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IL MINISTRO PADOAN APRE IL SALONE: "RISPARMIO STRATEGICO PER LA RIPRESA DEL PAESE"

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Al via la tre giorni alla Bocconi: oltre 3200 gli ingressi delle prime ore

Milano, 25 marzo 2014 – "Il risparmio gestito italiano sta giocando un ruolo centrale a livello europeo, viaggiando a un ritmo triplo rispetto agli altri paesi europei". È con queste parole che il Presidente di Assogestioni Giordano Lombardo ha inaugurato la sessione plenaria di apertura del Salone del Risparmio, in programma fino a venerdì all’Università Bocconi di Milano.

“Il risparmio degli italiani può essere canalizzato verso nuove forme di investimento e verso l'economia reale”, ha aggiunto il Presidente di Assogestioni, “e nei prossimi mesi l'industria giocherà un ruolo da protagonista per la crescita del paese”. 

 A condividere il ruolo del risparmio per lo sviluppo del Paese è anche il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoanche intervenendo in plenaria ha dichiarato: "L'uscita dalla crisi ha avviato un mutamento profondo anche nella gestione dei risparmi delle famiglie: è in atto un processo di riallocazione delle risorse e per promuovere lo sviluppo del mercato finanziario dobbiamo agire su due fronti, l’alfabetizzazione finanziaria dei risparmiatori e la capacità di offrire strumenti sempre più diversificati”. “Il risparmio, gioca un ruolo principale per individuare canali alternativi al finanziamento alle imprese – ha continuato Padoan - lo dimostrano le evoluzioni della normativa europea relativa agli Eltif, che sotto la presidenza italiana, ha avuto un importante accelerazione".

Il risparmio come ricetta per uscire dalla crisi, dunque, anche a livello europeo. Questo il messaggio che l’ex cancelliere Gerhard Schröder ha lanciato dal palco della plenaria “Sul futuro dell'Europa dobbiamo avere un cauto ottimismo, ma tra le sfide rientra anche quella di mettere i risparmi e le attività finanziarie dei privati al servizio del sistema produttivo". Non solo. Secondo l'ex-Cancelliere tedesco, sarà strategico per paesi europei intervenire sui sistemi pensionistici: “portare gli investitori a ragionare su una logica di lungo termine è ormai essenziale”.

La tre giorni è partita con numeri importanti: oltre 3200 gli ingressi della mattina.

Domani la seconda giornata vedrà protagonista, come sempre, il mondo della distribuzione, con un confronto tra modelli e prodotti nazionali e internazionali, mentre il focus della terza giornata, sarà sull’Impact Investing e sul ruolo di questa nuova forma di risparmio sull’economia reale.

NATIXIS GLOBAL ASSET MANAGEMENT MIGLIORE OBBLIGAZIONARIA SPECIALIZZATA 2015

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Natixis Global Asset Management è risultata vincitrice ai Morningstar Fund House Awards Italy 2015 come Migliore Società obbligazionaria specializzata.

“La nostra struttura multi-affiliate ci permette di offrire stili e strategie differenti sui vari segmenti di mercato” – ha sottolineato Antonio Bottillo, Country Head ed Executive managing Director per l'Italia di Natixis Global Asset Management. “Così in campo obbligazionario possiamo contare su Loomis Sayles che dal 1926 porta avanti la sua storia di flessibilità e offre una competenza globale nella ricerca e nella selettività, puntando a ridurre l’impatto delle variabili e dei rischi macroeconomici come il rialzo dei tassi d’interesse. E ancora su Natixis Asset Management, con sede a Parigi, che vanta team di esperti specializzati nella gestione delle obbligazioni governative e corporate dell’area europea”.

QE europeo: verrà “parcheggiato” nelle banche?

