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28. settembre 2020

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Tutela del Risparmio

Swisscanto: una panoramica sulla situazione attuale dei mercati

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Proponiamo di seguito l’investment update di novembre di Thomas Harter, Responsabile strategie di investimento di Swisscanto.

Leggero sovrappeso sull’azionario, in netto sottopeso i titoli di Stato svizzeri.

Le recenti decisioni dei responsabili politici europei riguardo alla situazione del debito dovrebbero favorire un’impostazione positiva dei mercati nel breve termine. Resta tuttavia immutata la condizione di preoccupante rallentamento della crescita di alcuni paesi PIIGS.

Il vertice sulla crisi dello scorso 26 ottobre si è chiuso, com'era nelle attese, senza un pacchetto di misure esaustivo, in grado di risolvere radicalmente il nodo della crisi del debito sovrano. Si tratta tuttavia di decisioni da accogliere con soddisfazione, non fosse altro per quel poco di chiarezza in più che porteranno agli investitori nel corso dei prossimi mesi. Sono meritevoli di apprezzamento soprattutto le decisioni in materia di capitalizzazione delle banche. La direttiva che impone alle banche dell'Unione monetaria di raggiungere entro la metà del prossimo anno un più elevato requisito di coefficiente patrimoniale, ossia una quota di core capital di almeno il 9 per cento, costituisce un importante passo avanti verso la stabilizzazione del sistema finanziario. E non saranno solo le banche a decidere come raggiungere questo obiettivo. Altrettanto importante - oltre a fissare un obiettivo di capitale concreto in termini di dotazione percentuale di fondi propri - è l'indicazione che questo coefficiente non dovrà essere perseguito attraverso condizioni di accesso al credito eccessivamente restrittive che produrrebbero quindi ripercussioni negative sull'economia. Le misure deliberate − tra cui anche un taglio del debito della Grecia del 50% − dovrebbero ridurre ora la probabilità che si aprano scenari estremamente disastrosi per l'economia e per i mercati finanziari.

Prudenza sul fronte dei titoli di debito europei – richieste le valute nordiche

La sottovalutazione dei mercati azionari ci induce a mantenere in generale una sovraesposizione sull'azionario e, all'interno della componente azionaria, sui mercati di Eurolandia. Questi ultimi evidenziano sulla base della valutazione conservativa con utili tendenziali una sottovalutazione di oltre l'80 per cento. Il peso della quota azionaria dell'America settentrionale viene leggermente incrementato in ragione delle migliori prospettive congiunturali del mondo industrializzato occidentale. In aumento anche la percentuale delle azioni dei mercati emergenti sulla scia delle correzioni dei listini dei mesi scorsi. Poiché non è venuto meno il pericolo di una stretta creditizia, manteniamo una ponderazione neutrale sulle small cap rispetto al benchmark. Siamo sempre dell'avviso che nell’attuale contesto di mercato le azioni growth si piazzeranno meglio dei titoli value. Nonostante le misure varate sul piano politico restiamo prudenti nei confronti dei titoli di stato europei. Nei portafogli della maggior parte dei blocchi valutari manteniamo una duration neutrale. Fanno eccezione i titoli denominati in franchi svizzeri e sterline britanniche. Abbiamo ulteriormente alleggerito i titoli di Stato in franchi svizzeri, il cui sottopeso risulta così rafforzato. 

Il comparto degli high yield bond è interessante in termini di valutazione e, alla luce della buona situazione complessiva dei bilanci societari, una recessione "morbida" dovrebbe avere come conseguenza soltanto un numero esiguo di insolvenze.

Tra le valute continuiamo a prediligere la corona norvegese, che si è avvantaggiata di un nuovo rialzo del prezzo del petrolio. Le finanze statali di questo paese sono inoltre estremamente solide. Dal sovrappeso della corona danese rispetto al franco deriva tra l'altro per gli investitori un vantaggio in termini di tassi d’interesse.

Appalti e Antimafia: La tracciabilità dei flussi finanziari (Legge 136/2010)

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Con gli artt. 3 e 6 della L. 13.8.2010 n. 136, entrata in vigore il 7.9.2010, sono state emanate disposizioni in materia di tracciabilità dei movimenti finanziari relativi ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici.

In seguito ai dubbi interpretativi emersi e alle difficoltà operative riscontrate in relazione all’applicazione della nuova disciplina sulla tracciabilità, con gli artt. 6 e 7 del DL 12.11.2010 n. 187, entrato in vigore il 13.11.2010, sono state emanate disposizioni interpretative, integrative e modificative di tale disciplina.

Di seguito si riepiloga la disciplina in esame, tenendo conto delle novità intervenute.

Peraltro, in sede di conversione del DL 187/2010 potrebbero essere introdotte ulteriori novità.

Decorrenza della nuova disciplina.

Mediante una norma di interpretazione autentica (quindi retroattiva), il DL 187/2010 ha stabilito che le nuove disposizioni in materia di tracciabilità si applicano:

•       ai contratti relativi ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici sottoscritti dal 7.9.2010 (data di entrata in vigore della L. 136/2010);

•       ai contratti di subappalto e ai subcontratti da essi derivanti.

Viene quindi recepita a livello normativo l’interpretazione che era stata fornita dal Ministero degli Interni nella circ. 9.9.2010 n. 13001/118/Gab.

 Disciplina transitoria

Il DL 187/2010 ha stabilito che i contratti stipulati prima del 7.9.2010 e i contratti di subappalto e i subcontratti da essi derivanti devono essere adeguati alle nuove disposizioni in materia di tracciabilità entro il 6.3.2011.4.

