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20. luglio 2019

Ultimo aggiornamento11:23:59 AM GMT

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Interviste e news

Madame Nouy

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Madame Nouy!

S'impone perfino sulla Germania, madame Nouy. Dura come il diamante, la costringe a sottopore agli stress test anche le Landesbank (banche regionali tedesche - pubbliche e gestite con criteri "politici" - già chiaccherate per scarsa solidità e trasparenza...). 

Daniele Nouy è alla presidenza del Single Supervisory Mechanism che è la Vigilanza in seno alla BCE. In questi giorni, sta giudicando i 128 maggiori gruppi bancari europei, sotto il profilo della solidità patrimoniale rispetto agli standard minimi di sicurezza definiti sulla base degli accordi internazionali. Domani, 24 ottore, le banche avranno la loro "pagella" in via riservata. Domenica, 26 ottobre, chiuse le borse, sarà la stessa Madame Nouy, in conferenza stampa, a fornire l'elenco dei promossi e dei bocciati. I 128 gruppi esaminati raccolgono 1200 istituti di credito. Escluse dall'esame, in questa fase, altre 3700 banche di minori dimensioni ancora sottosposte alla vigilanza nazionale. Quando si parla di madame Nouy, si dice, tra l'altro, che sia incorruttibile, lontana dai riflettori e consapevole del rischio implicito nel conflitto di interessi tanto da evitarlo. Bella, intelligente, integerrima. Un monumento in onore della femminilità.

Tre temi per una crescita diversificata - Ecco perché lo scenario resta positivo

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altCon l’avvicinarsi del 4° trimestre, Michael Spinks e Philip Saunders, condirettori del team multi-asset di Investec Asset Management e cogestori del fondo Investec Diversified Growth, spiegano perché, secondo il loro team, le prospettive di crescita sono ancora positive e descrivono in che modo il portafoglio investe per cogliere rendimento in vista del prossimo anno.


La volatilità dei mercati complessivamente bassa offre ancora opportunità tematiche agli investitori pazienti. A nostro giudizio, il massimo potenziale di rendimento si trova ancora nei mercati azionari, con una preferenza regionale per il Giappone. Dopo cinque anni di rialzi, non va ancora molto di moda essere ottimisti sulle prospettive del mercato azionario. Comunque gli utili delle imprese si stanno stabilizzando dopo due anni di continue correzioni al ribasso, con la prospettiva di un miglioramento dei ricavi e condizioni in generale favorevoli per la crescita economica globale. In tale scenario, i nostri investimenti in questo momento si fondano su tre temi chiave:

1) Oltre le azioni: Diversificazione delle posizioni in un contesto di crescita positiva con l’introduzione in portafoglio di una gamma più ampia di strumenti con un elevato potenziale di crescita

Abbiamo ridotto la nostra posizione in azioni del 10% circa nel corso dell’ultimo anno nel tentativo di diversificare l'esposizione in considerazione delle dinamiche di crescita positive. Abbiamo infatti introdotto in portafoglio una gamma più ampia di strumenti growth, con un elevato potenziale di crescita, senza limitarci soltanto alle azioni. Tra l’altro, abbiamo investito in commodity e obbligazioni dei mercati emergenti. Le prospettive restano positive per il mercato azionario nel suo complesso, e la possibilità di cogliere queste opportunità ci consente di ottenere un rischio più equilibrato in portafoglio. Più recentemente abbiamo aumentato il peso delle azioni attraverso l’acquisto di opzioni call che ci consentiranno di partecipare al rialzo dei mercati azionari riducendo nel contempo le perdite in caso di bruschi tracolli.

2) Investimenti ponderati in strumenti alternativi

Ogni posizione che abbiamo assunto in strumenti alternativi ha una sua ragione specifica. Per esempio, abbiamo investito in modo selettivo in Palladium e in titoli di stato brasiliani, ma li consideriamo strumenti in grado di produrre rendimento in un contesto di crescita. Al contrario, le nostre posizioni in infrastrutture e nel settore della riassicurazione contro le calamità naturali servono a incrementare la diversificazione del portafoglio poiché normalmente si comportano in un modo molto diverso ma complementare rispetto a strumenti più "tradizionali".

3) Dove si trovano le migliori opportunità nel mercato obbligazionario?

In questo momento per investire nei mercati del reddito fisso è fondamentale adottare un approccio selettivo. Ci siamo concentrati innanzi tutto sulle strategie storicamente più difensive nel mercato obbligazionario, conservando le posizioni in titoli di stato core nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Riteniamo che servano a equilibrare il rischio in portafoglio, producendo comunque un reddito (seppur modesto). Tra le strategie di credito, puntiamo in particolare su alcuni mercati emergenti come il Brasile. Abbiamo evitato il segmento high yield poiché le valutazioni ci sembrano costose e riteniamo che non possano remunerare sufficientemente l’investitore a causa della scarsa liquidità del mercato e del deterioramento della qualità delle emissioni.
 

