I firmatari contestano in particolare l’esclusione delle razze ovine autoctone dal nuovo regolamento ufficiale, considerata una scelta che rischia di compromettere l’identità del prodotto e la sopravvivenza del modello tradizionale della pastorizia sarda.
Secondo i pastori, il provvedimento aprirebbe la strada all’ingresso nella filiera di razze estere come Lacaune e Assaf, selezionate per produzioni intensive e rese elevate.
Una prospettiva che – sostengono – favorirebbe l’industria lattiero-casearia su larga scala, penalizzando gli allevamenti storici dell’Isola e modificando le caratteristiche che hanno reso il Pecorino Romano un’eccellenza riconosciuta nel mondo.
Falchi, Sanna, Carai e Pisu precisano di non opporsi alle altre novità introdotte nel disciplinare, ma giudicano grave la mancata tutela del patrimonio genetico ovino locale, che definiscono strategico per il futuro economico, sociale e ambientale delle campagne sarde.
Nella lettera viene ricordato come nel biennio 2021-2022 le assemblee dei produttori avessero approvato a larga maggioranza l’inserimento delle razze autoctone, volontà oggi non accolta e che, secondo i firmatari, sta alimentando tensione e sfiducia tra gli allevatori.
Una situazione che, scrivono, potrebbe riportare la Sardegna a un clima simile a quello delle proteste del latte del 2019.
Il rischio maggiore, spiegano, è la perdita di autenticità del Pecorino Romano: l’introduzione massiccia di razze estere ridurrebbe i costi di produzione, abbasserebbe il prezzo del latte alla stalla e metterebbe in difficoltà migliaia di aziende pastorali legate ai sistemi estensivi.
“Non vogliamo cedere la nostra identità” sottolineano i firmatari, ribadendo come il Pecorino Romano non sia solo un prodotto di mercato, ma una componente culturale e ambientale della Sardegna.
L’appello al Ministero è diretto: ripristinare l’equilibrio del disciplinare e riconoscere le razze autoctone come base esclusiva della produzione DOP, garantendo continuità, sostenibilità e tutela del patrimonio tradizionale.
I pastori chiedono una risposta rapida e interventi concreti per proteggere il latte sardo dalla competizione dell’allevamento intensivo internazionale.
Obiettivo finale dichiarato: salvaguardare il Pecorino Romano, le sue origini e il futuro della pastorizia sarda.