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28. settembre 2020

Ultimo aggiornamento03:56:17 PM GMT

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Tutela del Risparmio

BlackRock e iShares: proposte per un mercato ETF più trasparente

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BlackRock e iShares, la piattaforma proprietaria leader mondiale negli ETF (Exchange Traded Funds), hanno proposto una serie di riforme normative e raccomandazioni per una migliore informativa e trasparenza relative al mercato degli ETF.

 

Per oltre due decenni, gli ETF hanno permesso agli investitori di accedere, in modo trasparente e con costi contenuti, ad una vasta gamma di asset class. Quando furono lanciati, gli ETF introdussero, tra gli altri vantaggi per gli investitori, nuovi livelli di trasparenza e informativa. Tuttavia, lo sviluppo di ETF e prodotti affini con strutture progressivamente più complesse, non sono sempre riusciti a mantenere tali standard, introducendo nuovi rischi.

 

I critici si sono chiesti se la vigente normativa garantisca agli investitori un elevato livello di comprensione in merito alle caratteristiche dei prodotti che stanno acquistando, apprezzando, nel contempo, i rischi e i costi ad essi connessi. L'industria ha molto lavoro da fare per affrontare queste critiche, compreso lo sviluppo di nuove regole in tema di trasparenza e di orientamento nei rapidi cambiamenti del mercato.

 

Le riforme auspicate sono riassunte nei seguenti punti:

 

1) Etichettatura chiara della struttura del prodotto e obiettivi di investimento. Nonostante alcune caratteristiche siano comuni a tutti gli ETF, il termine “ETF” ha assunto una valenza generica utilizzata per connotare prodotti che presentano un’ampia gamma di differenti strutture: tale situazione ha portato ad una confusione tra gli investitori. Gli investitori dovrebbero invece sapere cosa stanno comprando e quali sono obiettivi di investimento di un certo prodotto. Ciò può essere ottenuto stabilendo uno standard di classificazione globale con etichette chiare per stabilire differenziazioni tra i vari prodotti.

 

2) Divulgazione frequente e tempestiva di tutte le partecipazioni ed esposizioni del fondo. Proprio come gli investitori dovrebbero comprendere la struttura di qualsiasi “prodotto quotato (exchange traded) che stanno acquistando, essi dovrebbero anche capire ciò che quel prodotto racchiude. A tal fine, gli emettenti dei vari prodotti dovrebbero essere obbligati a comunicare in modo chiaro ciò che il prodotto contiene, unitamente ad ogni altra esposizione finanziaria connessa.

 

3) Norme sicure e chiare per diversificare le controparti e la qualità dei collaterali. Oltre alla divulgazione, occorre stabilire delle norme relative l'esposizione alla controparte e la qualità delle garanzie fornita dalle controparti. Come riportato nell’allegato, esistono diversi regimi normativi con altrettanti approcci alla gestione dell'esposizione alla controparte. Guardiamo all'esposizione alla controparte, in generale, per poi focalizzarci sulle best practice in tema di contratti swap e di prestito titoli.

 

4) Divulgazione di tutte le commissioni e costi sostenuti, compresi quelli di controparte. Gli investitori devono avere una completa visibilità su tutti i costi e i ricavi associati a un fondo, in modo da poter stabilire in modo chiaro il costo totale di un ETF. Attualmente la maggior parte dei siti dei provider di ETF pubblicano i costi di gestione, spesso indicati come total expense ratio o TER. Noi riteniamo si debbano stabilire standard globali uniformi che determinino quali commissioni aggiuntive e costi siano inclusi (o esclusi) dal TER, consentendo all'investitore di comprendere il vero costo totale per acquistare, mantenere in portafoglio e vendere un ETF.

