Cagliari, i pastori sardi scrivono al ministro Lollobrigida: “Rivedere subito il disciplinare del Pecorino Romano DOP” In arrivo

Cagliari, i pastori sardi scrivono al ministro Lollobrigida: “Rivedere subito il disciplinare del Pecorino Romano DOP” In arrivo
Gianuario Falchi, portavoce dei pastori sardi

Cagliari, 27 novembre 2025. Di Elia Sanna

Una lettera firmata da quattro rappresentanti del mondo pastorale sardo – Gianuario Falchi, Nenneddu Sanna, Mario Carai e Fabio Pisu – è stata inviata al ministro delle Politiche Agricole, Francesco Lollobrigida per chiedere la revisione urgente della modifica al disciplinare del Pecorino Romano DOP, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 25 ottobre.


I firmatari contestano in particolare l’esclusione delle razze ovine autoctone dal nuovo regolamento ufficiale, considerata una scelta che rischia di compromettere l’identità del prodotto e la sopravvivenza del modello tradizionale della pastorizia sarda.

Secondo i pastori, il provvedimento aprirebbe la strada all’ingresso nella filiera di razze estere come Lacaune e Assaf, selezionate per produzioni intensive e rese elevate.

Una prospettiva che – sostengono – favorirebbe l’industria lattiero-casearia su larga scala, penalizzando gli allevamenti storici dell’Isola e modificando le caratteristiche che hanno reso il Pecorino Romano un’eccellenza riconosciuta nel mondo.
Falchi, Sanna, Carai e Pisu precisano di non opporsi alle altre novità introdotte nel disciplinare, ma giudicano grave la mancata tutela del patrimonio genetico ovino locale, che definiscono strategico per il futuro economico, sociale e ambientale delle campagne sarde.

Nella lettera viene ricordato come nel biennio 2021-2022 le assemblee dei produttori avessero approvato a larga maggioranza l’inserimento delle razze autoctone, volontà oggi non accolta e che, secondo i firmatari, sta alimentando tensione e sfiducia tra gli allevatori.

Una situazione che, scrivono, potrebbe riportare la Sardegna a un clima simile a quello delle proteste del latte del 2019.

Il rischio maggiore, spiegano, è la perdita di autenticità del Pecorino Romano: l’introduzione massiccia di razze estere ridurrebbe i costi di produzione, abbasserebbe il prezzo del latte alla stalla e metterebbe in difficoltà migliaia di aziende pastorali legate ai sistemi estensivi.

“Non vogliamo cedere la nostra identità” sottolineano i firmatari, ribadendo come il Pecorino Romano non sia solo un prodotto di mercato, ma una componente culturale e ambientale della Sardegna.

L’appello al Ministero è diretto: ripristinare l’equilibrio del disciplinare e riconoscere le razze autoctone come base esclusiva della produzione DOP, garantendo continuità, sostenibilità e tutela del patrimonio tradizionale.

I pastori chiedono una risposta rapida e interventi concreti per proteggere il latte sardo dalla competizione dell’allevamento intensivo internazionale.
Obiettivo finale dichiarato: salvaguardare il Pecorino Romano, le sue origini e il futuro della pastorizia sarda.