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JANUS INSIDEOUT 2015:

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Sei nuove tappe per l’edizione autunnale dei Roadshow organizzato da Janus Capital per incontrare i professionisti del risparmio in Italia

Milano, 21 settembre 2015 - Janus Capital Group dà il via al Janus InsideOut 2015 “Allacciate le cinture – Parte Seconda” che partirà il prossimo 20 ottobre da Roma. Una serie di appuntamenti nel corso dei quali l’Asset Manager americano incontrerà i consulenti finanziari e gli intermediari qualificati in alcune delle principali città italiane. L’edizione autunnale del Janus InsideOut 2015 “Allacciate le cinture – Parte Seconda”, vedrà la partecipazione di Ivan Fong, Product Specialist del Janus Global Uncostrained Bond Fund, il fondo gestito da Bill Gross, e Adam Johnson, Product Specialist dei fondi Janus Global Life Sciences e Janus Europe, e toccherà le seguenti città, con inizio dei lavori alle ore 10.30:
Roma - Martedí 20 ottobre - Hotel Parco dei Principi Ospite: Ivan Fong, Product Specialist Janus Global Unconstrained Bond Fund
Firenze - Mercoledì 21 ottobre - Grand Hotel Baglioni
Ospite: Ivan Fong, Product Specialist Janus Global Unconstrained Bond Fund
Bologna - Giovedì 22 ottobre - Grand Hotel Majestic Già Baglioni
Ospite: Ivan Fong, Product Specialist Janus Global Unconstrained Bond Fund
Torino - Martedí 27 ottobre – Hotel Principi di Piemonte
Ospite: Adam Johnson, Product Specialist Janus Global Life Sciences Fund e
Janus Europe Fund
Milano - Mercoledì 28 ottobre – Starhotels Rosa Grand
Ospite: Adam Johnson, Product Specialist Janus Global Life Sciences Fund e
Janus Europe Fund
Padova - Giovedì 29 ottobre – Hotel Sheraton Padova
Ospite: Adam Johnson, Product Specialist Janus Global Life Sciences Fund e
Janus Europe Fund

IL G20 ED IL RISCHIO DEGLI SQUILIBRI FINANZIARI

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Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Le analisi e le proposte che hanno caratterizzato tutti i summit del G20, fino all'ultimo incontro di Istanbul dei ministri delle Finanze e dei presidenti delle Banche Centrali, sono sempre stati falsati dalla presunta centralità dei cosiddetti “conti delle partite correnti”. In sintesi il mondo viene suddiviso in Paesi con un surplus commerciale e in Paesi con un deficit commerciale. I primi automaticamente diventerebbero  creditori nei confronti dei secondi.

Il G20 considera ciò “squilibri globali” che sarebbero alla radice delle grandi crisi passate e recenti.  Nei comunicati finali spesso si è arrivati addirittura a considerare gli squilibri nelle partite correnti come sinonimi di squilibri globali.

Naturalmente non si tratta di una mera questione terminologica, ma di effettive politiche economiche e monetarie. Così facendo infatti si cerca anzitutto di sottostimare gli “squilibri finanziari”, che invece sono molto più pericolosi e distruttivi.

Di conseguenza il rimedio ed il ritorno ad uno stato di equilibrio li si otterrebbe semplicemente pressando i Paesi in surplus a rivalutare le loro monete e ad aumentare i loro consumi interni, mettendo in moto politiche che mirano a “mantenere competitive” alcune monete, anzitutto il dollaro.

La valutazione delle partite correnti è un approccio che si basa su confronti nazionali bilaterali, sottacendo il fatto rilevante del dominio attuale di un sistema finanziario globalizzato ma indipendente e indocile quanto sfuggente ad ogni controllo statuale.

Non si considera il ruolo che un dato Paese svolge sui mercati internazionali dei prestiti, del commercio e dell'intermediazione finanziaria. In pratica si mira così a giustificare le conseguenti politiche monetarie accomodanti della Federal Reserve e  i suoi effetti destabilizzanti per le monete e le economie dei Paesi del resto del mondo.