 

5) Sistema di reportistica comune a livello mondiale per tutti gli strumenti negoziati, inclusi gli ETF. Una delle principali motivazioni che ha portato alla diffusione degli ETF tra gli investitori riguarda la possibilità di negoziarli in una Borsa riconosciuta per tutto l’arco della giornata. Varie giurisdizioni, tuttavia, hanno regole diverse per quanto riguarda la segnalazione di operazioni in borsa. Una delle principali iniziative normative, sia negli Stati Uniti che in Europa, è quello di spostare  le negoziazioni over-the-counter (OTC) dei derivati su un mercato con una Cassa centrale di compensazione.L’obiettivo di queste norme è di ridurre il rischio sistemico e ad aumentare la trasparenza. Allo stesso modo, gli ETF devono essere sottoposti ad uno schema di reportistica delle negoziazioni standardizzato

Banca Generali: raccolta netta a €42 milioni a settembre

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La raccolta netta totale di Banca Generali nel mese di settembre è stata pari a €42 milioni. Da inizio anno la raccolta netta complessiva si è attestata a €755 milioni, di cui €542 milioni realizzati dalla rete Banca Generali e €213 milioni dalla rete Private.

Nel mese, la raccolta si è concentrata sui prodotti di carattere difensivo quali l’amministrato e

l’assicurativo. In particolare Banca Generali ha beneficiato del lancio di nuovi prodotti bancari

che consentono di gestire efficacemente i portafogli della clientela in contesti di mercato quali

l’attuale.

I prodotti assicurativi ancora una volta si sono confermati una componente importante dell’offerta

di Banca Generali, particolarmente apprezzata nell’attuale contesto di mercato. La nuova

produzione assicurativa del mese è stata pari a €42 milioni, un dato che porta il cumulato da

inizio anno a €764 milioni.

Carmignac Gestion: una finestra sulla Cina con l'arrivo di Haiyan Li-Labbé

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Con l'arrivo di Haiyan Li-Labbé, analista responsabile del mercato cinese, Carmignac Gestion rafforza le sue

competenze sui mercati emergenti.

 

 

Haiyan Li-Labbé entra a far parte di Carmignac Gestion in qualità di analista responsabile del mercato cinese. Prima di entrare in Carmignac Gestion, Haiyan Li-Labbé ha gestito un fondo di investimento in titoli locali cinesi (A-Shares) e ha diretto il team di gestione specializzato nei mercati asiatici di OFI AM.

Haiyan Li-Labbé, la cui madrelingua è il mandarino, ha inizialmente acquisito significativa esperienza in materia di obbligazioni convertibili lavorando come analista presso la Société Générale Investment Banking, dopo una prima esperienza nel settore corporate presso il Crédit Lyonnais. È diplomata presso l'Ecole Supérieure de Commerce di Parigi. 

 

Con l'arrivo di Haiyan Li-Labbé in qualità di responsabile del mercato cinese e taiwanese, Carmignac Gestion prosegue nel processo di rafforzamento del suo team Azioni Emergenti, costituito ormai da quattro persone sotto la guida di Simon Pickard.

Grazie a questo potenziamento, l’esperienza di Carmignac Gestion in materia di mercati emergenti fornirà un contributo decisivo a uno dei temi privilegiati, quale il miglioramento del tenore di vita nei paesi nuovi. Di questo know-how beneficeranno anche i suoi gestori e analisti specializzati, in particolare nei settori delle materie prime, della finanza e della tecnologia, favorendo anche la copertura dei rischi macroeconomici. Il team Azioni Emergenti amplificherà il suo contributo alla generazione incrociata delle idee a vantaggio dei diversi portafogli e metterà la sua esperienza al servizio del nuovo fondo Carmignac Emerging Patrimoine, ultimo nato della gamma "patrimoniale".

Henderson, (real) estate sempre più calda

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Henderson Global Investors ha raggiunto una raccolta iniziale di 105 milioni di dollari (circa 66 milioni di sterline) per CASA V, l’ultimo nato dei suoi fondi d’investimento focalizzati sul mercato residenziale  statunitense. Con un obiettivo di raccolta totale di 250 milioni di sterline, e una dimensione lorda di portafoglio pari a 700 milioni di sterline, CASA V sarà il fondo di maggiori dimensioni fra i fondi Henderson CASA esistenti ad oggi. Il closing finale è previsto per l’estate 2012. CASA V è il quinto dell’omonima famiglia di fondi che investono in immobili residenziali statunitensi, che hanno riscosso molto successo. I fondi CASA mirano a offrire elevati rendimenti con strategie integrate di valorizzazione e finanziamento tramite obbligazioni a basso costo esenti da imposte.

