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GIACOMO VACIAGO. CIAO GRANDISSIMO PROFESSORE!

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VACIAGOOggi ho saputo della morte di Giacomo Vaciago. La morte l'ha preso  il 23 marzo 2017. Tutti i giornali lo ricordano come ex Sindaco di Piacenza e come consulente di bla, bla, bla.... Avevo avuto il grande piacere di conoscerlo, di parlargli, di ascoltarlo  e di riceverlo, come relatore, ai nostri Convegni ASSOFINANCE. Io, voglio ricordarlo come uomo di rara intelligenza e competenza. Credo sia stato il primo intellettuale italiano a comprendere il rischio nazionale implicito nell'adozione del "fiscal compact". Era un cervello forte e libero.

Giannina Puddu - Presidente ASSOFINANCE

Da L’ESPRESSO del 1 marzo 2016: C'è poco da rallegrarsi, quest'anno sarà nuova recessioneI dati dell'Istat dicono che l'anno scorso il Pil è cresciuto dello 0,8 per cento, il deficit è sceso al 2,6 per cento e i posti di lavoro sono aumentati. Renzi gongola, ma secondo gli esperti il futuro è nero. Perché l'economia mondiale arranca e la Bce ha le armi spuntate. "L'unica soluzione è sospendere il fiscal compact" di Stefano Vergine

«Tutti i governi dicono che bisogna fare qualcosa, il problema è che nessuno lo fa. Il nostro è un mondo interdipendente, come ai tempi degli imperi. Solo che gli imperi governavano, i governi attuali sono senza imperatori». Giacomo Vaciago, docente di Economia monetaria all'Università Cattolica di Milano, di fronte agli ultimi dati economici invita a non rallegrarsi. E a guardare oltre confine, perché solo da lì può arrivare una soluzione.
 L'Istat ha certificato che, dopo nove mesi, il nostro Paese è tornato in deflazione: a febbraio, rispetto a un anno fa, i prezzi sono scesi in media dello 0,3 per cento. Così ha fatto l'Unione europea nel suo complesso, dove l'inflazione è stata pari a -0,2 per cento su base annua.
 Professore, che cosa significano questi numeri?
«Significa che i soldi tenuti sotto il materasso in Italia rendono lo 0,3 per cento. Quando i prezzi scendono, la banconota vale di più. La conseguenza è che la gente non compra, perché sa che il prossimo mese tutto varrà un po' meno, quindi vale la pena di aspettare, e questo ovviamente fa peggiorare l'economia».
 Il governo Renzi aveva stimato l'inflazione all'1 per cento quest'anno, mentre dai dati Istat la stima è di -0,6 per cento. Questo creerà dei problemi sulla riduzione del debito pubblico.
«Certamente. In generale, infatti, grazie all'inflazione il valore reale dei debiti si riduce, mentre se c'è deflazione l'onere aumenta. Noi, come tanti altri Paesi, ci troviamo in questa seconda situazione, quindi inevitabilmente c'è un problema da risolvere, perché il rapporto fra debito e Pil aumenterà».
 La previsione del governo è ridurre il rapporto debito/pil dal 132,6 per cento del 2015 al 131,4 per cento entro fine anno. Resta un obiettivo perseguibile?
«Le soluzione sono due: o si riduce il debito, oppure si agisce sulla crescita, perché aumentando il Pil si riduce il rapporto fra esso e il debito pubblico. Questo è quello che dovremmo fare: preoccuparci della crescita, non del debito, altrimenti restiamo nel circolo vizioso dell'austerity. Se nella situazione attuale cerchiamo di tagliare ulteriormente debito, cosa che si può fare solo riducendo ancora la spesa pubblica, vuol dire che ci piace farci del male. È Bruxelles che lo vuole, e io non capisco perché, arrivati a questo punto, non facciamo anche noi un referendum per uscire dall'Ue come farà la Gran Bretagna».
 Ci sono alternative?
«L'alternativa è sospendere il fiscal compact (il contenimento del debito pubblico di ogni Paese dell'Ue, ndr). Questa politica economica va ripresa solo quando il pil europeo sarà cresciuto per due anni a un tasso almeno del 2 per cento annuo».
 L'Italia ufficialmente sta provando a sostenere la linea della crescita.
«Sì, ma con scarsi risultati, anche perché è da sola in questa battaglia. Lo scorso weekend, al G20 di Shanghai, il ministro Padoan ha presentato un documento di 9 pagine per sostenere la necessità di puntare sulla crescita, ma non c'è stato un governo degli altri 18 Paesi dell'Ue che abbia detto siamo perfettamente d'accordo con gli italiani. Finché ognuno va per la sua strada da questa situazione non se ne esce».
 I dati appena pubblicati dall'Istat dicono che nel 2015 il Pil è cresciuto dello 0,8 per cento in un anno, lei però sostiene che stiamo entrando in una nuova recessione. Perché?
«Già alla fine dell'anno scorso il nostro Pil era in calo, e questo è dipeso principalmente dal rallentamento dell'economia globale. Lo scorso 11 agosto le Borse cinesi sono crollate per la prima volta, poi i ribassi sono continuati. I cinesi hanno investito tanto nelle economie occidentali e noi in Cina. Nel mondo interdipendente, quando un Paese va bene tutti festeggiano, ma quando uno va male sono guai per tutti, e quando ad andare male è la Cina il problema è ancora più grande. Già alla fine dell'anno scorso le nostre esportazioni hanno registrato un forte calo. E infatti le Borse globali hanno iniziato ad andare giù. Ora non ci resta che aspettare i dati sul Pil di inizio 2016».
 La Banca centrale europea si riunisce il 10 marzo: ha le armi per contrastare una nuova recessione?
«Mario Draghi lo ha detto mille volte. La politica monetaria espansiva, cioè il cosiddetto Quantitative Easing, ti dà abbastanza tempo per porre rimedio a problemi reali. Compri tempo, fermi gli orologi. Poi però tocca ai governi agire: dovrebbero puntare sulla crescita, sulla riduzione delle tasse e l'aumento degli investimenti pubblici, come ha detto Draghi, ma Bruxelles lascia questa incombenza ai singoli Stati che litigano tra di loro perché ognuno pensa al suo interesse particolare. Credo che alla prossima riunione la Bce aumenterà ancora il grado di liquidità e ridurrà di nuovo i tassi nominali di deposito. Ormai però anche Draghi può fare poco o niente».
 Qualche segnale positivo però c'è. A gennaio, secondo l'Istat, l'occupazione è aumentata dell'1,3 per cento rispetto all'anno prima.
«Sul mercato lavoro anche Bruxelles riconosce che l'Italia ha fatto molto, e infatti i risultati si vedono nei dati. Il problema è che se entriamo in recessione rischiamo di vedere sfumare tutti i nostri successi». 