L'errata centralità delle partite correnti è il risultato di una distorta idea  di risparmio e di finanziamento. Il risparmio è una risorsa prodotta e non consumata e dovrebbe essere logicamente finalizzato agli investimenti produttivi di un dato Paese. Il finanziamento invece si riferisce ai flussi di cassa e alla capacità di accedere alla liquidità, anche attraverso i prestiti, e purtroppo è spesso orientato alle attività speculative.

In quest'ottica le banche creano ed emettono titoli indipendentemente dalla quantità delle risorse depositate presso di loro.

Non è una distinzione di poco conto, se si considera che le grandi banche e gli altri istituti finanziari sono capaci di creare liquidità e crediti in quantità e in qualità pressoché illimitata. La dimostrazione più evidente è la continua creazione di derivati finanziari che, nella versione degli over the counter (otc), sono addirittura tenuti fuori bilancio. Anche se poi alcuni di essi, con il dovuto bollino della tripla A fornita dalle solite agenzie di rating, sono stranamente portati dalle grandi banche finanche in garanzia per ottenere crediti dalla Fed o dalla Bce.

Perciò i debiti di un Paese non sono sostenuti dal risparmio di un altro ma in gran parte dalle decisioni di portafoglio dei grandi operatori finanziari internazionali. E qui entra in gioco anche il rischio di credito come questione non collegata necessariamente alla situazione delle partite correnti.

Non è facile, ma comprendere ciò comporta di conseguenza lavorare per un accordo all’interno del G20 per introdurre regole chiare e stringenti per le grandi banche too big to fail, per il loro sistema bancario ombra e per tutta quella finanza che inonda il sistema di prodotti finanziari di qualità più che dubbia.

Se non si pone maggiore attenzione agli squilibri finanziari, in certi Paesi si può generare  un “eccesso di elasticità finanziaria”. Il che è un modo elegante per descrivere la creazione di liquidità e la concessione di crediti in settori a rischio. Così accadde negli Usa nel settore immobiliare dei mutui e delle ipoteche sub prime prima della grande crisi del 2007-8. Purtroppo sembra che ciò sia continuato anche dopo, attraverso i nuovi dollari del QE, anche fuori dai confini americani. Negli ultimi anni  infatti i crediti in dollari ai non residenti negli Usa sono cresciuti ad un tasso maggiore dei crediti domestici.

A chi, come noi, spesso in solitudine ha sempre evidenziato il pericolo delle bolle finanziarie e di una finanza senza controlli è di sicuro conforto il fatto che recentemente anche la Banca dei Regolamenti Internazionali, attraverso il suo direttore del dipartimento economico e monetario, Claudio Borio, sia giunta alle stesse conclusioni.

Anche la Bri chiede autorevolmente che il G20 affronti il rischio sistemico rappresentato dagli squilibri finanziari e dall’eccessiva “liquidità globale”.