Ad oggi, il capitale raccolto nel fondo CASA V è stato sottoscritto da tre fondi pensione pubblici statunitensi  (tutti già clienti) e consente al Fondo di disporre di circa 190 milioni di sterline da investire nel mercato immobiliare residenziale statunitense con l’acquisto di immobili residenziali plurifamiliari. Il fondo resta aperto alle sottoscrizioni da parte di ulteriori investitori istituzionali, con una quota minima di sottoscrizione pari 25 milioni di dollari (circa 15,5 milioni di sterline). L’obiettivo di rendimento del capitale è del 13 – 15% (lordo).

Henderson ritiene che il segmento degli immobili residenziali plurifamiliari sia quello meglio posizionato fra i quattro principali segmenti del mercato immobiliare statunitense nei prossimi cinque anni. Gli appartamenti sono la categoria di asset per cui si prevede l’andamento più favorevole in assoluto in termini di percentuale di immobili occupati e crescita dei canoni di locazione. Negli ultimi 25 anni gli investitori istituzionali hanno aumentato i loro investimenti in questa asset class in maniera significativa in quanto offrono stabilità di flussi finanziari, benefici in termini di diversificazione oltre a una vasta scelta di formule vantaggiose di finanziamento.

Sue Motowidlak, co-gestore di portafoglio di Henderson per CASA V, ha affermato: “Siamo davvero lieti di contribuire alla crescita della nostra piattaforma in questo segmento. E’ entusiasmante poter essere un buyer attivo in questo punto del ciclo. A differenza degli anni 80 e degli inizi degli anni 90 non c’è eccesso di costruzioni di immobili di questo tipo. Entrare nel mercato in questo momento ci consente di trarre pieno vantaggio dalle difficoltà del mercato e degli operatori restando fedeli alle nostre competenze di investimento.

Chi investe nel segmento degli appartamenti beneficia di una serie di possibili strategie tra cui investimenti, riqualificazioni/riposizionamenti e persino nuove costruzioni che vengono finanziate con obbligazioni. Le attuali condizioni di mercato sono ottimali e siamo certi che il nostro patrimonio d’esperienza nel mercato immobiliare residenziale plurifamiliare ci abbia dotati delle dovute competenze per mettere assieme un portafoglio diversificato e di valore”.

Henderson Property (unitamente alla sua joint-venture tedesca Warburg-Henderson KAG) ad oggi, in termini di raccolta, ha registrato un buon andamento nel 2011. Oltre a CASA V, sono stati annunciati i primi closing anche per Henderson German Retail Income Fund, Warburg-Henderson Austria N. 2 e Warburg Henderson Koop Fund. Il closing di questi quattro fondi ha generato una dotazione complessiva - comprensiva della leva - pari a circa 700 milioni di sterline di potenziale d’investimento da dispiegare negli Stati Uniti e in Europa. Con l’ulteriore raccolta di sottoscrizioni previste a breve per il fondo CASA V e il secondo closing del fondo Henderson Central London Office Fund II il cui annuncio è previsto prima di fine anno, Henderson Property è ben posizionato per avvicinarsi a 1 miliardo di sterline di fondi totali a disposizione entro la fine del 2011.

 

 

Threadneedle Italia: in arrivo Paolo Tommasino

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Threadneedle Investments (Threadneedle), una delle principali società internazionali di risparmio gestito, prosegue nella propria strategia di sviluppo sul mercato italiano con l’ingresso di Paolo Tommasino in qualità di Senior Sales Manager.

Threadneedle, entrata sul mercato italiano nel 2008, ha conseguito in questi primi tre anni un posizionamento distintivo all’interno del panorama del risparmio gestito in Italia grazie al lavoro del team guidato da Alessandro Aspesi

Paolo Tommasino si occuperà nel suo nuovo incarico di sviluppare il business in ambito retail, family office e private banking potendo contare su una comprovata esperienza e su consolidate relazioni nel settore.

