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29. marzo 2017

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Eni: comunicazione sugli esiti dell’arbitrato con GasTerra e azioni conseguenti intraprese dalla società

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San Donato Milanese (MI) - Milano, 20 luglio 2016 – L’arbitrato avviato da Eni nei confronti di GasTerra per una revisione del prezzo contrattuale di fornitura del gas nel periodo 2012-15 si è concluso con un Lodo del collegio arbitrale che non accoglie la domanda di Eni di revisione del prezzo, senza tuttavia determinare il nuovo prezzo applicabile al contratto nel periodo di riferimento.

GasTerra ritiene che il Lodo arbitrale, non accogliendo la domanda di Eni, ripristini l’originario prezzo contrattuale, e sulla base di questo ora richiede ad Eni il pagamento di una somma ulteriore.

Eni anche sulla base dei pareri dei suoi consulenti esterni non ritiene corretta tale interpretazione, che pertanto non avrà effetti sui conti semestrali, ed ha respinto la richiesta di pagamento di tale conguaglio, richiedendo di intraprendere delle negoziazioni in buona fede per concordare la portata della revisione prezzo 2012.

GasTerra, tuttavia, sulla base della propria interpretazione del lodo, ha avviato una procedura arbitrale ed ha richiesto ed ottenuto dal giudice olandese un provvedimento cautelare provvisorio di sequestro, in particolare, della partecipazione in Eni International BV detenuta da Eni spa fino a concorrenza dell’importo di conguaglio richiesto (pari a 1,01 miliardi di euro).  Questo provvedimento, concesso dopo un'analisi sommaria, senza contradditorio con Eni e notificato oggi a Eni International BV, non pregiudica la decisione sul merito della controversia.

Eni ritiene la richiesta di GasTerra non fondata e promuoverà tutte le azioni a tutela della società. Riguardo alla misura cautelare ottenuta da GasTerra, Eni sta considerando la sua posizione circa il provvedimento nelle more della procedura arbitrale. Eni richiederà inoltre di essere risarcita da ogni danno determinato dalle azioni legali di GasTerra.

CERCATORI DI "RIFUGIO"

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Stanno scappando dal terrore e dalla stessa violenza che ha sconvolto Parigi, Beirut e Bamako. Eppure se non agiamo subito oltre a vittime diventeranno anche i capri espiatori di quel terrore.

Da Luis e dal team di Avaaz

Migliaia di uomini, donne e bambini sono costretti a cercare rifugio in Europa. Arrivano alle nostre frontiere affamati, esausti e malati. Hanno un'unica speranza: trovare un posto dove rifugiarsi per mettere fine all’incubo dal quale stanno scappando. Ma ora che sta arrivando l’inverno il freddo rischia di rendere quel viaggio di speranza una tragedia senza precedenti. E i nostri governi non stanno facendo niente per evitarlo, anzi, costruiscono ancora più muri e recinti per tenerli lontani. Adesso siamo noi cittadini a poter ridare la speranza a queste persone, intrappolate fra il terrorismo e l’indifferenza dell’Europa. Se ognuno di noi dona quanto può, possiamo sostenere subito un piano dell’ONU per portare al sicuro migliaia di persone bloccate alle frontiere, al freddo, e fare pressione per dare alloggio a centinaia di famiglie di rifugiati durante l’inverno. Questa è una delle risposte migliori che possiamo dare agli estremisti e a chi ci vuole divisi, per dimostrare che ora più che mai resteremo uniti. Il freddo sta arrivando, dona ora per abbattere i muri e ridare una speranza.

https://secure.avaaz.org/it/answer_hate_with_humanity_rb/?btlxefb&v=70557&cl=9098154875