S&P's - DECLINING PROFITABILITY OF CHINA's CORPORATE SECTOR HAS FUELED SHANGHAI's SHARE MARKET CORRECTION

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MELBOURNE (Standard & Poor's) Aug. 26, 2015--The declining profitability of China's corporate sector over several years contributed to the recent correction in the Shanghai Stock Exchange, according to an article that Standard & Poor's Ratings Services published today titled, "Shanghai's Share Market Correction Isn't Surprising Given The Declining Profitability Of China's Corporates." 
 "We forewarned three years ago that the average profitability of the largest Chinese corporates was declining. Indeed, the financial risks of listed companies worsened over the five years to 2014 before steadying recently," said Standard & Poor's credit analyst Terry Chan. 
 Standard & Poor's says the impact of the market correction on corporates is pretty much dependent on their reaction to it and the central government's efforts to shore up the market and economy. 
 "Ironically, if Chinese corporates become overly conservative towards investing, the feedback loop from a contraction in overall business activity could undermine their credit profiles," said Mr. Chan.
 Standard & Poor's foresees that the impact of the market correction could be felt in three waves. First, corporates may be reluctant to issue shares until the stock market settles, but the lack of issuance is unlikely to change many credit profiles over the next 12 months or so. Any delay in equity-raising may mean higher leverage, particularly if corporates source new debt to finance acquisitions. 
Second, any easing of market liquidity and government encouragement of investments may benefit corporates over the near term. However, the adequacy of returns on any additional investment is less certain. Finally, the most significant impact would be if companies view the stock market correction and the government's response as signals that the prospects for the Chinese economy may be less bright than previously assumed, the pace of investment may slow. "A slowdown in investment activity could bring about the reduced prospects the corporates fear, given the country's still high dependence on investments to drive economic growth. This self-reinforcing spiral would negatively affect corporate credit profiles," said Mr. Chan. With corporates viewing the equity issuance window as being closed, at least
temporarily, they would have to rely on debt funding to support growth.  Apparently recognizing this, China's central bank announced on Aug. 25, 2015, that it will further cut lending interest rates by 25 basis points and lower the reserve requirement ratio for banks by 50 basis points.

UTILE ENI - SECONDO TRIMESTRE 2015

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Utile netto adjusted
Nel secondo trimestre 2015 l’utile netto adjusted esclusa Saipem è stato di €0,45 miliardi con una flessione del 46% rispetto al secondo trimestre 2014 dovuta al calo dell’utile operativo, alla variazione negativa del fair value delle partecipazioni di Snam e Galp (perdita di €53 milioni rispetto a proventi di €99 milioni nel periodo di confronto), nonché all’aumento del tax rate (2 punti percentuali) dovuto alla mancata valorizzazione fiscale dei citati oneri su partecipazioni e alla maggiore incidenza di paesi a più elevata fiscalità, i cui effetti sono stati parzialmente compensati dalla minore incidenza sull’utile ante imposte di Gruppo del settore E&P. Su base consolidata l’utile netto adjusted del trimestre è stato di €0,14 miliardi con una flessione dell’84% e un tax rate in aumento al 147% dovuto alla mancata valorizzazione fiscale dei suddetti write-down di Saipem. L’utile netto adjusted del primo semestre 2015 di €1,05 miliardi esclusa Saipem è diminuito del 47% rispetto al primo semestre 2014 (-€0,93 miliardi). Su base consolidata l’utile netto adjusted del semestre è stato di €0,79 miliardi con una flessione del 62% e un tax rate in aumento all’83%.
Cash flow operativo
Nel primo semestre 2015 il flusso di cassa netto dell’attività operativa di €5,68 miliardi e gli incassi da dismissioni (€0,64 miliardi) hanno coperto buona parte dei fabbisogni per il pagamento dei dividendi (€2,02 miliardi) e gli investimenti di periodo (€6,24 miliardi). L’indebitamento finanziario netto3 al 30 giugno 2015 è pari a €16,48 miliardi con un incremento di €2,79 miliardi rispetto a fine 2014. Rispetto alla situazione al 31 marzo 2015, l’indebitamento finanziario netto è aumentato di €1,34
miliardi per effetto del pagamento del saldo dividendo 2014 di Eni e degli investimenti di periodo, parzialmente compensati dal flusso di cassa netto da attività operativa (€3,37 miliardi), che sconta minori crediti commerciali ceduti in factoring con scadenza successiva alla chiusura del periodo contabile rispetto a quanto fatto al 31 marzo 2015 (-€0,26 miliardi). Il leverage4 – rapporto tra indebitamento finanziario netto e patrimonio netto comprese le interessenze di terzi – è aumentato a 0,26 al 30 giugno 2015 rispetto a 0,22 al 31 dicembre 2014, a causa dell’aumento dell’indebitamento finanziario netto, attenuato dall’incremento del total equity dovuto all’effetto positivo (+€3,5 miliardi) delle differenze di cambio da conversione dei bilanci delle controllate aventi il dollaro come valuta funzionale (cambio dollaro/euro +7,8% nelle rilevazioni di chiusura a fine 2014 e al 30 giugno 2015). Rispetto alla situazione al 31 marzo 2015 il leverage è aumentato di 0,04 anche per la riduzione delle differenze cambio da conversione (-€1,8 miliardi) a causa dell’apprezzamento dell’euro (+4%).
Acconto dividendo 2015
Sulla base dell’esame dei risultati del primo semestre 2015 e delle previsioni per l’intero esercizio, la proposta di acconto dividendo al Consiglio di Amministrazione del 17 settembre 2015 sarà di €0,40 per azione5 (€0,56 nel 2014) da mettere in pagamento a partire dal 23 settembre 2015 con stacco cedola il 21 settembre 2015.