Prima di unirsi a Threadneedle, Paolo Tommasino ha ricoperto diversi incarichi prima in Banca Sella poi in Citibank International Plc Italia occupando la posizione di Sales Manager e infine in Franklin Templeton come Senior Manager Retail Distribution.

“L’ingresso di Paolo Tommasino nel nostro team – ha commentato Alessandro Aspesi, Country Head Italy di Threadneedle – rappresenta un ulteriore passo in avanti nell’ambito della strategia di crescita di Threadneedle sul mercato italiano del tutto in linea con il successo finora riscontrato dalla nostra offerta e dalle nostre riconosciute competenze d’investimento a livello globale.”

 

Credit Suisse: in arrivo due nuovi fondi monetari

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Credit Suisse lancia due nuovi fondi monetari:
Credit Suisse Fund (Lux) Money Market EUR e Credit Suisse Fund (Lux) Money Market USD.
Con Credit Suisse Fund (Lux) Money Market EUR e Credit Suisse Fund (Lux) Money Market USD, conformi alla direttiva UCITS, la Banca svizzera offre agli investitori con una bassa propensione al rischio la possibilità di conseguire un reddito stabile nella valuta di riferimento, conservando al contempo il valore del patrimonio e mantenendo un’elevata liquidità. I fondi investono in strumenti del mercato monetario ampiamente diversificati in ambito investment grade con un forte orientamento alla selezione dei titoli e all’allocazione lungo la curva.
L’obiettivo di questi comparti è ottenere un reddito costante tenendo conto dei principi di sicurezza del capitale, stabilità del valore e elevata liquidità. A tal fine il patrimonio dei comparti viene investito a livello globale, in conformità al principio della ripartizione del rischio, principalmente in strumenti di mercato monetario , in strumenti obbligazionari governativi a breve termine e/o in titoli di debito a tasso fisso e in strumenti di debito a tasso variabile emessi da emittenti di prim’ordine o garantiti da garanti di prim’ordine.

“In un contesto di tassi d’interesse ai minimi storici e spread creditizi piuttosto modesti, il mercato ha aspettative di rendimento ridotte rispetto a quelli che sono i rischi intrinseci”, afferma Andrea Sanguinetto, responsabile marketing di Credit Suisse Asset Management in Italia. “Gli investimenti che in passato erano ritenuti più sicuri sono sempre più in discussione, per questo abbiamo pensato di proporre  degli strumenti del mercato monetario che sono a basso rischio ma al contempo offrono un rendimento agli investitori. In particolare rispetto ai depositi bancari i fondi permettono di diversificare e quindi minimizzare il principale rischio esistente, ovvero il rischio di controparte”, conclude Sanguinetto.
Queste interessanti caratteristiche di un fondo del mercato monetario opportunamente diversificato sono disponibili in due valute (EUR, USD) nell’ambito di uno strumento conforme alla direttiva UCITS, il che ne garantisce l’ottemperanza ai più rigorosi requisiti normativi.

 

Hsbc piazza una preziosa doppietta

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HSBC rafforza ulteriormente il team della sede di Milano con la nomina di Alain de Montmarin a Head of Global Banking Italy, e con l’arrivo di Ivan Jevtovic, che entra a far parte del team con il ruolo di Client Management - Head of Financial Institutions Group (FIG). Entrambi si inseriranno nella divisione Global Banking and Markets della sede milanese di HSBC guidata dal CEO per l’Italia Marzio Perrelli.
 
In HSBC dal 2000, de Montmarin prima del suo arrivo a Milano è stato Managing Director e Senior Banker per la clientela corporate di HSBC di Francia, Svizzera e Belgio. Ha inoltre guidato in HSBC France il team Automotive, Building Materials, Construction and Infrastructure. In precedenza, ha ricoperto diversi ruoli in Crédit Commercial de France (acquisita da HSBC nel 2000), fra cui anche quello di Country Head per l’Italia dal 1986 al 1991. Alain de Montmarin ha una laurea in Scienze Politiche conseguita presso l’Università di Parigi.
 
