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18. ottobre 2018

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Non solo finanza

I GAS DI SCARICO? LUCART LI UTILIZZA COME ENERGIA TERMICA PER ASCIUGARE LA CARTA

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Grazie al nuovo impianto di asciugatura della carta, in un anno, 18% in meno di Co2 emessa in atmosfera e  3.500.000 Smc di metano in meno consumati

18% in meno di CO2 emessa in atmosfera e 3.500.000 Smc di metano in meno consumati. Questi gli obiettivi del primo “Impianto di Cogenerazione con EcoRecupero Integrato”, inaugurato da Lucart nello stabilimento a Castelnuovo di Garfagnana (LU), pari a un investimento di oltre 3 milioni di euro.

La rivoluzionaria tecnologia, la prima di questo tipo in Italia su un impianto già esistente, permetterà di inviare i fumi della Turbogas nella cappe di asciugatura del foglio di carta in sostituzione dei tradizionali bruciatori a metano, evitando l’immissione in atmosfera di ossidi di azoto (NOx) per un quantitativo pari a circa 3,5 t in meno l’anno.

Il sistema di asciugatura sostenibile ed ecocompatibile, messo a punto da Lucart con la collaborazione di Valmet Spa, leader mondiale nello sviluppo e nella fornitura di tecnologie, automazione e servizi per le industrie della carta, utilizza l’energia termica dei gas caldi di scarico evitando l’afflusso di gas metano ai tradizionali bruciatori, con un conseguente miglioramento del rendimento complessivo dell’impianto. L’innovativa scelta ha richiesto oltre 25.000 ore di lavoro e l’utilizzo delle più moderne tecniche di progettazione.
 “Con questo nuovo progetto intendiamo confermare il nostro impegno verso un modello di sviluppo economico innovativo, eco-sostenibile e quindi più competitivo. Nel prossimo futuro valuteremo l’applicazione di questa complessa tecnologia anche ad altri impianti, pur consapevoli che le difficoltà tecniche da superare sono molte” afferma Massimo Pasquini, Amministratore Delegato di Lucart Group – “L’innovativa tecnologia si va ad aggiungere agli investimenti in mobilità sostenibile che in un anno eviteranno 2500 tir sulle strade e ridurranno del 75% la Co2 emessa in atmosfera”. – “Mi fa altrettanto piacere cogliere l’occasione per ricordare che, dal 2012, anno in cui è stato acquisito lo stabilimento di Castelnuovo, abbiamo investito oltre 15 milioni di euro nel miglioramento dello stesso. A questo percorso vanno aggiunti l’energia e l’impegno profusi nel rilancio della nota brand Tenderly: in un settore che nel corso del 2014 ha vissuto un trend a valore negativo, Tenderly si è affermata in forte controtendenza, registrando un incremento di circa il  10%. La direzione dell’impegno e della crescita nel pieno rispetto dell’ambiente è quella che abbiamo intrapreso e che abbiamo tutta l’intenzione di continuare a percorre insieme”.

2007 - 2014 LA SCIVOLATA DEI CANONI DI LOCAZIONE

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A cura di: Ufficio Studi TECNOCASA

Il 2007 chiude con una stabilità dei canoni di locazione, ma in svariate grandi città si hanno valori al ribasso. I proprietari iniziano a stabilizzare o ribassare i canoni di locazione per fidelizzare l'inquilino puntuale nei pagamenti. Il 2008 è l'anno in cui i canoni di locazione hanno registrato un ribasso generalizzato; e' l'anno in cui la stretta creditizia inizia a rallentare il mercato delle transazioni immobiliari, determinando un aumento di domanda di immobili in affitto. Nonostante questo i canoni diminuiscono perché c'è ancora tanta offerta sul mercato e perché i proprietari sono propensi a ribassarli.  Si intravede un altro cambiamento: i potenziali inquilini sono sempre più attenti alla qualità dell'immobile da affittare, prediligendo quelli in buono stato e quelli ben arredati. Questo grazie anche all'abbondante offerta immobiliare presente sul mercato.

