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20. luglio 2019

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Interviste e news

Agevolazioni e detrazioni, come compilare il 730

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di Stefania Bernardini

altDa un po’ di tempo l’Agenzia delle Entrate risponde a tutte le domande dei contribuenti dai suoi centri di assistenza via mail, al telefono o tramite internet. Le richieste di chiarimenti riguardano soprattutto la compilazione del 730: quali sono le agevolazioni, cosa si può detrarre?

L’elenco delle spese scaricabili a fini fiscali è lungo. Dalla visita medica per il rinnovo della patente alle sedute dallo psicologo o dallo psicoterapeuta. Dai farmaci omeopatici oltre a quelli normali all’asilo nido fino al test di accesso a un corso di laurea o al master post universitario.

Deducibili, con un tetto di spesa, sono anche i costi per le sedute di musicoterapia per una persona disabile o il veterinario e i farmaci per la cura dell’animale domestico.

Non detraibili sono invece i farmaci da banco, anche se con prescrizione medica, l’iscrizione in palestra pur se l’attività motoria è finalizzata alla cura di una patologia certificata dal dottore, la scuola materna o l’osteopata.

Sulle assicurazioni c’è una differenza tra quelle stipulate prima della fine del 2000 e quelle successive.  Si possono continuare a detrarre i premi assicurativi sulla vita e contro gli infortuni con un importo massimo di 630 euro. Ma per i contratti registrati o rinnovati entro il 31 dicembre 2000 i premi saranno detratti a condizione che il contratto abbia durata non inferiore a cinque anni. Le polizze stipulate o rinnovate dal primo gennaio 2001 invece prevedono la detraibilità solo dei premi per le assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte, di invalidità permanente al 5% e di non autosufficienza nel compimento degli atti quotidiani.

Per quanto riguarda il bonus mobili l’agevolazione spetta per le spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2014. Per usufruirne è ammesso anche il pagamento con carte di credito e bancomat.

Trend immobiliari

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altNel 2013 la diminuzione dei prezzi immobiliari è stata tra le più forti dal 2007, ma il 2013 è stato anche l’anno in cui si sono intravisti i primi spiragli di cambiamento. Si è registrata una maggiore propensione all’acquisto immobiliare, più fiducia nel mercato e una maggiore consapevolezza da parte dei potenziali acquirenti e dei potenziali venditori. E se l’aggravio fiscale ha colpito in parte il mercato immobiliare nella sua componente di investimento, nel secondo semestre dell’anno la nuova tassazione sulle compravendite, gli incentivi fiscali sulla ristrutturazione e la riqualificazione energetica delle abitazioni, hanno dato una nuova spinta all’acquisto della prima casa.


I potenziali acquirenti sono più informati, sanno che per acquistare oggi devono possedere già una parte di capitale e che le banche sono più esigenti e più attente ad erogare; sono consapevoli che c’è molta offerta sul mercato e che questo consente loro di poter scegliere con tranquillità e di spuntare dei prezzi validi. D’altronde chi vende, in gran parte, ha ormai capito che la disponibilità di spesa media si è contratta e che per vendere l’immobile occorre ribassare i prezzi, pena la lunga permanenza della casa sul mercato. Chi non si adatta a questa logica e non ha necessità, preferisce affittare o rimandare la vendita.

Compravendite
Dal 2012 al 2013 si registra una contrazione delle compravendite residenziali del 9,2%. L’anno infatti chiude con 403.124 transazioni.
Nelle grandi città, monitorate dall’Agenzia del Territorio, c’è stata una contrazione media delle compravendite pari al 5,5%.
Dall’analisi delle stesse, realizzata dalle agenzie del Gruppo Tecnocasa nel corso del secondo semestre del 2013, emerge che il 77,6% degli acquisti riguardano l’ abitazione principale, il 16,6% sono finalizzati all’investimento e il 5,8% alla casa vacanza.
Rispetto ai semestri precedenti è in aumento la percentuale di coloro che acquistano la casa principale, mentre si riduce ancora la componente ad uso investimento che non è però mai scoraggiata del tutto.

