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12. dicembre 2018

Ultimo aggiornamento11:23:59 AM GMT

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PMI e dintorni

La crisi dell Pmi

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altIl 2013 è stato l'anno della debacle delle pmi italiane. In 12 mesi sono stati oltre 10mila I piccoli imprenditori che hanno dichiarato il fallimento, un intero tessuto economico, sociale e produttivo in ginocchio.
"Il saldo tra iscrizioni e cessazioni nel sistema nazionale di micro, piccola e media impresa è stato il peggiore degli ultimi anni" ha scritto Giuseppe Tripoli, garante delle Pmi, nella relazione annuale inviata al presidente del consiglio.


Lo scorso anno a fronte di 1035 imprese nate al giorno, ben 1018 hanno terminato l'attività. Un bilancio davvero pesante, che risente dei maggiori costi per logistica, trasporti ed energia per le imprese italiane rispetto alla media degli altri Paesi europei. Anche l'accesso al credito, secondo il Garante, costerebbe alle pmi nostrane ben 160% in più rispetto ad una equivalente impresa tedesca o francese. Condizioni estremamente sfavorevoli in un mercato fortemente competitivo come quello attuale.
Se si considera il periodo più ampio, dal 2008 al 2013, sono state oltre 2,1 milioni le imprese che hanno chiuso i battenti. "La lunga recessione ha portato ad una lenta trasformazione del tessuto imprenditoriale del Paese" spiega Tripoli.

Il risultato è che il made in Italy, orgoglio dello Stivale nel mondo, se ne esce piegato.
Dati preoccupanti se si pensa che nelle micro pmi italiane trova impiego l'81% dei lavoratori.

 

Startup che passione

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altIn ogni angolo, ormai da un po' di tempo, si sente parlare di “digital disruption”, rivoluzione delle startup e tutto ciò che sembra aver portato, attraverso il digitale, ad un cambiamento nell'economia e nel mercato del lavoro italiani.

Che si tratti di un cambiamento a livello globale è ormai chiaro, ciò che non è ancora chiaro è quanto e come questi cambiamenti incideranno sul lungo periodo.

Anche in Italia, però, il fronte delle startup sta diventando sempre più compatto e anche i grandi player dell'economia si stanno interessando.
Telecom Italia già dal 2009 finanzia le startup col programma Working Capital accelerator che ha assegnato 109 grant ad un totale di 70 startup tra accelerate, finanziate e preincubate.
Ora la stessa Telecom ha deciso di impegnarsi ulteriormente sul fronte dei finanziamenti con un altro programma, Corporare Venture Capital, investendo 4,5 milioni per i prossimi tre anni in investimenti seed, cioè con immissione diretta di capitali in imprese innovative che siano in linea col proprio business.
Gli investimenti andranno dai 100 ai 500 milioni di euro in opzioni o equity per le giovani imprese tecnologiche.

Ma non ci sono solo gli investimenti di Telecom. Che Banca! Da sei anni ormai si dedica allo sviluppo delle imprese innovative italiane e ora lancia “Grand Prix”, il primo contest-programma di accelerazione dedicato alle startup fin-tech in Italia.
Il programma garantirà mentoring, sostegno e visibilità alle startup selezionate e sarà portato avanti grazie al PoliHub del Politecnico di Milano e a Startup Italia

Anche una banca più “tradizionale” come Unicredit, però, si impegna a sostenere il nuovo ecosistema di imprese innovative con FinTech accelerator, progetto sviluppato all'interno di StartLab che punta a supportare le imprese innovative con attività di co-investimento ma anche con una piattaforma in grado di mettere in contatto gli operatori del settore, tra cui investitori e società di consulenza. 

Startup che passione

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altIn ogni angolo, ormai da un po' di tempo, si sente parlare di “digital disruption”, rivoluzione delle startup e tutto ciò che sembra aver portato, attraverso il digitale, ad un cambiamento nell'economia e nel mercato del lavoro italiani.

Che si tratti di un cambiamento a livello globale è ormai chiaro, ciò che non è ancora chiaro è quanto e come questi cambiamenti incideranno sul lungo periodo.