Il 2009 è l'anno della conferma delle tendenze finora descritte.

Nel 2010 in alcune grandi città l'aumento della domanda si fa sentire sui valori, stabilizzandoli. I proprietari delle abitazioni diventano selettivi nella scelta dell'inquilino, temono eventuali morosità.  Questa tendenza continuerà anche nel 2011 e nel 2012. Nel 2013 i canoni di locazione si abbassano ulteriormente e si segnala una diminuzione dei valori del 2,1%. Le motivazioni si racchiudono in un aumento dell'offerta immobiliare, nella diminuita disponibilità di spesa dei potenziali acquirenti e nella volontà dei proprietari di andare incontro agli inquilini "affidabili" ribassando i canoni di locazione. Aumenta la rigidità da parte dei proprietari ad affittare l'immobile e desiderano sempre più garanzie. Nel 2014 i canoni di locazione sono ancora in discesa a causa della diminuita disponibilità di spesa dei potenziali inquilini e dall'aumentata offerta sul mercato di immobili in affitto. Il secondo semestre vede un lieve rialzo dei canoni di locazione in alcune aree delle grandi città. La maggioranza di coloro che cerca casa in affitto lo fa per trovare l'abitazione principale, insieme a chi si trasferisce per lavoro e per motivi di studio. Il contratto più praticato è quello a canone libero, ma aumenta l'appeal del contratto a canone concordato grazie anche alla cedolare secca agevolata. In alcune città come Verona e Bologna prevale sulle altre tipologie immobiliari. Le tipologie più affittate sono il bilocale e il trilocale.

 

AMATA GRECIA SOFFERENTE

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L'amore per la Grecia è dentro e fuori i confini della terra ellenica. Così come i  dubbi sulla qualità delle scelte della TROIKA e del FMI.

Nella foto accanto, una scritta su un muro del centro di Berlino. Anche tra i tedesci c'è sostegno per le posizioni di Varoufakis.

La battaglia di Tsipras ci riguarda tutti
di Thomas Fazi  - da: http://sbilanciamoci.info/

La battaglia di Syriza riguarda soprattutto gli impossibili obiettivi del Fiscal Compact in termini di avanzi primari. Un problema che riguarda anche l’Italia
 
Per capire perché la battaglia del nuovo governo greco di Alexis Tsipras riguarda tutti i cittadini europei – e in particolare quelli della periferia – dobbiamo innanzitutto tenere a mente che la rinegoziazione del debito non è per Syriza un fine a sé stante, combattuto in nome di un astratto principio di giustizia economica, ma piuttosto un mezzo per realizzare un obiettivo molto preciso: la riduzione dell’avanzo primario dal 4-5% richiesto dalla troika (oggi è intorno al 3%) all’1-1.5% del Pil. Per avanzo primario si intende un bilancio pubblico in positivo, esclusa la spesa per interessi sul debito pubblico: sostanzialmente vuol dire che le entrate (le tasse) superano le uscite (la spesa pubblica). Il motivo per cui un governo sceglie di perseguire un avanzo primario è solitamente quello di destinare il surplus di entrate al pagamento degli interessi sul debito, nella speranza di ridurre un po’ alla volta lo stock di debito.

Nel caso della Grecia questi interessi si aggirano intorno al 4% del Pil, a cui bisogna aggiungere gli obiettivi di riduzione del debito previsti dal Fiscal Compact (1/20esimo l’anno della porzione eccedente il 60% del Pil): considerando che la Grecia ha un rapporto debito/Pil pari al 177% si fa presto ad arrivare all’avanzo primario del 4-5% fissato dalla troika per la Grecia, che nel giro di un paio di anni dovrebbe salire addirittura al 7% (almeno fino al 2030). Se così non fosse, e senza una riduzione della spesa annuale per interessi – che è quello che chiede Syriza, attraverso una ricontrattazione del debito –, l’unica alternativa sarebbe quella di indebitarsi ulteriormente per continuare a ripagare gli interessi sul debito pregresso – che, in sostanza, è quello che vorrebbero la Germania e l’Eurogruppo, e che la Grecia si rifiuta di fare (“perché sarebbe come consigliare a un amico di farsi una seconda carta di credito per ripagare i debiti contratti con la prima carta di credito”, ha dichiarato Varoufakis).