BOOST MODIFICA L'INDICE SOTTOSTANTE GLI ETP SULLE AZIONI LARGE CAP AMERICANE DAL RUSSEL 1000 ALLO S&P 500

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L’ETP US Large Cap traccerà l’indice S&P 500 

  • Boost, provider Europeo specializzato in ETP S&L, è in procinto di modificare l’indice sottostante gli ETP sulle azioni large cap americane dal Russell 1000 allo S&P 500 
  • Gli ETP di Boost che hanno come sottostante indici azionari US hanno ad oggi complessivamente $56 milioni di asset nozionali, con un incremento del 28% registrato in luglio.
  • I volume scambiati dagli ETP targati Boost hanno raggiunto un nuovo record il mese scorso, registrando un volume nozionale superiore ai 3 miliardi di dollari.
  • Boost ha finora quotato 67 ETP che offrono copertura sulle principali asset class tra cui azioni, reddito fisso, valute e materie prime, incluso un range di ETC non-leveraged.

 

Londra/Milano, 23 luglio 2015: WisdomTree Europe, emittente specializzato di Exchange Traded Fund (“ETF”) ed Exchange Traded Product (“ETP”) Short & Leverage (S&L) attraverso la piattaforma targata Boost, annuncia oggi la modifica degli indici sottostanti i prodotti esposti sull’azionario large cap americano.

Di seguito le modifiche: 

 

Il cambiamento arriva in un momento in cui i volumi di scambio e gli AUM degli ETP di Boost hanno raggiunto nuovi record e gli investitori hanno incrementato il loro utilizzo di ETP per implementare le loro view rialziste o ribassiste in una situazione di volatilità dei mercati. Il turnover degli ETP di Boost, che sono quotati sui mercati di Londra, Milano e Francoforte, ha registrato una tasso di crescita medio superiore al 40% al mese negli ultimi due anni, raggiungendo approssimativamente $1,1 miliardi in Giugno, pari a 3,3 miliardi di dollari di valore nozionale. Gli asset degli ETP 3x S&L US Large Cap sono più che duplicati nel mese scorso, espressione di un sentiment rialzista da parte degli investitori sulle large cap azionarie americane con un 74% di AUM in prodotti a leva 3 short e un 26% su prodotti a leva 3 long.

Nik Bienkowski, Co-Ceo di WisdomTree Europe, ha commentato:

Siamo felici di poter lavorare con un provider leader nella creazione di indici come lo S&P Dow Jones Indices, e di inserire uno dei più riconoscibili indici azionari al mondo nella nostra piattaforma. La domanda di ETP S&L è cresciuta mese dopo mese con un incremento di prodotti 3x short US pari al 100% nel mese di luglio, oltre a una domanda record registrata dal 3x leverage sul petrolio. A seguito di questo incremento nella domanda e dello switch verso l’indice S&P500, gli investitori in ETP US equity targati Boost dovrebbero beneficiare di spread più bassi e di una maggiore liquidità nel corso della negoziazione giornaliera sulle borse europee”.

Phil Murphy, Vice President di Jones Indices North American Equities, ha aggiunto:

Siamo felici di ampliare il nostro rapporto con WisdomTree Investments attaverso la licenza del nostro indice più rappresentativo, lo S&P500. S&P Dow Jones Indices ha già maturato una forte relazione con WisdomTree negli Stati Uniti e questo accordo con la sua sussidiaria, WisdomTree Europe, rafforzerà ulteriormente la nostra collaborazione”.