Soggetti interessati

Le nuove disposizioni sulla tracciabilità, finalizzate a prevenire infiltrazioni criminali, riguardano gli appaltatori, i subappaltatori e i subcontraenti della filiera delle imprese, nonché i concessionari di finanziamenti pubblici anche europei, a qualsiasi titolo interessati ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici.

Al riguardo, mediante una norma di interpretazione autentica, il DL 187/2010 chiarisce che l’espressione “filiera delle imprese” si intende riferita:

-          ai subappalti, come definiti dall’art. 118 del DLgs. 163/2006, vale a dire qualsiasi contratto avente ad oggetto attività ovunque espletate che richiedono l’impiego di manodopera, quali le forniture con posa in opera e i noli a caldo, se singolarmente di importo superiore al 2% dell’importo delle prestazioni affidate o di importo superiore a 100.000,00 euro e qualora l’incidenza del costo della manodopera e del personale sia superiore al 50% dell’importo del contratto da affidare;

•       ai subcontratti stipulati per l’esecuzione, anche non esclusiva, del contratto.

Utilizzo di conti correnti dedicati

Gli appaltatori, i subappaltatori e i subcontraenti della filiera delle imprese, nonché i concessionari di finanziamenti pubblici anche europei, a qualsiasi titolo interessati ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici, devono utilizzare uno o più conti correnti:

•       accesi presso banche o presso la società Poste Italiane S.p.A.;

•       dedicati, anche non in via esclusiva, alle commesse pubbliche.

 

Al riguardo, mediante una norma di interpretazione autentica, il DL 187/2010 chiarisce che:

•       ogni operazione finanziaria relativa a commesse pubbliche deve essere realizzata tramite uno o più conti correnti bancari o postali, utilizzati anche promiscuamente per più commesse, purché per ciascuna commessa sia effettuata l’apposita comunicazione alla stazione appaltante o all’amministrazione concedente circa il conto o i conti utilizzati;

•       sui medesimi conti possono essere effettuati movimenti finanziari anche estranei alle commessepubbliche comunicate.

Sanzioni

Ai sensi dell’art. 6 co. 1 della L. 136/2010, le transazioni relative ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici e le erogazioni e concessioni di provvidenze pubbliche, effettuate senza avvalersi di banche o della società Poste Italiane S.p.A., comportano, a carico del soggetto inadempiente, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria dal 5% al 20% del valore della transazione stessa.

 

L’art. 6 co. 2 della L. 136/2010 stabilisce invece che le transazioni relative ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici effettuate su un conto corrente non dedicato comportano, a carico del soggetto inadempiente, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria dal 2% al 10% del valore della transazione stessa.

Comunicazioni alla stazione appaltante o all’amministrazione concedente

I soggetti sopra indicati devono comunicare alla stazione appaltante o all’amministrazione concedente:

•       gli estremi identificativi dei conti correnti dedicati;

•       le generalità e il codice fiscale delle persone delegate ad operare su di essi.

Termine

Per effetto delle modifiche apportate dal DL 187/2010, la suddetta comunicazione deve avvenire:

•       nel caso di conti correnti già esistenti, entro sette giorni dalla loro prima utilizzazione in operazioni finanziarie relative ad una commessa pubblica;

•       in caso di apertura di nuovi conti correnti, entro sette giorni dalla loro accensione.

Comunicazione delle successive variazioni

Il DL 187/2010 ha stabilito che gli stessi soggetti devono altresì provvedere a comunicare ogni modifica relativa ai dati trasmessi.

Sanzioni

Ai sensi dell’art. 6 co. 4 della L. 136/2010, l’omessa, tardiva o incompleta comunicazione dei suddetti elementi informativi comporta, a carico del soggetto inadempiente, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 500,00 a 3.000,00 euro.

Utilizzo di bonifici e di altri strumenti tracciabili

Tutti i movimenti finanziari (quindi sia entrate che uscite) relativi ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici (nonché alla gestione dei finanziamenti pubblici) devono essere:

•       registrati sui conti correnti dedicati;

•       effettuati esclusivamente:

•       tramite lo strumento del bonifico bancario o postale;

•       ovvero, come stabilito dalDL 187/2010, con altri strumenti di pagamento idonei a consentirela piena tracciabilità delle operazioni.

Sanzioni

Ai sensi dell’art. 6 co. 2 della L. 136/2010, le transazioni relative ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici effettuate senza impiegare lo strumento del bonifico bancario o postale comportano, a carico del soggetto inadempiente, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria dal 2% al 10% del valore della transazione stessa.

Tale norma sanzionatoria non è stata espressamente modificata in seguito all’introduzione della possibilità, ad opera del DL 187/2010, di utilizzare anche altri strumenti di pagamento “tracciabili”.

Tuttavia, la suddetta sanzione non dovrebbe più essere applicabile qualora si utilizzino strumenti diversi dal bonifico, purché consentano la piena tracciabilità delle operazioni.

Indicazione del codice identificativo di gara e del codice unico di progetto

Per effetto delle modifiche apportate dal DL 187/2010, ai fini della tracciabilità dei flussi finanziari, gli strumenti di pagamento (bonifico bancario o postale o altri strumenti tracciabili) devono riportare,in relazione a ciascuna transazione posta in essere dalla stazione appaltante, dagli appaltatori, dai subappaltatori e dai subcontraenti della filiera delle imprese, nonché dai concessionari di finanzia-menti pubblici:

•       il codice identificativo di gara (CIG);

•       il codice unico di progetto (CUP), ove obbligatorio ai sensi dell’art. 11 della L. 16.1.2003 n. 3.