Gli eroi di cui nessuno parla in questa tragedia sono nelle foreste slovene e nelle isole greche, sulle coste siciliane e per le strade di Londra e Berlino: uomini e donne di tutte le età e condizioni sociali, compresi tanti avaaziani, hanno aperto il loro cuore e le loro case e salvato la vita a decine di migliaia di rifugiati. Negli ultimi 5 mesi la nostra comunità ha finanziato operazioni private di salvataggio in mare che hanno messo in salvo migliaia di persone, creato un progetto di accoglienza che ha dato un aiuto, e a volte anche un tetto, alle persone che scappano dalle guerre. E con più di un milione di firme abbiamo contribuito a ottenere dai capi di stato di tutto il mondo l’accoglienza di centinaia di migliaia di rifugiati.  Ora gli attacchi terroristici hanno reso tutto più difficile. Ma con il sostegno di tutti noi, possiamo subito:

- Aiutare l’Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite a fornire mezzi di trasporto per mettere al sicuro migliaia di persone attualmente bloccate ai confini dell’Europa, portandole dalla terra di nessuno in cui si trovano fino a centri di accoglienza o di transito.
- Lanciare una campagna per chiedere alla Grecia di creare vie d’accesso sicure e legali attraverso la frontiera, di gran lunga il metodo migliore per fermare i naufragi.
- Aumentare ancora la pressione sui governi europei affinché rispettino subito l’impegno di accogliere e ridistribuire i rifugiati in Europa, e facciano ancora di più.
- Lanciare campagne mirate per contrastare l’allarmismo e l’odio verso i rifugiati.

È facile farsi scoraggiare dall’enormità di questa crisi e dalle cause che l’hanno generata. Ma questa non può essere una scusa per starsene con le mani in mano. La nostra comunità serve ora più che mai. Questi uomini e queste donne stanno
affrontando la morte e la paura per portare i loro figli e genitori al sicuro e ritrovare la libertà: dobbiamo stare dalla loro parte. E sostenere anche tutte quelle persone che ogni giorno lavorano instancabilmente per dare una nuova speranza ai rifugiati.

Dona ora per rendere tutto questo possibile:

https://secure.avaaz.org/it/answer_hate_with_humanity_rb/?btlxefb&v=70557&cl=9098154875

Di fronte alle più grandi emergenze, come il ciclone più distruttivo della storia del Myanmar o l’epidemia di Ebola, non ci siamo mai tirati indietro. Quando di fronte alle grandi minacce per la società e l’ambiente altri hanno scelto il cinismo o si sono rassegnati, la nostra comunità ha dimostrato una combinazione unica di umanità, coraggio e determinazione. E so che ci riusciremo di nuovo.

Con speranza e gratitudine,

Luis e tutto il team di Avaaz

GRECIA ed EUROPA: MALA TEMPORA CURRUNT!