 

FEDERPETROLI SCRIVE AL MINISTRO CALENDA

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FEDERPETROLIROMA, 14 Febbraio 2017 - LETTERA AL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO CARLO CALENDA

In merito alla situazione inerente l’indotto energetico italiano, FederPetroli Italia ha inviato una lettera al Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda  manifestando un particolare interesse nel poter fornire un elevato contributo tecnico all’attività ministeriale nell’ambito di una nuova e delineata Strategia Energetica Nazionale S.E.N. che da più anni verte in una situazione di stallo penalizzando le aziende del comparto energetico nazionale.

Il Presidente di FederPetroli Italia – Michele Marsiglia nella missiva al Ministro Calenda evidenzia lo stato di crisi che l'indotto energetico nazionale sta attraversando anche a seguito di una sbagliata legislazione che ad oggi ostacola e non permette alle aziende una focalizzazione mirata degli investimenti in Italia.

L'Italia oggi più che mai è considerata Hub strategico europeo e mediterraneo per progetti di sviluppo che da anni sono fermi sulla carta ma che non possono più attendere.

CON TRUMP LE BANCHE TORNANO LIBERE DI SPECULARE?

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TRUMPA meno di due settimane dalla sua nomina, con un sorprendente "Executive Order On Core Principles for Regulating the United States Financial System", il presidente Donald Trump ha cancellato la riforma di Wall Street e del mercato finanziario americano conosciuta come “Dodd-Frank Act”.

Di Mario Lettieri (già sottosegretario all'economia) e Paolo raimondi (economista)

Le grandi banche “too big to fail” potranno da oggi tornare ad operare come prima delle crisi globale del 2008, senza restrizioni, senza regole e senza controlli più stringenti.

Questa decisione potrebbe avere delle ripercussioni pericolose e devastanti sul fronte economico e finanziario internazionale, soprattutto in Europa.

