniziato  ad adattarsi  ai  nuovi  standard: Pwc  ha interpellato 544  individui  tra dirigenti, CEO, Head  of  Innovation e CIO delle  migliori  istituzioni finanziarie  in  46  paesi, inclusa l’Italia, evidenziando  che il  31%  degli  istituti  finanziari  è già coinvolto in una partnership con startup fintech, il 22% ha comprato o venduto una startup del settore e il 15% ha creato programmi di incubazione. Il passo forse più innovativo all’interno di questo processo è la possibilità di annullare le distanze tra il risparmiatore e i mercati finanziari, attraverso sistemi di consulenza alternativi alle grandi istituzioni finanziarie. MoneyFarm è una di queste realtà. “Siamo nati proprio dalla volontà di cambiamento e l'obiettivo è stato fin dal principio quello di  dare  accesso  ai  mercati  anche  ai  piccoli  investitori.  In questo  l'apporto  tecnologico  è di fondamentale importanza: la tecnologia permette di scardinare i vecchi schemi della consulenza finanziaria tradizionale dando vita ad un servizio trasparente ed efficiente. Oggi siamo tra le più importanti  FinTech  europee  e  non  possiamo  che  essere  orgogliosi  di  poter  far  parte  della rivoluzione in atto. ”dichiara Paolo Galvani, Fondatore e Presidente di MoneyFarm. La  disponibilità  del  dato peer  to peer,  nel  settore  finanziario  (e  non  solo)  e  il  conseguente scardinamento  di  consuetudini  e  inefficienze in  questo  ambito, stanno  compiendo  una rivoluzione e portando a una democratizzazione superiore a quella tentata finora da qualsiasi associazione consumeristica; oltre che uno dei cambiamenti più significativi e apprezzati degli ultimi anni.
Informazioni su MoneyFarm SIM S.p.A:
È una società indipendente di servizi finanziari - iscritta all’Albo Consob n. 281 e al Fondo Nazionale di Garanzia n. SIM  0429. Ad agosto 2012, la  SIM  è sbarcata sul web con  MoneyFarm.com, aprendo  la strada alla consulenza indipendente via Internet nel mercato italiano. L'azienda ha come soci principali ifondi di investimento Cabot Square Capital e United Ventures e Vittorio Terzi (Director Emeritus di McKinsey Italia) tramite il suo veicolo d’investimento. La società guidata da Paolo Galvani e Giovanni Daprà può contare su un team di 60 professionisti di qualificato background e su oltre 80.000 utenti attivi. La  mission  di  MoneyFarm  è  quella  di  permettere  alle  persone  di  gestire  i  propri  soldi in  maniera  semplice ed efficiente e offre un servizio unico in Europa che propone la consulenza personalizzata su ETF e l’attività di trading.

TASSI DI INTERESSE NEGATIVI: UNA BENEDIZIONE E UNA MALEDIZIONE

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VONTOBELDalla crisi finanziaria del 2008 le banche centrali sono diventate iperattive. Prima hanno abbassato i tassi di interesse a zero. Poi hanno inondato i mercati finanziari di liquidità. Di recente, come se non bastasse, alcune hanno introdotto dei tassi di interesse negativi. Mentre queste misure hanno aiutato probabilmente l’economia e sostenuto i mercati finanziari, hanno anche creato immense sfide per gli investitori.

Di Cristophe Bernard - Chief Strategist VONTOBEL
Le autorità monetarie dell’eurozona, del Giappone, della Svizzera, della Svezia e della Danimarca stanno applicando tassi di interesse negativi – di vari gradi – sulle riserve delle banche. Inoltre molti titoli di Stato emessi dai principali paesi industrializzati sono negoziati a tassi negativi alla scadenza (vedi grafico 1). Questa situazione senza precedenti mette in dubbio le tesi tradizionali sul funzionamento del sistema finanziario. La teoria finanziaria parte dall’assunto che le persone preferiscono ottenere qualcosa subito piuttosto che in futuro: un euro domani vale meno di un euro oggi. Il diffondersi dei tassi di interesse negativi cambia il quadro: i risparmiatori di oggi devono pagare per avere il privilegio di prestare denaro. Partono implicitamente dal presupposto che la deflazione aumenterà il potere di acquisto reale dei loro risparmi nonostante i tassi nominali negativi. Un cinico potrebbe controbattere che i tassi negativi sono la prova tangibile del fallimento delle banche centrali, che non sono riuscite a raggiungere i loro obiettivi di reflazione.

