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12. dicembre 2018

Ultimo aggiornamento11:23:59 AM GMT

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PMI e dintorni

Istat, cresce la fiducia delle imprese

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altUn segnale positivo per l'economia italiana. A luglio la fiducia delle imprese è salita a 90,9 punti dagli 88,2 del mese precedente. L'indagine Istat sottolinea che è il livello più alto raggiunto da agosto 2011.
 
 
I settori che crescono sono le imprese dei servizi di mercato, costruzioni e commercio. La vendita al dettaglio tocca il livello più alto da oltre tre anni e l'Istat rivela una tenuta sia nella grande distribuzione che in quella tradizionale. 
 
Unica nota negativa è il settore manifatturiero leggermente in calo. La fiducia nel settore industria cala a 99,7 dal 99,9 di giugno. Peggiorano i giudizi sugli ordini, il saldo relativo ai giudizi sulle scorte in magazzino resta stabile mentre migliorano le attese di produzione. 
 
In ogni caso l'aumento della fiducia porta a una crescita della produzione di beni e servizi che, di conseguenza, potrebbe aprire nuove porte sul fornte occupazione.

Bankitalia, la ripresa parte dal Nord

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di Stefania Bernardini

altIl Nord Ovest dell’Italia sta lentamente ripartendo, ma il Mezzogiorno continua ad arrancare. Nel 2013 il Sud ha registrato un calo del Pil del 4%, molto più consistente rispetto al resto del Paese.

L’analisi arriva da Bankitalia: “Per il 2014 emergono segnali di ripresa, sebbene ancora moderati e differenziati tra le diverse aree. Il riavvio dell’attività delle regioni centro-settentrionali non si è ancora esteso a quelle meridionali, meno aperte agli scambi internazionali”.

La Banca d’Italia nel rapporto sulle economie regionali sottolinea che al Sud “la flessione è stata maggiore e più accentuata rispetto al 2012 (da -2,9% a -4%), mentre il calo si è attenuato nel Centro (passato da -2,5% del 2012 a -1,8%), nel Nord Est (da -2,5% a -1,5%) e soprattutto nel Nord Ovest (da -2,3% a -0,6%)”.

A rallentare la ripresa del Mezzogiorno è l’arretratezza del territorio oltre alla dimensione più piccola e alla minore propensione alle esportazioni. Secondo il rapporto di Bankitalia “a dicembre 2013” al Sud il tasso si è fermato all’8% contro il 6,2% al Centro Nord.

E il tasso di disoccupazione ha raggiunto quote drammatiche. Per i giovani fino a 29 anni è pari al 43% nel Meridione contro il 23% del Centro Nord.

Industria, crescono gli ordini ma cala il fatturato

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di Stefania Bernardini

altGli ordinativi dell’industria italiana ad aprile sono cresciuti del 3,8% rispetto a marzo. Segnale di forte rialzo rispetto a settembre 2009 trainato dall’estero. L’Istat segna un incremento delle commesse del 6,2% su base annua.

Il fatturato, però, torna in calo cedendo su base mensile lo 0,2%. La flessione rappresenta la performance negativa del mercato nazionale con le commesse in calo dello 0,4% su base mensile.

In realtà su base annua, l'Istat registra variazioni positive su entrambi i fronti, anche se il risultato sull'estero è molto più netto (+13,7% contro il +0,9% dell'interno).

La buona performance degli ordinativi di aprile, secondo l’Istat, si deve soprattutto all’appalto relativo a materiale rotabile e a quello dei sistemi elettronici connessi al primo.

La fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche rappresentano gli incrementi più decisi con un aumento del 48%, seguiti dalla fabbricazione di mezzi di trasporto che registra una crescita del 34,6%.

Male i settori della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica che segnano una contrazione del 3,9%, delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori con un calo del 3,6% e delle fabbricazioni di prodotti chimici, -2,7%.

Il fatturato continua comunque a segnare rialzi nel confronto annuo, con un aumento del 2,2%. I ricavi esteri, rispetto a marzo, sono saliti delle 0,6% mentre sul mercato interno hanno subito una contrazione dello 0,5%, che porta il dato complessivo in negativo, dopo il rialzo del mese scorso. Ma in termini tendenziali, invece, l'Istat ha registrato aumenti sia sul territorio italiano (+1,6%) sia, in maniera più decisa, fuori confine (+3,4%).

Se si guarda alla variazione grezza l'aumento annuo nel totale risulta pari al 2,3%, con il contributo più forte che arriva dalla componente interna dei beni si consumo non durevoli.