La Dodd-Frank, voluta da Obama dopo il fallimento della Lehman Brothers, avrebbe dovuto mettere dei freni alle operazioni finanziarie più rischiose. Tra le restrizioni previste c’era quella specifica di mantenere le operazioni speculative entro un limite percentuale delle loro attività. Erano previsti inoltre maggiori controlli per le banche con 50 miliardi di dollari di capitale che venivano considerate di “rischio sistemico”.

Pur non essendo una legge perfetta essa era stata, anche se parziale, una risposta alla crisi.

Come prevedibile, dopo la sua introduzione, il sistema bancario americano ha operato in modo sistematico e continuo per neutralizzarla.

Adesso, con un colpo di penna, Trump, che già in passato l’aveva definita “un disastro che ha danneggiato lo spirito imprenditoriale americano”, la abroga!

Lo abbiamo scritto qualche settimana fa quando Trump indicò Steve Mnuchin come suo ministro delle Tesoro. Ci sembrò che l’arrivo nell’Amministrazione di ex grandi banchieri avrebbe potuto significare una sicura involuzione a favore dei mercati finanziari.

Mnuchin è stato a capo della Goldman Sachs, una della banche più aggressive nel mondo della finanza. Non solo, nella nuova Amministrazione sono stati imbarcati altri grandi banchieri, tra questi Gary Cohn, ex Goldman Sachs, come direttore del Consiglio economico della Casa Bianca, e Wilbur Ross, ex capo della filiale americana della banca Rothschild, come capo del Dipartimento del Commercio.

La decisione di Trump è arrivata dopo il primo incontro del cosiddetto “Strategic and Policy Forum”, che è il suo gruppo di consiglieri privati, tra i quali Jamie Dimon, capo della JP Morgan e Gary Cohn. Quest’ultimo più volte ha dichiarato che le banche americane continueranno ad avere una posizione dominate nei mercati finanziari internazionali “fintanto che non ci escludiamo noi stessi attraverso un sovraccarico di regole”.

In altre parole si ritorna, purtroppo, al leit motiv secondo cui i mercati si autoregolamentano meglio senza interferenze e direttive del governo.

Al termine dell’incontro Trump ha addirittura dichiarato che “ non c’è persona migliore di Jamie Dimon per parlarmi della Dodd-Frank e delle regole del settore bancario”, mostrando un entusiasmo in verità degno di migliore causa.

Intanto l’ordinanza esecutiva impegna il Segretario del Tesoro, che dovrebbe appunto essere Steve Mnuchin nel caso ottenga l’approvazione del Congresso, a preparare entro 4 mesi un rapporto per una nuova regolamentazione del sistema finanziario. Si è ingenui chiedersi chi saranno i veri beneficiari di tali proposte?

Contemporaneamente è stato firmato un altro memorandum presidenziale soppressivo della regola secondo cui i consulenti devono anteporre l’interesse dei loro clienti a qualsiasi altra considerazione. Secondo Trump va invece rafforzato il principio secondo cui i cittadini devono liberamente fare le loro scelte finanziarie. Non è una cosa da poco. Infatti, in questo modo se un risparmiatore accetta di comprare un titolo ad alto rischio, anche senza capire bene i termini dell’operazione, non potrà in seguito lamentarsi delle eventuali perdite

Non è un caso che la stampa finanziaria di Wall Street abbia salutato le citate decisioni come una coraggiosa scelta di ritorno ad una accentuata deregulation. 

Tali decisioni non possono non suscitare diffuse preoccupazioni in quanti continuano a ritenere che l’economia reale debba essere centrale e tutelata rispetto alle attività speculative.

Perciò le dichiarazioni di Trump, circa una nuova legge Glass-Steagall relativa alla separazione delle attività bancarie, suonano false o come delle mere battute elettorali. C’è da sperare che la proposta di legge per reintrodurre la Glass-Steagall, presentata al Congresso da un gruppo bipartisan appena prima dell’emissione dell’ordine esecutivo, venga discussa e approvata.

E’ ancora presto per dare un giudizio definitivo sull’Amministrazione Trump, ma questi segnali sicuramente non depongono bene.

 


SUMMIT DI TAORMINA - RIPORTARE LA RUSSIA NEL G8

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BANDIERA RUSSAE’ partita un’iniziativa italiana per il reintegro nel G8 della Federazione Russa. E’ un’iniziativa giusta, opportuna e che tiene conto anche degli interessi del nostro Paese.

