Che sia "#metoo", "#moiaussi", #YoTambién o #anch'io, gli uomini di CAPITOL HILL hanno ancora il VIZIO...
Giannina Puddu, 21 maggio 2026.
A Capitol Hill torna in scena il disgusto verso i politici, repubblicani e democratici, che abusano del loro potere per esercitare pressioni sessuali sulle donne dei loro staff.
Una maleodorante seccatura che disturba la vita di queste lavoratrici, aggredite sul posto di lavoro.
Sono passati quasi 10 anni dal lancio dell'hastag #MeToo e la "cultura" della violenza sessuale persiste.
E' evidente quanto siano inutili gli hastag per risolvere problemi sociali di questa portata.
La Commissione Etica della Camera dei Rappresentanti ha avviato, durante il mese di aprile, 20 indagini relative a presunte molestie sessuali operate da diversi membri eletti del Congresso contro giovani donne tirocinanti e membri dello staff istituzionale.
Questo, negli Stati Uniti, mentre ovunque, si verificano situazioni dello stesso tipo nel buio e nell'ipocrisia totali, proprio ad opera di chi dovrebbe garantire la sicurezza e la serenità dei cittadini.
Ci sono state denunce bipartisan contro Eric Swalwell (Democratico), Tony Gonzales (Repubblicano) e Cory Mills (Repubblicano).
Swalwell e Gonzales si sono già dimessi e questo è un pregio del sistema americano, giacchè, altrove, per "dimetterli" serve l'obbligo.
La Commissione Etica sta facendo emergere un numero alto di episodi di abusi, nel clima creato dagli Epstein Files e il dubbio, che pare fondato, che membri del Congresso avrebbero "investito" centinaia di migliaia di dollari per sepellire informazioni su abusi sessuali di varia natura presso le loro sedi e oltre...
Niente di nuovo sotto il sole...
Nel lontanissimo anno 1651, il filosofo inglese Thomas Hobbes, si impegnò nella scrittura del saggio "Leviatano, o la materia, la forma e il potere di uno stato ecclesiastico e civile", nel quale sviluppò la sua concezione del Potere, assoluto, prevedendo nelle stesse mani, di un solo soggetto o di un'Assemblea, sia il potere temporale che quello religioso.
Curiosa e stuzzicante la sua pronuncia contro la separazione dei poteri che, invece, è alla base delle moderne democrazie, con risultati scoraggianti...
Secondo Hobbes, se i poteri separati dello stato agiscono di concerto e d'accordo, allora non c'è ragione di tenerli separati; se invece agiscono in disaccordo, allora questo già è il primo passo verso la guerra civile e la distruzione dello Stato.
Che dire? Giusto o sbagliato???
Tornando ai vizi sessuali, mai assopiti dei "politici" di professione, anche nelle, appunto, "moderne democrazie" magnificate anche con la "separazione dei poteri", i leggeri e superficiali lanci degli hastag come "#metoo", non servono a nulla.
La frase, erroneamente e costantemente attribuita a Giulio Andreotti (in realtà coniata dallo statista francese Charles Maurice de Talleyrand) per cui "Il potere logora chi non ce l'ha" può fare colpo per un istante ma non convincere poco dopo.
Particolarmente, preso atto delle numerose "deviazioni" che "logorano" le vite di questi "potenti" che sono per lo più e più esattamente dei "nominati" da chi, senza apparire, li usa come attori che recitano parti assegnate in un palcoscenico creato ad arte per ammansire e guidare le masse.
"Potenti" che non nominerei neanche per la gestione di un piccolo condominio.
E' sufficiente vedere le facce che hanno, ascoltare ciò che dicono, valutare ciò che fanno, per concludere quanto siano immorali e incompetenti.
L'immoralità si annuncia proprio con la sfrontata accettazione di un ruolo che non sono in grado di svolgere, rappresentando, con ciò, un effettivo pericolo pubblico.
Come se un chicchessia che avesse usato solo una bici per gironzolare si mttesse alla guida di un boeing o di un più "semplice" elicottero!
Personaggi scelti proprio per i loro enormi limiti.
Ovvio che "donnine" e "omini" di tale tipo siano anche soggetti incapaci di tenere a freno i loro istinti sessuali, abusando del potere che gli è stato regalato, altro che libera elezione popolare...
Lo stesso Thomas Hobbes, confutando anzitempo de Talleyrand e Andreotti, come altri pensatori successivi sottolinearono che è il potere a logorare (e corrompere) chi ce l'ha, poiché gestire l'autorità senza cadere nell'abuso richiede un equilibrio morale ed emotivo estremamente raro.
E, il grande equilibrio interiore, morale ed emotivo, appartengono ai grandi ai quali, in un futuro che spero sia prossimo, le "future democrazie" o meglio dette future "meritocrazie sociali" affidino la gestione della cosa pubblica.
Non lo sapevo e ho appena appreso che nel 1958, proprio nell'anno in cui sono nata, il sociologo Michael Young aveva già associato questi due termini.
Aveva scritto di "meritocrazia sociale", ma per criticare le società in cui le disuguaglianze verrebbero semplicemente "giustificate" dal merito, alimentando una tirannia e una polarizzazione sociale tra presunti vincitori e vinti.
Come "sociologo" che avrebbe dovuto, dunque, avere una percezione chiara delle effettive dinamiche sociali, mi pare scricchiolasse...
Nessuno si prende neanche più il disturbo di "giustificare" le "disuguaglianze" che, semplicemente, si danno per scontate, nè si motivano per "meriti" che anche i più creativi e risoluti farebbero fatica a individuare nelle "donnine" e negli "omini" che se la tirano da potenti.
Intendo, invece, per "meritocrazia sociale" un sistema che adotti un principio organizzativo per cui il successo, il reddito e le posizioni di potere degli individui dipendano esclusivamente dal merito - talento, competenze, impegno, risultati oggettivi – anziché dall'estrazione sociale o da "nomina" delle segreterie dei partiti che, anche in Italia, inibiscono il libero voto con tali imposizioni ex ante, credo in piena violazione delle norme costituzionali che passa perchè fa comodo a tutti.
Finchè i "tutti" di oggi non saranno sostituiti da persone degne di governare nell'effettivo "pubblico interesse".