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22. agosto 2019

Ultimo aggiornamento03:56:17 PM GMT

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Quotate e borsa

Vodafone vuole espandersi nel settore automotive

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altIl colosso internazionale delle telecomunicazioni sta dimostrando un forte interesse per un’azienda tutta italiana specializzata in servizi telematici ed eletronici per l’auto.

Vodafone, dunque, ha offerto 1,49 euro per azione, per un totale di 145 milioni di euro, per la varesina Cobra Automotive Technologies. N’offerts che rappresenta un premio del 51% rispetto al prezzo di chiusura del titolo di venerdì sera.

Ovviamente la notizia ha rappresentato un notevole boost per i titolo Cobra che ha guadagnato già in apertura di giornata il 49,24%.

Sembra che Vodafone abbia già raggiunto un accordo con Intek Group e Serafino Memmola, i maggiori azionisti di Cobra che rappresentano complessivamente il 73,96% della società e che porteranno in adesione tutte all’offerta della società britannica tutte le azioni da loro possedute.

Affinché l’accordo sia valido Vodafone dovrà detenere almeno il 95% del capitale di Cobra e l’acquisizione, che dovrebbe essere portata a termine nel terzo trimestre dell’anno, dovrà essere approvata dalle autorità competenti.

Vodafone sembra interessata a Cobra, che nel primo trimestre dell’anno ha registrato ricavi per 36,6 milioni di euro, perché vuole muoversi verso le tecnologie per le connected cars, su cui stanno scommettendo anche altri colossi della tecnoloia, primo tra tutti Apple.

Una nota diffusa dalla stessa Vodafone specifica che “l’acquisizione di Cobra è in linea con la strategia di Vodafone di espandere la propria capacità machine-to-machine oltre la connettività”

“Abbiamo in programma di investire nel business per offrire ai nostri clienti una gamma completa di servizi telematici” ha affermato Erik Brenneis, direttore del M2M (Machine – to – Machine) di Vodafone.

FinecoBank lancia l’App di MoneyMap, il bilancio familiare a portata di tag

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altFinecoBank, la banca diretta multicanale del gruppo UniCredit, conferma il suo impegno nel


creare servizi sempre innovativi e facili da usare con il lancio della nuova App di MoneyMap per
iPhone e smartphone Android.

Si tratta di una novità assoluta per i clienti Fineco e il panorama italiano, essendo il primo
servizio di Bilancio Familiare automatico e integrato con i movimenti del conto corrente
sviluppato e pensato per il mondo App.

Tutti i servizi di MoneyMap diventano subito disponibili anche in mobilità, permettendo così un
controllo ancora più veloce e semplice del proprio conto e dei propri risparmi. I clienti Fineco
potranno ad esempio categorizzare in ogni momento le spese effettuate, visualizzare il proprio
livello di risparmio e la vicinanza con le soglie di budget determinate, anche già al momento in
cui effettuano le loro spese.

A questo si aggiunge il vero valore aggiunto della nuova applicazione: le modalità di
visualizzazione e l'usabilità sono infatti state appositamente pensate per sfruttare al meglio
tutte le potenzialità del mondo App.

La nuova App prevede inoltre alcuni servizi del tutto nuovi, come la possibilità di assegnare un
promemoria e un tag a ogni spesa, di localizzare in automatico una spesa direttamente dal Gps
dello smartphone, di scattare una foto dello scontrino o del prodotto e abbinarlo alla singola
spesa.

MoneyMap App e web sono sincronizzati in automatico, permettendo al cliente di avere sempre
tutto sotto controllo e a portata di mano, nella massima sicurezza. 

Borse sopravvalutate. Cresce il rischio di un nuovo crac

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di Mario Lettieri, Sottosegretario all'Economia del Governo Prodi e Paolo Raimondi, Economista

altLa grande finanza internazionale si affanna ad interpretare le future mosse di politica monetaria della Bce. Secondo molti “analisti-indovini”, il governatore Mario Draghi nella sua ultima conferenza stampa mensile avrebbe fatto capire che forse a giugno abbasserà ulteriormente il tasso di interesse. Attualmente è fissato a 0,5%.

Probabilmente, come in più occasioni evidenziato anche da noi, sotto la pressione della Federal Reserve e di certi settori del mercato, Francoforte potrebbe anche lanciare una specie di quantitative easing - acquisto di titoli stampando soldi - per far salire il tasso di inflazione.

La Fed da tempo sta “attaccando” l’Unione europea, il sistema dell’euro e la Bce la cui politica sarebbe responsabile del rischio di deflazione, che si verifica, come è noto, quando la recessione economica, combinata con la caduta della domanda, fa scendere i prezzi. Di conseguenza l’”inflazione negativa” rende anche difficile l’abbattimento dei livelli del debito pubblico.

Mentre si chiede all’Europa di aprire i rubinetti della liquidità da far rifluire nel settore bancario e nel mercato, negli Stati Uniti però molti suonano l’allarme di possibili nuove bolle a Wall Street.

