Sono le parole di Pinello Balia, presidente nazionale di Angac Pmi Italia.
Quanto sta accadendo nuovamente, per Balia, altro non è che una rappresentazione ormai nota, costruita per offrire all’opinione pubblica un colpevole immediato e facilmente riconoscibile: il gestore carburanti.
“Peccato che il cuore del problema sia altrove” prosegue il presidente di Angac Pmi Italia.
“Non si vedono, con la stessa enfasi, immagini di controlli sui meccanismi di formazione dei prezzi, né verifiche rese pubbliche sui listini praticati dalle compagnie petrolifere, dai depositi o dagli altri anelli forti della filiera.
Eppure è lì che andrebbe concentrata l’attenzione, se davvero si volesse fare chiarezza e non semplice propaganda.
Colpisce, infatti, la sistematicità con cui questo schema si ripete. È accaduto all’inizio del conflitto russo-ucraino e si è ripresentato ancora, in occasione di nuove tensioni internazionali e di nuovi rialzi”.
Per Balia siamo davanti allo stesso racconto, sempre la stessa scenografia, sempre lo stesso bersaglio finale.
“Per questa ragione, appare difficile credere che si tratti di una semplice coincidenza o di una iniziativa estemporanea.
Anche perché il fenomeno si è manifestato sotto Governi di diverso orientamento politico.
Questo induce a ritenere che la regia di tale narrazione non sia da ricercare soltanto nella dimensione politica, ma in un sistema più ampio e ben più influente, capace di orientare attenzione pubblica, controlli simbolici e rappresentazione mediatica del problema”.
“In questa vicenda” prosegue Balia, “il gestore viene dipinto come il responsabile finale dell’aumento dei prezzi, mentre nella realtà è spesso l’anello più esposto e, al tempo stesso, il meno forte dell’intera catena.
Obbligato a subire dinamiche decise altrove, finisce per diventare il perfetto agnello sacrificale da offrire alla rabbia dei consumatori.
È una distorsione grave, ingiusta e pericolosa.
Grave, perché sposta il dibattito pubblico lontano dal vero tema.
Ingiusta, perché scarica sui gestori responsabilità che non appartengono loro.
Pericolosa, perché alimenta un clima di sospetto e delegittimazione verso una categoria che opera quotidianamente tra mille difficoltà, senza avere alcun potere reale nella determinazione dei grandi equilibri di prezzo.
Occorre cambiare approccio.
Se davvero si vuole tutelare il consumatore, bisogna smettere di inscenare la caccia al colpevole più debole e cominciare finalmente ad accendere un faro serio, trasparente e continuativo sui livelli superiori della filiera, lì dove il prezzo prende forma e dove si concentrano le vere responsabilità.
Fino ad allora, ogni nuova ondata di immagini, controlli esibiti e indignazione pilotata non sarà altro che l’ennesima operazione di distrazione di massa” ha concluso il presidente Balia.