Come si è giunti a tanto?

La disinflazione mondiale non è un fenomeno nuovo: da decenni la globalizzazione e internet spingono i prezzi al ribasso. A ciò si aggiunge il fatto che il rallentamento della produttività e le tendenze demografiche negative nelle maggiori economie frenano la crescita economica mondiale. E infine una serie di crisi ha lasciato il mondo nella morsa del debito: la bolla “dotcom” nel 2000, lo scoppio della crisi immobiliare “sub-prime” nel 2008 e il crollo dei prezzi delle materie prime dal 2011. Tutti questi fattori gravano sulla crescita. Per prevenire una depressione economica, le banche centrali hanno abbassato i tassi di interesse a zero ed esteso in modo massiccio i loro bilanci, acquistando grandi quantità di titoli di Stato. Poiché queste misure non hanno prodotto gli effetti desiderati, alcune di loro hanno fatto ricorso a tassi negativi.

Vincitori e vinti

Per il momento non è possibile giudicare se questa politica permetterà alle banche centrali di raggiungere i loro obiettivi. I risparmiatori sono indubbiamente tra i perdenti, mentre i debitori sono i chiari vincitori di questa politica dei tassi negativi. I più avvantaggiati sono i governi altamente indebitati, perché devono spendere meno per il servizio del debito. Questo può essere un fattore positivo, purché i responsabili politici usino questo “regalo monetario” per implementare riforme strutturali e sostenere la crescita tendenziale. Purtroppo l’esperienza mostra che i governi potrebbero essere tentati di procrastinare le riforme necessarie per paura di perdere le prossime elezioni. Tra le vittime più evidenti dei tassi di interesse negativi ci sono le società e le istituzioni finanziarie: le banche vedono schiacciati i loro margini netti sugli
interessi e gli assicuratori vedono messi in causa i loro business model. Gli istituti di previdenza hanno sempre più difficoltà a far fronte ai loro impegni. È vero che i tassi di interesse estremamente bassi spingono al rialzo i prezzi dei titoli e la qualità dei prestiti, portando una certa distensione. D’altro canto, le banche commerciali potrebbero reagire al calo della profittabilità concedendo meno prestiti – esattamente l’opposto dell’effetto auspicato con i tassi di interesse negativi. Questo è il motivo per il quale la Banca centrale europea (BCE) ha introdotto di recente un sistema in cui le banche che soddisfano certi benchmark di prestito ricevono un sussidio fino a 40 punti base.

GLI INTERVENTI DELLE BANCHE CENTRALI

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FIDUCIADi Yuchen Xia, Portfolio Manager in MoneyFarm