Codice identificativo di gara

Il codice identificativo di gara (CIG) è attribuito:

•       dall’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture;

•       su richiesta della stazione appaltante.

Codice unico di progetto

L’art. 11 della L. 3/2003 ha disposto che, a decorrere dall’1.1.2003, ogni progetto d’investimento pubblico, nuovo o in corso di attuazione, sia dotato di un codice unico di progetto (CUP), secondo le modalità e le procedure stabilite dal CIPE con la delibera 27.12.2002 n. 143.

Sanzioni

L’art. 6 co. 2 della L. 136/2010 stabilisce che, nel caso in cui nel bonifico bancario o postale venga omessa l’indicazione del codice unico di progetto (CUP), si applica la sanzione amministrativa pecuniaria dal 2% al 10% del valore della transazione stessa.

Poiché tale norma non è stata modificata dal DL 187/2010, deve ritenersi che:

•       non sia sanzionabile l’omessa indicazione del codice identificativo di gara (CIG);

•       l’omessa indicazione del codice unico di progetto (CUP) sia sanzionabile solo ove tale indicazione sia obbligatoria, come sopra specificato;

•       non sia sanzionabile l’omessa indicazione del CIG o del CUP in strumenti di pagamento diversi dai bonifici.

Pagamenti a dipendenti, consulenti e fornitori

Per effetto delle modifiche apportate dal DL 187/2010, i pagamenti destinati a dipendenti, consulenti e fornitori di beni e servizi rientranti tra le spese generali, nonché quelli destinati alla provvista di immobilizzazioni tecniche, devono essere eseguiti tramite conto corrente dedicato:

•       anche con strumenti diversi dal bonifico bancario o postale, purché idonei a garantire la piena tracciabilità delle operazioni per l’intero importo dovuto;

•       anche se il suddetto importo non è riferibile in via esclusiva alla realizzazione di lavori, servizi e forniture pubblici.

Pagamenti ad enti previdenziali, fornitori di pubblici servizi o riguardanti tributi

Fermo restando l’obbligo di documentazione della spesa, possono essere eseguiti anche con strumenti diversi dal bonifico bancario o postale i pagamenti:

•       in favore di enti previdenziali, assicurativi e istituzionali;

•       in favore di gestori e fornitori di pubblici servizi;

•       riguardanti tributi.

 

Al riguardo, mediante una norma di interpretazione autentica, il DL 187/2010 chiarisce che è consentita l’adozione di strumenti di pagamento differenti dal bonifico bancario o postale, purché siano idonei ad assicurare la piena tracciabilità della transazione finanziaria.

Spese giornaliere

Per le spese giornaliere, di importo inferiore o uguale a 500,00 euro, relative a lavori, servizi e forniture pubblici, possono essere utilizzati sistemi diversi dal bonifico bancario o postale, fermi restando il divieto di impiego del contante e l’obbligo di documentazione della spesa.

 

Anche in tale caso, mediante una norma di interpretazione autentica, il DL 187/2010 chiarisce che è consentita l’adozione di strumenti di pagamento differenti dal bonifico bancario o postale, purché siano idonei ad assicurare la piena tracciabilità della transazione finanziaria.

Spese “estranee”

Ove per il pagamento di spese “estranee” ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici sia necessario il ricorso a somme provenienti da conti correnti dedicati, questi ultimi possono essere successivamente reintegrati:

•       mediante bonifico bancario o postale;

•       ovvero, come stabilito dal DL 187/2010, con altri strumenti di pagamento idonei a consentire la piena tracciabilità delle operazioni.

Sanzioni

L’art. 6 co. 3 della L. 136/2010 stabilisce che il reintegro dei conti correnti effettuato con modalità diverse dal bonifico bancario o postale comporta, a carico del soggetto inadempiente, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria dal 2% al 5% del valore di ciascun accredito.

 

Tale norma sanzionatoria non è stata espressamente modificata in seguito all’introduzione della possibilità, ad opera del DL 187/2010, di utilizzare anche altri strumenti di pagamento “tracciabili”.

Tuttavia, la suddetta sanzione non dovrebbe più essere applicabile qualora si utilizzino strumenti diversi dal bonifico, purché consentano la piena tracciabilità delle operazioni.

Clausola di assunzione degli obblighi di tracciabilità

La stazione appaltante:

•       inserisce nei contratti sottoscritti con gli appaltatori relativi ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici, a pena di nullità assoluta, un’apposita clausola con la quale essi assumono gli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari;

•       verifica che nei contratti sottoscritti con i subappaltatori e i subcontraenti della filiera delle imprese a qualsiasi titolo interessate ai lavori, ai servizi e alle forniture pubblici, sia inserita, a pena di nullità assoluta, un’apposita clausola con la quale ciascuno di essi assume gli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari.

 

L’appaltatore, il subappaltatore o il subcontraente che ha notizia dell’inadempimento della propria controparte agli obblighi di tracciabilità finanziaria ne dà immediata comunicazione:

•       alla stazione appaltante;

•       alla Prefettura-Ufficio territoriale del Governo della Provincia ove ha sede la stazione appaltante o l’amministrazione concedente.

Risoluzione del contratto

Il DL 187/2010 ha stabilito che il mancato utilizzo del bonifico bancario o postale ovvero degli altri strumenti idonei a consentire la piena tracciabilità delle operazioni determina la risoluzione di diritto del contratto.