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Di Giorgio Ornano

Domani in Grecia si apriranno le urne per il referendum voluto dal governo Tsipras. L' esito delle urne appare incerto, lo spirito del popolo inclina per il no ma la paura per un viaggio verso l'ignoto, ben rappresentata dalla disperazione dei greci davanti a Bancomat chiusi, potrebbe spingere al sì, anche per le irrituali minacce giunte da Berlino.
Comunque vada, sarà una sconfitta spaventosa per l' Europa a trazione tedesca, incapace di sistemare in cinque anni un problema minimo ( la Grecia pesa per il 2% del PIL europeo) fino a farlo diventare una bomba di inaudita potenza, capace di incenerire quello che resta dell' area euro e della solidarietà tra i paesi che la compongono. Alla base di questo fallimento sta il problema politico, non quello finanziario, facilmente superabile. Berlino e Bruxelles vogliono togliere di mezzo Tsipras, estraneo alla ortodossia conservatrice della coppia Schaeuble/Merkel e dei loro tirapiedi. Per questo si sono irrigiditi, anche per la paura che il fuoco greco si propaghi ad altri paesi in cui cresce l' intolleranza per una politica di folle austerità. In sostanza stanno seguendo il celebre aforisma di Mao : " colpirne uno per educarne cento ". Gli stolidi ragioneri che guidano l' economia europea non hanno capito che Tsipras non sarebbe mai esistito senza il loro arrogante, intollerante atteggiamento verso il debitore Grecia. Per anni hanno preteso che il paese ellenico pervenisse all' avanzo primario. I Greci lo hanno fatto attraverso una politica disgustosa per la sua iniquità sociale, imposta dai creditori. Terribili le conseguenze per il popolo ellenico, ne cito una che é una vergogna inaccettabile : l' aumento del 41% della mortalità infantile, dovuta al fatto che buona parte della popolazione non poteva permettersi di curare i propri figli, comprando le medicine necessarie. Malgrado il raggiungimento del pareggio di bilancio, la Troika ha continuato a stringere il cappio al collo di questo disgraziato paese, pretendendo l'impossibile, soprattutto per ricuperare i crediti delle banche tedesche e francesi : un atteggiamento da far invidia alla ndrangheta.
D' altronde il Presidente della Commissione europea é un certo Juncker che, da premier lussemburghese, ha trasformato il suo paese in un paradiso fiscale a vantaggio di imprese internazionali e a danno di imprese europee : impresentabile ! Nemmeno il passato della Lagarde appare immacolato, coinvolta in un' oscura vicenda di arbitrato a favore di Tapie, miliardario incarcerato per truffe clamorose, quando era ministra francese delle Finanze, governo Sarkozy. E queste persone si permettono di dare lezioni di moralità. Latita la sinistra europea. Hollande é riuscito nell' incredibile impresa di rendere irrilevante un paese come la Francia, da sempre protagonista in Europa , mentre Renzi, dopo tante velleità ribelliste, si prosterna alla Merkel, di cui é diventato un pupillo, e non si stenta a crederlo. In quanto a Martin Schulz, socialista e Presidente del Parlamento europeo, brilla per afasia, essendo al governo con la Merkel, succube della Kaiserin tedesca che, a sua volta, non può prescindere dai
falchi reazionari bavaresi. Mala tempora currunt !

LA NUOVA LETTERA DEL PRIMO MINISTRO GRECO ALLA TROIKA

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HELLENIC REPUBLIC THE PRIME MINISTER  Athens, June 30, 2015

To the President of the European Commission Mr. Jean Claude Juncker

To the President of the European Central Bank Mr. Mario Draghi

To the Managing Director of the IMF Ms Christine Lagarde

Dear Managing Director, dear Presidents,

 

I am writing to inform you on the position of the Hellenic Republic towards the list of Prior Actions of the Staff Level Agreement as published on the European Commission website on June 28th 2015. The Hellenic Republic is prepared to accept this Staff Level Agreement subject to the following amendments, additions or clarifications, as part of an extension of the expiring EFSF program and the new ESM Loan Agreement for which a request was submitted today, Tuesday June 30th 2015. As you will note, our amendments are concrete and they fully respect the robustness and credibility of the design of the overall program.

1. VAT reform:

Maintain the 30% discount on islands, to be applied to the new rates.

2. Fiscal structural measures:

Gradually increase the advance payment of individual business income tax to 100 percent and phase out the preferential tax treatment for farmers (including the subsidies for excise on diesel oil) by end-2017. Reduce the expenditure ceiling for military spending by €200 million in 2016 and €400 million in 2017 through a targeted set of actions, including a reduction in headcount and procurement.

3. Pensions:

The 2010 reform will be fully implemented but the 2012 reform (sustainability factor) will be postponed until the new legislative reform is implemented in October 2015. EKAS will be phased-out by end-2019 but without any immediate action on the top 20% of beneficiaries. All nuisance charges will be phased out by end-2017, starting from October 31, 2015.

4. Labour markets:

The new framework will be legislated in autumn 2015.