La crescita di Boost è stata guidata dalla forte innovazione di prodotto nonchè dall’attenzione rivolta a educare gli investitorii sui benefici e i rischi dell’utilizzo di ETP S&L. Le numerose strategie di investimento che gli investitori possono utlizzare sono un’ulteriore conferma dell’utilità del prodotto. Boost offre ETP che coprono le maggiori asset class, tra cui l’azionario, le commodity, l’obbligazionario e le valute.

LA CONSOB BACCHETTA GLI INTERMEDIARI: NON FANNO GLI INTERESSI DEI CLIENTI

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Di MoneyFarm.com

In più occasioni abbiamo voluto richiamare l’attenzione su un argomento spinoso per i vari organismi di risparmio collettivo (OICR), quantomeno per quelli che si rifanno ad un modello di business che fatica ad operare al fuori dal conflitto d’interesse e lede di conseguenza gli investitori.

Ma ora non siamo i soli a dirlo ed è la stessa Consob, in qualità di organismo di vigilanza, a “richiamare all’ordine” tali organismi, per mezzo di apposita comunicazione inerente le “Strutture commissionali degli OICR distribuiti alla clientela retail e le regole di condotta”.

 In sostanza la Consob, ammonisce gli intermediari distributori di fondi esteri o “estero-vestiti” (il 70% circa del patrimonio dei fondi collocati in Italia) per aver frapposto il proprio interesse economico a quello del cliente, operando una selezione di prodotti da offrire alla clientela sulla base dei maggiori ritorni in termini di commissioni e fees di performance e non della migliore soluzione per il cliente.

Come si legge nella nota: “La selezione dei prodotti da offrire o consigliare alla clientela non può fondarsi su valutazioni di mero vantaggio economico per l’intermediario, ma deve essere rivolta prioritariamente a soddisfare gli interessi dei clienti serviti” nel rispetto della normativa Mifid, la direttiva europea che disciplina la prestazione dei servizi di investimento. Le norme a tutela degli investitori esistono ma, sottolinea la Consob, non vengono sostanzialmente rispettate: “Sulla base delle analisi svolte risulta che, nonostante il crescente grado di armonizzazione della normativa comunitaria, permangono aree di disomogeneità nei diversi Stati, in particolare sul tema dei costi gravanti sugli OICR. Significative differenze interessano il profilo delle commissioni di incentivo”.  Per i prodotti di diritto italiano l’ordinamento nazionale prescrive condizioni stringenti per l’applicazione delle commissioni di incentivo, e per questo – come rilevato dalla Consob – pare che in molti eludano tali normative distribuendo fondi esteri, senza considerare le peculiarità del cliente, costringendolo ad un investimento dai costi eccessivi e nel solo interesse della distribuzione e del relativo guadagno. “La comunicazione – sottolinea la Consob – intende, quindi, richiamare gli intermediari distributori di fondi caratterizzati da meccanismi commissionali più vantaggiosi per i gestori e per gli stessi distributori ad individuare e a gestire i conflitti di interesse che ne derivano”. Pertanto “nella fase di distribuzione, fermo restando il dovere di informare gli investitori in merito a tutti i costi gravanti sul prodotto, si richiamano gli intermediari a prestare la massima cura all’interesse del cliente”. La Consob avverte ma è difficile immaginare che tale modello di business possa conformarsi alle esigenze del cliente e, come dovrebbe essere, ad una comunicazione chiara, una distribuzione trasparente e nell’interesse dell’investitore. Tutto ruota attorno al conflitto d’interesse e al fatto che i distributori, guadagnando sulle fees di performance e le retrocessioni ricevute dalle case di prodotto, sino portati a scegliere, dunque consigliare agli investitori, i prodotti di investimento per loro più profittevoli. Già qualche mese fa, tale cattiva condotta era stata evidenziata da un’indagine de L’Espresso sul peso delle commissioni ingenti e indebite. E ora ecco che il tema del conflitto d’interesse e le mancanze di un modello di business viziato (le principali ragioni che ci hanno portato alla creazione di un alternativa, quindi alla nascita di MoneyFarm) tornano prepotentemente a galla. MoneyFarm infatti, in quanto consulente finanziario indipendente, nasce dalla volontà di dare ai risparmiatori la possibilità di poter contare su una consulenza trasparente, del tutto al di fuori dal conflitto di interesse. “Volevamo dare la possibilità a chiunque, piccolo o grande risparmiatore, di investire sui mercati finanziari senza dover far fronte a costi eccessivi e giovandosi investimento sulla cucito su misura”, ricorda il nostro Ad Giovanni Daprá. Operare in maniera indipendente significa “non ricevere retrocessioni da banche, case di prodotto o altri enti e solo in questo modo si riesce a consigliare davvero l’investimento ideale, sulla base della qualità dello strumento e della adeguatezza alla caratteristiche dell’investitore”. A lungo ci siamo battuti per far comprendere agli investitori che oggi esiste una alternativa alla consulenza finanziaria tradizionale e soprattutto a un modello di business volto a fare gli interessi delle case di prodotto e dei distributori. Ora anche la Conbob, organismo che vigila su tutti gli OICR, si leva contro tale sistema. Probabilmente nulla cambierà nei prossimi giorni ma siamo certi che da oggi i risparmiatori saranno mossi da una maggiore consapevolezza e sapranno scegliere a tutela dei loro interesse, certi di avere alternative a un sistema poco trasparente.