 

Conseguentemente, sono state abrogate le precedenti disposizioni relative:

•       all’obbligo di inserire nei contratti una clausola risolutiva espressa, che doveva attivarsi in tutti i casi in cui le transazioni fossero state eseguite senza avvalersi di banche o della società Poste Italiane S.p.A.;

•       all’obbligo per l’appaltatore, il subappaltatore o il subcontraente che avesse avuto notizia dell’inadempimento della propria controparte agli obblighi di tracciabilità finanziaria, di procedere all’immediata risoluzione del rapporto contrattuale.

Applicazione delle sanzioni

Il DL 187/2010 ha stabilito che:

•       le suddette sanzioni amministrative pecuniarie sono applicate dal Prefetto della Provincia ove ha sede la stazione appaltante o l’amministrazione concedente;

•       l’opposizione contro l’applicazione delle sanzioni deve essere proposta davanti al giudice del luogo ove ha sede l’autorità che ha applicato la sanzione;

•       l’autorità giudiziaria, fatte salve le esigenze investigative, comunica al Prefetto territorialmente competente i fatti di cui è venuta a conoscenza che determinano violazione degli obblighi di tracciabilità.

Il citato D.L. 187/2010 (in vigore dal 13/11/2010) prevede che tutti i contratti stipulati prima del 07/09/2010 siano adeguati entro il 07/03/2011, a pena di nullità assoluta, inserendo apposita clausola sulla tracciabilità. Dal momento che dopo il 07/03/2011 i contratti sprovvisti di clausola saranno nulli, si suggerisce di integrare i contratti già stipulati mediante atti aggiuntivi da inserire nel contratto tra stazione appaltante ed appaltatore e nel contratto tra appaltatore e subappaltatore/subcontraente.

 

 

Credit Evolution srl

Dr. Carlo Schiaffino

Avv. Andrea Arnaldi

 

L'albo dei consulenti finanziari indipendenti è in stallo

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Noi di ASSOFINANCE riceviamo almeno due telefonate al giorno da parte di persone che vorrebbero aprire l'attività di consulenza finanziaria indipendente come persone fisiche o come società. Ci interrogano sulla partenza dell'Albo che, come noto, è condizione essenziale, per avviare nuove attività di CFI.

La fase attuale è di stallo. E stiamo lavorando per superarla. Come già in passato, per salvare le SRL  e le SPA di consulenza, l'unica voce che si leva è quella di ASSOFINANCE che propone soluzioni applicabili per l'avvio dell'Albo dei CFI.  Ci chiedono, ogni volta, quali passaggi manchino, ancora, e quali siano i motivi  di questo continuo slittamento della finalizzazione dei lavori? Le ragioni sono molteplici: a) dal 2007, anno di recepimento, in Italia, della Direttiva MIFID, la norma che ci riguarda, nelle sue varie articolazioni, è stata scritta e riscritta più volte coinvolgendo la Banca D'Italia, il MEF, la CONSOB in particolare. Questo ha richiesto del tempo. b) non ci sono i soldi per finanziare la start-up dell'Organismo ; per meglio dire, il Governo non ha la forza politica necessaria per spostare le risorse pubbliche dal finanziamento dello "spreco" al finanziamento delle "attività utili al paese" quale, appunto, l'Organismo dei CFI. b) l'attività di lobbying dell'industria finanziaria contro l'affermazione del ruolo dei CFI in Italia.

Pertanto, ASSOFINANCE, ha proposto, già da mesi, alcune soluzioni "applicabili" nella condizione attuale caratterizzata dall'assenza di risorse pubbliche.Una soluzione a costo zero o "quasi", ripresa anche da IL SOLE 24 ORE, è quella della condivisione della struttura dell'Albo APF (Albo dei promotori finanziari). L'attività dei 2 Albi presenta numerose similitudini. Ciò significa poter implementare, con costi minimi,  gli strumenti già in uso per il governo e la certificazione della categoria dei PF, adattandoli alla necessità di governo e certificazione della nuova categoria dei consulenti finanziari indipendenti. Giovanna Giurgola Trazza, presidente APF, pare comprendere e accogliere la proposta ASSOFINANCE tanto che nella relazione di giugno l'APF si dichiara aperto ad ogni forma di condivisione e conferma la sua disponibilità a mettere a disposizione dell'Albo dei CFI la sua esperienza collaborando con le istituzioni.

 

Giannina Puddu
Presidente AssoFinance

Ignis Asset Management e l’ abc per sopravvivere alle turbolenze dei mercati

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Proponiamo di seguito l’ultima investment note di Ian Ormiston, gestore azionario Europa di Ignis Asset Management, contenente suggerimenti semplici e precisi agli investitori su come restare a galla in questa fase turbolenta dei mercati.

 

Restare liquidi. In generale in tempo di crisi lʼidea più ovvia per un investitore azionario è che sia meglio restare liquidi. Persino le aziende migliori vedono scendere il valore dei loro titoli quando diminuisce lʼappetito per il rischio, così i titoli difensivi possono temporaneamente battere il benchmark, ma gli investitori alla fine si trovano comunque più poveri. La prima regola, quindi, è avere più liquidità possibile in portafoglio. Per quelli che, tuttavia, sono obbligati a mantenere lʼinvestimento in azioni sono due le variabili che guidano le performance: la leva operativa e la leva finanziaria. Lʼazienda migliore da scegliere in tempo di crisi è quella che registra una modesta volatilità sugli utili operativi (leva operativa) e un bilancio solido (leva finanziaria), che permettano di sopportare un periodo prolungato di dislocazione dei mercati. Eʼ quasi certo invece che le società con elevata volatilità degli utili operativi e alti livelli di leva finanziaria, produrranno risultati pessimi nei periodi di crisi.