5. Product markets:

Immediately implement specific recommendations from OECD’s toolkit 1 (tourist rentals, tourist buses, truck licenses, code of conduct for traditional foodstuff and eurocodes on building materials), toolkit 2 (beverages and petroleum products), and open the restricted professions of notaries, actuaries, and court bailiffs, liberalize the market for gyms and eliminate significant portion of nuisance charges. Moreover, in cooperation with the OECD, implement an ambitious reform package

including:

 Create One-Stop-Shop (OSS) services for businesses (best practice analysis, as well as a comprehensive roadmap already prepared and completed in cooperation with the OECD);

 Conduct immediately a comprehensive competition assessment on specific sectors characterized by oligopolistic practices (e.g. construction, wholesale trade,

agricultural products, media, etc.) and adopting recommendations accordingly (roadmap and timelines already prepared by the OECD);

 Implement immediately a comprehensive strategy against corrupt business  practices, for example in the area of public procurement procedures (roadmap and

timeline already prepared by the OECD).

ADMIE will be split from the PPC into a separate legal entity under state majority ownership.

 

Thank you in advance for your support. I look forward to hearing from you. Yours faithfully,

Cc : 

- Mr. Jeroen Dijsselbloem, Chairperson of the Board of Governors of ESM and President of the Eurogroup

- Mr. Klaus P. Regling, Managing Director of the ESM

Euforia delle Borse ma l'Europa è al bivio

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22 giugno 2015. Lo scenario tecnocratico di Bruxelles non è mutato.

 

Di Guido Colomba

L'intesa formale è rinviata. C'è tempo fino al 25 luglio per la definizione tecnica e non politica della soluzione alla crisi greca. Per cinque anni l'Europa ha preferito avvilupparsi in questa palude della non-decisione. I leader europei camminano sull'orlo di un burrone. La Casa Bianca è letteralmente terrorizzata da questa incapacità europea di risolvere una crisi minore (la Grecia vale solo il 3,5 del Pil europeo) mentre il mondo corre su scenari di scontri globali. Oggi, le Borse - pur senza un accordo formale- tirano un sospiro di sollievo e festeggiano con recuperi insperati dopo aver perso in due mesi mille miliardi di capitalizzazione (385 sui titoli di stato) per l'austerity contro la Grecia. Ma la governance dell'eurozona ne esce con le ossa rotte (anche la Finlandia, a forza di austerity è entrata in recessione) tanto da consentire al discusso Yanis Varoufakis di accusare: "La casta dei burocrati non ci vuole ascoltare così l'Eurogruppo sta perdendo potere". Ed ha precisato che, al meeting di giovedì scorso del'eurogruppo, il ministro irlandese Micheal Noonan ha protestato perchè lui e gli altri ministri non erano stati nemmeno informati delle nuove proposte del governo greco. Lo stesso economista Luigi Zingales (re:Il Sole24Ore 21/06/2015), dopo aver letto la pagina web del ministro greco, é rimasto sorpreso dalla "ragionevolezza" delle proposte di Atene. Vi sono poi aspetti tecnici che investono la politica economica del governo italiano che, per la discesa dei tassi, ha previsto nel Def dello scorso aprile un risparmio sulla spesa del debito pubblico (attualmente è pari a 2200 miliardi rispetto a uno stock del debito pubblico quotato dell'Eurozona di 5600 miliardi). Su cosa si basa? Su uno spread medio di 100 punti base nel 2015. Purtroppo in questi giorni lo spread ha oscillato tra 150 e 160 (ma era sceso a 88 a metà marzo). Oggi è sceso a 132. Quali effetti vi saranno sulla finanza pubblica? Per il Def il costo del debito dovrebbe scendere di 4,8 miliardi rispetto al settembre 2014 e dovrebbe incidere per il 4,2% rispetto al Pil. E' evidente che in questo nuovo scenario gravido di incertezze il governo dovrà puntare su una maggiore riduzione delle spese primarie. Il Tesoro teme l'effetto sui titoli di Stato e si affida alla efficacia del QE di 60 miliardi al mese lanciato da Draghi. E' invece preferibile che si punti di più sulla crescita della domanda interna (insieme a incentivi per gli investimenti e l'avvio delle liberalizzazioni) e meno sull'eccesso di tecnicismi finanziari (come è successo con i derivati swaptions) che troppo spesso hanno deluso le attese degli italiani. Occorrono iniziative concrete: Beppe Severgnini (re: Corriere della Sera 22/06/2015) ha giustamente commentato l’arrivo di “Kickstarter”, il sito americano vetrina del “crowd funding”, che offre spazio all’incontro volontario tra le idee creative imprenditoriali  e il finanziamento privato dei risparmiatori italiani.  (Guido Colomba, editor, copyright 2015 edizione italiana). 