Criticità sul mercato immobiliare: impatto su prezzi e tempi di vendita
In questo momento sul mercato immobiliare italiano la criticità più forte è legata alle difficoltà che si incontrano nel mondo del lavoro e, di conseguenza, nell’ accesso al credito, nonostante una maggiore apertura all’erogazione da parte degli istituti di credito. A questo si aggiunge un’aumentata offerta di immobili in vendita che rende più riflessivi i potenziali acquirenti. Infatti, gli ultimi dati sui tempi medi di vendita sono di 181 giorni nelle grandi città, 202 gg nei capoluoghi di provincia e di 200 gg nell’hinterland delle grandi città.

Tipologie immobiliari e preferenze degli acquirenti
La contrazione dei valori ha interessato prevalentemente le tipologie usate e in cattivo stato di manutenzione. Gli acquirenti infatti sono diventati più attenti e soprattutto meno propensi a realizzare importanti lavori di ristrutturazione, privilegiando così le abitazioni usate ma in buono stato. Hanno poi preferito le soluzioni con riscaldamento autonomo e quelle in contesti condominiali decorosi al fine di ridurre le spese. Sempre più importante la presenza dell’ascensore. Attenzione anche per la disposizione degli spazi interni soprattutto quando consentono di ricavare una camera aggiuntiva. Il trilocale ed il bilocale concentrano la maggioranza delle richieste, con bilocale in prevalenza a Milano, Roma, Napoli e Torino.


Mercato delle locazioni e domanda per investimento
I canoni di locazione sono leggermente al ribasso (-4,0% per i bilocali e -3,6 % per i trilocali) ma il mercato è vivace: presente la domanda di coloro che non riescono ad acquistare ma c’è anche tanta offerta sul territorio alimentata dagli immobili acquistati per investimento.
Tra i potenziali investitori alcuni si sono fermati ma molti hanno voluto approfittare delle nuove condizioni di mercato per fare acquisti a prezzi interessanti.
Si comprano soprattutto piccoli tagli. I rendimenti immobiliari sono del 4,2% annuo lordo, ma non dimentichiamo che chi investe nel mattone punta soprattutto al capital gain. Chi ha comprato quando i prezzi degli immobili hanno iniziato a salire, alla fine del 2013 si è ritrovato comunque con un immobile rivalutato nominalmente del 53,1%.

Previsioni per il 2014
Nel 2013 il mercato immobiliare ha dato ancora segnali di contrazione sia a livello di prezzi sia a livello di compravendite anche se, a partire dal secondo trimestre dell’anno, gli operatori hanno iniziato a riscontrare i primi segnali di ripresa della volontà di acquisto.
Nelle GRANDI CITTÀ per il 2014 prevediamo una contrazione dei valori compresa tra -4% e -2%. In queste realtà gli operatori notano un maggior dinamismo che si è tradotto in un ritorno di interesse all’acquisto sia da parte delle famiglie sia da parte degli investitori, in particolare in città come Milano e Roma.
Più complessa la situazione nell’HINTERLAND delle grandi città e nei CAPOLUOGHI DI PROVINCIA, dove la difficoltà di accesso al credito si sente maggiormente e dove sono presenti nuove costruzioni invendute, per le quali la riduzione dei prezzi sembra essere necessaria. La conseguenza è che anche le tipologie usate subiranno una contrazione dei valori, soprattutto se necessitano di importanti lavori di ristrutturazione. Per queste realtà territoriali prevediamo una diminuzione dei prezzi compresa tra -5% e -3% con diversi capoluoghi di provincia dove il ribasso potrebbe essere più accentuato.
Il mercato delle locazioni continuerà ad assorbire la domanda di coloro che non riescono ad acquistare e le richieste saranno in aumento. I canoni di locazione non dovrebbero però registrare incrementi.


