ifanews

20. ottobre 2019

Ultimo aggiornamento03:56:17 PM GMT

Banner

Interviste e news

ANIMA: prospettive europee

E-mail Stampa PDF

altL’Europa e in particolare le Borse dei Paesi Periferici rappresentano ancora le aree preferite all’interno dei portafogli azionari dei fondi ANIMA.

Il calo dell’inflazione allontana le prospettive di un rialzo dei tassi, ma tiene i rendimenti al lumicino.

Ancora un occhio di riguardo per le Borse europee e soprattutto per quella italiana, che staziona intorno ai massimi degli ultimi tre anni. Nonostante il rafforzamento della moneta unica stia ritardando la ripresa degli utili, l’Europa e in particolare i listini dei Paesi periferici – alla luce di una ripresa che deve ancora esprimersi, valutazioni ragionevoli e politica monetaria accomodante - vengono confermati all’interno dei portafogli dei fondi azionari, come l’area geografica privilegiata. Sull’America l’esposizione resta neutrale, l’Asia invece passa da sovrappesata a neutrale; per quanto riguarda i Paesi emergenti la posizione è ancora di leggero sottopeso.

Europa: la recessione è finita

L’ultimo World Economic Outlook, il rapporto sull’economia globale a cura del Fondo Monetario Internazionale appena diffuso, ha leggermente rivisto al rialzo le stime per l’economia dell’Eurozona, portandole quest’anno all’1,2% e all’1,5% nel 2015. Il Vecchio Continente è quindi fuori dalla recessione, anche se, precisa il Fmi, la crescita sarà “più forte nei Paesi core e più debole in quelli con un debito alto (sia privato sia pubblico) e con una frammentazione finanziaria”. L’Organismo di Washington sottolinea però il “minore peso (delle misure di aggiustamento) fiscale e una certa ripresa della domanda privata per la prima volta dal 2010” come fattori determinanti della ripresa, anche se “gli strascichi della crisi - alta disoccupazione, bilanci pubblici e privati ancora deboli, stretta del credito e ampio debito - uniti a impedimenti alla crescita di lungo termine, devono essere risolti”. La Germania, ancora una volta, viene indicata come il paese che fa da locomotiva in Europa, con un Pil che crescerà dell’1,7% quest’anno e dell’1,6% nel 2015. Il graduale miglioramento del quadro macro, a tendere, dovrebbe riflettersi sulle attese degli utili.
Va tuttavia segnalato che, nonostante questo quadro costruttivo, a parte la Borsa italiana che rappresenta un’eccezione, i principali indici europei hanno mostrato, da inizio anno, una performance leggermente negativa, complice anche la delicata questione relativa alla crisi in Ucraina. Per quanto riguarda il posizionamento dei fondi azionari europei in termini settoriali, alla luce del miglioramento degli indicatori macroeconomici in Europa, resta confermata la posizione di sovrappeso sul settore finanziario. Inoltre, è stato aumentato il peso sul settore energetico a neutrale, per effetto del cambiamento di strategia degli investimenti da parte delle maggiori società petrolifere, che potrebbe concorrere a uno sviluppo della generazione di cassa e all’aumento dei dividendi. Il settore inoltre tratta a multipli relativamente bassi ed è poco detenuto dagli investitori. Abbiamo una visione positiva anche sul settore farmaceutico, considerata la sostenibilità della crescita delle vendite, derivante sia dai nuovi prodotti lanciati che dalle ricche pipeline a maggiori società. Inoltre, la solidità dei bilanci e l’alta generazione di Free Cash Flow favoriscono la crescita della remunerazione per gli azionisti. Abbiamo invece una posizione di sottopeso sia sul comparto delle telecomunicazioni che dei consumi non discrezionali e anche su quello delle utilities.

