Il coefficiente "Hopes & Dreams" allarma: segnali di svolta sui mercati globali
Milano, 30 luglio 2025. A cura di Michel Saugné, CIO, La Financière de l’Échiquier (LFDE)
Uno spartiacque silenzioso ma profondo segna l’inizio della seconda metà del 2025: l’eccezionalismo di Wall Street è in bilico.
Compaiono delle crepe dopo un decennio di ascesa grazie ai tassi bassi, alla supremazia tecnologica e alla forza del dollaro.
Da inizio anno, le azioni statunitensi, le large cap in particolare, sottoperformano nettamente i mercati europei (in euro).
Una flessione che potrebbe rappresentare la fine di un ciclo, come confermano alcuni indicatori. Il coefficiente Hopes & Dreams, che misura la parte delle valutazioni non riconducibile alla solidità dei fondamentali, sfiora i livelli della bolla internet.
In parallelo, il contesto politico, con il ritorno di D. Trump alla Casa Bianca, aggiunge una forte dose di imprevedibilità: dazi sette volte più alti rievocano lo spettro di una nuova guerra commerciale.
In questo contesto, diventa strategico ridurre la sovraesposizione alle azioni e al debito USA e riscoprire i meriti del resto del mondo.
Negli Stati Uniti, gli investitori privati con la loro crescente presenza influenzano in maniera significativa il movimento dei prezzi. Guidati dalle “app” e dalle tendenze, aumentano la volatilità. Di fronte a questa nuova configurazione è necessario adattarsi… e ricorrere alla gestione attiva di convinzione basata sull’analisi fondamentale.
È in atto una riallocazione geografica.
A lungo trascurata, l’Europa borsistica si presenta oggi come un’alternativa credibile, soprattutto attraverso le azioni Value, le small e mid cap e alcune tematiche di lungo termine sostenute dai piani paneuropei (difesa, transizione energetica, infrastrutture).
Sul versante obbligazionario, i Treasuries statunitensi mostrano segnali di stanchezza. Investitori internazionali come la Cina o il Giappone potrebbero accelerare la diversificazione verso l’oro e le azioni denominate in euro o franchi svizzeri. L’Europa ha quindi un’occasione unica per rafforzare il ruolo internazionale dell’euro.
Anche le prospettive obbligazionarie sono profondamente mutate. Se negli Stati Uniti la volatilità dei tassi invita alla prudenza, in Europa la normalizzazione degli spread creditizi offre un terreno propizio.
Il cambiamento di paradigma fiscale in Germania è un potente driver di sostegno.
L’incremento della spesa per la difesa rappresenta una tematica strategica di lungo termine decisamente significativa e l’obiettivo dichiarato di una soglia del 5% del PIL per i Paesi della NATO è un segnale chiaro.
Sono oltre 50 le società europee quotate esposte ai settori della difesa, della cybersecurity e delle tecnologie di rilevanza nazionale. Con una crescita visibile, un portafoglio ordini corposo e un forte sostegno politico, questa tematica merita un posto strategico nelle allocazioni.
Anche altre forze potrebbero contribuire a delineare il volto del secondo semestre. In primo luogo i mercati emergenti, che oggi hanno il vento in poppa, sospinti dall’indebolimento del dollaro, la diminuzione dei costi dell’energia e il deflusso dei capitali statunitensi.
I BRICS potrebbero fare un ritorno sorprendente.
Un altro driver sono le small e mid cap europee, il cui rimbalzo è sostenuto dall’esposizione domestica, le valutazioni ancora ai minimi storici e una traiettoria degli utili in ripresa. E infine, il settore healthcare, che si conferma strutturalmente solido, trainato dall’innovazione, i trend demografici e un pricing power resiliente.
In un mondo in transizione dalla globalizzazione alla frammentazione, dal dollaro-re verso altri asset rifugio, e forse dalla gestione passiva verso la riscoperta delle virtù della gestione attiva, occorre pensare diversamente, agire con discernimento e non temere le contraddizioni.