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L'ESPERIENZA DI UN INVESTITORE ITALIANO CON CREDIT SUISSE

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Di Gianluigi Vita Finzi

Roma, 5 maggio 2015

Il quotidiano “la Repubblica” riporta che, a giudizio del settimanale tedesco “der Spiegel”, il Presidente Mattarella sarebbe una combinazione di onestà svizzera e coscienziosità tedesca. Vissuta una mia personale esperienza con la grande banca CREDIT SUISSE (C.S.), posso concordare solamente con la metà tedesca della combinazione.

Alla fine del 1999, effettuai presso C.S. (Italy) un investimento di 515 milioni di lire – soglia minima d’accesso 500 milioni – che presto realizzò una considerevole plusvalenza. Nove mesi dopo venni convocato dalla Banca ed informato che i miei 515 milioni + plusvalenza erano diventati insufficienti per rimanere nella linea d’investimento da me scelta: era necessario, ma anche conveniente, investire in altri più vantaggiosi prodotti di C.S., come raffigurato con grafico a mano dal promotore finanziario. Così parlò la Banca. Ma la sopravvenuta insufficienza del conferimento si rivelò poi una spudorata menzogna; gli altri, a me ignoti, prodotti di C.S. si rivelarono quasi-spazzatura, già tale alla data della sottoscrizione da oltre un anno; il grafico manuale nient’altro che un raggiro. Presentato ricorso al giudice, in un primo tempo C.S. si dichiarò disponibile a rifondermi transattivamente in misura di 170mila euro, come mi riferì il mio avvocato;
successivamente tale disponibilità fu ritrattata e il giudice adito, a mio avviso contro la legge, cancellò ad personam la norma contrattuale cogente che fa obbligo all’intermediario di gestire il patrimonio “nell’esclusivo interesse del cliente”, insieme al decreto legislativo 415/96 che sottende tale norma.

La mia dettagliata e documentata esposizione dei fatti è pervenuta, tra gli altri, anche a C.S. AG di Zurigo, che evidentemente non la ritenne degna di riscontro, ancorché l’italiano sia una lingua ufficiale del paese.

Mi rammarico e scuso per gli errori e le imprecisioni lessicali (n.b.: la presente è la traduzione del testo originale in lingua tedesca), ma confido di avere esposto chiaramente i motivi per cui, trattando dell’onestà dei popoli, gli svizzeri, nella mia esperienza vissuta, non trovano collocazione. La nostra, s’è visto, non è la patria della giustizia; ma qui vige una norma che prevede il reato di vilipendio del Capo dello Stato: riferimento iperbolico, ma tuttavia personale monito a tenere ben distinti, nelle valutazioni, la virtù dell’onestà e gli svizzeri.

P.S.: “Al giudice si può perdonare anche l’ignoranza della legge da applicare, non la parzialità”. “Lo scopo del processo è il più alto che possa esservi nella vita: si chiama giustizia”. Principi ignorati, giustizia negata.

 

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