ESCE IL LIBRO "IL CASINO' DELLA FINANZA GLOBALE" di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

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Esce il libro “Il casinò della finanza globale” di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Edito dalla EditricErmes, casa editrice di Potenza, arriva il libro «Il casinò della finanza globale” -Ricchezza per pochi. Un miliardo di poveri. Che mondo è?-. Gli autori, Mario Lettieri, già sottosegretario all'Economia e Paolo Raimondi, economista con una lunga esperienza internazionale, dimostrano come, dopo 7 anni dal fallimento della Lehman Brothers e dallo scoppio della bolla finanziaria negli Usa, non siamo ancora usciti dal pantano della crisi globale

Attraverso analisi e articoli, il libro ripercorre le tappe fondamentali della crisi globale fino a quella del debito pubblico in Europa e della Grecia.

Nel 2012 gli autori, nel loro precedente scritto “I gattopardi di Wall Street”, spiegavano che la crisi finanziaria globale non era un “avvenimento imprevedibile”, ma il risultato inevitabile dell'eccessiva finanziarizzazione dell'economia, del ruolo nefasto della speculazione e della finanza derivata e della grande propensione al rischio. Molte economie, compresa quella italiana, sono state pesantemente colpite nei loro sistemi produttivi e sociali. Nel frattempo i super ricchi del pianeta lo sono diventati ancor di più, mentre i poveri hanno superato il miliardo. La ricchezza si è vertiginosamente concentrata nelle mani dello 0,1% dei più ricchi del mondo. I cittadini, le aziende e i governi, invece, sono stati oggetto di continue pressioni per far fronte ai propri debiti. Nonostante i tanti summit internazionali le necessarie riforme non sono state fatte,. Invece, alle operazioni di bail out, cioè di salvataggio pubblico delle banche, è stato affiancato il bail in, cioè la possibilità di utilizzare anche parte dei depositi dei risparmiatori per salvare le banche in crisi!

La speculazione continua, anche sulle materie prime  e sui beni alimentari. I derivati più pericolosi, gli OTC, ammontano ancora a 700.000 (settecentomila) miliardi di dollari. Tutto ciò purtroppo mette in discussione con effetti destabilizzanti gli stessi assetti geopolitici mondiali .

Nel libro si documenta come il processo di concentrazione del potere finanziario sia notevolmente cresciuto. Si pensi che, mentre nel 2009 le cinque maggiori banche americane detenevano l'80% dei derivati emessi negli Usa, oggi 4 banche soltanto - la JP Morgan Chase, la City Group, la Bank of America e la Goldman Sachs - detengono il 94% dell’intero ammontare, che è di circa 230 trilioni di dollari.

