Il silenzio dei politici sulla crisi della burocrazia

Paul Krugman e Salvatori Rossi hanno rotto il silenzio sulla crisi della burocrazia in Europa e in Italia.

Il silenzio dei politici sulla crisi della burocrazia

Alla vigilia delle votazioni del presidente della Repubblica (mentre la nomina del nuovo governo è congelata da 50 giorni) su questo tema vi è l`assordante silenzio della classe politica. `Con i tassi di riferimento prossimi allo zero, scrive (`Il Sole24Ore 13/04) il Nobel americano- l`effetto recessivo dell`austerità` non è mitigato da nessun altro fattore. Invece c`è bisogno di `misure di stimolo all`economia. Solo quando vi sarà la ripresa e il timore di nuove bolle immobiliari e del debito sarà di nuovo possibile usare la politica monetaria come compensazione alla contrazione della spesa pubblica`. Più chiaro di così. Negli Usa la Fed ha il duplice mandato di garantire la stabilità dei prezzi e di realizzare la piena occupazione. In Europa, la Bce nel 2011 (prima dell`arrivo di Draghi), in presenza di una forte disoccupazione, alzò addirittura i tassi. La Germania della Merkel, a cinque anni dalla scoppio della crisi, ancora cavilla sulla nascita della vigilanza unica europea sostenendo che essa implica la modifica dei trattati europei. Nel frattempo i media continua a dare annunci roboanti sulle `unanimi decisioni` di Ecofin che nei fatti non trovano attuazione. E l`Italia? Il vicedirettore della Banca d`Italia, Salvatore Rossi (uno dei dieci saggi nominati d Napolitano) ha sottolineato che `la burocrazia è un freno ed è la prima riforma da fare`. Il problema- ha detto- è il nesso perverso tra assetto normativo e prassi amministrative che disincentiva le decisioni. E` alto il rischio che una legge non produca effetti a causa della miriade di decreti attuativi non fatti o fatti in ritardo`. E` quello che sta succedendo con il decreto varato dal governo per gli arretrati (tra i 90 e i 140 miliardi pari a 5-6 punti di PIL) che lo Stato deve alle imprese. Il decreto copre nel 2013 solo 20 miliardi pari al 13,8% del dovuto. Nonostante questo limite `Il Sole24 Ore` ha calcolato che vi sono ben 36 passaggi da superare perché un`impresa ottenga il pagamento delle fatture emesse. Insomma, a pretendere le tasse, Equitalia (che applica un aggio dell`8% più 5,25% di interessi di mora) è molto lesta ma ricorre (ovviamente su indicazione del Tesoro) a mille stratagemmi per non pagare. Anche in termini di macroeconomia l`anno scorso, nei corridoi governativi, si sosteneva che una `spending review` troppo accelerata avrebbe aggravato la crisi e il commissario straordinario Bondi fu subito allontanato dai politici. Ciò ha incentivato la scelta di non pagare i debiti dello Stato verso le imprese. Nel periodo 2008-2011 – ha precisato Vincenzo Visco - questi debiti sono raddoppiati. Una scelta scellerata. Ma, come ha detto Squinzi a Torino, se l`impresa muore anche il Paese muore come è attestato dal milione di nuovi disoccupati registrato nel 2012 e dai 56 fallimenti di imprese al giorno (4386 da inizio anno). Non può meravigliare che i consumi siano in caduta libera. Occorre dare atto che Matteo Renzi, già nel novembre scorso durante le primarie del Pd, diede l`allarme sul problema della burocrazia. Occorre con urgenza un piano organico, un insieme di misure che disegnino una società più moderna e competitiva. `La più evidente anomalia - ha detto al `Corriere`il vicedirettore generale della Banca d`Italia Rossi - è il malfunzionamento della pubblica amministrazione a causa dell`assetto normativo e regolamentare mentre in paesi come la Francia e la Germania l`impianto normativo è orientato molto più a favore dell`efficienza`.

Scritto da Guido Colomba, membro del Direttivo AssoFinance – Direttore responsabile “The Financial Review”.

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