L'AUROPA NON HA BISOGNO DI NASCONDERSI MA DEVE CONTINUARE A PROGREDIRE

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Asoka Woehrmann, CIO di Deutsche AWM, guarda con preoccupazione alle forze centrifughe scatenate in Europa dalla crisi finanziaria:
“Nell’Eurozona e in Giappone la ripresa dalla crisi finanziaria sta richiedendo più tempo che altrove: nel 2014 il prodotto interno lordo (PIL) dell’area euro non era ancora tornato ai livelli del 2008. Ciò significa che l’Europa è diventata obsoleta? Assolutamente no. Senza dubbio l’economia europea è tornata indietro di diversi anni e la crisi ha messo in luce i problemi connaturati all’Eurozona fin dalla sua creazione, ma c’è anche un aspetto positivo: la crisi ha spinto i leader politici ad agire, portando con sé l’unione bancaria, l’adozione di norme comuni, i meccanismi di salvataggio istituzionalizzati e da ultimo, ma non meno importante, l’apertura di un dibattito da lungo atteso sulle necessarie riforme strutturali. Per fortuna, su questo fronte siamo andati oltre la fase di confronto. Gli stati Baltici, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna, per esempio, hanno già compiuto notevoli progressi e anche dall’Italia arrivano segnali incoraggianti. Le nostre stime per il 2015 indicano una crescita dell’1,3% per l’Eurozona, quindi siamo usciti dalla modalità di crisi.
Col senno di poi, dobbiamo riconoscere che l’Eurozona ha sottostimato la gravità della situazione e la necessità di interventi decisivi, perdendo un’infinità di tempo che la Bce ha poi dovuto recuperare con una serie di misure di politica monetaria. Sebbene questi interventi siano stati ampiamente criticati, non dimentichiamoci che non sappiano quali contorni avrebbe assunto l’Europa senza di essi. Come più volte ripetuto dalla Bce, una ripresa sostenuta dell’Eurozona presuppone un intenso lavoro politico. Ma senza la disciplina imposta da rendimenti governativi adeguati al rischio, tutti gli stati membri sono tentati di moderare il proprio zelo per le riforme. E qui la colpa non è solo delle economie in difficoltà. Persino il governo tedesco, ”primo della classe” in Europa, sta nuovamente distribuendo regali che di sicuro non aiuteranno a superare le prossime sfide.
Il problema maggiore sono le forze centrifughe scatenate dalla crisi, che tendono a disgregare entità fondate sulla fiducia quali l’Eurozona e l’UE. Gli arraffatori di voti politici, sempre più numerosi, non fanno che amplificare tali forze.
Trovo molto preoccupanti i recenti successi dei partiti populisti. Che siano di destra o di sinistra, questi partiti sono accomunati da un atteggiamento distruttivo nei confronti dell'Europa. I cittadini frustrati si lasciano coinvolgere più facilmente dai movimenti che combattono contro qualcosa, piuttosto che contro qualcuno. Purtroppo, l’esperienza della Grecia dimostra che non possiamo sperare che una volta al potere questi partiti populisti agiscano in maniera più sensata.