Tornando ai dati corretti per gli effetti di calendario, ad aprile, su base annua, i rialzi più significativi si osservano nei settori della fabbricazione di mezzi di trasporto (+11,9%), delle industrie alimentari, bevande e tabacco (+7,2%) e delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+5,9%); mentre le diminuzioni più marcate si rilevano nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-9,2%), nell'estrazione di minerali da cave e miniere (-2,9%) e nella fabbricazione di prodotti chimici (-2,8%).

Niente tagli alle bollette per l’85% delle pmi

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di Stefania Bernardini

altLo sconto energetico rivolto alle piccole e medie imprese in Italia riguarda solo le utenze collegate con una potenza impiegata superiore a 16,5 Kw. Perciò nessuna riduzione per l’85% delle pmi.

Per avere un’idea del fabbisogno energetico una comune famiglia è collegata  con una potenza di 3 Kw che per molti sale a 5 Kw.

Nel Paese almeno 4 milioni di attività e di lavoratori autonomi non saranno interessate dal provvedimento del Governosulla riduzione del 10% dei costi energetici delle Pmi perché al di sotto della soglia dei 16,5 Kw.

L’Italia è tra i paesi in cui l’energia costa di più. Secondo la Cgia di Mestre le piccole imprese pagano l'energia elettrica oltre il 68% in più della media europea. Il costo praticato nel nostro Paese è pari a circa 200 euro ogni 1.000 Kwh consumati. Inoltre le piccole imprese italiane pagano il 61% in più delle grandi imprese.

Il Governo ha deciso di abbassare la spesa elettrica dei soggetti collegati in media tensione e di quelli collegati in bassa tensione con una potenza impegnata superiore ai 16,5 Kw. Ma, stando alle stime del Ministero dello Sviluppo Economico, le imprese interessate da questo provvedimento in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale sono solo 710.000.

Il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi spiega che “qualsiasi misura che abbassi le tasse o, come in questo caso, riduca i costi di produzione delle attività economiche va salutata con soddisfazione. Detto ciò, ricordo che il 95% delle imprese presenti in Italia ha meno di 10 addetti e ben oltre il 70% degli artigiani e dei commercianti lavora da solo. Appare evidente che buona parte di queste imprese e la stragrande maggioranza dei lavoratori autonomi operino con soglie di potenza impegnata ben inferiori ai 16,5 Kw”.

Un'impresa su cinque licenzia per ritardi nei pagamenti

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di Stefania Bernardini

altIn Italia un’azienda su cinque è stata costretta a licenziare a causa degli effetti negativi dovuti ai ritardi nei pagamenti. La Cgia di Mestre ha elaborato i dati relativi a un’indagine effettuata nei primi tre mesi del 2014.

Il Bel Paese continua a essere il peggiore d’Europa. Mediamente la Pubblica amministrazione paga le imprese dopo 165 giorni, 107 in più rispetto alla media dell’Unione europea. E la situazione non migliora nei rapporti commerciali tra aziende. Prima che il committente saldi il fornitore passano 94 giorni, 47 in più rispetto alla media europea. Nei rapporti tra privati e imprese invece sono necessati 74 giorni per essere pagati definitivamente e anche in questo caso la media Ue è superata con 47 giorni in più.

Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia all’Ansa segnala: “E’ drammatico che in l'Italia, con un tasso di disoccupazione che ormai galoppa verso il 13%, molte aziende siano costrette ad espellere una parte del personale perché non vengono pagate con regolarità".

Bortolussi aggiunge: "Le lungaggini burocratiche, il cattivo funzionamento degli uffici pubblici, i vincoli economici legati al Patto di stabilità interno, l'abuso di posizione dominante del committente e la mancanza di liquidità sono alcune delle motivazioni che consegnano al nostro Paese la maglia nera nella correttezza dei pagamenti. Nonostante dall'1 gennaio 2013 la legge stabilisca che il Pubblico deve pagare entro 30/60 giorni, mentre i privati tra i 60/90 giorni, queste disposizioni continuano a essere palesemente inapplicate, con ricadute molto pesanti soprattutto per le piccole imprese che dispongono di un potere contrattuale molto limitato". 

La Cgia ricorda che in attesa di conoscere l'effettivo stock di debiti accumulati dalla nostra Pa nei confronti delle imprese private, nel biennio 2013-2014 sono stati stanziati 47 miliardi di euro.

Fino a oggi sono stati pagati circa 23,5 miliardi di euro, mentre il Ministero dell'Economia ha annunciato nei giorni scorsi l'avvio di una procedura di erogazione di un'altra tranche per gli Enti locali pari a 1,8 miliardi. Il Governo Renzi ha pianificato per l'anno in corso un intervento pari a 13 miliardi di euro, anche se secondo la Relazione tecnica ne potranno essere pagati nel 2014 solo 5.

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