Semestre positivo per il risparmio gestito

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altIl risparmio gestito non subisce la crisi. La raccolta netta del primo semestre del 2014 si è attestata a 62,6 miliardi di euro, con 1.460 miliardi di patrimonio.

I risparmiatori italiani, dunque, continuano ad accordare fiducia all’industria dell’asset management del nostro Paese.

Nel solo mese di giugno il saldo è stato di 13,8 miliardi di euro, il doppio rispetto al mese precedente quando i gestori avevano incassato solo 7,1 miliardi.

Secondo i dati diffusi da Assogestioni al 30 giugno gli asset investiti in gestioni collettive erano pari a 664 miliardi di euro.

I fondi aperti hanno raccolto 18,2 miliardi nell’ultimo trimestre. A performare meglio sono stati i prodotti Flessibili, con 11,1 miliardi, gli Obbligazionari con 4,7 miliardi e i Bilanciati con 2,6 miliardi.

Il bilancio mensile è stato positivo anche per gli azionari che hanno raccolto 690 milioni.

Buoni risultati soprattutto per i prodotti italiani che hanno incassato a giugno ben 3,8 miliardi, superando gli esteri che ne hanno incassati 3,4 pur continuando a gestire la parte più grande degli investimenti in fondi comuni: il 69,7% dei 620 miliardi investiti in totale.

E’ facile intuire, leggendo questi numeri, che i risparmiatori non abbandonano la prudenza quando si tratta di scelte di portafoglio e tendono a scegliere i prodotti meno esposti alle fluttuazioni del mercato azionario.

Titoli biotecnologici ancora interessanti, afferma Evan Bauman di ClearBridge (gruppo Legg Mason)

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altIl settore delle Biotecnologie è ancora agli “albori” della crescita e continua a rappresentare un’interessante opportunità d’investimento nonostante la recente fiacchezza, dichiara Evan Bauman, co-manager del comparto da 2,9mld USD, il Legg Mason ClearBridge US Aggressive Growth Fund.

Bauman e il co-manager Richie Freeman, che da trent’anni investono con successo anche in titoli biotecnologici nella loro strategia, quest’anno hanno cercato di sfruttare il sell-off del settore per incrementare le posizioni nelle aziende preferite quali Biogen Idec e Amgen.

“Sovraponderiamo ancora il settore Salute, soprattutto le aziende biotecnologiche, attualmente negoziate a sconto, per la prima volta nella Storia, rispetto ai grandi nomi farmaceutici”, afferma Bauman.

“Il settore beneficia del consolidamento dovuto ai solidi bilanci. Se si osservano imprese come Biogen, si noterà che l’azienda ha immesso sul mercato farmaci per un valore di quattro miliardi di dollari. A nostro avviso, ci troviamo ancora nelle primissime fasi di crescita per questi titoli: ciò non significa che non sottoperformeranno mai ma possiamo sfruttare eventuali sell-off per colmare posizioni che consideriamo di lunghissimo periodo”.

Bauman e Freeman tendono a detenere i titoli nel lungo periodo, con una media di 17 anni ininterrotti: hanno infatti acquistato Amgen a metà degli anni ᾽80 e Biogen nel 1991.

Essenziale al loro approccio di stockpicking è l’individuazione di un mercato in cui ci siano ancora ampi margini d’azione, dove le imprese abbiano la possibilità di costruire forti barriere all’ingresso e generare una crescita secolare sostenibile – aziende spesso caratterizzate da un potenziale d’innovazione “dirompente”, soprattutto nelle aree d’elezione rappresentate da Biotecnologie e Information Technology.

I gestori privilegiano inoltre la qualità – ricercando free cashflow consistenti e livelli di debito trascurabili– e adottano un approccio più attento alle valorizzazioni rispetto alla maggior parte dei gestori “growth”.

“Quando acquistiamo una società, il nostro ideale è di tenerla in portafoglio per sempre”, sostiene Bauman. “Solo modifiche considerevoli nell’ambito della strategia o delle valorizzazioni ci spingerebbero a ipotizzarne la vendita. L’elemento determinante del turnover dei titoli detenuti è rappresentato dall’attività di M&A, con 56 acquisizioni avvenute dal lancio della strategia nel 1983”.