Le sfide dell’Europa si concentrano essenzialmente in Grecia. Vorrei illustrare questo punto con tre brevi esempi. Il successo dei partiti populisti in tutta Europa dimostra che i greci non sono i soli a cedere alla tentazione di attribuire i problemi del Paese non alle proprie azioni, bensì a circostanze esterne. Né sono gli unici che preferirebbero trovare una scorciatoia, piuttosto che percorrere una strada lunga e irta di ostacoli. Un altro aspetto in comune e, secondo me, una delle maggiori sfide per la Grecia e per l’Europa, è il fatto che entrambe sono giunte a un punto in cui hanno bisogno di politici coraggiosi con un orizzonte di ampio respiro, pronti a rischiare la propria carriera per l’imperativo di lungo termine. Politici che lottino affinché i cittadini tornino a sostenere il progetto di un'Europa unita, invece di sacrificare questa idea per una manciata di facili voti. E che non temano di rivelare ai propri elettori gli ostacoli che dovranno superare lungo questo percorso. Considerati i gravi problemi di liquidità del Paese, il governo greco adesso deve essere franco con i propri cittadini. Qualsiasi pacchetto di salvataggio sarà inutile se la Grecia non farà tabula rasa, accettando le proprie responsabilità per la situazione in cui versa e adottando misure adeguate. D’altro canto, anche l’ex Troika deve imparare dai propri errori. Dare priorità alle misure di austerità rispetto alle riforme strutturali è stato uno di questi errori. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: il debito della Grecia è il minore dei mali, il vero problema è la situazione strutturale del Paese e il suo impatto sulla competitività economica. Per migliorare i livelli di competitività, queste istituzioni devono presentare un piano di sviluppo chiaro, con misure che consentano ai greci di risolvere i propri problemi, e seguirne rigorosamente l’attuazione. Le istituzioni devono acquisire maggiore consapevolezza della dimensione politica della propria missione.
L’Eurozona ha reagito alla crisi, ma in sostanza siamo ancora di fronte a un coacervo di misure ad hoc prive di un approccio organico. I Paesi dell’euro beneficiano di un tasso di interesse quasi univoco e ormai siamo vicini a una situazione di responsabilità congiunta per il debito pubblico, ma finora senza un quadro di riferimento ufficiale e in un regime di autonomia fiscale dei singoli Paesi. Questa soluzione non può durare: nel lungo periodo l’unione fiscale è praticamente inevitabile. Su quali altri aspetti deve lavorare l’Unione europea? Pur godendo ogni giorno dei vantaggi offerti dall’Unione europea, i cittadini non hanno legami razionali, né tantomeno emotivi, con l’Europa. Le istituzioni europee sono considerate anonimi mostri di burocrazia. Ciò che manca è un forte organismo centrale, guidato da un leader di spicco rispettato a livello internazionale che possa dare legittimità a queste istituzioni. In questo momento, il presidente della BCE Mario Draghi è il personaggio più vicino a riempire questo vuoto. Ma il fatto che debba assumersi responsabilità politiche senza un preciso mandato non è sostenibile nel lungo periodo. L’Europa non ha motivo di nascondersi: deve continuare a progredire per il suo stesso bene, non per il timore della competizione internazionale.
Gli altri Paesi hanno i loro problemi, in alcuni casi più gravi di quelli dell’Europa, che neanche i tassi di crescita più elevati possono risolvere.
L’Europa non può semplicemente reagire, deve fare qualcosa di più. La crisi finanziaria ha costretto l'Europa, e in particolare i Paesi dell'Eurozona, ad attuare una serie di riforme. Nonostante tali progressi, i leader politici europei non possono fare affidamento solo sull’attuale generosità della BCE, bensì devono riuscire a riaccendere l'entusiasmo per l'idea europea, contrastando le forze centrifughe che portano al successo dei partiti populisti. Questo significa anche dire la verità ai cittadini, in Grecia come nel resto d’Europa”.