Tra l’altro si evidenzia il ruolo nefasto delle agenzie di rating e il loro grave conflitto di interesse con le “too big to fail”, cioè le banche più impegnate nella speculazione.

Sulla scena mondiale sono apparsi nuovi protagonisti, i Paesi del BRICS, che legittimamente rivendicano nuove e più giuste regole monetarie, commerciali e finanziarie. In discussione è anzitutto il ruolo del dollaro come unica moneta di riferimento. Mirano a creare un nuovo sistema monetario multipolare, in cui il commercio e le transazioni internazionali dovrebbero operare sulla base di un paniere delle monete più importanti. I loro grandi progetti infrastrutturali a livello continentale rappresenteranno un importante volano per la ripresa dell’economia reale, degli investimenti e dell’occupazione nel mondo, anche in Italia.  L’Europa non può sottrarsi a queste sfide epocali. Rendere più solidale e più coesa l’Unione europea è una necessità ineludibile.

Gli autori sono disponibili a partecipare sul territorio nazionale a incontri organizzati da persone o associazioni eventualmente interessate a presentare il libro e a discutere degli argomenti contenuti.

 

UNIPOL BANCA OFFRE PRODOTTI SPECIFICI PER IL SETTORE AGROALIMENTARE

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Bologna, 15 luglio 2015 – Unipol Banca ha arricchito la sua offerta dedicata alla piccola e media impresa creando specifici pacchetti di prodotti e servizi per il settore agroalimentare: dalle imprese di produzione agricola a quelle di trasformazione del prodotto.
Si tratta di quattro linee composte da due tipologie di conto corrente – “Conto Valore Agroalimentare” e “Conto Valore Agroalimentare Più” – a cui si aggiungono finanziamenti ad hoc per il credito agrario e per alcune filiere che rappresentano eccellenze produttive del Made in Italy: vitivinicola, lattiero casearia e olearia.
I finanziamenti di Progetto Terra, ad esempio, consentono alle imprese agricole di affrontare tutte le necessità di finanziamento: dalle esigenze di breve termine specifiche per il ciclo colturale e produttivo (acquisto sementi, fertilizzanti, mangimi, lavorazioni di terzi, spese veterinarie…), all’anticipo PAC e a forme di finanziamento a medio e lungo termine per opere di miglioramento agrario.
“Progetto Vino”, “Progetto Olio” e “Progetto Formaggi” prevedono inoltre finanziamenti a breve e medio termine per l’acquisto di attrezzature o del prodotto sfuso, linee di credito destinate al sostegno nelle varie fasi della lavorazione fino ad arrivare allo stoccaggio dei prodotti.
La sinergia tra Unipol Banca e UnipolSai Assicurazioni consente infine di arricchire un’offerta già di per sé molto conveniente: ai conti correnti della linea Valore Comune e ai finanziamenti dedicati a ogni singola filiera, si affiancano infatti vantaggiosi sconti, dal 10% al 25%, su alcune polizze assicurative multirischi che UnipolSai dedica all’Impresa, all’azienda Agricola e Agrituristica e al Commercio.

BOOST LANCIA I PRIMI ETP OBBLIGAZIONARI A LEVA 5 SHORT SU BORSA ITALIANA

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E quota anche i primi ETP a leva quarta short e long sul Forex

Milano, 15 luglio 2015 - WisdomTree Europe, emittente di Exchange Traded Fund (“ETF”) ed Exchange Traded Product (“ETP”) annuncia la quotazione in Borsa Italiana della prima piattaforma di ETP obbligazionari a leva quinta short e anche dei primi ETP a leva quarta short e long sul Forex.
I nuovi Exchange Traded Product (ETP) sono una risposta concreta alla crescente domanda di ETP S&L. A fine giugno gli ETP emessi da Boost hanno, infatti, raggiunto 383 milioni dollari di asset under management (AUM), con un nuovo record mensile di turnover pari a 1,2 miliardi di dollari raggiunto nello stesso mese. Il Boost US Treasuries 10Y 3x Short Daily ETP (3TYS), è attualmente il più grande Short ETP di Boost ETP con 25 milioni di dollari di AUM (al 13 luglio 2015), con 99% degli investitori posizionati short e l’1% long su questo sottostante.