Bauman asserisce che le operazioni di M&A attualmente in corso restano un fattore positivo – sia per il comparto che per il mercato nel suo complesso– e si aspetta che l’attività si sposti verso settori come l’Energia e la Tecnologia, dopo diverse transazioni nei settori Media e Salute.

Criteri così rigorosi nella selezione dei titoli implicano la scarsa esposizione del fondo sulla maggior parte del mercato, con una ponderazione pari a zero nei Finanziari e trascurabile nei settori dei Consumi, nonché l’avversione a settori costosi come le Utility, surrogato del mercato obbligazionario.

“Abbiamo sempre ritenuto che sia impossibile battere il mercato se si adottano le sue stesse strategie”, ci dice Bauman. “Con i finanziari, ad esempio, le banche in questo momento non sono in grado di allocare liberamente i capitali e ciò significa che la loro crescita è depressa. Preferiamo concentrarci su aree anti-cicliche – Biogen, per esempio, non ha bisogno di un determinato tasso di espansione del PIL per proseguire con l’incremento degli utili ad un ritmo del 30%”.

Considerando che molti settori sono pienamente prezzati, Bauman e Freeman prevedono che il 2014 sarà un anno più volatile rispetto a quello scorso ed hanno lasciato accumulare la liquidità, seguendo la loro metodologia del Dollar Cost Averaging (DCA) per acquistare a intervalli regolari i titoli delle società favorite.

Solitamente aggiungono in portafoglio solo una o due partecipazioni l’anno e affermano che il 2014 potrebbe somigliare al 2000 in termini di stockpicking, con la comparsa di opportunità interessanti a seguito della correzione in aree sopravvalutate.

Una società inserita di recente in portafoglio è Nuance Communications, impegnata nella progettazione di servizi e soluzioni vocali e già leader nel settore, che i due gestori hanno seguito almeno per dieci anni prima di perfezionarne l’acquisto.
 

I tassi di usura frenano la ripresa?

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di Guido Colomba

alt(The Financial Review Anno 52 n.846) Chi frena la ripresa? Negli anni '70 quando la congiuntura economica rallentava si diceva "il cavallo non beve". Anche all'ultima assemblea dei banchieri italiani, il leit motiv è stato la carenza di domanda di credito giustificando così i dati di Banca d'Italia che attestano, a sette anni dal crack di Lehman Brothers, la diminuzione del credito (-4,5% rispetto ad un anno fa) ottenuto da famiglie e imprese italiane. Quale la causa? Perchè, secondo l'Abi, gli italiani non chiedono soldi (o ne chiedono di meno) alle banche? Per tirchieria, per un fattore psicologico o per altri motivi? La risposta strabiliante la si ottiene visitando il sito della Banca d'Italia dove appaiono i "tassi effettivi medi" validi per il periodo 1 luglio-30 settembre 2014. Ebbene per i crediti personali la soglia massima è il 19,26%, per la cessione del quinto dello stipendio (guarda caso tutte le principali banche invitano i proprio clienti a utilizzare questo canale di finanziamento) la soglia massima è pari al 19,23%. Tale soglia sale addirittura al 25,15% per il credito "revolving". Forse non se ne rendono conto ma questi sono tassi di usura. Nel frattempo le banche ottengono finanziamenti dalla Bce allo 0,15%. La cosa più risibile è che, dal 14 maggio 2011 (d.l. 70/2011), il governo dell'epoca è intervenuto per combattere i tassi di usura. Come? Riducendo la possibilità di incrementare il tasso effettivo medio del 25% anzichè del 50% precedentemente in vigore. Poi è calato il sipario. Vi è solo l'obbligo di non superare gli otto punti di differenza tra il tasso effettivo medio e il limite fissato dalla "soglia". Nel frattempo gli utili trimestrali delle banche sono in netta ripresa ove depurati dei crediti in sofferenza grazie ai finanziamenti della Bce impiegati nell'acquisto di titoli di Stato anziché nell’economia reale. Forse, il governo Renzi dovrebbe gettare uno sguardo a questa gravissima strozzatura del credito a danno delle famiglie e delle piccole imprese italiane. Un confronto con il costo del credito negli altri paesi occidentali (re: Ocse – scoreboard 2014) getta ulteriore discredito sull'assalto alla diligenza praticato dalle banche italiane con il beneplacito della Banca d'Italia (Vigilanza in primis). Se poi guardiamo agli emolumenti mensili dei dirigenti di via Nazionale e di quelli dei principali istituti di credito, diviene ancora più grave e inaccettabile la differenza tra i privilegi della casta bancaria e burocratica e il piccolo tax payer. Una situazione che frena la ripresa, riduce le opportunità di lavoro ed aumenta la fascia della quasi povertà denunciata dall'Istat.

 

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