Cina: l'opportunità che gli investitori europei non possono più ignorare
Milano, 24 marzo 2026. A cura di Yanxiu Gu, Fund Manager, ODDO BHF China Equity Stars, ODDO BHF AM
Dopo un triennio ribassista, la Cina sembra essere tornata al centro dell'interesse degli investitori internazionali.
La vera inversione di tendenza risale alla fine di settembre 2024, quando Pechino ha varato un massiccio piano di stimoli monetari, fiscali e normativi, ponendo un'attenzione senza precedenti proprio sul mercato azionario.
I risultati di questa strategia sono emersi chiaramente nel 2025: il mercato azionario cinese ha registrato una performance di circa il 28% in valuta locale e del 13% in euro a fine dicembre (fonte: indice MSCI China All Shares).
A spingere questo rally sono soprattutto il miglioramento della liquidità e un rinnovato ottimismo verso gli asset cinesi.
Secondo le analisi di Goldman Sachs, l’esposizione verso la Cina è cresciuta su più fronti: dagli hedge fund globali ai fondi specializzati nei mercati emergenti, fino ai comparti internazionali ex-US.
Allo stesso tempo, sul fronte interno, assicuratori e famiglie hanno iniziato a riallocare i propri capitali verso il mercato azionario.
Questi flussi in entrata potrebbero rimanere significativi nel tempo, complici i ridotti incentivi al risparmio immobiliare e il calo dei rendimenti nel mercato monetario.
Riteniamo che il governo di Pechino sia fermamente intenzionato a sviluppare i mercati finanziari per ripristinare la fiducia locale, compensare le perdite patrimoniali legate alla crisi del mattone e generare una ricchezza sostenibile per la popolazione.
A nostro avviso, il processo è ancora in una fase iniziale e comporta sia opportunità che rischi per gli investitori.
Il 2025 ha segnato un punto di svolta per la Cina, protagonista di un’ondata di innovazione senza precedenti.
Un esempio emblematico è il lancio di DeepSeek, il modello linguistico che ha dominato le cronache globali all'inizio di quest'anno.
Questo traguardo non riflette solo la sofisticazione tecnologica di Pechino, ma rivela una realtà più profonda: la Cina sta innovando con una rapidità sorprendente e a una frazione del costo dei giganti americani.
Da "fabbrica del mondo", il Paese si sta trasformando in una delle principali superpotenze del settore.
Questa ascesa non è stata improvvisa, ma è il frutto di un percorso ventennale. Se due decenni fa la Cina era quasi invisibile nelle classifiche globali, oggi, secondo l’Australian Strategic Policy Institute, è leader in ben 57 delle 64 tecnologie chiave, che spaziano dalla difesa all'intelligenza artificiale, fino alla biotecnologia e al calcolo quantistico.
L'impatto di questa evoluzione si estende anche al settore sanitario, dove la Cina è diventata un punto di riferimento per le aziende farmaceutiche globali alle prese con tagli ai budget e scadenze di brevetti. Un'analisi del broker Jefferies evidenzia come, nella prima metà del 2025, circa un terzo dei farmaci innovativi a livello mondiale sia stato concesso in licenza da aziende biotecnologiche cinesi.
Si tratta di un balzo impressionante, se si considera che solo tre anni fa tale quota non superava la singola cifra.
Sebbene la ripresa dei consumi sia stata più lenta del previsto, con un'inflazione vicina allo zero e persistenti pressioni deflazionistiche, un'analisi più attenta rivela tendenze sorprendenti.
Si osservano infatti lunghe code davanti alle boutique di lusso locale come Laopu Gold, mentre tra i giovani cinesi i bubble tea di Mixue o Chagee stanno diventando l'alternativa preferita al caffè di Starbucks.
Parallelamente, il turismo internazionale è in forte crescita grazie alla decisione del governo di eliminare o semplificare i requisiti per il visto per cinquantacinque paesi. Su scala globale, inoltre, i brand cinesi legati allo stile di vita e i fenomeni della cultura pop, come il giocattolo virale Labubu, hanno conquistato l'attenzione di diverse fasce demografiche.
Nel corso del 2025, gli investitori hanno colto segnali incoraggianti provenienti da Pechino, di cui l’esempio più emblematico è la stretta di mano tra Jack Ma, fondatore di Alibaba, e il Presidente Xi Jinping, che ha sancito un netto miglioramento nelle relazioni tra il governo e la classe imprenditoriale, ristabilendo un sostegno concreto al settore privato.
L'esecutivo sta inoltre intervenendo su criticità strutturali più profonde.
Un passaggio chiave è avvenuto a luglio con l'introduzione della politica "anti-involution", una strategia mirata a frenare l’eccesso di concorrenza e a impedire che le aziende rincorrano la crescita sacrificando la redditività. Si tratta di una misura attesa da tempo dai mercati, poiché traccia un percorso verso rendimenti più sani e fondamentali aziendali più solidi, pur senza ignorare i rischi significativi che continuano a caratterizzare il panorama azionario cinese.
Nessun'analisi sulla Cina del 2025 può dirsi completa senza considerare la geopolitica. Lo scontro sui dazi innescato da Donald Trump ad aprile ha trascinato il mercato verso i minimi dell'anno, che hanno toccato un record negativo quando Pechino ha annunciato restrizioni sull'esportazione di terre rare.
Nonostante queste tensioni, il listino cinese è riuscito a rimbalzare rapidamente.
Il recente vertice tra Trump e Xi in Corea del Sud si è concluso con toni costruttivi, dettati dalla consapevolezza che la Cina detiene una leva strategica fondamentale.
Controllando il 90% della capacità di raffinazione delle terre rare, Pechino dispone di un vantaggio competitivo che gli Stati Uniti potrebbero impiegare almeno un decennio a colmare.
Per anni le società cinesi sono state scambiate a multipli inferiori rispetto ai competitor globali, penalizzate dallo scetticismo degli investitori internazionali sulla loro capacità di innovare o generare profitti costanti. Si tratta però di una percezione ormai superata.
Nonostante i margini delle aziende cinesi restino leggermente al di sotto di quelli statunitensi — con uno scarto inferiore al 10% — i loro titoli presentano ancora uno sconto di circa il 40%. Secondo le stime di Bloomberg, le azioni cinesi offrono oggi rendimenti superiori su base free cash-flow yield.
Questa divergenza tra valore intrinseco e prezzo di mercato costituisce, secondo la nostra analisi, un’opportunità strategica per gli investitori con un orizzonte di lungo periodo.
Per riuscire a navigare in questo mercato volatile, è fondamentale comprendere i trend di lungo periodo in Cina.
A nostro avviso, la Cina sta passando da un modello economico basato sulla manodopera a un modello guidato dalla tecnologia, rafforzando al contempo la propria autosufficienza energetica nel contesto della corsa tecnologica.
L’invecchiamento della popolazione rappresenta sia una sfida enorme che, potenzialmente, grandi opportunità per nuovi trend di consumo. Le aziende cinesi sono sempre più competitive sul mercato globale; alcune sono già leader mondiali con produzione globale, catene di approvvigionamento internazionali e capacità di ricerca e sviluppo mondiali.
Oltre ai "Magnificent Seven" statunitensi, che sono già piuttosto affollati e costosi, gli investitori europei dovrebbero guardare a est.
La Cina può offrire diversificazione, potenziale di crescita a lungo termine ed esposizione a temi strutturali chiave, ma ogni investimento in questo mercato comporta rischi specifici (inclusi rischi di mercato, settoriali, normativi, di liquidità, valutari e legati ai mercati emergenti) che devono essere attentamente valutati con un consulente finanziario.