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Di Mario Lettieri  e Paolo Raimondi

 

C’è troppa “psicologia” e poca economia reale nel quantitative easing, l’allargamento quantitativo di Mario Draghi. E anche in molti commenti alla politica della Bce.
Il governatore centrale europeo afferma chiaramente che gli acquisti per 60 miliardi di euro, di bond dei debiti pubblici, di  attività cartolarizzate (asset-backed securities) e di obbligazioni garantite, ogni mese fino a settembre 2016, ed eventualmente oltre, servono essenzialmente a far salire il tasso di inflazione fino al 2%. La mission del QE della Bce, quindi, è questo cosiddetto “medium term price stability”  .
Nel suo recente discorso al Center for Financial Studies di Francoforte dell’11 marzo ha ripetuto per almeno una dozzina di volte questa valutazione. Infatti, secondo la Bce, l’indicatore principale per poter dire se ci sono stabilità e ripresa oppure deflazione e crisi è costituito di fatto dal dato relativo all’inflazione. A noi sembra un approccio errato e fuorviante. Si tratta di una strana e limitativa idea, molto simile a quella che aveva il governatore della Fed, Ben Bernanke, negli anni del crac finanziario, quando intravedeva nell’andamento del mercato immobiliare americano l’oracolo per capire l’evoluzione della crisi globale.
La domanda vera dovrebbe essere: quanta parte dei nuovi soldi immessi nel sistema andrà veramente a sostenere gli investimenti nell’economia reale e i redditi delle famiglie, generando maggiore occupazione?
Occorre tenere presente che le obbligazioni dei debiti pubblici saranno acquistate sul mercato secondario, di fatto quindi comprate dalle banche. Lo stesso dicasi per gli abs. Perciò la massa di liquidità fluirà nel sistema bancario e, ancora una volta, senza alcuna condizione. Infatti, al di la dei desideri del governatore Draghi, non c’è nessun impegno formale a che essa affluirà verso il sistema produttivo.
Del resto l’esperienza degli oltre mille miliardi di fondi TLTRO, dalla Bce in passato messi a disposizione delle banche europee a bassissimi tassi di interesse, non è stata affatto positiva. Anzi, i crediti concessi dalle grandi banche ai settori non finanziari dell’economia sono addirittura diminuiti. Era di -3,2% a febbraio 2014, rispetto a dodici mesi precedenti, e si è ridotto a -0,9% lo scorso gennaio, ma resta sempre negativo. Soltanto le banche di credito cooperativo e quelle locali collegate al territorio hanno mantenuto e aumentato i flussi di credito alle Pmi e alle famiglie.
Mentre negli Usa l’accesso al capitale passa per due terzi attraverso il mercato e solo per un terzo attraverso il sistema bancario, in Europa è esattamente il contrario.
Draghi ammette che, acquistando titoli di Stato e abs, la Bce  di fatto “pulirà” i bilanci delle banche che, di conseguenza, dovrebbero allargare i loro prestiti. In pratica, mentre è certo il beneficio al sistema delle grandi banche europee, non c’è affatto garanzia che esse aumenteranno i crediti alle industrie e alle altre attività volte alla modernizzazione e all’esportazione.
Certamente il QE della Bce farà scendere i rendimenti dei titoli dei debiti sovrani. Alcuni miliardi di euro di interessi saranno risparmiati. I bilanci degli Stati ne gioveranno. Si dovrebbero anche migliorare le condizioni di indebitamento delle imprese e delle famiglie. La maggior liquidità contribuirà a mantenere basso il cambio dell’euro nei confronti del dollaro e delle altre monete rendendo più competitive le esportazioni europee. L’altra faccia della medaglia sarà il maggior costo delle materie prime importate. Ovviamente  gran parte di essa finirà per riversarsi sulle borse facendo salire i già gonfiati listini.
Le aspettative rosee della Bce si basano su delle desiderabili ricadute positive nel tessuto produttivo e nei consumi dell’intero continente. Si auspica un automatismo ancora tutto da verificare. Non vorremmo che fosse solo un pio desiderio.
Inevitabilmente, oltre alle grandi banche europee e ai loro alleati internazionali, i Paesi più solidi, come la Germania, saranno i maggiori beneficiari del QE in quanto la Bce distribuirà gli acquisti di titoli in relazione alle quote di partecipazione al suo capitale. La Grecia, purtroppo, ne resterà esclusa fintanto che non finirà il programma di revisione fiscale e di bilancio imposto dalla Troika.
Di fatto il gap tra il centro e le periferie dell’Europa, nell’economia e nella distribuzione del reddito, aumenterà invece di diminuire.
La scelta della Bce, per quanto importante e significativa, manca quindi di almeno tre elementi. Non impone delle regole di comportamento al sistema bancario. Non indica dei percorsi certi e controllati per far fluire la liquidità verso i nuovi investimenti. Non sollecita e non “guida” un vero programma di sviluppo, di investimenti e di infrastrutture che siano decisivi per la ripresa economica. La Bce, di fronte a queste sfide, si trincea dietro al suo mandato di semplice guardiano dell’inflazione. Noi riteniamo, invece, che tale giustificazione non sia accettabile rispetto alla necessità di un profondo e radicale cambiamento che l’Unione europea dovrebbe affrontare, pena la sua disgregazione.

