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17. giugno 2019

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NASCE LA NUOVA BANCA IPIBI FINANCIAL ADVISORY - RIUSCIRA' ANTONIO MARANGI A CONQUISTARE L'INDIPENDENZA?

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Nuovo Presidente il Prof. Stefano Vinti e AD Antonio Marangi
Di Giannina Puddu - Presidente ASSOFINANCE

Una volta, partecipavo ai convegni dedicati alla finanza ed ai suoi attori. Un esercizio ripetuto spesso, dall'ormai lontano 1982, anno nel quale iniziai a respirare l'aria della finanza milanese. Da qualche anno, è difficile che sia motivata a muovermi, a partecipare, ad ascoltare. Ci sono troppe  persone che, con l'enfasi dei principianti, lanciano alla platea, concetti vecchi come le montagne, come se fossero espressione di una loro scoperta di oggi. Perchè sono, appunto, principianti.  Perchè non sanno. Perchè non sapevano. Ed io, mi annoio, terribilmente, così tanto che non riesco a sopportarlo. Questa volta, all'originalità ed alla sfrontata (dal mio punto di vista di Presidente ASSOFINANCE) ambizione di Antonio Marangi, non ho saputo resistere. Anticipo, subito, che penso di aver speso bene il mio tempo.
Sono stata ospite dell’Assemblea degli Azionisti che ha approvato il bilancio 2014 e nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione della banca IPIBI.

Ho ascoltato Antonio Marangi: al via la nuova Banca IPIBI Financial Advisory che fa della totale autonomia da gruppi bancari e dell’assenza di conflitti di interesse generati da prodotti propri, il suo tratto distintivo nel panorama della gestione del risparmio in Italia.

È una banca - ha dichiarato  Antonio Marangi, che punta ad attrarre competenze di altissimo livello, promotori e private banker che vogliano essere protagonisti di un progetto industriale ambizioso, anche attraverso un loro coinvolgimento diretto nel capitale.  Una banca di consulenza indipendente che si differenzia sul mercato poiché è libera da ogni condizionamento nell’individuare e nel proporre ai clienti le soluzioni più idonee e vantaggiose.