OBAMA E LA PARABOLA EUROPEA

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Di Guido Colomba
Obama ha ottenuto al G7 un risultato decisivo costringendo Angela Merkel ad abbracciare due opzioni: (1) il salvataggio dell'euro è legato al proseguimento delle sanzioni alla Russia per la vicenda ucraina; (2) l'austerity di Berlino è giunta al capolinea tanto da necessitare un nuovo policy-making con una vera gestione bancaria unificata (con la supervisione del Parlamento europeo) e politiche fiscali coordinate come ha già richiesto Mario Draghi, presidente della Bce. Con il codicillo di evitare, dopo quattro mesi di inutili discussioni, l'uscita della Grecia dall'euro chiamata a fare "scelte difficili". Quale influenza avrà tutto ciò sulla politica estera italiana (del tutto marginalizzata in occasione del G7)? La cosa più atipica è il comportamento della classe politica che, in barba alla geopolitica, sembra vivere un mondo del tutto a parte. Mentre Papa Francesco ricorda una volta di più che "il mondo vive un clima di guerra", il dibattito politico interno è purtroppo dominato da due argomenti: gli sbarchi dei migranti e la corruzione interna che riguarda anche la gestione stessa dei rifugiati. Questi ultimi per ottenere tale riconoscimento debbono aspettare in media più di dieci mesi, generando costi di gestione giganteschi che talora alimentano la corruzione. Il voto delle regionali va letto in questi termini. Un effetto di saturazione e disgusto (crescente astensionismo). Fa impressione vedere in questi giorni, gruppi di giovani eritrei, ospitati in alberghi di piccoli paesi dell'entroterra siculo e costretti a non far nulla di nulla. Non c'è dialogo operativo tra il ministero degli Interni e gli enti locali tanto da far scrivere a Sergio Rizzo (re:Corriere della Sera 8/6/15) che "la crisi delle regioni é profonda e per certi versi irreversibile". La riforma costituzionale, sottolinea Rizzo, così come è stata proposta non risolve questo problema che è alla base del crescente deficit pubblico (superiore ai 2184 miliardi di euro) e della conseguente abnorme pressione fiscale (tax rate effettiva). In questi anni di crisi economica prolungata è emerso ancora di più il fallimento del decentramento regionale caratterizzato dalla finanza allegra e la totale assenza di controlli credibili che hanno coinvolto le massime istituzioni. Sta di fatto che al G7, come ai precedenti vertici europei, nonostante gli apprezzati sforzi per controllare la finanza pubblica, si è via via affievolita la voce dell'Italia. Ne fa fede la mancata soluzione della "bad bank" tuttora respinta dalla burocrazia della Commissione europea perchè sospettata di nascondere i proibiti "aiuti di Stato". Questa situazione condiziona il successo in Italia del "quantitative easing"varato nel marzo scorso dalla Bce. All'economia reale è finora affluita ben poca liquidità proprio perchè i 190 miliardi di "bad loans" paralizzano le banche italiane specie con l'imminente arrivo di nuovi regolamenti creditizi ancora più severi. Eppure, per sapere lo stato patrimoniale di una banca, è sufficiente fare il rapporto tra i crediti lordi deteriorati e la somma del patrimonio tangibile e di quello accantonato. Un argomento che il governatore della Banca d'Italia, Visco, avrebbe dovuto approfondire specie alla luce delle reiterate dichiarazioni, dopo il crack di Lehman Brothers, sulla "solidità" delle banche italiane. Chi paga per la miopia di politica economica fatta da queste "prestigiose istituzioni"? Di pari passo continua la scellerata discussione tra gli economisti sulla presunta insufficiente "dimensione" delle aziende italiane. Ne ha fatto cenno il governatore Visco dimenticando che in un mondo di start up, di venture capital e crowd funding, sono proprio le piccole e medie aziende a garantire il 78% delle esportazioni che collocano l'Italia tra i primi dieci paesi nel mondo e al secondo posto in Europa. (Guido Colomba, editor, copyright 2015, edizione italiana) 
 

LA GRECIA HA RIFIUTATO DI PAGARE IL FMI

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Un nuovo pagamento unico è improbabile senza supporto finanziario”, commenta Bill Street, responsabile investimenti EMEA di State Street Global Advisors.