Primo investimento per il Fondo Strategico Trentino Alto-Adige: sottoscritto Minibond emesso da GPI S.p.A.

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IL TRENTINO ALTO ADIGE FA SCUOLA: UN MODELLO DA REPLICARE SU OGNI REGIONE ITALIANA. SENZA IMBROGLI. PER IL PURO INTERESSE PUBBLICO.

 Il Fondo Strategico Trentino Alto-Adige, gestito da Finint Investments SGR, ha sottoscritto 1,75 milioni di euro del prestito obbligazionario (Minibond) emesso nel dicembre 2013 da GPI S.p.A., capofila dell’omonimo Gruppo, per complessivi 12 milioni di euro.   Si tratta del primo investimento del Fondo, il più grande in Italia di questo tipo grazie a un patrimonio iniziale di 200 milioni di Euro (100 milioni di euro nella Provincia di Trento, 100 milioni di euro nella provincia di Bolzano), che mira a finanziare e sostenere processi di crescita e sviluppo delle aziende operative nella Regione del Trentino Alto-Adige.

 GPI S.p.A., tra i principali attori in Italia sul mercato ICT della sanità e del sociale, ha sviluppato un ambizioso programma di espansione sia sul mercato domestico, attraverso il rafforzamento della propria gamma di soluzioni/servizi e l’acquisizione di quote di mercato, sia sui mercati esteri, attraverso l’internazionalizzazione dell’offerta commerciale in paesi strategici come Germania, Francia, Spagna, Brasile, Russia, Polonia, Giordania e, recentemente, gli Emirati Arabi.

 Per il finanziamento di questi piani di crescita GPI S.p.A. ha scelto di affiancare al canale bancario strumenti di finanziamento innovativi e diversificati. L’investimento da parte del Fondo Strategico Trentino Alto Adige completa quindi il collocamento di Minibond della Società trentina a distanza di poco più di un anno dal suo ingresso nel mercato Extramot PRO

 La raccolta, iniziata nel dicembre 2013 con la sottoscrizione da parte di Orizzonte S.G.R. per 3,75 milioni di euro, è poi proseguita nel 2014 con la sottoscrizione da parte di PensPlan Invest SGR S.p.A. e di altri investitori professionali.

  “Siamo orgogliosi di mettere il nostro ruolo di apripista e operatore leader nel settore dei finanziamenti e dei minibond ] a disposizione dello sviluppo delle aziende più innovative del Trentino Alto Adige, nel pieno adempimento della mission del nostro Fondo”, commenta Mauro Sbroggiò, AD di Finint Investments SGR, “nei prossimi mesi seguiranno altri significativi investimenti nel territorio”.

  “Il fatto che il Fondo Regionale abbia rivolto lo sguardo al nostro Gruppo per il suo primo investimento è motivo di grande soddisfazione per noi”, così Fausto Manzana, AD e presidente del Gruppo GPI. “A ciò si aggiunga che con questa operazione GPI completa il collocamento dei propri Minibond, e siamo tra i primi a farlo. La scelta di ricorrere a strumenti finanziari innovativi per sostenere lo sviluppo e l’internazionalizzazione del nostro business si è dimostrata più che adeguata”.