Di mario Lettieri (già sottosegretario all'Economia) e Paolo Raimondi (economista)

I presidenti del Consiglio Italiano del Movimento Europeo (CIME), dell’istituto di ricerche sociali EURISPES e dell’Istituto Italiano per l’Asia e il Mediterraneo (ISIAMED) hanno scritto una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni, sollecitando il nostro governo a farsi promotore di azioni affinché  il presidente Vladimir Putin possa essere al summit di Taormina, al fine di costruire “ponti” e la necessaria, vera e positiva collaborazione di pace per una efficace cooperazione tra i popoli.  

Come è noto, dal primo gennaio  l’Italia ha la presidenza del G7, di cui sono membri anche gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone, la Germania, la Francia e la Gran Bretagna. Gli altri Paesi dell'Ue sono rappresentati dalla Commissione europea, che, si ricordi, non può ospitare i vertici ne presiederli.

Quindi a maggio a Taormina si terrà il prossimo summit dei capi di stato e di governo con la presenza di nuovi leader mondiali, come il Presidente americano Donald Trump, il prossimo Presidente francese e il Primo ministro inglese Theresa May.

E’ noto che, dal 1998 fino al 2014, al G8 ha partecipato anche la Federazione Russa. A seguito della crisi in Ucraina, del referendum in Crimea e delle conseguenti sanzioni, è stata impedita tale partecipazione.

Pertanto a Taormina, purtroppo, potrebbe non esserci, ancora una volta, il Presidente della Federazione Russa. In merito riteniamo che il meeting potrebbe essere l’occasione per l’Italia per spingere verso la riapertura di un dialogo costruttivo con Mosca. La Russia, non sfugge a nessuno, è un partner importante. Lo è ancor di più per l’Unione europea, se davvero si vuole agire per affrontare le tante questioni globali. La soluzione di problemi quali quello della sicurezza e delle migrazioni e ovviamente quelli relativi ai costruendi nuovi assetti pacifici e multipolari, non può prescindere dal coinvolgimento della Russia.

Si ricordi che il 2016 si è purtroppo chiuso con il massacro terroristico di cittadini inermi nel mercatino di Natale a Berlino e il 2017 è cominciato con l’orrendo attentato di Istanbul. Sono eventi che pongono al centro della politica europea ed internazionale la questione della sicurezza e della pacificazione e risoluzione dei troppi conflitti regionali  che, come dice il Papa, nel loro insieme, anche se a pezzi, costituiscono la terza guerra mondiale.

Le grandi istituzioni internazionali, a cominciare dall’ONU e dall’Unione europea, sono chiamate ad assumere delle  responsabilità dirette. Ma anche i vertici G20, G7 e G8 sono importanti organismi di coordinamento per affrontare le cause delle tante tensioni legate soprattutto alle maggiori sfide economiche e geopolitiche e dare indicazioni sulle soluzioni più adeguate e condivise.

Perciò riteniamo positivo che il primo ministro Gentiloni abbia già sottolineato la necessità per tutti di abbandonare la logica della guerra fredda, senza rinunciare ai principi, Lo sono anche le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che sembra sollecitare il rientro della Russia nel G8.

Ciò potrebbe aiutare anche la stessa Unione europea a recuperare un ruolo più incisivo nel contesto internazionale. Il vertice di Taormina, città di grande storia proiettata nel Mediterraneo, potrebbe, quindi, essere davvero l’occasione per aprire nuove prospettive di cooperazione e crescita comune.

L’esclusione della Russia sarebbe non solo inopportuna e ingiustificata, ma darebbe l’impressione di una decisione negativa esclusiva dell’Europa, tenuto conto delle più recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti.

Mancando la Russia, oltre alla Cina e all’India che non vi hanno mai fatto parte, il G7 rischia di essere visto nel mondo come un club di amici dell’Occidente. Un club di Paesi che, rispetto al loro Pil, sicuramente occupano le prime posizioni mondiali, ma hanno economie in prolungata stagnazione.

Si rammenti che le perduranti sanzioni incrociate con la Russia penalizzano esclusivamente le economie europee. In proporzione, è l’Italia a rimetterci di più. Se ciò è vero, come è vero, il nostro Paese non può non cogliere l’opportunità di Taormina per assumere un ruolo più incisivo ed avere un maggiore spazio nella scena internazionale, a partire dal Mediterraneo e dalla stessa Europa.