Per le orecchie del presidente di ASSOFINANCE (associazione nazionale dei consulenti finanziari indipendenti) è stata dura. E' già nell'essere banca il requisito di "dipendenza", è già nell'essere banca "il conflitto di interessi". Ma questo, non è un elemento di negatività, è solo una caratteristica! Stranamente, tutti si affannano, invece, a dimostrare di non avere questa caratteristica e di avere il suo opposto. Sembra che nessuno voglia più nè produrre nè vendere! Perchè? E' una follia! Come fare semza prodotti e senza venditori? Impossibile.  Tutti vogliono "consigliare", tutti amano il cliente alla follia! Adesso? Da adesso?
Anche Antonio Marangi è stato folgorato da questa passione che sta contagiando tutta l'industria finanziaria italiana. Lui arriva perfino al punto di modificare lo Statuto della sua banca. Si vedrà come. Si capirà anche la ragione per cui, avendo scelto il business della Consulenza Finanziaria Indipendente continui a caricare, sulle tasche dei suoi azionisti, tutti  gli oneri dell'essere banca. In realtà, volendo, la sua struttura potrebbe costare molto meno. I costi potrebbero essere dimezzati, come minimo. Che bisogno ha della banca come veicolo? Se è vero che vuole erogare il servizio di  Consulenza Finanziaria Indipendente.
Pare, altresì, che Marangi abbia elaborato un nuovo modello di "offerta di prodotti finanziari" tale per cui, il reddito dei promotori finanziari di Banca IPIBI, sarebbe completamente slegato dal margine sul prodotto venduto/consigliato. D'accordo. Ma chi ci metterà i soldi quando, e capita, sarà necessario "parcheggiare" il portafoglio del cliente su strumenti monetari notoriamente poveri di margini? Oppure si adotterà qualche alchimia di prodotto?
Marangi morde ancora (anche se non mi è sembrato poi così aggressivo...) e lancia la sfida più grande: "vogliamo diventare il benchmark della Consulenza Finanziaria Indipendente!" Ohibo!!! Penso io, tra me e me, per niente coinvolta emotivamente (come vedo invece molti dei suoi intorno a me e questo rivela le sue capacità manageriali) e con la piena consapevolezza della portata della sua sfida. Ma, magari? Chissà?  Sono immensamente interessata a capire come. Perchè, dal mio punto di vista, si tratta, più prosaicamente, dell'ossimoro della finanza moderna. Marangi è l'amministratore delegato e parla anche di "incentivi per i dipendenti e per la rete dei promotori finanziari". A quel punto io mi aspetto di essere stupita. Invece, francamente, no. Gli incentivi di Marangi saranno basati sui soliti indicatori di produzione: raccolta netta, consulenza, margine di contribuzione. E allora la domanda è: come farà? Dove sta la rivoluzione di una "banca indipendente"?
La nuova Banca IPIBI Financial Advisory nasce dall’acquisizione del 58,5% del capitale dell’Istituto da parte della società veicolo Capital Shuttle. La compagine azionaria di Banca IPIBI Finacial Advisory, che ha una partecipazione rilevante indiretta nel capitale tramite la stessa Capital Shuttle, è costituita da: Finnor Srl (società riconducibile a Osvaldo Bosetti) con il 9,5%, UBI Fiduciaria (in rappresentanza di alcuni soci privati) con il 9,4%, Antonio Marangi, Amministratore Delegato di Banca IPIBI con l’8,3% e Banca Ifigest con il 6,7%. Nei prossimi mesi entrerà nel capitale di IPIBI anche Uniqa Previdenza (Gruppo Uniqa) con una quota del 5,3%.
L’Assemblea degli Azionisti ha altresì approvato il bilancio 2014 i cui dati patrimoniali e gestionali risultano in crescita rispetto al 2013. In particolare, gli asset gestiti dalla Banca si attestano a € 2,472 miliardi in aumento del 8,20% rispetto all’esercizio precedente.
Le commissioni attive, grazie anche al contributo dei contratti di consulenza e assistenza, sono pari a € 32,35 milioni con un incremento del 9,64% rispetto al 2013 e con un’incidenza del 45,5% determinata dall’attività di consulenza pura. L’utile d’esercizio è negativo per € 680 mila, mentre il margine di interesse si attesta a € 5,56 milioni con una contrazione dell’11,39% a seguito della flessione dei tassi di remunerazione sui prodotti di liquidità e tesoreria.
I coefficienti di vigilanza si mantengono estremamente solidi e ben al di sopra dei limiti stabiliti dalle autorità di vigilanza, con il CET1 Ratio e il Tier 1 Capital Ratio al 26,74% e il Total Capital Ratio al 27,41%.

IL MINISTRO PADOAN APRE IL SALONE: "RISPARMIO STRATEGICO PER LA RIPRESA DEL PAESE"

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Al via la tre giorni alla Bocconi: oltre 3200 gli ingressi delle prime ore

Milano, 25 marzo 2014 – "Il risparmio gestito italiano sta giocando un ruolo centrale a livello europeo, viaggiando a un ritmo triplo rispetto agli altri paesi europei". È con queste parole che il Presidente di Assogestioni Giordano Lombardo ha inaugurato la sessione plenaria di apertura del Salone del Risparmio, in programma fino a venerdì all’Università Bocconi di Milano.

“Il risparmio degli italiani può essere canalizzato verso nuove forme di investimento e verso l'economia reale”, ha aggiunto il Presidente di Assogestioni, “e nei prossimi mesi l'industria giocherà un ruolo da protagonista per la crescita del paese”. 