MERCATI OBBLIGAZIONARI | Titoli governativi: spread bassi e rendi­menti in calo

Lo scenario europeo si presenta oggi contraddi­stinto da tre elementi principali - bassa inflazione, crescita moderata e politica della BCE accomodan­te. La combinazione di questi elementi allontana la prospettiva di una salita dei tassi ma, d’altra parte, mantiene i rendimenti su livelli molto bassi (nel Gra­fico 2 qui sotto, il rendimento dei titoli decennali di Usa e Germania). Pertanto i portafogli dei fon­di obbligazionari si presentano sottopesati sia sulla componente obbligazionaria tedesca che su quel­la americana, mantenendo, invece, un modesto sovrappeso sulla periferia europea, in particolare su Italia (con una preferenza di curva per la
5-10 anni), Portogallo e Irlanda. In ambito corpora­te è preferito il comparto high yield rispetto all’in­vestment grade: su entrambe queste ultime asset class, però, la view è neutrale.

Italia: “maglia rosa” nell’Ue dal 2014

In base al World Economic Outlook anche l’economia italiana torna a crescere: dopo il calo dell’1,9% del 2013, per quest’anno, il Fondo monetario internazionale prevede una crescita del Pil, nell’ordine dello 0,6% e dell’1,1% per il 2015. Oltre alle stime sul Pil, il rapporto ha indicato per l’Italia una disoccupazione in crescita al 12,4% nel 2014, che dovrebbe scendere nel 2015 all’11,9%. Di qui la necessità, da parte del Fmi, di riforme strutturali a partire da quelle in materia di lavoro. In particolare, il Fmi sottolinea le difficoltà di accesso al credito come uno degli ostacoli di fondo alla crescita domestica, ma anche di Francia, Irlanda e Spagna. Rimane comunque positiva l’intonazione del mercato azionario italiano, con l’Msci in progresso del 14% da inizio anno. Come si è già anticipato, gli indicatori macro degli ultimi mesi evidenziano una fase di stabilizzazione, che potrebbe agire da supporto al recupero della domanda interna (nel Grafico 3, in basso a destra, gli indici PMI italiani) a condizione, però, che la stabilità politica insieme all’avvio di riforme strutturali siano in grado di aumentare la competitività del Paese in modo da attrarre nuovi investimenti, ridurre il livello di debito pubblico e diminuire l’annoso problema del credit crunch. In quest’ottica, crediamo che il mercato azionario domestico presenti ancora margini di apprezzamento (valutazioni attraenti, attese miglioramento dinamica degli utili, discesa spread, bassa partecipazione degli investitori esteri) e che nei prossimi mesi si possa assistere a livelli di indice superiori a quelli attuali.

Senza contare che la valutazione in termini di rapporto prezzo/book value delle azioni italiane è ancora la più bassa fra i principali mercati sviluppati.
 

In arrivo il Quantitative Easing europeo. Le banche fanno festa

E-mail Stampa PDF

di Mario Lettieri, Sottosegretario all'Economia del Governo Prodi, Paolo Raimondi, Economista

altIn Europa è in arrivo il Quantitative Easing. In ogni occasione internazionale il governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ripete che “siamo determinati a mantenere un alto grado di ‘monetary accomodation’ e di agire con risolutezza qualora fosse necessario”. Ciò significa il mantenimento del tasso di interesse al livello attuale, o addirittura più basso, per un prolungato lasso di tempo, con l’aggiunta di un QE “alla europea”.

L’urgenza di un intervento non convenzionale, secondo la Bce, sarebbe dettata dalla debilitante stagnazione economica e dal rischio di deflazione. C’è infatti la possibilità che il tasso di inflazione diventi negativo per effetto della caduta dei prezzi e della domanda interna.

Negli Usa la Fed nel 2012 iniziò ad inondare i mercati con una liquidità aggiuntiva di ben 85 miliardi di dollari ogni mese, che adesso è stata ridotta a 55, con effetti limitati per l’economia statunitense ma destabilizzanti per il resto del mondo, in particolare per i Paesi emergenti.

La Fed acquistava, e acquista, titoli di stato e asset-backed security (abs). Questi sono in gran parte titoli cartolarizzati, cioè derivati finanziari il cui sottostante è costituito da altri titoli, in particolare da ipoteche.

Secondo il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, la Bce avrebbe già fatto delle simulazioni per studiare l’effetto di un QE, pari a 1.000 miliardi di euro, sia su investimenti e consumi che sul tasso d’inflazione in Europa.

