Decreto Energia, la Sardegna sotto pressione: senza una reazione della Regione il rischio è un assalto al territorio. Per Gian Valerio Sanna, ex assessore dell’Urbanistica e “padre del PPR, ci sono gli strumenti validi.
Cagliari, 12 gennaio 2026. Di Elia Sanna e Giannina Puddu
Il nuovo Decreto energia del Governo apre ufficialmente una stagione di forte accelerazione sulle rinnovabili.
Una scelta presentata come necessaria per la transizione ecologica, ma che in Sardegna rischia di tradursi in un vero e proprio assalto al territorio, già oggi sotto pressione nelle aree interne agricole, in prossimità di siti archeologici e ambientali e lungo le coste interessate dai progetti off shore.
Il messaggio che arriva da Roma è chiaro: individuare rapidamente spazi dove realizzare impianti, riducendo al minimo gli ostacoli e lasciando alle Regioni margini di intervento sempre più ristretti.
In pratica, se le amministrazioni locali non decidono in fretta, sarà lo Stato a farlo al loro posto.
Una prospettiva che per la Sardegna, isola con un patrimonio ambientale e storico diffuso e fragile, assume i contorni di una forzatura pesante.
Il decreto punta a concentrare gli impianti in aree già compromesse o infrastrutturate, ma allarga anche in modo significativo le maglie nelle campagne, soprattutto nelle zone agricole vicine a strade, insediamenti industriali e infrastrutture.
È proprio qui che si innesta il rischio maggiore: vaste porzioni di territorio rurale, già segnate dallo spopolamento, potrebbero diventare terreno di conquista per grandi impianti energetici, con un impatto diretto su agricoltura, paesaggio e identità dei luoghi.
In Sardegna questi effetti sono già visibili.
Nelle aree interne aumentano i progetti che sottraggono spazio alle attività agricole e pastorali; nei pressi di siti archeologici e ambientali cresce l’allarme per una tutela percepita come sempre più debole; in mare, l’eolico off shore avanza tra le preoccupazioni di pescatori e operatori turistici.
Il decreto, anziché raffreddare questa corsa, rischia di legittimarla e accelerarla.
A rendere la situazione ancora più critica è il ruolo che viene assegnato alla Regione. La Sardegna è chiamata a individuare rapidamente le aree da destinare alle rinnovabili, ma senza poter alzare barriere più rigide rispetto a quelle fissate dal Governo.
In caso di ritardi, Roma può intervenire direttamente.
È un meccanismo che suona come un commissariamento mascherato e che impone una presa di posizione politica netta.
Mentre, mesi fa, Francia e Germania hanno chiesto all’Ue di fare un altro passo indietro fino ad arrivare a cancellare del tutto il Green Deal, costringendo Von Der Leyen a ridurre le sue ambizioni verdi.
Mentre, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Bulgaria si limitano, dal principio, a fare il poco che scelgono ignorando la spinta delle accelerazioni di Bruxelles.
Ed è proprio su Roma, capitale UE che pare non voler deludere Ursula, che si apre il fronte più delicato.
Secondo molti comitati e amministratori locali, la Regione Sardegna sta mostrando un preoccupante immobilismo che la caratterizza rispetto ad altre regioni.
La presidente Alessandra Todde non ha finora preso in esame la proposta di legge Pratobello, le iniziative avanzate dal Comitato per l’insularità in Costituzione e ha chiuso in un cassetto la proposta di Referendum che vuole dare la parola ai sardi, negando la parola ai sardi che l'hanno espressamente chiesta nel rispetto delle regole.
Il messaggio che, dalla presidenza regionale si manda ai sardi, è lo stesso del marchese Del Grillo: Io sono io, e voi non siete un cazzo!
Pensiamo di vivere in una Repubblica o, invece, dobbiamo capire che sia una Monarchia?
Ce lo spiegassero, da Roma e da Cagliari...
Così che, non la metà di noi, ma tutti noi cessiamo di credere nell'utilità del voto e delle "presidenze".
La figura del "presidente" ha un ruolo di predominanza, sia in contesti pubblici come gli Stati e le Regioni, sia in organizzazioni private, ed è eletta o nominata per rappresentare e guidare.