Anche in Italia, però, il fronte delle startup sta diventando sempre più compatto e anche i grandi player dell'economia si stanno interessando.
Telecom Italia già dal 2009 finanzia le startup col programma Working Capital accelerator che ha assegnato 109 grant ad un totale di 70 startup tra accelerate, finanziate e preincubate.
Ora la stessa Telecom ha deciso di impegnarsi ulteriormente sul fronte dei finanziamenti con un altro programma, Corporare Venture Capital, investendo 4,5 milioni per i prossimi tre anni in investimenti seed, cioè con immissione diretta di capitali in imprese innovative che siano in linea col proprio business.
Gli investimenti andranno dai 100 ai 500 milioni di euro in opzioni o equity per le giovani imprese tecnologiche.

Ma non ci sono solo gli investimenti di Telecom. Che Banca! Da sei anni ormai si dedica allo sviluppo delle imprese innovative italiane e ora lancia “Grand Prix”, il primo contest-programma di accelerazione dedicato alle startup fin-tech in Italia.
Il programma garantirà mentoring, sostegno e visibilità alle startup selezionate e sarà portato avanti grazie al PoliHub del Politecnico di Milano e a Startup Italia

Anche una banca più “tradizionale” come Unicredit, però, si impegna a sostenere il nuovo ecosistema di imprese innovative con FinTech accelerator, progetto sviluppato all'interno di StartLab che punta a supportare le imprese innovative con attività di co-investimento ma anche con una piattaforma in grado di mettere in contatto gli operatori del settore, tra cui investitori e società di consulenza. 

La rinascita di Richard Ginori

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altA circa un anno dal fallimento la Richard Ginori torna a regime dopo essere stata rilevata dal gruppo Gucci.

La storia del marchio, nato nel 1735, conosce così un altro capitolo riportando le sue porcellane allo splendore originale.
L'acquisizione da parte del marchio fiorentino è avvenuta nella scorsa primavera, ma la prima collezione art del la table 2014 Richard Ginori firmata Gucci è stata presentata in occasione di HOMI, il nuovo salone internazionale della casa che si è tenuto a Milano dal 17 al 20 gennaio 2014.
Tutte le creazioni della collezione rappresentano ill forte legame del marchio con la sua storia e il suo patrimonio culturale, che rappresenta una parte molto significativa della storia industriale italiana.

Ad inizio febbraio la Richard Ginori ha celebrato questi primi segnali di rinascita con la visita in sede di Enrico Rossi, il presidente della Regione Toscana. “Rientreremo da Harrods e nei grandi riferimenti internazionali in modo molto significativo” ha affermato Walter Bongiorni, responsabile commerciale di Richard Ginori. 

Le startup salveranno il Mezzogiorno?

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Sostenere l'economia del Mezzogiorno. Da tempo in Italia si sente ripetere questo mantra che, ormai, ognuno interpreta a suo modo.


Ci ha provato anche Invitalia, l'Agenzia Nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo dell'impresa, che per conto del Ministero per lo Sviluppo economico ha sviluppato il progetto Smart & Start che mira ad essere un “incentivo per le nuove imprese del Mezzogiorno che puntano su innovazione, utilizzo delle tecnologie digitali e valorizzazione dei risultati della ricerca” (come recita il sito).

Ma di cosa si tratta esattamente? In pratica il programma mette a disposizione 203 milioni di euro a fondo perduto alle imprese innovative di Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna (e dal 3 febbraio anche dell'area del cratere sismico aquilano) che presenteranno domanda e risulteranno idonee.

Il finanziamento massimo per ogni impresa sarà di 500.000 euro e servirà per sostenere e agevolare la costituzione della stessa e l'avviamento del business.
La cosa particolare che contraddistingue questo progetto dagli altri messi a punto in Italia per sostenere le startup è che non si tratta di un “concorso”, cioè, non vincono i progetti più interessanti o con maggiori probabilità di crescita, ma le domande vengono prese in considerazione in ordine semplicemente cronologico per cui riceveranno i finanziamenti tutti coloro che ne faranno richiesta purché le proprie imprese rientrino nella definizione del bando.

Smart & Start è solo una delle innumerevoli, ormai, iniziative a sostegno della cosiddetta autoimprenditorialità e ha sicuramente un merito ulteriore, quello di incentivare la crescita del Mezzogiorno, creare business e posti di lavoro.
Ricordiamo che azionista unico di Invitalia, agenzia che ha messo in piedi l'iniziativa, è il Ministero dell'economia e delle finanze che, quindi, si impegna in prima persona in un finanziamento massivo e a fondo perduto, senza una reale valutazione delle potenzialità delle proposte di impresa.
Ma chissà che davvero le startup non salvino il Mezzogiorno.

Luisa Casanova Stua
 

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