 

Non fidarsi delle sole valutazioni. La seconda regola è che le valutazioni contano relativamente poco in periodi come quello che stiamo attraversando. Valutazioni convenienti di per sé non sono sufficienti a contrastare un mercato in caduta libera, poiché i titoli continueranno a scendere fino a che gli investitori avranno paura di ulteriori revisioni al ribasso. Quelle società che sembrano molto convenienti sulla base dei valori storici, sono di solito quelle con alti livelli di leva operativa e finanziaria che, di conseguenza, presentano valutazioni illusorie. Da sottolineare infine che il periodo di crisi è solo parte di un ciclo e non conta quanto la situazione sembri cupa: ad un certo punto la ripresa arriverà portando rendimenti positivi tangibili per gli investitori.

 

Cosa aspettarsi per i prossimi mesi. Nei prossimi mesi “volatilità” rimarrà la parola dʼordine e con tutta probabilità leggeremo ancora molti titoli angoscianti sui giornali, ma assisteremo anche ai primi segni di una ripresa dei mercati. Se ripensiamo a qualche settimana fa, sono molti gli aspetti che sembrano migliorati sui mercati azionari: la Cina, dopo aver passato gran parte dellʼanno nel tentativo di contenere lʼinflazione, si sta lentamente decidendo ad attuare misure di stimolo dellʼeconomia; lʼeconomia USA si è deteriorata meno rapidamente di quanto ci si aspettasse e i politici europei si sono resi conto della gravità della situazione che stanno affrontando. Di tutti i problemi nel mondo, la crisi del debito sovrano nellʼEurozona e la conseguente crisi del sistema bancario sono le più rilevanti e le più difficili da risolvere. Nello scenario migliore un EFSF ampliato e potenziato sarà in grado di gestire la ristrutturazione del debito che è diventata ormai inevitabile per almeno unʼeconomia dellʼEurozona. Permetterà inoltre la sopravvivenza dei mercati obbligazionari governativi di Italia e Spagna, e darà sostegno al capitale delle banche europee fino a che non sarà ricostituita la fiducia nel sistema finanziario. In questo scenario la crescita economica sarà – nella migliore delle ipotesi – fiacca e, in molti paesi le economie si contrarranno a causa delle misure di austerity. Tuttavia, una qualsiasi forma di visibilità consentirà ai mercati azionari di continuare a recuperare. Nellʼipotesi peggiore i politici non saranno in grado di rispondere alla crisi con riforme adeguate e, in questo caso, le azioni potrebbero persino toccare nuovi minimi.

 

Su quali titoli puntare. Ho già descritto quali siano le caratteristiche del titolo ideale in tempi di crisi. A queste va aggiunta, senza dubbio, una diversificazione per settori e regioni geografiche. Guardando ai singoli titoli vale la pena di citare Royal Dutch Shell, Ryanair e Richemont che presentano tutte bilanci molto forti, e Anheuser Busch Inbev (ABI) e Legrand, due società che generano un buon flusso di cassa e non hanno difficoltà nel finanziarsi. Tutte queste società hanno accesso alla crescita persino in periodi foschi come quelli attuali: ABI, Richemont e Legrand grazie allʼesposizione ai mercati emergenti; Royal Dutch Shell e Ryanair grazie ai benefici derivanti dagli investimenti fatti rispettivamente in nuovi bacini e nuovi aeromobili. Tutte queste società, che sono leader nei rispettivi settori, sopravvivranno alla crisi e, di conseguenza, riusciranno a rafforzare la loro posizione dominante.

Risparmio gestito, le opportunità della volatilità secondo Legg Mason

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La volatilità nel mercato ha portato Lauren Romeo, gestore capo del fondo Legg Mason Royce Smaller Companies Fund, a rafforzare nel portafoglio le posizioni dei comparti minerario e industriale.
 
I titoli industriali, con il 22%,costituiscono la posizione più consistente del portafoglio del fondo domiciliato a Dublino, mentre le materie prime con il 15%*sono al terzo posto. Lauren Romeo, il gestore dei complessivi718,70 milioni di dollari**del Legg Mason Royce Smaller Companies Fund,spiega le motivazioni che l'hanno portata a detenere nel fondo queste classi di titoli che intende mantenere a lungo termine.
 
"Nonostante la volatilità registrata nel comparto delle commodities, la nostra visione a lungo termine non è cambiata", spiega Romeo.
 
La decisione del gestore sul peso da attribuire a questi asset è stata dettata inizialmente della favorevole dinamica della domanda e dell'offerta innescata,nei primi anni 2000, da un'ondata di investimenti, quando il prezzo dell'oro e dell'argento registravano livelli decisamente inferiori a quelli attuali. "La situazione non è cambiata", spiega Romeo. "Sul lato dell'offerta si registra ancora un deficit, mentre contemporaneamente, su quello della domanda, si assiste un ricollocamento delle economie in via di sviluppo nel gruppo di testa a guida della crescita. Sono paesi che hanno fame di risorse naturali, un trend dal quale hanno beneficiato le materie prime". 
 
"Abbiamo approfittato della recente debolezza dei prezzi nel comparto per rafforzare le posizioni che abbiamo già in portafoglio", continua Lauren Romeo, "anche perché a nostro avviso i titoli del settore minerario promettono ancora dei guadagni, nonostante la recente svendita. Le proiezioni del tasso degli utili interno (IRR) di molte società minerarie di cui deteniamo in portafoglio i titoli, restano molto interessanti anche a livelli dell'oro molto più bassi e, inoltre, le società con le quali ci incontriamo regolarmente restano ottimistiche".
 
Rispetto al settore industriale, Romeo precisa che"il fondo continuerà a rafforzare le posizioni già detenute nei periodi di debolezza del mercato. Quanto alla costruzione di nuove posizioni, siamo ancora cauti, ma con un approccio incrementale".
 