Ma, non vediamo nè la "rappresentazione", nè la "guida".
Tutte le azioni di cui sopra, maturate per difendere la Sardegna da scelte calate dall’alto, per rivendicare il principio di autodeterminazione energetica, di autogestione del territorio, per ricordare e affermare la "sovranità" del Popolo, sono ignorate con superficialità disarmante.
In assenza di una risposta forte e dovuta da parte della regione, in Sardegna, la transizione energetica sarà subita anziché governata.
Mentre, la Regione Emilia Romagna, senza Statuto Speciale, attraverso la sua commissione tecnica Pnrr-Pniec, ha appena definitivamente bocciato il cosiddetto ‘Parco Eolico Emilia’ che prometteva 54 milioni di watt...
Respinto anche dal Tar il ricorso proposto da Emilia Prime Spa contro il giudizio negativo di compatibilità ambientale, sommandosi al parere negativo sulla valutazione di incidenza espresse dall’Ente di Gestione per i parchi e biodiversità di Romagna ed Emilia Orientale.
Gian Valerio Sanna, ex assessore regionale dell’Urbanistica, intervistato da Nicola Scano nell’emittente sarda, Videolina, nella trasmissione Radar:
“Lo Stato lavora alacremente a sottrarre posizioni di diritto costituzionale in capo alla Regione speciale e noi ci prendiamo delle “botte vergognose”, la seconda con la Legge n. 20, la prima era la n.5 con la moratoria, dove poi la Corte Costituzionale ci dà lezioni di diritto, che facilmente erano prevedibili già dalla stesura degli atti.
Siamo totalmente scoperti.
Cosa fa la Regione in pieno silenzio, anzi più pericolosamente sembrerebbe sia intenzionata a mettere mano al Piano Paesaggistico.
Ma non a quello che servirebbe per porre, sul confronto costituzionale la salvaguardia del paesaggio in Sardegna, e quindi ricomprendere anche quelle “falle” sulla valutazione ambientale.
Ma stiamo procedendo a farci delegittimare ulterioriormente con un passaggio che è devastante.
La sentenza dice sostanzialmente “non siete in condizioni di operare sulle autorizzazioni già in essere. La realtà è che se loro, come sembrerebbe, vogliono incidere sulla parte prima del Piano Paesaggistico, questo significa che sono alla ricerca di sistemare qualche “faccendina” che non ha niente a che vedere con lo sguardo lungo e largo che dovrebbe avere la visione costituzionale della tutela della Sardegna.
Teniamo presente di una cosa. La sentenza censura la possibilità che la Regione Sardegna vanti di poter agire sugli impianti off shore, però noi abbiamo un PPR che dice “nella fascia dei 300 metri sussiste l’inedificabilità totale.
Quindi i Sindaci sanno bene che devono poter usare quello strumento finché c’è.
Non vorrei che il pensiero sulla prima parte del Piano Pesaggistico, nasconda l’interesse di una classe politica un pò insipiente, a dire la verità di voler rimuovere anche quegli ostacoli che di fatto ancora ci sono”
Perché allora non si è andati avanti in questa direzione?
Altre Regioni hanno utilizzatolo lo scudo istituzionale del Ppr, come la Toscana.
“Questo è il vero dubbio.
Noi abbiamo i requisiti dell’Autonomia, deposti nelle mani dei cittadini, per il tramite dei loro governanti.
Allora io voglio capire: avete fallito su due leggi una dietro l’altra, né moratoria, né aree idonee.
Avete disilluso la gente sbeffeggiandola con la Legge Pratobello, con un evento che non ha precedenti.
Vi è stato suggerito di utilizzare il Piano Paesaggistico perché con quello, abbiamo visto in Emilia Romagna e in Toscana, si incide concretamente nelle cose.
Allora mi chiedo a cosa stanno pensando i governanti, cioè i responsabili della tutela dell’autonomia.
In qualche modo dire anche ai Sindaci di andare in soccorso di quelle persone che vengono assalite per la compravendita dei loro terreni.
Andate in soccorso e provvedete voi a non rilasciare a queste multinazionali, pezzi di potenziale disastro. È una resistenza interna e comunque significativa”.