Pubblichiamo un interessante riflessione di un nostro lettore.

Gentile Ifanews, vi seguo con piacere quotidianamente tramite la vostra newsletter. Mi piacerebbe esprimere un mio punto di vista su di una evidente asimmetria normativa del mercato. Io sono un promotore finanziario e lavoro da qualche anno in questo settore, tempo sufficiente per farmi qualche idea in merito a questo mercato.

Tralasciando il passato, voglio soffermarmi sul presente: come saprete è da poco tempo che i promotori per svolgere la loro attività devono aderire oltre che all'Albo dei promotori finanziari (Apf) anche al nuovo albo gestito dall'Organismo degli agenti in attivita' finanziaria e mediatori creditizi (Oam). Una scelta di “doppia vigilanza” a mio avviso assurda, tuttavia giustificata dai piani alti del governo con la finalità di “maggiore garanzia per i risparmiatori”. Ebbene, in Italia chi vuole investire i propri risparmi ha due alternative: o recarsi in banca, oppure andare in uno studio privato fee only. Nel primo caso troverete un “controllo” incrociato che passa per la normativa delle spa quotate, unito a quello operativo di Consob e al già sopracitato doppio albo in merito a chi svolge l’attività di promotore finanziario. Nel caso invece dei fee only? Nulla, assolutamente nulla. Nessun albo, niente di niente. Chi tutela i risparmiatori di fronte a questo tipo di servizio? Chi mi garantisce la professionalità di suddetta categoria? Perché il promotore viene vessato da spese e controlli mentre nessuno si accorge che in un’altra fetta del mercato vige l’anarchia più assoluta? E’ un tema che gradirei veder trattato sul vostro quotidiano, spero che queste mie riflessioni non cadano nel vuoto.

Alessandro