Dopo circa 10 anni durate i quali le banche centrali hanno operato per rimediare alla crisi finanziari che ha colpito l’economia globale, la fede degli investitori nell’efficace dei loro interventi ha iniziato a svanire negli ultimi anni. Il QE, i bassi tassi d’interesse, la strategia di comunicazione pubblica etc non sono stati risolutivi e gli investitori temono che banche centrali abbiano giocato tutte le carte in loro possesso per aiutare la crescita globale e generare inflazione. Inoltre,  la  lenta  crescita  economica, la  mancata  spinta  inflazionista e  i  fattori  di  rischio esterni hanno portato i policymakers a rimanere sulla difensiva, come dimostrato in particolare nei primi mesi del 2016. Nell’ultimo periodo abbiamo assistito a diverse operazioni da parte delle banche centrali. Prime fra tutte, la  Banca Centrale Europea (BCE) e la Bank of Japan(BoJ) si sono mostrate le più determinate nella lotta contro la deflazione e la stagnazione economica. Il pacchetto di misure previste dalla BCE include un ulteriore taglio dei tassi d’interesse, una estensione del QE non solo nell’ammontare di titoli comprati ma anche nella tipologia di titoli comprati (oltre a titoli governativi, ora anche alcuni  titoli  obbligazionari  societari  potranno  essere  comprati) e  di  conseguenza  un  incoraggiamento  verso  la maggiore circolazione di denaro, spingendo le banche all’erogazione   di nuovi prestiti. Anche negli Stati Uniti, dove la situazione economica appare più solida, non mancano le preoccupazioni per una crescita globale lenta, come dimostrato  della FED e della sua decisione di tenere invariati i tassi di interesse. Emergono  quindi  temi  comuni  alle  banche  centrali  globali  accomunate  dalla  risoluzione  delle  medesime problematiche. La reazione dei mercati. L’intervento delle banche centrali, nonostante sia la dimostrazione di un sostegno necessario ad un’economia che fatica a crescere, ha rinvigorito la fiducia degli investitori e influenzato i mercati.  La volatilità sui mercati azionari e di credito negli ultimi anni  è stata molto correlata con il tono usato  dalle banche centrali. Un esempio recente  è l’intervento a marzo della BCE, che annunciando l’espansione del suo piano di acquisto ha avuto un impatto enorme sul mercato delle obbligazioni societarie. È importante sottolineare come anche la cosiddetta forward guidance (la strategia di comunicazione pubblica) sia a  tutti  gli  effetti  uno  strumento  di  politica  monetaria,  tramite  la  quale  una  banca  centrale  regole  le  attese  degli operatori economici. L’annuncio della BCE di nuove politiche hanno fatto, come è normale aspettarsi, indebolire l’Euro, che poi si è rafforzato in seguito alle parole di Draghi sul fatto che ulteriori tagli non saranno necessari. Le aspettative di tassi non in diminuzione hanno pesato più delle effettive politiche dispiegate. Si era osservata una reazione simile alle scelte della Boj di implementare tassi di interesse negativi, che contrariamente alle attese ha portato a un rafforzamento dello Yen. Una chiara evidenza dei limiti delle politiche monetarie in atto che tuttavia, stanno sostenendo i mercati e la loro ripresa, dopo un inizio anno difficile. L’effetto palliativo. Alcuni economisti non mancano di rimarcare il fatto che in fondo l’intervento della Bce è solo un palliativo,  un modo per temporeggiare in mancanza di riforme strutturali efficaci. La ripresa economica non potrà che passare  per i governi e il loro operato, meglio ancora se prima che l’effetto “palliativo” possa svanire.

UN MOSTRO POLITICO MANOVRATO DALLA DITTATURA FINANZIARIA

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locusteProposta di legge ASSOFINANCE:

Se c’è usura, azzeriamo tutto il debito, per interessi, per costi, per tutto il capitale. Senza l’intervento del giudice, si intende.

Giannina Puddu - Presidente ASSOFINANCE

Tutta la destra compatta contro una proposta di legge di un governo di sedicente centro-sinistra!

Contro una proposta di legge che, nella logica, ci si potrebbe aspettare dalla destra estrema, controllata e spinta da una DITTATURA FINANZIARIA.

Verifichiamo una situazione, storicamente inspiegabile, che vede la “sinistra” agire contro il Popolo, contro la Gente, contro le Famiglie , contro le famiglie più deboli che, la sinistra sarebbe chiamata, se fosse quanto vorrebbe essere e/o far credere di essere, a tutelare e non invece a saccheggiare nel suo bene più caro (la casa) per regalare immobili alle banche. Basta regali alle banche.

Incredibile!

Cos’ha in testa questo governo? Locuste?

Togliere, per legge, la casa alle famiglie in difficoltà economica, senza neppure prevedere l’intervento di un Giudice, è un’ipotesi legislativa che non potrà mai trasformarsi in legge.

Quando le banche sono in difficoltà, si sprecano parole e ragionamenti (quasi tutti senza fondamento tecnico) per motivare il sostegno economico alle banche perché non falliscano. Si salvano le banche mal gestite, con soldi del Paese. Soldi che sarebbe meglio destinare all’avvio di  un sano progetto industriale che crei posti di lavoro.

Quando, invece, le famiglie sono in difficoltà (e sono milioni, data la crisi economica che toglie lavoro e reddito da quasi un decennio, ormai) e non pagano le rate dei mutui sottoscritti per mettere un tetto sopra la testa, un mostro politico propone l’esproprio della casa. Escludendo i Giudici. Speriamo nella controffensiva dei Giudici.

Come ASSOFINANCE, proponiamo una legge che, senza il parere del Giudice, autorizzi, qualunque debitore del sistema bancario, verificata, da un tecnico competente accreditato,  la presenza di usura in corso di contratto, qualunque ne sia l’entità, ad azzerare,  completamente, nei confronti della banca erogante, qualunque debito, per interessi, per costi, per capitale.

