Il primo cittadino ricorda che il Piano urbanistico comunale (Puc), approvato e adeguato al Piano Paesaggistico Regionale nel 2016, è pienamente operativo e definisce con precisione cosa si può e cosa non si può realizzare sul territorio.
“A Gonnesa” spiega Cocco, “c’è certezza delle regole.
Il nostro Piano vieta la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili nelle zone agricole, mentre li consente esclusivamente nelle zone D, cioè industriali”.
“Nelle aree agricole sono ammessi solo impianti legati all’autoconsumo di abitazioni o aziende agricole e, in quest’ultimo caso, limitatamente alle coperture degli edifici, secondo parametri tecnici ben definiti nelle norme di attuazione.
Proprio l’articolo 16 del Puc è stato richiamato dal Tar nella sentenza di merito, che ha ritenuto legittimo il diniego del Comune”.
Il sindaco sottolinea inoltre che “il Ppr ha valore sovraordinato e che la pianificazione comunale ad esso adeguata non può essere superata da norme nazionali successive in contrasto con gli strumenti urbanistici già conformi”.
Cocco respinge l’idea che il Comune sia contrario allo sviluppo delle energie rinnovabili: “Il futuro è nelle rinnovabili, ma non possono essere realizzate senza una pianificazione. Non si può sacrificare il territorio agricolo per impianti di grandi dimensioni” aggiunge il Sindaco.
“A Gonnesa” precisa, “sono arrivate circa dieci richieste per parchi eolici e fotovoltaici, tutte localizzate in zona agricola.
“Il nostro Piano prevede per quelle aree uno sviluppo diverso, coerente con la vocazione rurale”.
Secondo il Sindaco, la sentenza può rappresentare un riferimento per altri Comuni del Sulcis e della Sardegna, a condizione che dispongano di un Puc adeguato al Ppr. Attualmente, osserva, sono ancora pochi i Comuni sardi ad aver completato questo percorso.
“Il giudice, dopo aver già respinto la richiesta di sospensiva, è entrato nel merito del ricorso confermando che il divieto in zona agricola è puntualmente disciplinato dalle norme comunali. Il giudice ha chiarito che lì non è possibile realizzare impianti, ma questo non significa che non possano essere previsti in altre aree compatibili”.
Il sindaco invita i Comuni ad adeguare i propri strumenti urbanistici al Ppr per poter governare il fenomeno con regole chiare. “Solo con una pianificazione aggiornata si può decidere in modo consapevole cosa autorizzare e dove”.
Agli operatori del settore energetico il messaggio è altrettanto netto: “il Comune è disponibile al confronto, ma nel rispetto della pianificazione vigente. Nelle zone agricole di pregio la linea resterà restrittiva, mentre eventuali investimenti dovranno orientarsi verso le aree già individuate come compatibili dagli strumenti urbanistici”.
Signor Sindaco, se la presidente della Regione, Alessandra Todde avesse applicato lo stesso criterio, adeguando il Ppr e approvando il piano delle zone interne, oggi non ci troveremmo in questa situazione?
“Sì. Il tema è complesso, ma una pianificazione tempestiva avrebbe probabilmente evitato molte criticità” conferma Pietro Cocco.
“Nel 2024 la presidente Todde aveva approvato la legge regionale n. 5, che individuava aree idonee e non idonee per gli impianti da fonti rinnovabili.
Tuttavia la norma è stata impugnata, anche perché il cosiddetto Decreto Draghi disciplinava già la materia.
In Sardegna le competenze sono ripartite: lo Stato ha competenza primaria in materia urbanistica, mentre alla Regione spettano quelle in ambito paesaggistico e ambientale.
Proprio per questo sarebbe stato necessario intervenire prima, anche con eventuali ricorsi e con una pianificazione più solida.
Se fosse stato approvato un piano particolareggiato per le zone interne, la Regione avrebbe potuto introdurre norme di salvaguardia con un peso giuridico analogo a quello del Piano Paesaggistico Regionale approvato da Soru nel 2004.
Senza strumenti aggiornati e coerenti, invece, diventa più difficile governare il fenomeno” conclude il Sindaco Pietro Cocco.