FERRARINI AFFIDA A BANCA POPOLARE DI VICENZA IL MANDATO PER LA STRUTTURAZIONE DI UN PRESTITO OBBLIGAZIONARIO

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Reggio Emilia, 19 marzo 2015 - Ferrarini S.p.A., società leader nel settore alimentare in Italia e all’estero, ha affidato a Banca Popolare di Vicenza il mandato per la strutturazione di un prestito obbligazionario per un ammontare nominale minimo di 15 milioni di Euro ad un tasso fisso del 6,375%. L’offerta del prestito si rivolge agli investitori professionali e avrà una durata di 5 anni, con scadenza nel 2020.  Il capitale sarà rimborsato in un’unica soluzione alla scadenza e gli interessi maturati saranno corrisposti su base semestrale. Banca Popolare di Vicenza svolgerà il ruolo di arranger e lead manager, lo studio Orrick, Herrington & Sutcliffe agirà in qualità di deal counsel nella strutturazione e nel collocamento del prestito. Ferrarini ha recentemente ottenuto da Cerved un rating investment grade A3.1, che la posiziona tra le imprese più solide e competitive del settore agroalimentare, attiva in particolare nel segmento dei salumi e dei formaggi. La Società sarà presente all’Expo con “Casa Ferrarini”, una vetrina a livello internazionale per i suoi prodotti simboli del Made in Italy. Il Gruppo, che stima di chiudere il 2014 con un fatturato consolidato pari a circa 254 milioni di Euro (+2% rispetto al 2013) ed un margine operativo lordo superiore a 21 milioni di Euro, ha redatto un piano industriale che prevede il consolidamento dell’attività in Italia e nei mercati esteri, in particolare in quello asiatico, puntando al 2018 con un target di 280 milioni di Euro di fatturato e marginalità in crescita. Ferrarini farà domanda di ammissione alla quotazione dello strumento obbligazionario presso il segmento ExtraMot Pro di Borsa Italiana.

“Il collocamento di mini bond è un passo importante per la nostra società che intende portare avanti il processo di espansione internazionale e il consolidamento della propria posizione di mercato.”,  ha affermato il Presidente Luca Ferrarini. “Ricorrere a strumenti finanziari innovativi rappresenta in questo momento la scelta giusta sia per ottimizzare la struttura finanziaria che per sostenere il piano strategico che ha portato i nostri prodotti ad essere apprezzati anche sui mercati esteri, e siamo fiduciosi che il collocamento che a breve sarà lanciato potrà registrare l’apprezzamento della comunità finanziaria internazionale.”

“Siamo molto orgogliosi di accompagnare Ferrarini in un percorso di rafforzamento del proprio business, questa società rappresenta un’eccellenza italiana nel settore agroalimentare, con una lunga storia e prodotti di elevata qualità”, ha commentato Andrea Piazzetta, Vice Direttore Generale di Banca Popolare di Vicenza. “Il minibond è una forma di finanziamento stabile, particolarmente adatta a sostenere i programmi di crescita e partendo da questi presupposti, riteniamo che per Ferrarini il ricorso a questa nuova forma di finanziamento, possa rappresentare un’interessante opportunità che va ad affiancarsi alle linee finanziarie tradizionali”.

SPDR ETF sulle small cap europee

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Se il 2014 ha visto una divergenza di fondamentali tra le principali economie mondiali, a maggior ragione ci si può aspettare lo stesso nel 2015. Entrando nel nuovo anno, le valutazioni azionarie europee rispetto agli Stati Uniti riflettono uno scenario macro più stimolante. Mentre i risultati delle elezioni, piuttosto che i fondamentali, possono rappresentare le maggiori minacce per la zona euro, il recente annuncio del quantitative easing da parte della BCE può anche essere un'opportunità, dato che in passato politiche monetarie accomodanti hanno supportato il rialzo dei mercati azionari. In questo scenario di bassi rendimenti apparentemente infinito, è probabile che le piccole e medie imprese abbiano accesso a fonti di finanziamenti a buon mercato per il prossimo futuro, e queste imprese, in particolare, sono state tenute in considerazione dai policy makers nel loro sforzo per dare una marcia in più all'economia europea.

Le small cap come asset class hanno storicamente fornito elevati rendimenti nel lungo termine ma, come vedremo, gli approcci di investimento possono essere molto diversi. Per gli investitori che ricercano l'esposizione, un’attenta due diligence prima di selezionare un benchmark è di vitale importanza. Infine, in un mercato senza dubbio meno efficiente, abbiamo confrontato i fondi attivi e i prodotti alternativi passivi disponibili sul mercato europeo oggi.