In Europa la stragrande maggioranza del credito passa attraverso i canali bancari. Negli Usa invece esso passa attraverso il mercato dei capitali e le borse. Perciò mentre in America il credito arriva direttamente ai settori dell’economia reale attraverso i mercati dei capitali, in Europa esso dipende dallo stato di salute del sistema bancario.

La Bce, stante le attuali regole, non può acquistare titoli di stato. Perciò essa “intende pilotare” il suo QE verso l’acquisto di abs emessi dalla banche europee che cartolarizzano i prestiti concessi e le ipoteche accese in particolare nei confronti delle Pmi.

Draghi, consapevole del fatto che sono stati proprio i derivati come gli abs a scatenare negli Usa e nel resto del mondo la più devastante crisi finanziaria ed economica della storia, sta facendo opera di convinzione sulla qualità degli abs europei.

Secondo noi la vera questione è un'altra. Perché si è obbligati a passare soltanto dal sistema bancario per dare il credito alle attività produttive? Non ci sono altre alternative?

Il sistema bancario ha indubbiamente un ruolo importante nei processi economici, solo quando funziona bene, però. Ma le grandi banche sono state, e lo sono tuttora, al centro della finanza speculativa e di altre distorsioni sistemiche.

Le riforme necessarie, quali la separazione bancaria, il prosciugamento della palude dei derivati Otc, l’attacco alle speculazioni, ecc., non sono mai state attuate. Perciò i maggiori controlli e l’aumento della quota del capitale di base previsti da Basilea III speriamo non siano dei meri palliativi.
Si tenga conto che anche con l’operazione LTRO, il piano di rifinanziamento a lungo termine effettuato dalla Bce, sono stati concessi 1.000 miliardi di euro di prestiti alle banche europee al tasso dello 0,5% che, anziché essere erogati come credito alle Pmi, sono stati utilizzati per acquistare titoli di stato in scadenza e sono rimasti parcheggiati presso la stessa Bce. In sintesi non si è lontani dal vero se si afferma che in 3 anni le banche beneficeranno di circa 100 miliardi di profitti!

Tutto ciò ci porta a concludere che occorre considerare la Bce non come un “vitello d’oro” dove tutto è già definito ed immutabile. Invece che sulle proposte di Draghi di sviluppare il mercato degli abs, perché non lavorare per identificare nuovi strumenti e istituti che, bypassando l’attuale sistema bancario, che deve ancora fare “ i suoi compiti a casa”, assicurino alle Pmi e alle famiglie direttamente il credito? Perché invece degli abs, non si privilegiano i project bond? Perché invece del sistema bancario privato non si utilizzano, ad esempio, le banche di sviluppo, quali gli sportelli delle Casse Depositi e Prestiti europee?

Siamo convinti che il credito sarebbe più veloce e più efficace con beneficio dell’intera economia. 

La nuova bolla dei mercati valutari

E-mail Stampa PDF

altdi Mario Lettieri, Sottosegretario all'economia del Governo Prodi e Paolo Raimondi, Economista

 

I mercati valutari, i cosiddetti mercati FX, sembrano vivere una strana e pericolosa euforia. Secondo le più recenti analisi dei principali istituti economici internazionali, quali la Banca dei Regolamenti Internazionali, nell’aprile 2013 il totale di tutte le operazioni giornaliere di questi mercati era pari a 5,3 trilioni di dollari, con un aumento del 35% rispetto ai livelli del 2010!

E’ necessario un metro di paragone con l’economia reale per comprendere meglio tale straordinaria dimensione. Nel 2013 il commercio annuale delle merci dei Paesi membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, cioè di tutto il pianeta, è stato di 17,3 trilioni di dollari. La differenza è enorme.

Naturalmente i mercati dei cambi hanno un ruolo rilevante e insostituibile per il commercio internazionale e per tutta una serie di operazioni finanziarie ad esso collegate. Il cambio delle valute e i contratti di garanzia e di assicurazione si accompagnano con i movimenti commerciali e con i pagamenti internazionali. Ma essi di fatto non sono che una piccola frazione rispetto alle operazioni che ogni giorno ammontano a 5,3 trilioni di dollari. In altre parole la stragrande maggioranza delle operazioni sui mercati dei cambi ha a che fare con strumenti finanziari speculativi. Sono attività finanziarie fine a se stesse, in primis i derivati Otc in tutte le loro possibili forme.