Lauren Romeo continua a individuare le migliori opportunità nelle società di gestione finanziaria, in quelle del settore dell’IT e nei titoli industriali, ma la gamma dei settorisi allarga aogniribasso del mercato, anche al settore dell'assistenza sanitaria, per esempio.
 
Il fondo Legg Mason Royce Smaller Companies gestisce un portafoglio concentrato, costituito da circa 100 titoli ad alta qualità con quotazionia livelli interessanti e una capitalizzazione di mercato che va dai 500 milioni ai 5 miliardi di dollari.
 
La qualità di queste società si misura nei robusti bilanci e flussi di cassa, oltre che in una solida storia di consistenti utili sul capitale investito.
 

Banche, sulla Grecia in arrivo perdite sostanziose e poi c'è la questione ricapitalizzazioni...

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La Ue ha trovato un accordo con le banche sulle perdite che dovranno subire per la loro esposizione sul debito in Grecia: gli istituti accetteranno una svalutazione del 50%. Il testo finale dell'accordo è ora all'ultimo vaglio dei leader.

Inoltre, come riporta Ansa, i leader dei 27 riuniti a Bruxelles "hanno raggiunto un accordo sui grandi principi per la ricapitalizzazione delle banche". Lo ha annunciato il premier polacco Donald Tusk, presidente di turno dell'Ue. L'aumento del Core Tier 1 al 9%, che in base all'accordo raggiunto a Bruxelles dovrà essere effettuato entro il 30 giugno 2012, ha voluto precisare il ministro delle Finanze polacco e presidente di turno dell'Ecofin Jacek Rostowski, "è una tantum e poi mai più, si tratta di una misura eccezionale". È questa infatti una "protezione date le circostanze eccezionali" sui mercati, ha ancora sottolineato il ministro. Nessuna cifra, però, è stata fatta sull'ammontare complessivo delle necessità di ricapitalizzazione delle banche. Questa potrà essere messa a punto solo dopo che sarà presa una decisione sul rafforzamento del fondo salva-stati dell'eurozona, ha spiegato il premier polacco. Si dovrà, ha sottolineato Tusk, "tenere conto del rafforzamento delle 'barriere antifuocò europee, senza di cui non si potrà arrivare a una decisione. Credo sia importante sottolineare che senza eccezioni tutti e 27 i paesi Ue hanno accettato il progetto di ricapitalizzazione in quanto", ha concluso il premier polacco, "è una questione che riguarda non solo i paesi dell'eurozona ma tutti i paesi Ue"

Quanto costerà alle banche italiane?

Per ricapitalizzare le banche italiane serviranno 14,771 miliardi di euro, e complessivamente per le europee oltre 106 miliardi: è quanto stima l'Autorità europea per le banche (Eba) in un documento pubblicato dopo il vertice Ue. Le banche, specifica l'Eba, dovranno sottoporre i loro piani alle autorità nazionali "entro la fine del 2011", essi "dovranno essere approvati dalle autorità nazionali e discussi con l'Eba". Gli obiettivi dovranno evitare "un eccessivo deleveraging" per contenere "l'impatto sull'economia reale". L'Eba chiede poi lo stop di dividendi e bonus e specifica che gli aumenti di capitale potranno essere fatti "soltanto con capitale di altissima qualità". Emissioni di obbligazioni "saranno accettate solo se in linea con criteri rigorosi e standardizzati da definire con l'Eba".

 

 

 

 

 

Banche, credit risk analysis con sviste, i dubbi sono cresciuti in tripla cifra

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L'evoluzione del sistema bancario osservata attraverso l'aggregato di poco più 570 banche analizzate da Mediobanca segnala tra la fine del 2003 e quella del 2010 una crescita dei crediti alla clientela (imprese e famiglie) pari all'87,8%, ossia il 9,4% annuo, da 1.066 miliardi a 2.002 miliardi di euro. Nello stesso periodo i crediti dubbi (sofferenze, incagli, ristrutturati e scaduti) sono cresciuti del 172%, pari al 15,3% annuo, incrementando la propria incidenza sul totale dal 4,4% (nel 2003) al 6,4% (nel 2010). I crediti «in bonis» hanno segnato nel periodo una crescita sostanzialmente allineata a quella dei crediti complessivi (9,1% medio annuo). La riduzione dei crediti dubbi sul totale è stata progressiva dal 2003 fino al 2007 quando ha toccato il minimo al 2,9%; dal 2008 è risalita al 3,4% per raggiungere il 6,4% nel 2010. Nel 2010 i crediti «in bonis» sono aumentati dell'1,2% sul 2009 (+22 mld circa), quelli dubbi sono aumentati del 14% (+15 mld), quelli complessivi sono aumentati dell' 1,9% (ossia +7 mld, saldo delle due variazioni precedenti). Osservando la composizione dei crediti dubbi nel periodo, la quota meno dinamica è quella delle sofferenze, cresciute del 101% (10,5% medio annuo), mentre gli incagli sono aumenti del 177% (15,7% medio annuo).
 
