Francia: mercati in campagna elettorale

Francia: mercati in campagna elettorale
Enguerrand Artaz, Fund Manager di La Financière de l’Echiquier

Milano, 1 settembre 2026. Di  Enguerrand Artaz, Strategist, La Financière de l’Échiquier (LFDE)  - Redatto il 28.08.2026

Il calendario politico è ancora in pausa, il casting finale per le elezioni presidenziali è tutt’altro che definito, eppure in Francia la campagna elettorale è già iniziata.

Nei dibattiti televisivi e sui social, certo, ma anche nei mercati finanziari.

L’incertezza sul voto della prossima legge di bilancio fa da prova generale per il grande appuntamento di maggio 2027 e suscita già prese di posizione nette da parte degli investitori.

Sul fronte dei tassi di interesse il clima è teso.

Il decennale francese ha superato la soglia del 4% e oggi si colloca a livelli che non si registravano dal 2008.

Anche se questo trend si inserisce in un contesto generalizzato di aumenti dei tassi di interesse a livello globale, la specificità francese è comunque una realtà.

Lo spread con il decennale tedesco (indicatore tradizionale di rischio utilizzato nei mercati dei tassi) è tornato ai livelli record raggiunti nel 2024 dopo lo scioglimento dell’Assemblea nazionale.

Inoltre, nessuno dei 21 paesi dell’Eurozona, neanche la Grecia e la Bulgaria, si finanzia a costi così alti come la Francia su questa scadenza.

La sfiducia nei confronti dei mercati obbligazionari si riflette anche nel comportamento dei mercati azionari.

Da inizio anno, il CAC 40 sottoperforma tutti gli indici azionari europei, con un apprezzamento di appena il 4,8% contro il 13,3% dell’EuroStoxx[1].

Sarebbe facile attribuire questa sottoperformance semplicemente alla composizione dell’indice, giacché il principale indice della Borsa parigina è sfavorito dall’esposizione ai settori del lusso e automobilistico, pesantemente penalizzati anche quest’anno.

Tuttavia, un’occhiata agli altri indici di Borsa francesi invalida questa ipotesi, visto che anche il CAC Small, l’indice francese delle small cap, sottoperforma ampiamente il suo equivalente europeo.

Questa sottoperformance non è frutto del caso.

Molti intermediari di mercato oggi segnalano un crescente interesse degli investitori internazionali verso prodotti che consentono di posizionarsi al ribasso sulle azioni francesi. Alcuni hedge fund ammettono persino di evitare certi titoli, pur ritenendoli di altissima qualità, per il solo fatto di essere francesi.

Lo scetticismo degli investitori nei confronti degli asset francesi riflette evidentemente le incertezze relative alle prossime scadenze politiche: il voto sulla finanziaria in primo luogo e poi le elezioni presidenziali.

Ma traduce anche un timore legittimo rispetto all’economia del paese.

La Francia rischia di registrare il peggior disavanzo pubblico dell’Eurozona anche nel 2026.

Presenta un tasso di indebitamento tra i più elevati, superata solo da Italia e Grecia.

La disoccupazione all’8,2%, tra le più alte dell’Eurozona, è risalita ai livelli del 2020, mentre nell’insieme dell’area questo tasso si conferma ai minimi storici.

I più recenti indicatori di attività, sebbene in leggera ripresa, rimangono in territorio contratto mentre nel resto dell’Eurozona, Germania compresa, sono in espansione.

La crescita del PIL, dopo una contrazione di -0,2% nel primo trimestre, è stata rivista allo 0% per il secondo trimestre, collocando il paese a un soffio dalla recessione tecnica.

Sia sui mercati azionari che obbligazionari quindi, gli investitori non solo si mettono al riparo da un periodo di incertezza politica, ma cominciano a posizionarsi per tenere conto di una situazione economica e finanziaria preoccupante, di fronte alla quale le prossime elezioni presidenziali sembrano profilarsi come l’ultima chance.