Ciò nonostante, molti cantori della “spregiudicatezza creativa della finanza” vedono nell’”esplosione” dei mercati valutari l’effetto positivo di una presunta capacità di autoregolamentazione dei mercati, a seguito di cambiamenti e di regole introdotti sulle due sponde dell’Atlantico dopo la crisi finanziaria.

La crescita di questa bolla sarebbe invece l’effetto di una serie di recenti avvenimenti internazionali. Prima di tutto della decisione della Bank of Japan di seguire la “politica monetaria accomodante” della Fed con l’immissione di maggiore liquidità che ha determinato un notevole aumento delle operazioni in yen.

In secondo luogo c’è la diffusa volontà di diversificare gli investimenti andando alla ricerca di maggiori opportunità anche se rischiose, quali le azioni e i bond emessi nelle valute dei paesi emergenti.

In aggiunta vi è stato un vertiginoso aumento di operazioni fatte da istituzioni finanziarie differenti dalle tradizionali banche commerciali che in passato gestivano quasi tutto il mercato delle valute. Si tratta delle cosiddette banche “minori”, non sottoposte agli stessi controlli di quelle più grandi, e di hedge fund. Questi nuovi protagonisti dei mercati valutari stanno facendo la parte del leone, tanto che dal 2010 sono cresciuti del 48% con operazioni per 2,8 trilioni di dollari al giorno. Cioè più della metà dell’ammontare giornaliero totale sopramenzionato.

Da ultimo anche piccoli investitori per delega partecipano alle attività speculative grazie alle nuove tecniche di trading basate su algoritmi che permettono ai computer di compiere innumerevoli operazioni sulle più piccole variazioni di valore e in tempi infinitesimali.

Si noti che dal 2010 il dollaro ha aumentato il suo ruolo dominante come moneta scambiata sui mercati valutari internazionali, mentre la quota di mercato dell’euro è scesa.

Mentre le banche minori e gli hedge fund muovono circa la metà del volume giornaliero, il resto è controllato quasi totalmente da 10 delle maggiori banche commerciali internazionali, tra cui spicca al primo posta la Deutsche Bank con una quota del 15%. Vi sono poi 4 banche americane, con in testa la Citi Bank, con il 27%, seguite da 3 banche britanniche che controllano il 23% e da due banche svizzere con il 14%. Per la DB questa è un’ulteriore prova del suo pericoloso primato di banca N. 1 dei derivati Otc.

Come si evince da quanto esposto, quello delle valute è un mercato che si presta a grandi manipolazioni ed è una vera fucina di speculazioni. Oltre alle note indagini sulle truffe relative al tasso Libor, da qualche tempo vi sono indagini in diversi Paesi su possibili manipolazioni delle modalità usate per stabilire i tassi FX di riferimento.

E’ veramente nell’interesse dell’Unione europea lasciare che l’euro partecipi a tali giochi? O non sarebbe più opportuno agire per il massimo di trasparenza dei mercati delle valute e non solo?
 

Gruppo Deutsche Bank: primo ETF con esposizione al mercato globale

E-mail Stampa PDF

altL'esposizione al mercato obbligazionario mondiale è ora accessibile attraverso un unico ETF grazie a Deutsche Asset & Wealth Management (DeAWM), la società di risparmio gestito del Gruppo Deutsche Bank.


Il db-trackers II Barclays Global Aggregate Bond Index OICVM ETF, che questa mattina ha avviato la sua negoziazione su Borsa Italiana, prevede l'esposizione su oltre 15.000 titoli sottostanti e come tale è il primo, e fino ad ora unico, ETF in grado di racchiudere l'esposizione ai titoli investment grade del mercato globale del reddito fisso, che comprende titoli governativi e sovranazionali, obbligazioni corporate, asset-backed e mortgage-backed attraverso l’intero spettro delle maturity e del range di affidabilità da BBB ad AAA. Sarà disponibile sia senza copertura valutaria sia con copertura per il Dollaro, l’Euro e il Franco Svizzero.
Il Barclays Global Aggregate Bond Index offre esposizione a titoli provenienti da oltre 70 Paesi con un merito di credito medio equivalente ad AA. Il nuovo ETF offre quindi agli investitori un'esposizione di alta qualità fortemente diversificata.