Il vero boom tocca ai crediti ristrutturati e scaduti in aumento ad un ritmo medio del 31% medio annuo che dal 2003 cumula un progresso del 568%. A fine 2003 le sofferenze erano oltre la metà dei crediti dubbi (51%), quota calata a fine 2010 al 38% circa. Costante la quota degli incagli passati dal 40% del 2003 al 41% del 2010, mentre è più che raddoppiata l'incidenza della classe residua (ristrutturati e scaduti) salita dal 9% al 21%. Nell'ultimo anno le sofferenze sono aumentate del 29,5%, mentre gli incagli hanno segnato una progressione più modesta (+5,3%), per effetto del passaggio di una parte delle partite incagliate nella più critica posizione di sofferenza. Le sofferenze (32%) stanno gradualmente tornando sui livelli del 2006 e 2007, quando rappresentavano il 43-45% del totale, mentre gli incagli permangono di alcuni punti al disopra della propria incidenza tra 2006 e 2007 (33-37%). Tornando alla classifica degli istituti bancari Unicredit resta in prima posizione per un totale attivo tangibile (904 miliardi di euro), davanti ad Intesa Sanpaolo (633 miliardi) e Banca Monte Paschi (237 miliardi), seguono Banco Popolare, Ubi Banca, Bnl, Mediobanca e la Popolare dell'Emilia Romagna. Guadagna una posizione ed è nona la Popolare di Milano (53 miliardi il totale attivo tangibile) ed anche in decima posizione si segnala l'avanzamento di una posizione della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza (45 mld). I due avanzamenti sono dipesi anche dal regresso di Dexia Crediop il cui attivo tangibile si è ridotto del 20,7% provocando la perdita di due posizioni nel rank.
 

iShares e la ‘’Due Diligence’’ negli ETF

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E' di scena oggi a Milano, presso la sede Blackrock di via Brera, la presentazione della campagna ‘’Due Diligence’’ sugli ETF, promossa da iShares, piattaforma di ETF di Blackrock. Relatori dell’incontro Joe Linhares, Responsabile iShares EMEA e Emanuele Bellingeri (nella foto), Responsabile iShares Italia.

Data la crescita esponenziale negli ultimi anni degli ETP (Exchange Traded Products) sia in termini quantitativi che in termini di complessità degli strumenti negoziati, iShares ha lanciato un’importante iniziativa redigendo una guida ‘’Due Diligence’’ su tali prodotti, con la finalità di permettere agli investitori di districarsi con maggiore consapevolezza nella selva di questi strumenti, fornendo criteri ben definiti di valutazione e selezione e aumentando il livello di servizio ad essi offerto. La guida risponde, inoltre, anche alla necessità evidenziata dalle Autorità di Vigilanza di una maggiore trasparenza informativa attorno a questi strumenti. Il punto di partenza della guida è che ciascun investitore deve individuare e comprendere, per ciascun ETP, non solo il rischio di mercato, ma anche quello strutturale che lo contraddistingue. Ogni investitore deve, inoltre, avere prventivamente chiari le proprie esigenze e il profilo di rischio desiderato. Ishares propone, innanzitutto, una riclassificazione degli ETP in 3 categorie:

  • ETF (Exchange Traded Funds), con una chiara differenziazione tra ETF a replica fisica (che investono direttamente in titoli che compongono il benchmark sottostante) ed ETF a replica sintetica tramite derivati
  • ETN (Exchange Traded Notes) / ETC (Exchange Traded Commodities), vale a dire rispettivamente strumenti che replicano un indice o una materia prima (commodity); sono, a differenza degli ETF, delle note di debito e non dei fondi
  • ETI (Exchange Traded Instruments), vale a dire gli strumenti che, in maniera residuale, non appartengono a nessuna delle due sopra menzionate categorie: futures, opzioni quotate, warrants, etc.

I criteri chiave per l’analisi di ciascuno strumento sono essenzialmente sei: la sua struttura (e quindi il suo derivante rischio strutturale); le implicazioni fiscali che la negoziazione dello strumento comporta; la performance dello strumento e del suo gestore; la flessibilità di negoziazione; il TCO (Total Cost of Ownership), vale a dire il costo totale che detenzione dello strumento comporta; i benefici e i rischi del prestito titoli in un ETF.

L’approccio alla selezione degli ETP proposto da iShares è di tipo ‘’step by step’’, con uno schema che focalizza l’attenzione, per ciascun ETP, su una serie di parametri: lo strumento che risponderà positivamente su tutti questi parametri alle esigenze dell’investitore sarà quello su cui la scelta dello stesso dovrà ricadere. Il primo parametro su cui compiere le valutazioni è l’analisi dell’emittente dell’ETP: si tratta di un ETF provider indipendente? Esistono potenziali conflitti di interesse? Sono facilmente individuabili dati come lo storico del NAV (Net Asset Value, vale a dire il valore effettivo dell’ETP in un determinato momento), la distribuzione di dividendi e le performance rispetto al benchmark sottostante? Il secondo passaggio riguarda la definizione di ulteriori limiti e restrizioni: dov’è domiciliato il fondo? Viene fornito lo stato di rendicontazione fiscale richiesto? Il fondo soddisfa il requisito di AUM, cioè di ‘’massa’’, dell’investitore? La terza fase si concentra sulla valutazione della struttura dei prodotti, per cui si rimanda alla sopra citata distinzione tra ETF, ETN/ETC e ETI. Il processo di selezione va a concludersi, quindi, con valutazioni relative a: tracking error dello strumento nel periodo considerato, ossia il suo discostamento rispetto al benchmark sottostante; quanto la liquidità è stata intaccata in passate condizioni di tensione del mercato;  qual è il TCO dell’ETP.

L’iniziativa di iShares non ha la pretesa di obbligare le altre società di investimento ad adattarsi allo schema informativo e valutativo appena esposto, ma mira semplicemente, anche in virtù dell’elevata mole di fondi gestiti dalla piattaforma, a rispondere a requisiti di trasparenza e informazione nell’ottica di un miglioramento qualitativo del mercato ETF nel suo complesso, per tutti gli attori che ne fanno parte.