 A condividere il ruolo del risparmio per lo sviluppo del Paese è anche il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoanche intervenendo in plenaria ha dichiarato: "L'uscita dalla crisi ha avviato un mutamento profondo anche nella gestione dei risparmi delle famiglie: è in atto un processo di riallocazione delle risorse e per promuovere lo sviluppo del mercato finanziario dobbiamo agire su due fronti, l’alfabetizzazione finanziaria dei risparmiatori e la capacità di offrire strumenti sempre più diversificati”. “Il risparmio, gioca un ruolo principale per individuare canali alternativi al finanziamento alle imprese – ha continuato Padoan - lo dimostrano le evoluzioni della normativa europea relativa agli Eltif, che sotto la presidenza italiana, ha avuto un importante accelerazione".

Il risparmio come ricetta per uscire dalla crisi, dunque, anche a livello europeo. Questo il messaggio che l’ex cancelliere Gerhard Schröder ha lanciato dal palco della plenaria “Sul futuro dell'Europa dobbiamo avere un cauto ottimismo, ma tra le sfide rientra anche quella di mettere i risparmi e le attività finanziarie dei privati al servizio del sistema produttivo". Non solo. Secondo l'ex-Cancelliere tedesco, sarà strategico per paesi europei intervenire sui sistemi pensionistici: “portare gli investitori a ragionare su una logica di lungo termine è ormai essenziale”.

La tre giorni è partita con numeri importanti: oltre 3200 gli ingressi della mattina.

Domani la seconda giornata vedrà protagonista, come sempre, il mondo della distribuzione, con un confronto tra modelli e prodotti nazionali e internazionali, mentre il focus della terza giornata, sarà sull’Impact Investing e sul ruolo di questa nuova forma di risparmio sull’economia reale.

NATIXIS GLOBAL ASSET MANAGEMENT MIGLIORE OBBLIGAZIONARIA SPECIALIZZATA 2015

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Natixis Global Asset Management è risultata vincitrice ai Morningstar Fund House Awards Italy 2015 come Migliore Società obbligazionaria specializzata.

“La nostra struttura multi-affiliate ci permette di offrire stili e strategie differenti sui vari segmenti di mercato” – ha sottolineato Antonio Bottillo, Country Head ed Executive managing Director per l'Italia di Natixis Global Asset Management. “Così in campo obbligazionario possiamo contare su Loomis Sayles che dal 1926 porta avanti la sua storia di flessibilità e offre una competenza globale nella ricerca e nella selettività, puntando a ridurre l’impatto delle variabili e dei rischi macroeconomici come il rialzo dei tassi d’interesse. E ancora su Natixis Asset Management, con sede a Parigi, che vanta team di esperti specializzati nella gestione delle obbligazioni governative e corporate dell’area europea”.

Primo investimento per il Fondo Strategico Trentino Alto-Adige: sottoscritto Minibond emesso da GPI S.p.A.

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IL TRENTINO ALTO ADIGE FA SCUOLA: UN MODELLO DA REPLICARE SU OGNI REGIONE ITALIANA. SENZA IMBROGLI. PER IL PURO INTERESSE PUBBLICO.

 Il Fondo Strategico Trentino Alto-Adige, gestito da Finint Investments SGR, ha sottoscritto 1,75 milioni di euro del prestito obbligazionario (Minibond) emesso nel dicembre 2013 da GPI S.p.A., capofila dell’omonimo Gruppo, per complessivi 12 milioni di euro.   Si tratta del primo investimento del Fondo, il più grande in Italia di questo tipo grazie a un patrimonio iniziale di 200 milioni di Euro (100 milioni di euro nella Provincia di Trento, 100 milioni di euro nella provincia di Bolzano), che mira a finanziare e sostenere processi di crescita e sviluppo delle aziende operative nella Regione del Trentino Alto-Adige.