Mauro Giangrande, Responsabile della Passive Distribution di DeAWM Italia, aggiunge: "Il lancio di questo prodotto rende estremamente accessibile a pressoché tutte le tipologie di investitori i mercati obbligazionari mondiali. Il Barclays Global Aggregate Bond Index è già il punto di riferimento nel mercato del reddito fisso per molti dei nostri investitori istituzionali, che oggi potranno godere della consueta liquidità e trasparenza degli ETF."
Il db x-trackers II Barclays Global Aggregate Bond Index ETF OICVM ha un TER dello 0,3% annuo.

Fanno oggi il loro debutto su Borsa Italiana anche il db x-trackers iBoxx Sovereigns Eurozone Yield Plus UCITS ETF Interest Rate Hedged ed il db x-trackers II Markit iBoxx ABF Indonesia Government UCITS ETF, che replicano l’andamento dei titoli di Stato dell’Eurozona e dell’Indonesia rispettivamente.

Il primo ETF è costruito a partire dall’Indice composto da obbligazioni governative denominate in Euro, emesse dai cinque Paesi dell’Eurozona a maggior rendimento (Italia, Spagna, Belgio, Irlanda e Slovacchia), ed offre la copertura dai movimenti dei tassi di interesse. Le regole generali iBoxx escludono dall’indice obbligazioni emesse da entità alle quali è stato attribuito un giudizio inferiore a “investment grade”. L’indice è calcolato seguendo la metodologia “total return”: i pagamenti cedolari sono reinvestiti nell’indice.

“Il corrispondente ETF costruito sull'indice iBoxx Yield Plus, senza copertura del rischio tasso, vanta uno dei più alti tassi di raccolta in Europa nell'ambito degli ETF a reddito fisso, con oltre un miliardo e mezzo di patrimonio in meno di 2 anni - dichiara Mauro Giangrande Responsabile della Passive Distribution di DeAWM Italia - Un successo che dimostra il ritorno della fiducia degli investitori internazionali verso l’Europa e che ci rende ottimisti sulle future richieste anche di questo nuovo un ETF che offre il vantaggio aggiuntivo di proteggersi dall’aumento dei tassi”.

Il secondo ETF lanciato oggi sull’ETFplus segna un nuovo primato: si tratta del primo ETF in Europa a consentire l'accesso ai titoli di Stato emessi dal governo indonesiano in valuta locale, caratterizzati da vita residua di almeno un anno. Un’importante asset class che va ad arricchire la gamma di DeAWM, fra le più diversificate del mercato.

Il FMI chiede il taglio dei tassi

E-mail Stampa PDF

altChristine Lagarde, Direttore del Fondo Monetario Internazionale, ammonisce la Banca Centrale Europea invitandola ad agire contro il rischio di deflazione.
"La banca centrale dovrebbe tagliare aggressivamente i tassi di interesse" ha dichiarato Lagarde, aggiungendo che tale azione potrebbe "mitigare l'effetto di contrazione delle aspettative del settore privato sulla produzione e sui prezzi in un momento in cui la probabilità di cadere in una trappola di liquidità è alta"

La polemica tra Lagarde e Draghi, dunque, è aperta. Il presidente della BCE nelle scorse settimane si era detto ironicamente "riconoscente" per le raccomandazioni della Lagarde, evidentemente infastidito dall'ingerenza del FMI.
"Diciamo quello che riteniamo sia più appropriato dire" era stata la risposta giunta dall'altra parte.

Secondo il Fondo Monetario, infatti, la stabilità dei prezzi deve rimanere l'obiettivo primario della politica monetaria in quanto "un'inflazione stabile mantiene a produzione ad un livello efficiente"

 

Pagina 7 di 360