 

SI o NO???

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SI O NO 2Di Matteo Maria Martinoli - Milano

Ogni cittadino almeno venticinquenne della Repubblica Italiana aveva a disposizione almeno cinque schede ogni quinquennio per eleggere i propri rappresentanti:

rispettivamente a Comune (e nei comini più grandi una scheda aggiuntiva per la Circoscrizione), Provincia, Regione, Camera e Senato. Dal 3 aprile 2014 la riforma Del Rio ha tolto al cittadino la scheda per le elezioni provinciali. Dal 4 dicembre 2016, in caso di vittoria dei SI, la riforma Boschi  eliminerà  anche la scheda per il Senato. Naturalmente spetta alla maggioranza dei votanti stabilire se si tratta anche di una diminuzione della propria sovranità o soltanto di un risparmio tipografico.

FANTASMI CHE SI AGGIRANO NEL MONDO

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Questi tempi assomigliano in modo inquietante al decennio 1930/1940. Enormi masse di persone colpite da una crisi senza fine, senza lavoro e senza speranze, sono spinte al populismo e al nazionalismo, mentre inique differenze sociali si accentuano, gettando benzina sul fuoco.
Di Giorgio Ornano

Nel secolo scorso le conseguenze furono tragiche, ma sembra che la lezione non sia servita a nulla. Il lavoro é stato precarizzato in modo selvaggio con la globalizzazione e la risposta dei governi é stata inadeguata, in particolare in Europa dove si sono privilegiati con miopia banche e poteri forti a scapito dei cittadini. I dati sono sotto gli occhi di tutti, solo in Italia il 7% della popolazione mangia alla mense dei poveri grazie a caritatevoli, solidali iniziative, mentre fino a pochi anni fa faceva parte del ceto medio. Penoso e vergognoso il crollo dei consumi ,anchedi medicine necessarie. Di ciò l’Europa ha delle colpe ma sarebbe ingiusto addossare alla Merkel anche quelle che sono solo nostre . Cosa c’ entra la Germania con il fatto che evasione e corruzione costino all’ Italia almeno 200 mld. annui, che non decolli la riforma del catasto che farebbe emergere iniquità intollerabili, che ogni appalto pubblico arricchisca mafie e politici corrotti, che ci siano 2 milioni di case non censite, che nel centro di Roma si affittino appartamenti del Comune a cifre ridicole, e via discorrendo. Questi sono i veri compiti a casa che non abbiamo fatto e che non abbiamo intenzione di fare.
In questo quadro a tinte fosche, dal 20/6 al 26/6 2016, si sono susseguite in un brevissimo arco temporale 3 consultazioni elettorali : in Italia, in Gran Bretagna e in Spagna, i cui risultati meritano alcuni commenti :
Comunali: in Italia sicuramente x Renzi é stata una batosta, temperata appena dalla vittoria , peraltro risicata, ottenuta da Sala a Milano. Trionfano i 5 stelle che conquistano Roma e Torino con 2 giovani candidate. Una conferma che gli italiani non ne possono più dei partiti tradizionali cui addossano ogni colpa, non senza ragione ,del loro disagio sociale. I privilegi incredibili di cui gode tuttora la classe politica ( vedi eccellente inchiesta dell ‘ Espresso in data 23/6 ) appaiono ingiustificabili e sfrontati al paese reale che ogni giorno si impoverisce . Mantenere lussi medievali a parlamentari che lavorano 2 giorni alla settimana é situazione da rivoluzione. Renzi perde una valanga di voti ma sembra infischiarsene, giocando tutto sul referendum di ottobre : un’ ordalia imprudente su se stesso. Se i risultati sulle comunali sono un test, il premier ha poco da stare tranquillo. Circa il referendum sembra affacciarsi la possibilità tardiva ma ancora possibile di uno spacchettamento, termine orrendo, che potrebbe mitigare la vittoria del sì o del no ( in entrambi i casi si rischierebbe di buttar via il bambino con l’ acqua sporca: Diverso e più saggio sarebbe votare articolo x articolo. Circa la direzione del PD, la cosa più efficace la ha detta la Ferilli :" al partito hanno espiantato l’ anima" quella di sinistra, generosa, equa verso i più deboli e generosa. Renzi ha perso voti e sinistra, anche nei suoi feudi tradizionali, senza ricuperarne a destra, malgrado leggi che avrebbero fatto la felicità di Berlusconi. Inoltre é costretto a subire continui ricatti da un partitello reazionario e corrotto come NCD che gli assicura però la sopravvivenza al Senato, idem con Verdini. La vera sconfitta di Renzi é il debito pubblico che continua a salire ogni mese per le iniquità di cui al primo paragrafo e per scelte errate, tipo detassare la prima casa anziché ridurre l’ Irpef.