Per chiudere, con una lapide, il contratto tra debitore e banca, sarà sufficiente l'invio, da parte del debitore alla direzione generale della banca, di una semplice raccomandata AR in cui, citata la perizia tecnica che avrà evidenziato l'usura, il debitore riferirà, formalmente, alla banca controparte,  la chiusra tombale del contratto con azzeramento totale di quanto dovuto, per qualsiasi motivo.

La stessa raccomandata dovrà essere trasmessa, a cura e spese del debitore:

1) all'asssociazione ASSOFINANCE che terrà apposito libro per l'annotazione del codice di identificazione del debito e della data di chiusura "per usura";

2) alla Banca D'Italia che osserverà l'incidenza statistica dei casi di usura, banca x banca. La stessa Banca D'Italia, sia autorizzata ed obbligata dalla medesima legge, verificato il 10° caso di usura in capo a qualunque banca X, all'immediata segnalazione dei membri del CDA della banca, alla Procura del territorio interessato che provvederà alla loro immediata carcerazione.

Questa legge, avrebbe tra l'altro, il benefico effetto di liberare le scrivanie dei Giudici e dei tribunali, dalle migliaia di pratiche per usura e/o anatocismo, generando nuovo spazio utile per le altre cause in corso. Necessario. Appunto. L'usura è un reato che dovrebbe essere perseguito penalmente. Questo elemento fondamentale, anche nei tribunali, purtroppo, rilevato l'orientamente recente della giurisprudenza, pare essere dimenticato. Perchè?

E, questa legge dovrebbe essere applicata ad ogni debito per contratti in corso e  ad ogni debito estinto entro gli ultimi dieci anni.

Pari severità per famiglie e banche.

 

MoneyFarm si aggiudica il premio speciale per il Fintech allo StartupItalia! Open Summit 2015

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Complimenti a MoneyFarm!

Peccato che il requisito di "indipendenza" sia, ormai, superato e da cancellare!

Forse, Paolo Galvani, non se ne è accorto...

Giannina Puddu - Presidente Assofinance

Si chiude nel migliore dei modi il 2015 per MoneyFarm che, dopo essere stata selezionata tra le migliori 10 startup italiane dell’anno, ha ricevuto il premio speciale per il Fintech assegnato oggi da StartupItalia! la community creata da Riccardo Luna e dedicata all’ecosistema delle startup in Italia, in occasione dello StartupItalia! Open Summit. Un riconoscimento prestigioso, assegnato dai 50 principali innovatori che contribuiscono ogni giorno alla crescita del Paese, dagli incubatori agli investitori, dai mentor alle istituzioni, dalle università alle aziende, che si sono riuniti oggi al Palazzo del Ghiaccio di Milano per premiare la migliore tra le 100 aziende selezionate da StartupItalia!.

Il premio si aggiunge a quello di Migliore Consulente Finanziario Indipendente e al Keynes Sraffa Awards vinti nei mesi scorsi ed è la ciliegina sulla torta di una annata da incorniciare per MoneyFarm che ha chiuso in estate un round di finanziamento record da 16 milioni di euro a coronamento di una fase di crescita costante che prelude a un’importante fase di sviluppo internazionale nel 2016. Paolo Galvani, Presidente e Co-Founder MoneyFarm, commenta: “Siamo certamente in un momento magico che va a premiare la costanza e gli sforzi degli ultimi tre anni. Un traguardo questo che ci da lo slancio necessario per il 2016, un anno che rappresenta uno spartiacque nel nostro piano di sviluppo con l’internazionalizzazione della società, la crescita del team e l’apertura di nuovi mercati.”

ALMAIURA: 2° CONVEGNO NAZIONALE DI GIURIMETRIA

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Convegno organizzato da Alma Iura con i patrocini del Comune, dell’Università, dell’Ordine degli Avvocati e della Camera di Commercio di Verona. Tra i relatori anche esponenti di Consob, Università, Gruppo Banco Popolare, oltre ad avvocati e commercialisti.

