IL BILANCIO DELLE CASSE PREVIDENZIALI: LINEE GUIDA SUI CREDITI CONTRIBUTIVI E PASSAGGIO ALLA CONTABILITA’ ACCRUAL
Trento, 16 aprile 2026. Di Paolo Rosa, avvocato, già Presidente Cassa Forense.
Il 17 marzo 2026 la Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli Enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, in collaborazione con l’Organismo italiano di contabilità, ha organizzato un convegno, le conclusioni del quale, a mio giudizio, sono passate inosservate.
Il Presidente della Commissione bicamerale On. Bagnai, nel corso della sua relazione, ha affermato che:
“Questo lavoro ha consentito di acquisire un patrimonio informativo rilevante e ha fatto emergere alcuni profili di attenzione, tra i quali uno dei più significativi riguarda proprio la rappresentazione contabile dei crediti contributivi che rappresentano una voce centrale nei bilanci delle Casse previdenziali.
Essi derivano dall’obbligo contributivo degli iscritti e sono un indicatore della capacità degli enti di riscuotere i contributi, della solidità della gestione previdenziale e, in ultima analisi, della sostenibilità del sistema.
La sostenibilità di lungo termine delle Casse dipende, infatti, da una pluralità di fattori, riconducibili essenzialmente all’andamento del saldo della gestione — inteso come somma dei saldi di previdenza e di assistenza —, al rendimento del patrimonio accumulato e alla dinamica demografica degli iscritti e dei pensionati, in un contesto strutturalmente segnato dal regime a ripartizione.
Occorre ricordare che, in applicazione delle previsioni del decreto legislativo n. 509 del 1994, all’interno del patrimonio netto degli enti previdenziali è valorizzata la riserva legale minima, pari ad almeno cinque annualità dell’importo delle pensioni in essere.
La voce relativa ai crediti contributivi concorre alla determinazione di tale riserva legale minima che rappresenta il parametro “minimale” volto ad assicurare la continuità nell’erogazione delle prestazioni previdenziali nel tempo.
In tale quadro, l’Indagine ha evidenziato che nel periodo 2019–2024 lo stock dei crediti per contributi previdenziali è passato da 7,45 a 10,64 miliardi di euro, con un incremento complessivo di circa 3,2 miliardi – cioè del 43% -, e parallelamente è aumentato anche il fondo svalutazione crediti previdenziali, che passa da 1,45 a 2,36 miliardi di euro, aumentando del 63%.
Il grado di copertura, quindi, è lievemente aumentato passando da circa il 19,5% nel 2019 a circa il 22% nel 2024.
La Commissione si è soffermata sul fatto che nei bilanci delle diverse Casse previdenziali la rappresentazione dei crediti contributivi non è sempre uniforme.
In alcuni casi, tali crediti sono esposti al netto delle svalutazioni; in altri casi, al valore lordo, con separata indicazione dei fondi di svalutazione.
In altri, invece, nell’Attivo dello Stato patrimoniale viene indicato il valore lordo dei crediti contributivi, mentre il relativo fondo di svalutazione viene inserito nel passivo dello Stato patrimoniale, tra i fondi rischi e oneri.
Abbiamo, quindi, tre diverse modalità di contabilizzazione dei crediti contributivi e in un caso particolare, infine, i crediti su cui sono state avviate procedure di recupero sono stati eliminati dalla voce crediti contributivi e iscritti nella voce crediti verso concessionari.”
Il prof. Claudio Teodori ha svolto la seguente relazione
Il prof. Michele Pizzo, Presidente di OIC, ha svolta la seguente relazione
Per contro, il Presidente di Adepp, dott. Alberto Oliveti, ha rilasciato questa relazione:
Ci sono dei numeri che non tornano ma lascio ai miei lettori ogni valutazione.