Brexit : di cose imbecilli ne ho viste tante, ma mai di questa portata. Lo stolto Cameron ha giocato al casinò il futuro del suo paese e ha perso, solo che lo ha fatto con i soldi del Regno Unito che unito non é più ed é destinato ad impoverirsi. Vero che li matrimonio tra Londra ed Europa nn é mai stato un matrimonio d’ amore, ma di interesse e che l’ Europa a trazione germanica di colpe ne ha diverse, ma la scelta inglese di uscirne é sciagurata e già in Europa si pensa di dividerne le spoglie finanziarie e fiscali. Tra l’ altro ,le ricadute della Brexit si fanno sentire negativamente anche in Europa che non ne aveva affatto bisogno.Indubitabile che Londra aveva tratto con l’ entrata in Europa più vantaggi che svantaggi, ora ha da temere svalutazione della sterlina e crolli immobiliari e non ha più alle spalle un impero coloniale.

Spagna: la scelta di Londra ha influenzato pesantemente le elezioni , ha frenato Podemos e il partito socialista se ne è poco giovato . In Europa la sinistra é tradizionalmente masochista, tendendo a dividersi anziché a colpire unita : un cupio dissolvi che sembra pervaderla da sempre. Risultato : se ne é avvalso il conservatore Rajoy, amico della potentissima finanza iberica. Se il partito socialista facesse un governo con Rajoy, segnerebbe la sua distruzione definitiva, anche perché la disoccupazione in Spagna é livelli record.

GLI USA VIVONO IN GRAN PARTE SULLE SPALLE DEL RESTO DEL MONDO

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insetti DORATIAnche negli Usa non è tutto oro quello che luccica. Nel mondo non è adeguata l’attenzione all’andamento del debito degli Stati Uniti. La realtà è che esso, insieme ad altri indicatori economici, segna rosso costante.