Abbiamo concluso che lo SPDR MSCI Europe Small Cap ETF UCITS vanta il più lungo track record di esposizione alle small cap europee, ha il più alto rendimento dagli esordi, i più bassi scostamenti nella replica, oltre ad avere il maggior numero di titoli nel fondo nel mercato europeo degli ETF oggi. Per gli investitori che cercano un’esposizione in questa asset class, l'ETF è una buona alternativa, come risulta anche dal confronto favorevole con i fondi attivi.

iShares lancia il primo ETF sul settore immobiliare del Regno Unito

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London, 18 March 2015 – BlackRock has launched the iShares MSCI Target UK Real Estate UCITS ETF, its second exchange traded fund (ETF) that aims to achieve a risk and return profile similar to physical real estate.
Real estate is a popular diversifier in portfolios, and demand for property exposure is growing as investors seek higher yielding assets. Traditionally investors have gained access to the asset class by investing in physical properties or real estate investment trusts (REITs). REITs overcome some of the challenges of investing in property, including high transaction costs and large initial investments, but they do not closely replicate the behaviour of physical real estate.
The iShares MSCI Target UK Real Estate UCITS ETF (UKRE) is the first to offer exposure to UK real estate in a way that aims to accurately reflect the characteristics of physical real estate while preserving the liquidity and ease of access of a REIT.
The underlying index’s methodology consists of three elements: reducing volatility by giving higher weightings to lower volatility stocks; using REITs’ balance sheets to calculate the average proportion of debt across the REITs portfolio; and, finally, allocating to inflation-linked government bonds to reduce leverage and provide inflation protection.
In January 2015, iShares launched a fund providing targeted exposure to US real estate - the iShares MSCI Target US Real Estate UCTIS ETF (USRE).
Tom Fekete, Head of Product Development for iShares in EMEA, commented:
“Investors are having to work even harder to find assets with the potential to deliver an attractive yield, and as part of this they are increasingly looking at property. Hamstrung by high barriers to entry, direct investment in real estate is not always a viable option, and this is particularly the case for those investors with a small amount of capital to invest. Our fund aims to mitigate these issues in a cost-efficient manner, and offer instant access to an asset class that is otherwise considered to be illiquid.
“We have so far seen strong interest from clients for our US REIT fund, and investors now have the ability to express views on two of the world’s major real estate markets.”
Altaf Kassam, MSCI’s Head of Equity Applied Research, Americas and EMEAI, said:
“The MSCI UK IMI Liquid Real Estate index aims to reflect the risk and return profile of investments in traditional real estate by combining listed real estate equities and fixed income instruments. It reflects the performance of our IPD UK real estate index and draws on the strengths of listed real estate equity indexes, such as investability and transparency.”
The iShares MSCI Target UK Real Estate UCITS ETF is physically replicating, meaning it buys the underlying securities in the index, and has a total expense ratio of 0.4%.

PRONTO IL LANCIO DEL NUOVO METODO DI INVESTIMENTO FINANZIARIO

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Dopo una lunghissima gestazione, durata circa due anni, Franco Bulgarini (consulente finanziario indipendente - membro del Direttivo ASSOFINANCE) con BANCA IFIGEST e FUNDSTORE, sono pronti a lanciare un servizio ad hoc pensato per l’investitore finale.

Milano, 18 marzo 2015 – Banca Ifigest, banca privata indipendente attiva nelle gestioni patrimoniali per clientela privata ed istituzionale, lancia su Fundstore.it, la piattaforma web della Banca, l’innovativo servizio di consulenza dedicato all’investitore retail, “l’ultimo miglio”.

Dopo aver fondato nel 2000 Fundstore.it, il primo supermercato di fondi on line in Italia, che rende disponibili, in totale disintermediazione, oltre 150 prestigiose case di gestione italiane e internazionali e dopo aver osservato per 15 anni il comportamento dei sottoscrittori di Fundstore e degli utenti del risparmio gestito, Banca Ifigest ha analizzato i servizi di consulenza finanziaria ad oggi presenti sul mercato e ha sviluppato un servizio ad hoc per offrire alla clientela retail la possibilità di aumentare le probabilità di realizzare rendimenti concreti e reali dai propri investimenti in fondi azionari.

Il servizio offre, da una parte, un portafoglio personalizzato in fondi azionari internazionali costruito attraverso una selezione dei migliori gestori basata su indicatori statistico-matematici e, dall’altra, un piano operativo per disciplinare il comportamento dell’investitore durante tutto il periodo di investimento. 

“L’ultimo miglio” è il rivoluzionario servizio di consulenza che offre, dalla prospettiva dell’investitore, un piano per creare le corrette condizioni per beneficiare dell’andamento dei mercati, e per cercare di arrivare all’obiettivo ultimo, quello di trarre vantaggio dalle performance realizzate dai migliori gestori a livello internazionale. In concreto il servizio si sviluppa in più fasi, dove quella preparatoria consiste nel decidere l’importo da investire, una data di inizio e una di scadenza, un obiettivo di risultato e si  definisce un portafoglio neutro, non condizionato dalle previsioni del mercato.