E allora perché non fare come dice la troika e cercare di aumentare ulteriormente l’avanzo primario? Perché non potrà mai funzionare. Né dal punto di vista politico e sociale – la Grecia è già stremata da anni di brutali misure di austerità, e un incremento dell’avanzo primario potrebbe solo essere raggiunto attraverso ulteriori tagli alla spesa pubblica e/o aumenti di tasse, e dunque attraverso ulteriori misure di austerità –, né dal punto di vista economico: accumulare ampi avanzi primari è infatti considerato intrinsecamente recessivo, in quanto di fatto consiste nel sottrarre risorse all’economia reale per destinarle ai creditori, nazionali ed esteri (o, per dirla diversamente, nel sottrarre denaro ai più per alimentare le rendite di pochi). Se poi questa politica viene praticata in un contesto come quello europeo – di bassa inflazione (come quello che registra l’Italia) o addirittura di deflazione (come quello che registra la Grecia) e in assenza di una banca centrale in grado di agire da prestatrice di ultima istanza e di intervenire sui mercati sovrani per calmierare i tassi di interesse (e senza chiedere misure di austerità in cambio) – è puro masochismo, in quanto si può “consolidare” quanto si vuole, ma il debito continuerà inevitabilmente a salire sia in termini reali, a causa dell’effetto recessivo-deflattivo del cosiddetto moltiplicatore fiscale (ulteriormente esacerbato dalle misure di austerità), sia in termini assoluti, perché molti stati non sono in grado di accumulare avanzi primari sufficienti a far fronte agli interessi, e sono dunque costretti a indebitarsi ulteriormente solo per ripagare gli interessi sul debito pregresso (anche se con l’entrata in vigore del Fiscal Compact, che impone il pareggio di bilancio strutturale, questa strada in teoria non è più percorribile). E infatti, a fronte di alcune delle misure di austerità più estreme mai sperimentate in Occidente, nella maggior parte dei paesi dell’eurozona (soprattutto quelli della periferia) il debito continua a lievitare a ritmi vertiginosi.

Questo non è un problema che riguarda solo la Grecia, infatti: in tutti i paesi della periferia la spesa per interessi si aggira tra il 3.5 il 5% del Pil. Il caso dell’Italia è paradigmatico: nonostante il paese registri un avanzo primario fin dai primi anni novanta, il nostro debito pubblico è continuato a salire unicamente a causa della spesa per interessi – che oggi si aggira intorno al 4.5% del Pil, pari a poco meno di 80 miliardi l’anno – per poi esplodere negli ultimi anni. Ora, in base al duplice obiettivo del Fiscal Compact – pareggio di bilancio strutturale e riduzione del debito –, questi paesi dovrebbero mantenere da qui al 2030 avanzi primari da capogiro, come si può vedere nel seguente grafico: 7% in Grecia, 6.5% in Italia, 5.5% in Portogallo, 3.5% in Spagna.

Si tratta di una strada palesemente insostenibile – e che infatti non ha precedenti nella storia – sia dal punto di vista economico che dal punto di vista politico e sociale, per l’entità dei tagli alla spesa pubblica o dell’imposizione fiscale che essa comporterebbe: se consideriamo che lo stimolo fiscale implementato da Obama nel 2009 ammontava al 5.5% del Pil e che il New Deal di Roosevelt era pari al 5.9% del Pil, un avanzo primario delle dimensioni previste dal Fiscal Compact equivarrebbe per molti paesi a una sorta di anti-New Deal praticato ogni anno per i prossimi quindici anni (almeno). Una follia.

Ecco perché la battaglia di Syriza – che riguarda non tanto il debito pubblico in sé quanto le assurde imposizioni del Fiscal Compact in termini di avanzi primari – riguarda tutti i paesi della periferia. E soprattutto l’Italia.