 GPI S.p.A., tra i principali attori in Italia sul mercato ICT della sanità e del sociale, ha sviluppato un ambizioso programma di espansione sia sul mercato domestico, attraverso il rafforzamento della propria gamma di soluzioni/servizi e l’acquisizione di quote di mercato, sia sui mercati esteri, attraverso l’internazionalizzazione dell’offerta commerciale in paesi strategici come Germania, Francia, Spagna, Brasile, Russia, Polonia, Giordania e, recentemente, gli Emirati Arabi.

 Per il finanziamento di questi piani di crescita GPI S.p.A. ha scelto di affiancare al canale bancario strumenti di finanziamento innovativi e diversificati. L’investimento da parte del Fondo Strategico Trentino Alto Adige completa quindi il collocamento di Minibond della Società trentina a distanza di poco più di un anno dal suo ingresso nel mercato Extramot PRO

 La raccolta, iniziata nel dicembre 2013 con la sottoscrizione da parte di Orizzonte S.G.R. per 3,75 milioni di euro, è poi proseguita nel 2014 con la sottoscrizione da parte di PensPlan Invest SGR S.p.A. e di altri investitori professionali.

  “Siamo orgogliosi di mettere il nostro ruolo di apripista e operatore leader nel settore dei finanziamenti e dei minibond ] a disposizione dello sviluppo delle aziende più innovative del Trentino Alto Adige, nel pieno adempimento della mission del nostro Fondo”, commenta Mauro Sbroggiò, AD di Finint Investments SGR, “nei prossimi mesi seguiranno altri significativi investimenti nel territorio”.

  “Il fatto che il Fondo Regionale abbia rivolto lo sguardo al nostro Gruppo per il suo primo investimento è motivo di grande soddisfazione per noi”, così Fausto Manzana, AD e presidente del Gruppo GPI. “A ciò si aggiunga che con questa operazione GPI completa il collocamento dei propri Minibond, e siamo tra i primi a farlo. La scelta di ricorrere a strumenti finanziari innovativi per sostenere lo sviluppo e l’internazionalizzazione del nostro business si è dimostrata più che adeguata”.

SPDR ETF sulle small cap europee

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Se il 2014 ha visto una divergenza di fondamentali tra le principali economie mondiali, a maggior ragione ci si può aspettare lo stesso nel 2015. Entrando nel nuovo anno, le valutazioni azionarie europee rispetto agli Stati Uniti riflettono uno scenario macro più stimolante. Mentre i risultati delle elezioni, piuttosto che i fondamentali, possono rappresentare le maggiori minacce per la zona euro, il recente annuncio del quantitative easing da parte della BCE può anche essere un'opportunità, dato che in passato politiche monetarie accomodanti hanno supportato il rialzo dei mercati azionari. In questo scenario di bassi rendimenti apparentemente infinito, è probabile che le piccole e medie imprese abbiano accesso a fonti di finanziamenti a buon mercato per il prossimo futuro, e queste imprese, in particolare, sono state tenute in considerazione dai policy makers nel loro sforzo per dare una marcia in più all'economia europea.

Le small cap come asset class hanno storicamente fornito elevati rendimenti nel lungo termine ma, come vedremo, gli approcci di investimento possono essere molto diversi. Per gli investitori che ricercano l'esposizione, un’attenta due diligence prima di selezionare un benchmark è di vitale importanza. Infine, in un mercato senza dubbio meno efficiente, abbiamo confrontato i fondi attivi e i prodotti alternativi passivi disponibili sul mercato europeo oggi.

Abbiamo concluso che lo SPDR MSCI Europe Small Cap ETF UCITS vanta il più lungo track record di esposizione alle small cap europee, ha il più alto rendimento dagli esordi, i più bassi scostamenti nella replica, oltre ad avere il maggior numero di titoli nel fondo nel mercato europeo degli ETF oggi. Per gli investitori che cercano un’esposizione in questa asset class, l'ETF è una buona alternativa, come risulta anche dal confronto favorevole con i fondi attivi.

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