Il lancio degli ETP a leva 4 sul Forex segue gli elevati volumi di negoziazione registrati dagli ETP valutari S&L su Borsa Italiana, dove gli strumenti su EUR-USD si sono classificati tra i 10 top ETP scambiati ogni mese dell’anno ad oggi.
 Gli Investitori in Forex di Boost sono attualmente 83% lunghi sul dollaro e 17% corti.

I nuovi ETP sul reddito fisso replicheranno gli indici che danno esposizione ai rendimenti derivanti dal mantenimento di future Treasury a dieci anni, di future BTP a dieci anni (Governo Italiano) di future Bund a dieci anni (Governo Tedesco). Sono 6,1 miliardi di dollari gli asset detenuti da ETP S&L sul debito che replicano il Treasury USA a livello mondiale, con il 97% di questi, attualmente short. Il debito tedesco e italiano è invece il più popolare tra gli ETP S&L obbligazionari, rispettivamente con asset pari 1,4 miliardi di dollari e 308 milioni di dollari al 30 giugno 2015.

Gli ETP sul reddito fisso a leva 5 short sono concepiti per restituire il movimento giornaliero a leva quinta dell'indice benchmark di riferimento. Ad esempio, se il BNP Paribas Long Term BTP Future Index dovesse scendere dell'1% in un giorno, il "5BTS" salirà del 5% in quel giorno (al netto di commissioni e aggiustamenti). Al contrario, se il BNP Paribas Long Term BTP Index Future aumentasse dell’1% in un giorno, il "5BTS" scenderà del 5% in quel giorno.
Gli ETP Long USD Short EUR e Short USD Long EUR con fattori di leva quattro complementano l’offerta esistente degli ETP EUR / USD a leva cinque di Boost, dando agli investitori una scelta più ampia per posizionarsi rialzista o ribassista sul dollaro americano rispetto all'euro.
La piattaforma di ETP S&L di BOOST ora copre le principali asset class a livello mondiale, tra cui azioni, reddito fisso, valute e materie prime. Adesso la gamma di prodotti ha raggiunto un totale di 95 quotazioni su Borsa Italiana, London Stock Exchange e Xetra.
Nik Bienkowski, Co-CEO of WisdomTree Europe ha commentato:
Crediamo che gli ETP obbligazionari a leva quinta short potranno essere strumenti utili al mercato degli ETP in Italia e nello stesso tempo completare la gamma esistente degli ETP di Boost a leva tripla short sul fixed income, lanciati ad agosto 2014. Rispetto alle esposizioni senza leva, gli investitori che utilizzano ETP a leva cinque short possono utilizzare meno capitale per ottenere la stessa esposizione al sottostante o impegnare lo stesso capitale per amplificare l’esposizione.
Viktor Nossek, Director of Research at WisdomTree Europe, ha commentato:
La decisione della BCE di implementare il suo programma di acquisto di asset su larga scala – meglio conosciuto come QE - quest'anno ha contribuito a sopprimere artificialmente i rendimenti dei bond a lunga scadenza. Questo arriva proprio in un momento in cui l’incertezza sostenuta da un aumento dei rischi deflazionari nella zona Euro ha minacciato di minare la stabilità delle economie indebitate. Ora, con i migliori dati sull'inflazione in Italia e nel cuore dell’Eurozona, ma con la Grecia che sta provocando rinnovati timori di default tra i membri indebitati, i mercati obbligazionari dell'Eurozona hanno recentemente ceduto alla volatilità coinvolgendo anche i Bund tedeschi, considerati i più sicuri dei beni rifuglio sotto pressione. Questo ha scatenato una inversione nella tendenza del calo dei rendimenti obbligazionari e sta aprendo opportunità per gli investitori di posizionarsi opportunisticamente in modo ribassista su BTP italiani e Bund tedeschi.

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