La gestione alternativa, un nuovo investimento rifugio?

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Questo titolo può apparire “provocatorio”. In effetti, la gestione alternativa è spesso assimilata a termini come “complesso”, “leva”, “investitori istituzionali”, o “hedge fund”. Eppure Dexia Asset Management ritiene che la gestione alternativa è divenuta oggi un investimento di riferimento per numerosi investitori e, in particolare, per quelli istituzionali. Perché? Un motivo: le classi di attivi tradizionali stanno sollevando degli interrogativi, la diversificazione classica è meno efficace. Dopo un decennio perso sulle azioni, le prospettive di rendimento rimangono ancora incerte. Gli attivi tradizionali privi di rischio rappresentati dalle obbligazioni governative, vengono oggi rimesso in discussione dalla problematica del debito. Tanto più che i livelli attuali dei tassi lasciano sperare rendimenti limitati per gli anni a venire per investimenti monetari e obbligazionari. Di conseguenza, la diversificazione verso le classi di attivi alternative (mercati emergenti, credito high yield, materie prime, …) diviene necessaria, ma non è sempre sufficiente: in effetti, la correlazione, che finora è stata debole e interessante rispetto agli attivi tradizionali, ha registrato una crescita dal 2007. 
 
Le strategie alternative: una soluzione adeguata alle nuove esigenze degli investitori 
Per Fabrice Cuchet, Responsabile della Gestione Alternativa di Dexia AM, «la gestione alternativa risponde alla domanda degli investitori per prodotti flessibili e performanti, con un basso rischio”. E, dopo 4 anni di crisi, ad oggi, la gestione alternativa soddisfa questi tre criteri:. - Flessibilità: una gestione dinamica e reattiva adattabile alle condizioni di mercato, con, ad esempio, elevate capacità di manovra sui livelli di esposizione ai mercati. - Riduzione al minimo delle perdite e controllo del rischio: il profilo medio di rischio della gestione alternativa è simile a quello della gestione obbligazionaria. In effetti, se confrontiamo i rendimenti mensili delle azioni, dei tassi governativi americani e dei fondi di Hedge Fund, questi ultimi dimostrano una volatilità media prossima a quella delle obbligazioni governativa, avendo nel contempo rendimenti simili e regolari. Comunicato stampa - Dexia Asset Management 2/3 - Una fonte alternativa di rendimento: L’incertezza di mercato di questi ultimi anni ha messo alla prova la capacità di adeguamento dei gestori. Ma i numeri non mentono: le strategie alternative hanno saldamente resistito, raggiungendo l’ obiettivo di garantire rendimenti in linea con quelle delle azioni sul medio termine, con una volatilità due volte inferiore e perdite sul capitale limitate. «La diversità delle strategie alternative è anche un vantaggio» osserva Fabrice Cuchet, «si possono distinguere, ad esempio, strategie alternative anticicliche “all weather”) come il global macro o i CTA e strategie “Alternativa Direzionale” come la Long Short Equity. Nell’arco degli ultimi cinque anni, le strategie CTA mostrano un rendimento prossimo al 39% e le Long Short Equity un rendimento prossimo al 6%, nettamente al di sopra a quello delle azioni i cui rendimenti sono negativi». 
 
 
Una continua istituzionalizzazione con investitori a lungo termine 
Dal 2009, la gestione alternativa sta registrando una ripresa in termini di afflussi. Alla fine di giugno 2011, il patrimonio in gestione di Hedge Fund e Fondi di Hedge Fund ammontava a 2.045 miliardi di dollari (dati HFR a fine giugno), pari ad un incremento del 28% rispetto alla fine del 2009 e un livello superiore rispetto anche al dato del 2007, pre-Lehman. Secondo uno studio recente di Strategic Insights (*), anche i fondi alternativi formato conformi alla UCITS si stanno affermano rapidamente con asset in gestione oltre i 200 miliardi di dollari a fine giugno 2011 . Comunicato stampa - Dexia Asset Management 3/3 Fatto saliente, questo rialzo dei patrimonio è stato sostenuto dagli «istituzionali», in particolare dagli investitori «a lungo termine» (fondi pensione, fondazioni, fondi sovrani…). Fabrice Cuchet sottolinea che «dal fallimento di Lehman, numerosi investitori quali le banche o ancora fondo strutturati hanno abbandonato la gestione alternativa senza ritornarvi. Al contrario, gli investitori «a lungo termine» come i fondi pensione che, per la maggior parte, nel 2008 avevano mantenuto le proprie posizioni, hanno rafforzato la propria esposizione a partire dal 2009. Oggi, la clientela di base è cambiata, divenendo più stabile per l’industria». L’istituzionalizzazione della gestione alternativa è dunque avviata verso questa tendenza e dovrebbe perdurare, specialmente se sostenuta dai fondi pensione, pubblici e privati. In effetti, la questione del ciclo di vita - gestione dei piani pensionistici a lungo termine – stanno stimolando i fondi pensione diversificare i loro investimenti e ad aumentare l’allocazione in Hedge Fund. Questi investitori rappresentano oggi quasi il 40% degli istituzionali che investono negli Hedge Fund diretti (escludendo quindi i Fondi di Hedge Fund). Negli ultimi quattro anno, la loro allocazione media è raddoppiata, passando dal 4% nel 2007 al quasi 8% attuale. Di fronte a queste nuove sfide economiche, ma anche demografiche, l’industria della Gestione Alternativa acquisisce così una dimensione d’investimento “rifugio“ per questi investitori ”a lungo termine”. 
 
(*) Fonte: Strategic Insights, Industry Update Q2 2011, settembre 2011
 

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