“Ieri in tarda serata il governo greco ha annunciato che avrebbe ritardato quattro pagamenti dovuti al Fondo Monetario Internazionale (FMI) questo mese, convogliandoli in un unico pagamento del valore di 1,6 miliardi di euro da effettuarsi il 30 giugno 2015. Prima di questa modifica il primo pagamento, per poco più di 300 milioni di euro, era in programma per oggi.

Mentre il raggruppamento dei pagamenti è consentito in base alle norme del FMI e non è senza precedenti, il cambiamento evidenzia come la situazione della liquidità in Grecia sia disperata. Anche se l'annuncio può essere finalizzato ad aumentare la pressione sulle istituzioni creditrici, e per consentire al primo ministro Tsipras di dimostrare al suo stesso partito che sta assumendo una linea dura nei negoziati.

 In ogni caso, non è certo che la Grecia sarà in grado di effettuare il pagamento il 30 giugno 2015 in assenza di nuovi aiuti finanziari.

 Gli ultimi sviluppi aumentano la probabilità che, per il raggiungimento di un accordo, sia necessaria una qualche forma di riconfigurazione politica in Grecia. In questo scenario tornano in gioco le ipotesi di referendum o nuove elezioni parlamentari. Finora i sondaggi greci mostrano un forte sostegno per mantenere l’adesione all’euro, anche se il sentiment potrebbe cambiare qualora l’opinione pubblica ritenesse che le richieste fatte al paese fossero irragionevoli”.

LE IMPRESE GIAPPONESI RICORRONO NUOVAMENTE AL DEBITO, ASSESTANDO UN DURO COLPO ALLA DEFLAZIONE

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GIAPPONELa giusta strategia? Rialzisti sull’azionario e ribassisti sullo yen 

Macro Alert WisdomTree Europe

-  Il ricorso al debito come fonte di finanziamento da parte delle aziende nipponiche sembra avere intrapreso un solido percorso di ripresa dal 2012 in avanti. Con un’accelerazione al 2% del PIL, l’indebitamento aziendale segnala una marcata inversione di rotta rispetto agli anni precedenti, in cui l’attenzione delle imprese sembrava concentrarsi soprattutto sulla riduzione della leva.


-  Le crescenti esigenze di finanziamento delle società nipponiche rappresentano una forza emergente nell’economia del Sol Levante per consolidare l’inflazione, poiché il potere di acquisto dei consumatori resta limitato e sensibile alla stretta fiscale del governo.


-  L’indebitamento aziendale sblocca il valore del bilancio a favore degli azionisti, partendo dal presupposto che ciò alimenti le aspettative d’inflazione e scoraggi l’accumulo di liquidità. Ci si aspetta che i ritorni di cassa per gli investitori subiscano un incremento sotto forma di dividendi. Anche i tassi d’interesse reali negativi dovrebbero incentivare il ricorso al debito come fonte di finanziamento e ottimizzare la struttura del capitale delle imprese.


-  E’ possibile che lo yen resti debole, nel caso in cui il rafforzamento dell’inflazione trainata dalla domanda interna dovesse protrarsi ben dopo la fine del programma di allentamento quantitativo (QE) della Banca del Giappone (BOJ) e il successivo calo dei tassi d’interesse reali. Anche la minaccia di un prossimo irrigidimento della politica monetaria da parte della Federal Reserve (Fed) dovrebbe sostenere la pressione sullo yen contro il dollaro USA.


- La volontà delle aziende di ricorrere al credito per investire sta offrendo solide basi all’azionario del Paese del Sol Levante. Si tratta inoltre di un fattore che incoraggia l’inflazione, così che il potenziale deprezzamento dello yen potrebbe indurre gli investitori esteri a coprire le posizioni in valuta al momento d’investire nei titoli azionari nipponici

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