Droni nelle risaie di Oristano: meno costi e più efficienza per salvare un comparto in crisi

Droni nelle risaie di Oristano: meno costi e più efficienza per salvare un comparto in crisi
Carlo Ferrari

Cagliari, 7 giugno 2026. Di Elia Sanna

Nella fertilissima zona agricola di Pesaria, tra Oristano e il porto industriale, all’interno dell’azienda IFerrari, importante realtà risicola sarda, è stata effettuata una dimostrazione di semina con un drone di ultima generazione.

Il velivolo, del peso di circa 150 chilogrammi, è entrato in azione distribuendo il seme destinato alla coltivazione della varietà di riso Bramante, mostrando concretamente le potenzialità di una tecnologia destinata a rivoluzionare il lavoro nelle risaie.

Si tratta di un esperimento innovativo per la provincia di Oristano, promosso da Coldiretti nell’ambito di un programma sperimentale orientato all’ottimizzazione delle risorse e all’aumento dell’efficienza aziendale attraverso l’impiego di tecnologie avanzate.

Roberto Ferrarin, titolare dell’azienda Furaito, in provincia di Varese, specializzata nei servizi agricoli con droni, ha illustrato nel corso della sperimentazione i vantaggi del sistema: «Oggi siamo qui per effettuare la semina del riso. I vantaggi sono numerosi: innanzitutto non c’è compattazione del terreno, perché evitiamo di entrare nei campi con mezzi pesanti e di creare solchi. Inoltre, abbiamo una velocità di intervento molto elevata grazie alla semina a spaglio e possiamo operare in qualsiasi momento».

Ferrarin ha spiegato che il drone può essere utilizzato anche per la distribuzione di sostanze liquide e per trattamenti su vigneti, oliveti e colture seminative di ogni tipo.

«Il grande vantaggio è la tempestività degli interventi. I costi per le aziende variano dai 50 ai 150 euro per ettaro, con importanti risparmi in termini di tempo e consumi di carburante. Oggi siamo in fase sperimentale. Per la semina non sono richieste particolari autorizzazioni oltre a quelle previste dall’Enac. Diverso il discorso per la distribuzione di fitofarmaci, per la quale si attende ancora l’autorizzazione ministeriale».

Sul fronte delle prestazioni, Ferrarin ha precisato che «in una giornata di lavoro, effettuando trattamenti da 50 litri per ettaro, si possono coprire circa 50 ettari.

In Italia il sistema sta iniziando a diffondersi e ora sta arrivando anche in Sardegna. Molte aziende stanno scegliendo questa tecnologia per la riduzione dei costi e la rapidità degli interventi, spesso in alternativa all’impiego dei trattori».

Per il direttore di Coldiretti Oristano, Emanuele Spanò, l’innovazione rappresenta una risposta concreta all’aumento dei costi aziendali. «Basta guardare il prezzo del gasolio, schizzato verso l’alto a causa dello scenario internazionale. Un drone come quello utilizzato oggi riesce a lavorare per l’intera giornata con consumi molto contenuti. A seconda della varietà del seme, è possibile seminare numerosi ettari in una sola giornata, con un notevole risparmio economico».

Spanò ha ricordato come Coldiretti abbia avviato già nel 2018 un percorso dedicato all’agricoltura di precisione. «I droni non sono più uno strumento straordinario. Avevamo avviato un progetto per cambiare il modo di lavorare nelle aziende agricole, promuovendo un vero cambiamento culturale. Oggi sono numerose le imprese che li utilizzano per diverse attività aziendali. Inoltre esistono incentivi specifici per l’acquisto di droni e altre attrezzature tecnologiche».

Il presidente provinciale di Coldiretti, Paolo Corrias, ha posto l’attenzione sulla difficile situazione del comparto risicolo. «Non è un momento facile né per il riso né per altri settori agricoli, ma oggi puntiamo l’attenzione proprio sulla risicoltura.

Coldiretti ha chiesto a livello nazionale l’apertura di un tavolo di confronto con il Ministero dell’Agricoltura per affrontare le criticità che stanno interessando il comparto».

