Asset Allocation Update Maggio 2026: gli utili societari tornano in primo piano

Asset Allocation Update Maggio 2026: gli utili societari tornano in primo piano

Milano, 13 maggio 2026. Di  Roger Ruegg, Head of Multi-Asset Solution Zürcher Kantonalbank/Swisscanto.  

Per i mercati azionari globali, la guerra in Iran sembra già archiviata: trainati soprattutto dalla borsa statunitense, gli indici sono tornati su nuovi massimi storici.

L’attenzione degli investitori si è rapidamente spostata dallo Stretto di Hormuz agli utili societari, sostenuti in particolare dal forte contributo dell’intelligenza artificiale, con una crescita del 23% su base annua per le aziende statunitensi nel primo trimestre.

Rispetto al consenso di mercato, ci aspettiamo inoltre una politica monetaria più accomodante nei prossimi mesi. Per questo motivo manteniamo un posizionamento sovrappesato sulle azioni, seppur in misura leggermente più contenuta dopo il forte rimbalzo registrato e alla luce delle persistenti vulnerabilità geopolitiche in Medio Oriente.

Dallo Stretto di Hormuz ai semiconduttori

“I mercati azionari influenzati dalla politica hanno il fiato corto”: un vecchio adagio di borsa che anche questa volta ha trovato piena conferma.

Dopo la correzione di circa il 10% registrata a marzo, in meno di un mese i listini erano già tornati su nuovi massimi storici. Per gli investitori è sembrata sufficiente la volontà di de-escalation mostrata dalle parti coinvolte nel conflitto, nonostante lo Stretto di Hormuz resti di fatto paralizzato e il prezzo del petrolio, a distanza di due mesi, continui a mantenersi sopra i 100 dollari al barile. L’attenzione del mercato si è rapidamente spostata su altri driver, in particolare sull’intelligenza artificiale e sui massicci investimenti nei data center. Le azioni legate ai semiconduttori, ad esempio, hanno guadagnato quasi il 50% nel mese di aprile (cfr. grafico). Il mercato sembra quindi mostrare nuovamente segnali di euforia, con il settore tecnologico che appare ora fortemente ipercomprato.

Più in generale, l’appetito per il rischio è aumentato sensibilmente e i volumi delle opzioni call risultano nettamente superiori a quelli delle put. Alla luce di questo scenario, per maggio abbiamo ridotto leggermente l’esposizione azionaria legata al momentum, diminuendo contestualmente anche il posizionamento sul tema dell’elettrificazione, che resta uno dei comparti più “caldi” del mercato.

Dallo shock inflazionistico al rallentamento della crescita

Nella fase iniziale della guerra in Iran, il forte rialzo dei prezzi del petrolio aveva alimentato timori di un ritorno dell’inflazione. Di conseguenza, i mercati hanno rapidamente iniziato a scontare nuovi aumenti dei tassi da parte di quasi tutte le principali banche centrali.

Con il progressivo attenuarsi delle tensioni, questo clima di panico si è però in parte ridimensionato e anche le aspettative d’inflazione sono tornate a scendere. Per la Fed, ad esempio, il mercato prezza nuovamente un taglio dei tassi entro la fine dell’anno. Si tratta di uno scenario che avevamo anticipato e che ci aveva portato, già a fine marzo, ad aumentare la duration in portafoglio.

Parallelamente stanno però emergendo nuove preoccupazioni legate alla crescita economica, tanto che i nostri economisti hanno ulteriormente rivisto al ribasso le stime sul Pil statunitense. Finora, tuttavia, gli indicatori anticipatori hanno mostrato una tenuta sorprendentemente solida e lo scenario recessivo continua a sembrarci poco probabile.

Per i mercati azionari, peraltro, un rallentamento moderato della crescita non sarebbe necessariamente un fattore negativo: un’economia meno dinamica aumenterebbe infatti la probabilità di ulteriori tagli dei tassi. In combinazione con utili societari ancora robusti, questo contesto continua a rappresentare un sostegno favorevole per l’azionario.

Da oro e yen al franco svizzero

Al di fuori dell’azionario, manteniamo invece un approccio più prudente. Nel comparto obbligazionario, ad esempio, restiamo fortemente sottopesati sul credito, mentre continuiamo a privilegiare le obbligazioni governative globali con duration più elevata. A nostro avviso, al di fuori della Svizzera il potenziale di guadagni in conto capitale legato a un calo dei rendimenti resta significativamente più interessante.

Manteniamo inoltre un posizionamento neutrale su real estate e materie prime, mentre continuiamo a favorire i Cat Bond. Anche sull’oro abbiamo ora riportato l’esposizione a neutrale.

Sul fronte valutario, non siamo più sovrappesati né sullo yen né sul dollaro australiano e manteniamo il sovrappeso unicamente sul franco svizzero. Grazie al basso livello di debito pubblico e a un’inflazione relativamente contenuta, il franco continua infatti a beneficiare di una forte domanda e, a nostro avviso, rappresenta ancora oggi il miglior bene rifugio.

Riepilogo – Asset Class e aggiustamento ai portafogli

Titoli energetici UK nuovamente interessanti

Come alternativa alle azioni svizzere, il mercato britannico continua a distinguersi per il suo profilo difensivo, accompagnato però da una crescita degli utili e da un momentum significativamente più favorevoli. Dopo la recente correzione, inoltre, i titoli energetici del Regno Unito sono tornati a offrire opportunità interessanti. Anche dal punto di vista delle valutazioni, il mercato britannico appare oggi relativamente attraente.

Oro: slancio in rallentamento

L’euforia che aveva sostenuto il mercato dell’oro si è parzialmente attenuata e il metallo prezioso ha perso momentum. In questo contesto, un ritorno ai precedenti massimi appare al momento poco probabile. Per questo motivo riportiamo il posizionamento sull’oro a neutrale.

 La Bank of Japan delude ancora

Lo yen continua a essere sottovalutato, soprattutto rispetto al franco svizzero, ma per il momento mancano catalizzatori in grado di sostenerne il recupero. Ad aprile, la Bank of Japan ha infatti scelto ancora una volta di non aumentare i tassi d’interesse, deludendo le aspettative del mercato e confermando un orientamento monetario estremamente accomodante.