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17. giugno 2019

Ultimo aggiornamento11:23:59 AM GMT

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Quotate e borsa

In Italia salgono le immatricolazoni di auto

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altNel mese di aprile appena trascorso la Motorizzazione italiana ha immatricolato ben 119.099 autovetture con un incremento dell' 1,94% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.


I passaggi di proprietà, con relative vendite di auto usate, sono stati 357.966, con una crescita tendenziale del 5,12%.
Secondo i dati diffusi dal Ministero dei Trasporti, dall'inizio del 2014 sono state immatricolate in totale 496.318 automobili, il 5,01% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Anche Fiat Chrysler Automobiles può gioire di quest'andamento, la quota della multinazionale dell'auto guidata da Marchionne, infatti, è salita ad aprile dal 29,04% rispetto al 28,1% del mese di marzo.

L'anno scorso, però, le cose sembravano andare meglio per la Fiat, che ad aprile 2013 aveva venduto l'1,7% in più rispetto all'anno corrente.

Dal Lingotto commentano che il calo "comprende anche quella quota di clienti che avrebbero voluto prendere vetture a metano o gpl del Gruppo ma che, alla notizia degli eco incentivi destinati soprattutto a queste vetture, hanno preferito rimandare l'acquisto, penalizzando cosi' il risultato finale di Fiat Chrysler Automobiles".
In totale nel progressivo annuo le registrazioni di Fiat Chrysler Automobiles sono state oltre 140.000, per una quota del 28,3 per cento.
Le vetture del gruppo Fiat hanno performato molto bene nei relativi segmenti di mercato, la Panda è risultata prima con il 37,5% del mercato di riferimento, bene anche la 500L e la Freemont, rispettivamente al 60,4% e al 25%.
Federauto, però, mette in guardia: senza gli interventi giusti “i modesti rimbalzi positivi” del mercato potrebbero essere frenati.  

MPS: convocata l'assemblea dei soci

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altInizio di settimana complicato per Monte dei Paschi di Siena con ben due convocazioni dell'assemblea dei soci per approvare il bilancio 2013 chiuso con ben 1,43 miliardi di debito.

L'assemblea è chiamata anche a decidere sulle modifiche statuarie che riguardano quote di genere e amministratori indipendenti.

E' la prima convocazione dopo le compravendite di marzo e per Mps è l'occasione per pesare i nuovi equilibri societari con tre novità importanti: Blackrock che partecipa al 3,2% del capitale, Fintech col 4,5% e Btg Pactual col 2%. Il duo Finteg Btg ha stretto con Antonella Mansi un patto sul 9% del capitale che potrebbe garantirgli la maggioranza in cda, attualmente guidato da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola.

Molto probabilmente l'assemblea riuscirà ad arrivare ad un risultato solo nella seconda giornata di convocazione, per la prima, infatti, era necessario un quorum 50,1% del capitale.

Per il prossimo maggio, invece, è attesa l'approvazione di aumento di capitale fino ad un massimo di 5 miliardi proposto dal consiglio di amministrazione della banca.

Banche: chiuderanno 1500 sportelli

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altLa crisi colpisce anche le banche e, in particolare, i bancari che lavorano agli sportelli delle filiali disseminate nel nostro paese. 
 
Nei prossimi anni è prevista una riduzione di circa 1500 sportelli tra i maggiori istituti bancari.
Le banche più grandi hanno ridotto il personale a favore di un potenziamento delle tecnologie e delle banche online. Istituti come Unicredit, Intesa e Monte dei Paschi hanno rilevato un cambiamento nelle operazioni eseguite dai clienti allo sportello e hanno notato una ricerca sempre maggiore di consulenza da parte degli operatori.
 
Da oggi al 2017 Intesa San Paolo prevede di passare da 4.100 a 3.300 sportelli mentre Unicredit chiuderà 500 sportelli fino al 2018.
 
La riduzione degli sportelli è iniziata già nel 2007 e fino ad oggi secondo i dati diffusi dalla Banca d'Italia sono stati già 800 gli sportelli che hanno chiuso i battenti e si è passati dai 32.700 ai 31.900.

Buy back per Ternienergia

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altIl Cda di Ternienergia, società attiva nel campo delle energie rinnovabili, ha presentato in questi giorni un piano di buyback dando al Presidente e Amministratore Delegato, Stefano Neri, l'incarico di convocare l'assemblea degli azionisti per deliberare in merito.

Secondo una nota diffusa dalla stessa società, la proposta, che dovrebbe valere 18 mesi, sarebbe relativa ad un massimo di 2.656.720 azioni, per un totale del 6% del capitale sociale.

Attualmente, infatti, Ternienergia non detiene azioni proprie. Con il buyback la società offrirà ai propri azionisti un ulteriore strumento di monetizzazione del proprio investimento sul medio e lungo termine contribuendo a contenere i movimenti anomali delle quotazioni e regolarizzare l'andamento delle negoziazioni.
Il corrispettivo unitario per singola azione dovrà essere pari al 10% del prezzo di riferimento registrato dal titolo nella seduta di Borsa precedente ad ogni acquisto.

Tutto ciò mentre il mercato delle rinnovabili continua a crescere. Secondo la Iea, Agenzia Internazionale per l'Energia, nel 2018 il 25% della produzione mondiale di elettricità deriverà da fonti verdi tre cui l'eolico, il solare e le biomasse. L'Italia è uno dei Paesi più virtuosi d'Europa sotto questo punto di vista e si posiziona al terzo posto per produzione di energia da fonti rinnovabili.
 

Crt, i risultati e il nuovo assetto

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altUn risultato che lascia perplessi quello portato a casa da Fondazione Crt lo scorso anno. La società azionista di Unicredit, infatti, ha chiuso il 2013 con ben 42 milioni di avanzo in crescita, circa 30 milioni in più rispetto allo scorso anno.

Secondo una nota diffusa dallo stesso ente, tal numeri risentono “ancora del notevole sostegno patrimoniale fornito negli ultimi anni ad Unicredit”. Sarebbe proprio “l'azione di risanamento dichiarata da Unicredit – prosegue la stessa nota – che ha condotto a risultai negativi nel 2013 con effetti penalizzanti sui flussi reddituali della fondazione”.

Sono stati 41 i milioni messi a disposizione lo scorso anno da Crt per il sostegno al territorio mentre i pagamenti per interventi istituzionali avrebbero pesato per 74 milioni.

A fine anno il patrimonio netto è cresciuto da 1,9 miliardi ai 2,1 miliardi e il totale degli investimenti a valori di mercato supera i 3 miliardi mentre era di 2,4 miliardi nel 2012.

Intanto si vocifera dalla possibilità che le valutazioni avviate dalla Fondazione sulle sue partecipazioni potrebbero portare, di qui a un anno, ad un ridimensionamento del peso di Unicredit a favore di Generali, forse proprio in conseguenza del mutamento degli assetti azionari all'interno della stessa Unicredit.

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