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25. settembre 2020

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Investitori istituzionali sempre più attenti al risk managemen

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I risultati dell’indagine New Frontiers of Risk realizzata dal Gruppo BNY Mellon in collaborazione con il Premio Nobel per l’Economia Harry Markowitz

L’80% degli investitori istituzionali ritiene che la gestione dei rischi sarà sempre più importante nell’attuazione delle strategie di investimento. Il 73% prevede un aumento della spesa per il risk management sul fronte degli investimenti, e il 68% dedicherà più tempo ai problemi legati ai rischi operativi. Ma solo il 25% ha un Chief risk officer. Sono questi alcuni dei risultati principali dell’indagine New Frontiers of Risk: Revisiting the 360° Manager, realizzata da BNY Mellon, società globale di investimenti con oltre 1.600 miliardi di dollari di patrimonio gestito e 27.600 miliardi di dollari di patrimonio in custodia e amministrazione, in collaborazione con il Premio Nobel per l’Economia Harry Markowitz.

Gli investitori istituzionali stanno fronteggiando delle pressioni formidabili. Ci sono le novità normative, la questione della trasparenza e i rischi legati agli investimenti”, dichiara Debra Baker, responsabile della divisione Global Risk Solutions di BNY Mellon. “Molti investitori sono colti impreparati dinanzi alla complessità dello scenario odierno: proprio quando pensavano di aver misurato, gestito e mitigato quasi tutti i rischi, ecco che ne emergono di nuovi – e quelli vecchi cambiano forma. Emerge allora con forza la necessità di una funzione di gestione onnicomprensiva, che controlli sia i rischi, sia il modo in cui questi si influenzano l’uno con l’altro, sia il loro impatto sul piano complessivo di investimenti”.

Il nuovo studio arriva a dieci anni di distanza dall’indagine realizzata da BNY Mellon nel 2005, sempre in collaborazione con il Premio Nobel Markowitz, e intitolata New Frontiers of Risk: The 360° for Pensions and Nonprofits. Nel 2005, gli investitori istituzionali stavano appena iniziando a riconoscere l’esigenza di un programma strutturato e olistico di gestione dei rischi. Il nuovo studio rileva come, dopo la crisi finanziaria del 2008, il risk management sia oggi una priorità per la grande maggioranza degli investitori istituzionali.

Secondo Markowitz, “La crisi del 2008 era diversa. E così anche quella del 2000, legata allo scoppio della bolla informatica. Anche la prossima crisi avrà caratteristiche differenti da quella attuale”. Qual è la morale? “La selezione dei portafogli non potrà mai procedere in automatico. Ci sarà sempre bisogno di un team affidabile di analisti quantitativi, impegnato ad analizzare la situazione in tempo reale. Inoltre, bisognerebbe accertarsi che i vertici aziendali capiscano gli assunti su cui si basa la gestione del portafoglio, siano al corrente delle asset class esotiche impiegate, e conoscano tutte le vulnerabilità dell’approccio di investimento”. In altre parole, aggiunge Markowitz, “bisogna integrare il controllo dei rischi a livello aziendale, e non solo di singolo portafoglio”.

Stando ai risultati del sondaggio 2013, gli eventi di mercato legati alla crisi del 2008 e la conseguente fase di recessione rappresentano le ragioni principali che hanno spinto gli investitori istituzionali a concentrarsi sulla gestione dei rischi. Più del 60% del campione dichiara che questa maggiore consapevolezza ha portato la propria società a istituire nuove pratiche di risk management. Il 59% di chi ha risposto al sondaggio ritiene di aver beneficiato, nel corso degli ultimi 5 anni, dell’evoluzione delle strategie di risk management, nonostante molti trovino difficile quantificare l’impatto positivo.

Ecco alcuni tra i risultati più importanti dell’indagine, basata su un campione di oltre 100 investitori istituzionali per un totale di 1.000 miliardi di dollari di masse in gestione:

È finita la stagione della caccia all’alpha. Gli investitori istituzionali preferiscono sempre di più conseguire rendimenti assoluti piuttosto che sovraperformare il benchmark. L’obiettivo è ridurre al minimo i rischi.

Sempre più alternativi. Il campione preso in considerazione dall’indagine ha ampliato il numero di investimenti alternativi utilizzati, per migliorare la diversificazione del portafoglio e potenzialmente aiutare a ridurre il rischio di ribassi. Gli investitori istituzionali prevedono di aumentare gli asset allocati in strumenti alternativi nel corso dei prossimi 5 anni.

Si risveglia la consapevolezza dei rischi. La crisi del 2008 ha colto alla sprovvista molti investitori istituzionali. Le procedure di gestione dei rischi adottate all’epoca sono poi state ritenute insufficienti per affrontare una crisi di tale portata. Proprio allora è iniziata la ricerca di un sistema di gestione dei rischi olistico e integrato a livello aziendale.

Gli strumenti analitici al servizio della gestione dei rischi. L’analisi del rapporto tra rischi e rendimenti e la performance attribution sono ad oggi gli strumenti più comuni per monitorare gli investimenti. La pianificazione del rischio di impresa include sempre più spesso gli investimenti tradizionali e alternativi, così come le passività.

La ricerca della trasparenza. Dopo la crisi del 2008, gli investitori istituzionali desiderano evitare i rischi indesiderati e comprendere meglio gli investimenti sottostanti. Per questo si stanno orientando verso soluzioni che offrono una maggiore trasparenza.

 

Il rapporto completo è disponibile, in inglese, al seguente indirizzo:

http://www.bnymellon.com/foresight/risk/frontiers-of-risk-baker-markowitz.html

 

 

 

 

 

 

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