Di Margherita Sperotti

Si è tenuto, giovedì 3 Dicembre, al Palazzo della Gran Guardia, in piazza Bra a Verona, il 2° Convegno Nazionale di Giurimetria, Banca e Finanza, organizzato da Alma Iura, Centro per la formazione e gli studi giuridici, bancari e finanziari.
Con un comitato scientifico d’eccezione, composto da alcuni tra i maggiori esperti in Italia di giurimetria (disciplina che fonde le conoscenze altamente specialistiche di matematica e finanza con quelle di carattere giuridico), l’evento ha ricevuto i patrocini del Comune, Università, Ordine degli Avvocati e Camera di Commercio della città scaligera.
La giornata ha visto succedersi diversi interventi, a partire da quello di Gianni Solinas, avvocato e già professore all’Università di Padova, sul tema “I contenziosi in tema di interessi: aspetti sostanziali e processuali. Questioni apparentemente risolte e nuovi profili di confronto”.
A seguire, quello di Francesco Busato, professore di Economia finanziaria e bancaria dell’Università Parthenope di Napoli su “Capitalizzazione ed anatocismo. L’art. 120 TUB e la proposta di delibera CICR del 24/08/2015”.
Il dott. Claudio Barberi, responsabile Risk Management del Gruppo Banco Popolare, ha introdotto il tema dell’“Utilizzo dei sistemi di rating nelle banche”, seguito da Marco Minozzo, professore di Statistica Università di Verona con “Basilea III e problematiche sui modelli di rating delle banche. Soluzioni innovative”.
Hanno aperto i lavori pomeridiani Marcello Minenna, professore di Finanza matematica dell’Università Bocconi e responsabile Ufficio Analisi Quantitativa Consob, e Nicola Benini, ceo IFA Consulting e vicepresidente Assofinance, con due interventi su “Finanza strutturata e rischi: scenari di probabilità e derivati impliciti”.
Emilio Girino, avvocato già membro dell’Arbitro Bancario Finanziario e docente di CUOA Finance ha parlato di““Prodotti finanziari vietati ai minori”: natura, efficacia e ricadute comportamentali e probatorie della Comunicazione Consob 97996/2014”.
Marco Rossi, avvocato e consulente de Il Sole 24 Ore, ha chiuso il convegno con la relazione sulla “Definizione di rischio (tra ontologia ed epistemologia) e necessaria indicazione degli scenari probabilistici negli strumenti finanziari”.
Il ricavato ottenuto grazie agli sponsor IFA Consulting e Cassa Rurale Bassa Vallagarina sarà devoluto alle Associazioni no-profit DottorClown e ABEO.

Marco Palacino, Managing Director per l’Italia di BNY Mellon Investment Management

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“I mercati si sono dimostrati delusi dalle dichiarazioni odierne di Draghi. Nell’immediato, l’euro si è rafforzato superando la soglia degli 1,08 dollari e i principali mercati europei hanno perso terreno, con il FTSE Mib in calo dell’1,6% a un’ora dall’annuncio. Nonostante la reazione di brevissimo periodo, crediamo che Draghi possa ben dire di avere, ancora una volta, mantenuto le promesse fatte in precedenza. La BCE continua ad estendere il proprio piano di acquisto titoli, sia a livello temporale sia in termini di emissioni acquistabili. I mercati probabilmente si attendevano un taglio dei tassi di deposito superiore a 10 punti base, ma – proprio come negli annunci passati – il discorso di Draghi  lascia aperta la porta a nuove manovre nel corso dei prossimi mesi, a seconda di quelle che saranno le necessità dell’economia dell’Eurozona.
Cosa comporta per gli investitori la decisione della BCE? Se le stime di crescita dell’istituto per l’Eurozona (+1,5% nel 2015, +1,7% nel 2016 e +1,9% nel 2017) si dimostreranno realistiche, i mercati azionari potrebbero conoscere tre anni di crescita modesta, intervallati però da picchi di volatilità acuta. Ritengo che i listini dei Paesi centrali e semi-centrali dell’Europa saranno favoriti. Per quanto riguarda i titoli di Stato, il programma di QE ha già esercitato pressioni al rialzo sui prezzi aumentando artificialmente la domanda centrale di obbligazioni, a fronte di emissioni relativamente contenute. I nostri gestori specializzati in reddito fisso di Standish (BNY Mellon) si aspettano che le emissioni di titoli governativi europei diminuiscano ancora nel 2016, scendendo da circa 216 miliardi a 190 miliardi di euro. Questo processo, abbinato all’estensione del programma di QE, potrebbe portare i prezzi dei titoli di Stato a salire ancora, generando guadagni in conto capitale per chi era già investito ma causando non pochi grattacapi a chi invece vorrebbe allocare nuove risorse nel reddito fisso europeo. La costante immissione di liquidità avrà anche l’effetto di mantenere i default del credito societario a livelli relativamente bassi, al netto dell’influenza del prezzo del petrolio (che comunque si avvertirà sugli high yield statunitensi più che su quelli europei)”.

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