(Fonte: Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa)    

Affitto, come dividere le spese tra inquilino e proprietario

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di Stefania Bernardini

altDopo quindici anni è stata aggiornata la tabella per la ripartizione degli oneri di casa tra locatore e affittuario. Confedilizia, l’associazione dei proprietari immobiliari e i sindacati degli inquilini hanno trovato un accordo.

Nell’aggiornamento sono state inserite le novità tecnologiche relative ad antenne satellitari, impianti di produzione di energia rinnovabile, allarmi e videocitofoni.

La logica resta sempre quella che al proprietario spetti la manutenzione straordinaria e all’inquilino quella ordinaria.

Installare o sostituire un videocitofono o un ascensore spetta perciò al locatore, ma per un guasto tecnico le spese di riparazione sono a carico dell’affittuario.

Il conduttore dovrà occuparsi anche della pulizia periodica dello stabile, della lettura dei contatori e dell’acquisto del combustibile, mentre spetta al proprietario il compito dell’adeguamento a norma di legge.

Lo scopo della nuova tabella, che può essere richiamata nei contratti d’affitto, è quello di ridurre il numero di contenziosi.

Tra le altre indicazioni il pagamento del portiere resta per il 90% a carico dell’inquilino e per il restante 10% dovrà essere pagato dal locatore che si occuperà anche della manutenzione straordinaria della guardiola.

Anche le retribuzioni per le pulizie e l’acquisto del materiale utilizzato spettano all’affittuario, il proprietario però provvederà alle spese di assunzione o del conferimento dell’appalto, all’acquisto di macchinari e alla tassa sui rifiuti o sostitutiva.

Il passo carraio e lo sgombero neve sono altri compiti dell’inquilino mentre l’occupazione di suolo pubblico per lavori condominiali toccherà al proprietario. 

Una politica di stimoli monetari o le riforme di sistema?

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di Mario Lettieri, Sottosegretario all'Economia del Governo Prodi ed Enrico Raimondi, Economista

altSono passati più di 5 anni dall’esplosione della crisi finanziaria globale, ma l’economia globale sta ancora lottando per superare la debolezza cronica del dopo crisi”. Una debolezza che si manifesta in tanti modi: trend deludenti della produzione e della produttività; disoccupazione oltre ai livelli pre-crisi; rischi di deflazione; crescita del 30% del debito privato dei settori non finanziari rispetto al Pil; un settore finanziario ancora in riassestamento; i mercati finanziari in crescita e sempre più dipendenti dalle banche centrali; deficit di bilancio crescenti mentre scendono gli introiti fiscali; una politica monetaria che ha raggiunto i suoi limiti.

Forse è sorprendente, ma tale disanima è di Jaime Caruana, il direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, e non di qualche economista o politico “pessimista” in cerca di sensazioni forti. Questa analisi è condivisa da molti esperti e da istituti economici internazionali che dibattono sull’efficacia della politica monetaria a sostegno della ripresa economica finora applicata in Occidente.

Di fatto si stanno scontrando due diagnosi contrapposte. Una si basa sulla caduta della domanda (shortfall of demand), l’altra invece sulla recessione provocata dalla crisi dei bilanci (balance sheet recession) dei vari attori economici.

Nel primo caso, caratterizzato da choc provocati da una domanda negativa, a sua volta alimentata dai meccanismi interni di riduzione del debito e dal credit crunch, la risposta dovrebbe concentrarsi in azioni di stimolo soprattutto monetario all’economia. In tal caso le politiche monetarie accomodanti sarebbero essenziali, anche se potrebbero diventare contro produttive, se protratte nel tempo.

