CARCERE DI UTA PIENO OLTRE IL LIMITE. EPPURE, VOGLIONO AGGIUNGERE 92 DETENUTI IN REGIME DI 45BIS

CARCERE DI UTA PIENO OLTRE IL LIMITE. EPPURE, VOGLIONO AGGIUNGERE  92 DETENUTI IN REGIME DI 45BIS
Il carcere strapieno di Uta

Cagliari 24 luglio 2025. Di Elia Sanna

Un carcere già sovraffollato, con personale allo stremo, senza medici né farmaci a disposizione, e adesso anche l’ipotesi di ampliare la struttura con dei moduli-container. 

(Il carcere di Brissogne è uno dei pochi istituti italiani che non versa in una situazione di sovraffollamento. Quindi, senza prevedere disumani container, vi si potrebbero ospitare i 92 detenuti in cerca di alloggio. Brissogne, in Valle D'Aosta a 839 m di altitudine è anche bello fresco, mentre a Uta si schiatta di caldo e si può supporre che dentro un container si possa "bollire". - NDR)

È un grido d’allarme durissimo quello lanciato dalla Garante regionale delle persone private della libertà, Irene Testa, dopo l’ultima visita alla casa circondariale di Uta.

Una denuncia che chiama in causa direttamente il Ministero della Giustizia e il Piano Carceri promosso dal ministro Carlo Nordio, che prevede l’utilizzo di prefabbricati per far fronte all’emergenza nazionale delle carceri.

Ma in Sardegna, avverte Testa, “si rischia di aggiungere dramma al dramma”.

“Durante la visita di due giorni fa al carcere di Uta” ha scritto la Garante, “ho rilevato la presenza di 685 detenuti a fronte di una capienza regolamentare decisamente inferiore, con appena 140 agenti di polizia penitenziaria operativi nell’intero istituto.

Agenti stremati dai turni, costretti a lavorare al caldo, spesso senza tutele né risorse. Le ferie estive coprono solo in parte una realtà drammatica: al completo l’organico dovrebbe essere di 394 agenti, ne mancano oltre 80.

Inoltre, non ci sono celle disponibili per gestire situazioni critiche, mancano medici, infermieri, psicologi e persino i fornitori dei farmaci”.

Uno scenario già fuori controllo che, secondo la Garante, non può reggere l’ulteriore impatto di 92 detenuti al regime più duro del sistema penitenziario, quello riservato ai boss mafiosi e terroristi.

Una scelta che appare quanto mai irrazionale se accompagnata dall’ipotesi di ricorrere a moduli abitativi provvisori, come i container utilizzati di solito per gli sfollati e le emergenze.

“Il Piano del ministro Nordio” ha denunciato ancora Irene Testa, “invece di investire sulla riqualificazione delle strutture esistenti, punta a una nuova ‘architettura carceraria’ che prevede l’utilizzo di container.

Una soluzione che calpesta ogni principio di umanità, in totale spregio della dignità delle persone.

È impensabile aggravare una situazione già così compromessa”.

La Garante chiede un immediato ripensamento da parte del Governo e un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni sarde. 

“Non si può continuare a scaricare sul carcere di Uta, e sulla Sardegna, il peso di scelte politiche improvvisate e inadeguate.

Si rischia di trasformare un luogo già fragile in una bomba sociale pronta a esplodere”.

Sul piede di guerra anche i sindacati della polizia penitenziaria.