Una volta attivato il portafoglio e decisi gli obiettivi di rendimento, Banca Ifigest verificherà con regolarità giornaliera  l’eventuale raggiungimento delle soglie prefissate (per consolidare le plusvalenze derivanti dall’andamento positivo del mercato, oppure evitare ribassi difficilmente sopportabili emotivamente), monitorerà mensilmente l’operato dei gestori dei fondi scelti per la conferma o la sostituzione e, alla scadenza prefissata, per disinvestire. Ovviamente, in caso di raggiungimento dell’obiettivo prima della scadenza prefissata, il cliente potrà decidere di terminare in anticipo l’investimento.

L’offerta del servizio di consulenza “l’ultimo miglio” si fonda su una struttura operativa snella e sicura, con un conto corrente online di Banca Ifigest intestato all’investitore dedicato esclusivamente all’operatività in fondi, e una piattaforma web, Fundstore.it, che è di fatto il più fornito supermercato di fondi online in Italia che offre la possibilità di scegliere ed acquistare in modo semplice e trasparente, più di 5.000 fondi di oltre 150 Gestori in totale sicurezza, senza commissioni di ingresso, uscita e switch, e senza alcuna spesa di gestione del dossier.

Gianni Bizzarri, Presidente di Banca Ifigest, ha commentato: “Il nuovo strumento che abbiamo pensato appositamente per l’investitore privato, che ad oggi non esisteva, è davvero rivoluzionario perché accompagna anche il piccolo risparmiatore in quelle scelte che nella maggior parte dei casi non è in grado di fare in modo autonomo perché influenzato emotivamente dal mercato o dal proprio intermediario. L’investitore privato può così, in maniera totalmente indipendente, arrivare a quello che è il suo vero obiettivo, ossia portare a casa un risultato positivo del suo investimento, incrementando il proprio patrimonio”.

Simone Calamai, Amministratore Delegato di Fundstore.it,  ha aggiunto: “Dopo tanti anni di ottimi rendimenti realizzati concretamente dalla maggior parte dei portafogli attivati e di studio del comportamento dell’investitore, anche su specifica richiesta dell'Associazione My Mind My Investment fondata da un gruppo di commercialisti, che da oltre 15 anni hanno sviluppato un servizio di assistenza negli investimenti ai loro clienti, siamo pronti ad affiancare Banca Ifigest nell’offrire un servizio innovativo di consulenza costruito dalla prospettiva dell’investitore. L’ultimo miglio è un servizio che permette di fare ciò che serve per trarre beneficio dalle performance realizzate di volta in volta dai gestori professionali, in modo semplice, sicuro e indipendente. Insieme ai professionisti della Banca, ci sarà un team dedicato al progetto, guidato da Franco Bulgarini, attivo nel mondo della finanza e degli investimenti dal 1985”.

GLOBAL ECONOMICS WEEKLY - GOLDMAN SACHS

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GOLDMAN SACHS newA market perspective on European growth

European growth picks up as China and US growth slow Over the past several months, European growth indicators have turned a corner, providing a significant boost to European equity and credit markets. The growth improvement has coincided with aggressive ECB easing, widening yield spreads to the US and putting downward pressure on the Euro; meanwhile, slowing growth in China and the US, together with Greek exit risk, remain potential sources of worry. Understanding how these various forces interact with each other and with asset markets ought  to be first-order concerns for market participants.We introduce a market-based European growth risk factor To address these issues, we have developed a methodology for translating a specific economic risk into a ‘market-based macroeconomic risk factor’ and then, once defined, deploying this market-based macroeconomic risk factor to assess asset leverage to, and the market pricing of, that particular macroeconomic risk. Here, we introduce a market-based ‘European growtrisk factor’ and put that factor through its paces. Balancing exposure to European growth and sovereign risks  We continue to think that exposure to cyclical risk in Europe ought to be key element of one’s market outlook. But, from the perspective of our newly developed European growth risk factor, many assets exposed to European growth carry incidental risks, particularly sovereign risk. European credit and some European sectors with outsized sovereign exposure would therefore be natural places to think about hedging out unwanted macro risks from core, growth-centric macro positions.

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