Nel secondo caso invece si privilegiano le riforme strutturali e la ristrutturazione dei bilanci dissetatati dall’incontrollato boom finanziario favorito dal laissez faire pre-crisi. Si sostiene che la crisi non sarebbe un effetto esogeno bensì l’inevitabile collasso di una bolla finanziaria e speculativa insostenibile. Perciò si dovrebbe anzitutto ripulire i bilanci dai debiti e dai titoli inesigibili. I settori finanziari e anche le borse dovrebbero perciò essere sgonfiati perché l’economia possa riprendere a crescere.

Tutto ciò è necessario affinché il credito già anemico non venga assorbito dai cicli meramente finanziari invece di arrivare a quelli produttivi. In simili situazioni di recessione, più che l’ammontare del credito, è decisamente più importante la sua destinazione.

Il secondo approccio conferma con dati alla mano che le crisi bancarie sistemiche si accompagnano con cadute permanenti delle produzioni. Per cui i rimedi presuppongono la riduzione delle posizioni debitorie e la realizzazione delle riforme strutturali del sistema per far si che gli stimoli economici siano mirati al sostegno di nuovi investimenti e di posti di lavoro.

Recentemente lo stesso FMI ha dovuto prendere atto che le misure di stimolo del quantitative easing non hanno generato un aumento degli investimenti produttivi. Al contrario, dal 2008 al 2013 nei Paesi cosiddetti avanzati vi è stata una riduzione del 2,5% del rapporto tra investimenti e Pil. Il Fondo teme che in molti di questi Paesi un ritorno ai livelli pre-crisi non si vedrà per almeno un quinquennio, tanto che parla addirittura di “stagnazione secolare” soprattutto se “nuovi choc dovessero colpire queste economie o se le politiche non dovessero affrontare come dovuto le cause della crisi”.

Persino nel Federal Reserve System americano crescono i dubbi sull’efficacia delle politiche finora attuate. Uno studio della Fed di Saint Louis, per esempio, è arrivato addirittura a confrontare le politiche dei Paesi occidentali con quelle realizzate dalla Cina. Le conclusioni sono davvero sorprendenti: lo stimolo monetario delle economie avanzate avrebbe fallito l’obiettivo mentre la politica cinese, basata su misure fiscali e sul credito per lo sviluppo, ha prodotto dei risultati positivi.

Senza presunzione riteniamo che la Bce di Draghi dovrebbe considerare con grande attenzione questi argomenti anziché limitarsi a imitare le politiche monetarie della Fed. 

Al via Fund Frenzy, il nuovo fantacalcio sugli ETF iShares

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altiShares, piattaforma ETF di BlackRock, Inc. (NYSE: BLK), lancia in Italia Fund Frenzy, un’iniziativa dedicata agli investitori professionali, che potranno dimostrare le proprie abilità in ottica di asset allocation di portafoglio. 

Fund Frenzy è un concorso - riservato agli investitori professionali - che si ispira alle regole del fantacalcio. Ogni
partecipante sarà l’allenatore di una squadra, o portafoglio ideale, composto da 5 ETF iShares su singoli Paesi da
schierare in campo per giocare nel periodo dal 5 maggio al 1° giugno 2014. Ogni partecipante selezionerà i
giocatori/ETF in base alle aspettative del maggior rendimento realizzabile su base settimanale e per l’intera durata
dell’iniziativa, indicando peraltro uno degli ETF scelti quale capitano della propria squadra. Le performance verranno
stabilite in base alla variazione percentuale del NAV in valuta di base di ciascun ETF.

In un’ottica di ottimizzazione della performance del portafoglio/squadra ad ogni partecipante sarà concessa la
possibilità di effettuare non più di 2 sostituzioni a settimana.

Ammessi al campionato Fund Frenzy sono 23 ETF iShares su singoli Paesi, commercializzati in Italia nei confronti dei
soli investitori qualificati, di cui 17 azionari e 6 obbligazionari.

Le registrazioni sono aperte dal 26 aprile fino alle ore 8.00 del 5 maggio. Registrazioni, maggiori informazioni,
unitamente all’estratto del regolamento, sono disponibili al sito www.isharesff.com. 

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