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

E’ come per le automobili, quando il cruscotto segnala un problema, anche se la macchina ancora cammina non è consigliabile continuare a guidare come se nulla fosse.
E’ un dato inoppugnabile che ciò che avviene negli Usa non riguarda solo gli americani perché esso riverbera i suoi effetti nel resto del mondo.
All’inizio del 2016 il debito pubblico federale americano ha raggiunto i 19.200 miliardi di dollari, pari a circa il 105% del Pil. Alla fine del 2007 era di 9.200 miliardi pari al 65% del Prodotto interno lordo. Nel 2000 era di 5.600 miliardi. In pratica si è più che triplicato. Perciò per il sistema americano è il suo tasso di crescita, o meglio, di accelerazione della sua crescita esponenziale che deve preoccupare maggiormente.
Lo stesso andamento si è avuto per il debito delle corporation private non finanziarie che oggi è pari a 6.600 miliardi di dollari. Era di 3.300 miliardi nel 2007ed è raddoppiato.
Di conseguenza non ci si deve stupire dell’attuale stratosferica cifra di quasi 64.000 miliardi di debito totale (governo federale, singoli stati, enti locali, business, famiglie e ipoteche). Era di 28.600 miliardi nel 2000. Si sottolinea che oggi è evidente che è più che raddoppiato.
In pratica si tratta in gran parte di “debito sporco”. Fatto per tappare i buchi di bilancio, per evitare i fallimenti  di banche e corporation e non per sostenere investimenti e sviluppo. La spia rivelatrice è il perenne deficit di bilancio degli Usa. Nel 2009 esso aveva raggiunto l’incredibile vetta di 1.413 miliardi di dollari portando gli Usa fino alla soglia della bancarotta. Anche il 2015 si è chiuso con un deficit di 438 miliardi.
Significativo quanto preoccupante è il crollo della bilancia commerciale. Dal 2000 ad oggi gli Usa hanno accumulato un deficit commerciale di oltre 8.630 miliardi di dollari. Dallo scoppio della crisi ad oggi è aumentato di ben 3.500 miliardi. Sarebbe ancora peggiore se si considerasse soltanto la bilancia commerciare di beni reali che dal 2000 è in negativo per oltre 10.500 miliardi. Quasi 4.700 miliardi a partire dal 2009.
E’ evidente che l’avanzo commerciale nel settore dei servizi ne attenua la portata. Anche se nei servizi convivono quelli dell’ingegneristica e quelli finanziari, dove la componente speculativa è notevole.
E’ quindi naturale chiedersi come facciano gli Usa a continuare a stampare e a spendere dollari quando l’economia sottostante,come visto, non è tanto solida.
Il tutto sembra molto simile al gioco delle tre carte.
La prima è sicuramente il Quantitative easing, cioè la decisione a suo tempo adottata dalla Federal Reserve di immettere nuova liquidità nel sistema.
L’effetto è ben visibile nella crescita straordinaria del bilancio della Fed che è passato da 860 miliardi di dollari del 2007 ai circa 4.500 miliardi di oggi. La decisione della Fed e del governo di Washington anche se ha una valenza monetaria è soprattutto politica. Secondo noi la situazione non può durare all’infinito. I nodi prima o poi verranno al pettine.
La seconda carta è il debito pubblico americano, finora largamente scaricato sulle ‘spalle’ del resto del mondo che, in verità, per varie ragioni ha assecondato tale tendenza.
Infatti circa 6.000 miliardi di dollari di obbligazione del Tesoro Usa sono in mani straniere. La Cina  da sola ne ha 1250 miliardi ed il Giappone ne possiede ben 1.133 miliardi. La Fed ha in bilancio T-bond fino a 2.500 miliardi.
La terza carta si chiama derivati otc (over the counter), cioè quelli trattati al di fuori dei mercati regolamentati e tenuti fuori dai bilanci. Si sottolinea che, a seguito del tasso di interesse zero, il’ammontare complessivo di tali derivati a livello mondiale è sceso a 500.000 miliardi di dollari. Però di questi ben 180 mila sono nella banche americane. Come è noto, i derivati sono un mezzo per generare nuova liquidità quando se ne ha bisogno. Sono titoli creati attraverso una forte leva finanziaria e con alti rischi. Possono anche essere messi in garanzia per ottenere dei prestiti veri dalla Fed o dalla Bce.
Fin tanto che gli Usa riescono a scaricare il proprio debito sul resto del mondo e sui propri cittadini  avranno mano libera per creare la liquidità necessaria per continuare a comprare a debito e finanziare spese di ogni tipo prescindendo, purtroppo, dalla loro effettiva capacità economica e finanziaria.

RENZI DOCET....

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Di Matteo Maria Martinoli - Milano

Renzi docet: "Io ci tengo molto ai rapporti umani"  e sulle correnti PD?  "Dopo il ballottaggio entrerò col lanciafiamme". "M5S è andato benissimo a Roma; benino a Torino ma altrove sparisce!" Ma a quali precedenti inesistenti dei grillini, nella maggior parte di questi comuni in cui si presentano per la prima volta, si riferisce il premier? Ma la perla sul perchè le sue promesse di miglioramento arrancano nel PD e nel Paese: "Anche se ho una forte autostima..."  (lo fa capire con caute perifrasi) non tutto dipende da "me"... Verba Renzia

LA NUOVA SPECIE DI MATRIMONI

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Di Matteo Maria Martinoli - Milano 
La normativa appena approvata dal parlamento, viola, palesemente e in diversi
articoli, la Costituzione Italiana istituendo nuove, ma confuse formazioni sociali
composte da una coppia non unita in matrimonio. Non resta che confidare nelle
autonome e libere personali valutazioni dell'attuale primo cittadino d'Italia e già
giudicecostituzionale Sergio Mattarella. Infatti l'Art.74 della Costituzione recita:
"Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio
motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano
nuovamente la legge, questa deve essere promulgata." In ogni caso se e quando venisse promulgata una tale legge
ordinaria il cui effetto è lo stravolgimento costituzionale, senza ricorso al corretto iter di modifica(utilizzato
efficaciamente nella riforma del Senato), ciascun cittadino unito in matrimonio potrà adire alla Corte Costituzionale
ed essa dovrebbe inesorabilmente dichiararne l'incostituzionalità. Non si migliora la società ampliando il giro
d'affari di burocrati e matrimonialisti.

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