 

BORILE MOCICLETTE SALUTA CARLO BASSI

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Per ripartire più forte di prima. Nel suo nome
 di Edoardo Varini per la Borile.

Due notizie per i lettori e per gli affezionati clienti della Borile. Una è senz'altro la più brutta che potessimo darvi: nella notte di domenica scorsa, 26 aprile, è morto Carlo Bassi, azionista di Borile, l'imprenditore capace di dare nuova linfa e sostanza a un marchio cui il genio meccanico di Umberto Borile aveva già donato un'identità e un blasone. Ma che mancava di quella visione aziendale che sola può consentire la sopravvivenza e lo sviluppo di una realtà produttiva nel difficilissimo mercato motociclistico mondiale.  L'altra notizia è per noi la più bella: che questo marchio sarà la bandiera sotto cui le competenze e le capacità di tutti coloro che lavorano per l'azienda, ad iniziare dal figlio di Carlo, Alberto, Amministratore delegato, e dal suo Presidente, Umberto Borile, seguiteranno a pensare moto, a realizzare moto, a comunicare e vendere moto come e più di prima. Appresa la notizia, lo sgomento. La chiusura per il giorno di lutto del nuovo stabilimento di Cinisello Balsamo, alle porte di Milano. Poi una sola idea, quella del solo modo di onorare chi in questa azienda motociclistica ha creduto almeno quanto il suo fondatore Umberto: Carlo Bassi.  Quel solo modo è continuare a produrre motociclette italiane di qualità. Non accontentandosi mai. Febbrilmente. Perché è così che si vive la moto quando se ne ha la passione. Nei telai, nei motori, nelle cromature, nelle linee, nell'efficienza, nell'originalità del minimo dettaglio.  Ma questa newsletter non voleva raccontarvi le motociclette Borile, di cui ormai tutto il mondo parla.  Voleva soltanto dirvi che dovete aspettarvi da noi il massimo. Perché lo avrete.

ENJORE PIATTAFORMA DIGITALE GRATUITA PER CAMPIONATI SPORTIVI ON LINE

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NICOLA TARANTOEnjore, nuovi finanziamenti per nuovi progetti di sviluppo

L’operazione del valore di 500mila Euro porterà allo sviluppo della parte mobile della piattaforma per la gestione di campionati sportivi online e alla diffusione in Italia e Nord Europa, oltre all’apertura di una sede commerciale a Genova.

28 aprile 2015 - Enjore, la piattaforma digitale gratuita che permette di gestire tornei sportivi, di videogame e di giochi in modo professionale, ha appena ottenuto un equity investment da Ligurcapital Spa, fondo di capitale di rischio della Regione Liguria, e da un gruppo di Business Angel, costituito da manager di grandi aziende con esperienza internazionale. Il valore complessivo dell’operazione è pari a 500mila Euro.

L'investimento permetterà a Enjore di sviluppare la parte mobile della piattaforma che, nata nel 2013, oggi conta circa 70mila utenti registrati, 1.500 organizzatori attivi di tornei e 300mila visite al mese tra web e app. "Muoveremo i prossimi passi per migliorare prima di tutto la user experience da parte degli utenti su tablet e smartphone e per aggiungere una serie di funzionalità per gli organizzatori che avranno modo di gestire intere competizioni direttamente dai campi da gioco”, dice Nicola Taranto, CEO di Enjore che aggiunge: “All'attuale versione gratuita di Enjore affiancheremo un pacchetto di servizi premium per gli organizzatori più esigenti e di dimensioni medio-grandi”. Inoltre, tra gli obiettivi principali c’è il consolidamento della leadership in Italia, dove è stato aperto un nuovo ufficio commerciale a Genova che si aggiunge alla sede principale situata a Capurso, in provincia di Bari, e il potenziamento della presenza in Nord Europa, considerando che oggi Enjore è già diffuso in Spagna, Inghilterra e Bulgaria.

A guidare la società Nicola Taranto, fondatore e CEO, e Luca Carollo (COO e co-fondatore). Advisor è Luca Colombo, country manager di Facebook Italia. Infine, nel management entrano alcune nuove figure di esperienza internazionale. 

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