Corrias ha sottolineato l’importanza della sperimentazione in corso nell’azienda Ferrari. «Siamo in una delle realtà di punta della risicoltura sarda e stiamo testando una nuova tecnologia che potrebbe diventare un importante strumento per migliorare competitività, qualità e sostenibilità delle aziende. I vantaggi riguardano un utilizzo più efficiente dei fattori produttivi, una maggiore precisione nella distribuzione di concimi, prodotti fitosanitari e sementi, oltre a una significativa riduzione dei costi e a una migliore razionalizzazione delle risorse».

Alla domanda sulla possibilità di un utilizzo su larga scala, Corrias ha spiegato come «oggi siamo qui per testare questa tecnologia, ma in prospettiva potrà trovare applicazione in tutti i settori dell’agricoltura».

Tra i protagonisti della sperimentazione c’è anche Gianni Ferrari, uno dei figli di Angelo Mario Ferrari, fondatore dell’azienda e nominato nei giorni scorsi, dal Presidente Sergio Mattarella, Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. «Da oltre vent’anni facciamo innovazione e sperimentazione nella coltivazione del riso. Oggi, con la crisi dei prezzi, è indispensabile puntare sulla tecnologia per ottenere risparmi e mantenere la competitività».

Ferrari ha evidenziato i benefici ambientali ed economici del drone: «Si risparmia tempo, personale e si migliora la qualità della vita. Inoltre si riducono drasticamente i consumi. In una giornata di lavoro un drone consuma l’equivalente di circa 30 litri di gasolio, mentre con i trattori si possono superare i 200-250 litri. È una tecnologia che permette di ridurre anche l’impatto ambientale».

«Siamo i primi in Sardegna a sperimentare questa soluzione nella risicoltura e il nostro obiettivo è acquistare tre droni aziendali. Io e mio figlio stiamo conseguendo le abilitazioni necessarie. Un trattore può costare anche 200 mila euro, mentre un drone ha un costo compreso tra 30 e 40 mila euro».

Anche il fratello Carlo Ferrari guarda con interesse all’innovazione. «Il mercato sta cambiando velocemente, ma fortunatamente anche la tecnologia. Stiamo cercando di sviluppare un modello di agricoltura sostenibile che garantisca maggiore sicurezza sul lavoro e migliori condizioni operative. La dimostrazione di oggi rappresenta una possibile evoluzione del settore».

Carlo Ferrari

Secondo Gianni Ferrari, innovazione e qualità rappresentano le principali armi della risicoltura italiana. «La qualità è l’unico strumento che abbiamo per valorizzare il nostro riso sul mercato e contrastare la concorrenza delle importazioni. Spesso arrivano prodotti che non rispettano gli stessi standard di sicurezza alimentare, ambientale e del lavoro richiesti ai produttori italiani e che fanno leva esclusivamente sul prezzo».

Infine, un appello alle istituzioni europee: «Insieme a Coldiretti chiediamo regole più eque per tutelare l’agricoltura italiana e sarda. L’Unione Europea deve comprendere che mantenere viva l’agricoltura significa garantire sicurezza alimentare e salvaguardare un patrimonio economico e sociale fondamentale. Solo con regole adeguate la risicoltura italiana potrà competere efficacemente sul mercato».

La lettura elaborata da Coldiretti Oristano mostra come il calo del prezzo del riso nell’ultimo anno abbia interessato numerose tipologie.

Il Roma, per esempio, è passato da 432 a 312 euro a tonnellata (-28%), mentre il gruppo Centauro-Balilla ha perso circa il 17%, scendendo da 576 a 480 euro. Anche le quotazioni rilevate sulla piazza di Milano confermano il rallentamento del mercato: l’Arborio è passato da 625 a 530 euro a tonnellata (-15%), mentre il Vialone Nano ha registrato una riduzione superiore al 30%, passando da 675 a 460 euro. Quotazioni che non risparmiano altre varietà, anch’esse interessate da significative flessioni: il Sant’Andrea è passato dai 577 euro a tonnellata di ottobre ai 336 euro di maggio, con una riduzione superiore al 40%, mentre il Baldo è sceso da 528 a 364 euro (-31%).

Un andamento che conferma le difficoltà di un comparto strategico per l’agricoltura oristanese e sarda, chiamato oggi a confrontarsi con mercati sempre più competitivi. In questo contesto, innovazione tecnologica, riduzione dei costi di produzione e agricoltura di precisione rappresentano strumenti sempre più importanti per garantire redditività alle aziende e futuro alla risicoltura isolana.