Infatti, poco dopo l’esplosione della crisi del 2008, a seguito delle ingenti immissioni di liquidità a beneficio più della finanza e delle banche che di una genuina ripresa produttiva, il mercato azionario ha registrato un continuo e progressivo boom.

L’andamento dell’economia, invece, per cinque anni è stato di una lentezza esasperante. Dal 2009 al 2012 il valore di un investimento nell’indice azionario Standard & Poor 500 si è raddoppiato e nel 2013 è cresciuto di un altro 18%.

Tale dirompente crescita del valore dei titoli quotati a Wall Street è sproporzionata rispetto all’andamento dei profitti delle corporation sottostanti. Secondo certi studi, simili grandi squilibri, misurati nel periodo di circa 10 anni, si sarebbero verificati altre tre volte negli ultimi cento anni: negli anni venti, verso la fine degli anni novanta e prima del crac del 2007.

L’economia americana di oggi sembra costruita apposta per far crescere i valori dei titoli a Wall Street. I tassi di interesse sono mantenuti bassi da una debolissima crescita economica. Contemporaneamente si riducono i costi delle industrie e si fanno sembrare più appetibili i titoli azionari rispetto ad altri investimenti più sicuri ma meno redditizi. E’ un trend già visibile anche in molti Paesi dell’Ue.

Nonostante un andamento più che mediocre dell’economia, i livelli di profitto delle corporation americane sono relativamente alti, soprattutto per il fatto che esse controllano rigidamente il lavoro e riescono a comprimere i livelli dei salari.

Il prolungato boom della borsa ha sempre avuto molte spiegazioni e giustificazioni ma i precedenti storici non sono tranquillizzanti.

Uno dei parametri più realistici per studiare le fasi di boom-bust (espansione e frenata) delle borse è quello che misura per un periodo di 5-10 anni il rapporto tra il prezzo del titolo azionario rispetto al tasso di profitto della corporation cui è legato.

E’ statisticamente dimostrato che, quando tale rapporto raggiunge per un lungo periodo la soglia di 25, si è alla vigilia di un nuovo crac delle borse. Nel 1871, ad esempio, il tasso di 25 a 1 tra il valore dei titoli azionali e i profitti delle corporation sottostanti, mantenuto mediamente per 5 anni consecutivi, portò a un calo della borsa del 12%.

Riteniamo che tali questioni e prospettive vadano opportunamente valutate in un momento in cui il mondo della finanza e della comunicazione da essa controllata sta spingendo l’Europa sulla strada della Fed.

Qualche settimana fa il Tesoro americano e la Fed hanno accusato l’Europa, ed in particolare la Germania, di essere responsabili del rischio di deflazione. Le autorità monetarie americane, quindi, chiedono alla Germania di aumentare non solo i consumi ma anche la liquidità circolante. La Bundesbank ha rigettato le accuse come infondate.

Certo è vero che la stagnazione economica in Europa, non solo in Italia, si protrae da troppo tempo ed è ora che anche la Germania, insieme ai partner europei, si convinca a sostenere, oltre al fiscal pact, anche un forte programma di sviluppo infrastrutturale, tecnologico e occupazionale per far ripartire l’economia dell’intera Unione.  

Bpm, chiuso l’aumento di capitale

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di Stefania Bernardini

altL’aumento di capitale di 500 milioni di euro della Banca Popolare di Milano si  concluso con sottoscrizioni pari al 99,48% del totale delle nuove azioni offerte.

Il controvalore è di 497,15 milioni. Ne deriva che, al termine del periodo di offerta, risultano non esercitati 16,7 milioni di diritti che danno diritto alla sottoscrizione di nuove azioni per un valore di 2,58 milioni di euro.

In Borsa, salvo chiusura anticipata, i diritti non esercitati saranno offerti nelle sedute del 27,28,29,30 maggio e 2 giugno.

Il consigliere delegato Bpm, Giuseppe Castagna, ha commentato l’esito della trattativa descrivendosi “orgoglioso di questo risultato che dimostra la fiducia che abbiamo raccolto sui mercati in questi mesi”.

Privatizzazioni: si inizia con Poste ed Enav

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altL'Italia inizia a muovere i primi passi verso le privatizzazioni di cui si è tanto parlato durante gli ultimi Governi.


Le prime ad avventurarsi sono Enav (Ente Nazionale Assistenza Volo) e Poste Italiane che correranno verso la quotazione in Borsa probabilmente entro quest'anno.


L'approvazione definitiva dei due Dpcm, che nelle settimane passate avevano già ricevuto il parere positivo delle commissioni parlamentari competenti, era l'ultimo passo necessario per compiere l'iter legislativo che autorizza la cessione delle quote di minoranza delle due società.


Un iter iniziato il 24 gennaio scorso con il Governo Letta che, secondo quanto spiegato dall'allora Ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, porterebbe alla vendita fino al 40% delle azioni delle Poste e fino al 49% delle azioni di Enava, fruttando allo Stato fino a 5,8 miliardi di euro.


La strada della quotazione in Borsa sembra essere preferita per entrambe le società che, con tutta probabilità, si presenteranno sul mercato con un'offertadi vendita rivolta ai risparmiatori italiani.
 

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