IL 91,1% DEGLI ALLEVATORI SARDI DICE "NO" ALLA VACCINAZIONE "OBBLIGATORIA" DEI BOVINI. IL 95% DEI SARDI E' AL LORO FIANCO.
Giannina Puddu, 20 luglio 2025.
Il Popolo sardo è al fianco degli allevatori che sono, assolutamente, contrari alla vaccinazione dei loro bovini.
La vaccinazione non è necessaria perchè pare che la dermatite possa essere curata, non se ne conoscono gli effetti sulla salute degli animali, si temono gli effetti sulla salute umana per il consumo di carni così "vaccinate"...
Nessuna Istituzione assume la piena responsabilità relativa agli effetti dell'iniezione che potrebbe essere letale o diffondere, anzichè bloccare, la contaminazione, come già in passato per gli ovini con la "lingua blu".
L' "Obbligo di vaccinazione" è dettato dal Decreto n. 21 firmato dall’assessore regionale alla Sanità Carlo Bartolazzi, che disciplina le modalità di vaccinazione contro la dermatite nodulare.
Manca chiarezza normativa, trionfano la genericità delle responsabilità sanitarie e l’assenza di garanzie per gli allevatori in caso di reazioni avverse ai vaccini.
Il vaccino «denominato “Lumpy skin disease vaccine for cattle”, autorizzato dal Ministero della Salute e distribuito dall’Istituto Zooprofilattico della Sardegna (IZS), sulla base dei quantitativi richiesti dalle Asl e riferiti alla popolazione bovina presente nei diversi ambiti territoriali».
Bartolazzi crede di farci contenti informandoci del fatto che il costo corrispondente a 300 mila dosi di vaccino (tante sono...) non sarà a carico della Regione, giacchè ha fatto la spesa per tutti la solita signora Von Der Leyen, ma, ovviamente, sempre con i nostri soldi e senza delega.
Mentre, l' Assessorato alla Sanità ha stanziato la bellezza di 1,5 milioni di euro per i servizi veterinari di "inoculazione".
Si somma, ulteriore "finanza allegra" della Regione con 2,3 milioni di euro per le indennità di abbattimento, più 5 milioni stanziati a favore dell’Agenzia Laore che, con doppio inutile passaggio, dovrebbe concedere (bontà sua!) contributi alle imprese zootecniche a copertura delle perdite causate dal blocco della movimentazione.
Bartolazzi ha riferito che il pacco di vaccini srebbe arrivato in Sardegna il 18 luglio, venerdì, e che le attività di vaccinazione dovrebbero scattare da domani e dureranno per tre mesi., "nel solco delle indicazioni già ricevute dal centro di referenza di Teramo e degli accordi intercorsi fra il Ministero e la Commissione europea».
Questa informazione è tutt'altro che tranquillizzante...
Ha aggiunto l'assessore che «La malattia presenta un basso grado di diffusione. Con l’avvio della campagna vaccinale, abbiamo la ragionevole speranza che il virus smetterà rapidamente di circolare. La vaccinazione a tappeto è l’unico modo per bloccare la diffusione della malattia, proteggere la salute degli animali e difendere il patrimonio zootecnico sardo e l’economia ad esso connessa».
Bartolazzi si gongola riferendo che "Da parte degli esperti dell’Ue ci sono arrivati i complimenti per la tempestività con la quale abbiamo affrontato l’emergenza."
L'assessore Bartolazzi è difficile da leggere.
Durante la campagna elettorale delle elezioni politice del 2018 era stato presentato dal capo politico del Movimento 5 Stelle e candidato Presidente del Consiglio Luigi di Maio come eventuale Ministro della Salute in un altrettanto "eventuale" Governo monocolore.
Al tempo, Bartolazzi aveva messo in discussione il modo con cui era stata promossa l'obbligatorietà dei vaccini...
Ora, è per l'obbligo e intanto, la sua tempestività di oggi, in Sardegna, è sgradita agli allevatori sardi e al Popolo sardo e chissà quanto siano "esperti" questi "esperti" dell'UE e in cosa...
Il sondaggio tra gli allevatori è stato fatto dal Prestigioso Gruppo "CENTRO STUDI AGRICOLI" e l'esito è che il 91,1% degli allevatori rifiuta la vaccinazione.
Che farà Bartolazzi? Li farà arrestare tutti?
Quasi tutti i sardi sostengono gli allevatori e condividono la loro scelta di non vaccinare.
Bartolazzi fa il duro con chi contravviene e che può incorrere in una sanzione amministrativa da 2000 a 20.000 euro, nella perdita del diritto agli indennizzi in caso di focolai, con possibili conseguenze penali in caso di violazioni gravi.