Ivan Jevtovic  proviene dal gruppo ING, dove era responsabile per i clienti Financial Institutions del Sud Europa e per il quale ha contribuito in maniera significativa alla crescita del gruppo con ruoli di bookrunner in primarie operazioni finanziarie, fra cui anche diversi aumenti di capitale. Dal 2000 al 2008 ha lavorato per Citibank Milano, all’interno del team Corporate Investment Banking. Jevtovic si è laureato in Economia all’Università Bocconi di Milano.
 
Marzio Perrelli commenta così l’arrivo dei due nuovi manager: “L’ingresso di Alain e di Ivan in HSBC darà un ulteriore impulso alle attività italiane del gruppo. Entrambi vantano una solida esperienza nell’industria dell’investment banking e la loro conoscenza del settore aiuterà la crescita della banca in Italia”.


 

Cosa accade se la Grecia fallisce?

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altAviva Investors: un default greco potrebbe portare l’Europa in recessione ma non necessariamente colpire i mercati finanziari globali.

L’incontro del Fondo Monetario Internazionale dello scorso fine settimana ha alimentato nuove speculazioni su possibili decisioni per risolvere la crisi del debito greco.  Stewart Robertson, Senior Economist di Aviva Investors Londra, ritiene che un default del debito greco sia lo scenario più probabile. Tuttavia, Robertson è dell’opinione che benché un default potrebbe aggravare la recessione nella Zona Euro, non porterebbe necessariamente a un effetto contagio sui mercati finanziari a livello globale come successe nel caso Lehman Brothers nel 2008. Anche se un certo rischio permane ancora, ci sono molte azioni che le autorità preposte possono ancora intraprendere al fine di evitare che un tale scenario si verifichi.

Robertson ha dichiarato: “L’Europa si deve svegliare e agire per porre fine alla crisi greca e minimizzare il potenziale effetto contagio. C’è semplicemente troppo debito nel sistema greco, e miglioramenti saranno difficili finché prevarrà l’opinione generale che tale debito non possa essere ripagato, che gli asset debbano essere svalutati e il sistema rifinanziato. La trappola del debito deve logicamente concludersi con una qualche forma di default.”

Secondo Robertson, le esperienze in Sud America e altrove hanno dimostrato che una ristrutturazione ordinata dei debiti esteri può instaurare nuovamente la sostenibilità del debito, la competitività e la crescita. Tuttavia, ciò spesso comporta impennate inflazionistiche e svalutazioni monetarie, entrambi strade impraticabili per una Grecia dentro la zona euro. La Grecia e altri Paesi vulnerabili hanno invece le seguenti opzioni:
• Un tasso di cambio dell’euro molto più debole;
• Un miglioramento della produttività di rilievo come risultato di riforme strutturali;
• Enormi riduzioni dei prezzi e dei salari;
• Una nuova moneta svalutata.
Con le prime tre opzioni poco probabili, l’ultima – una nuova moneta svalutata – pone una questione fondamentale: la Grecia rimarrà nella zona euro, oppure ne uscirà adottando una nuova dracma?

Robertson ritiene che un’uscita sia plausibile. L’euro si è indebolito e le preoccupazioni sul futuro della moneta unica sono aumentate negli ultimi mesi. Tuttavia nel più lungo termine si potrebbe rafforzare l’idea di restringere l’eurozona a un gruppo di nazioni più forti che in futuro continueranno a condividere la moneta unica. Robertson ha anche evidenziato i rischi a breve termine che potrebbe causare il default della Grecia e ai quali gli investitori devono prestare attenzione:

• Volatilità dei mercati: Nel corso dell’estate la possibilità del default greco ha più volte preoccupato i mercati e, nel caso venga finalmente dichiarato il default, bisogna aspettarsi consistenti cali negli asset rischiosi, specialmente nelle azioni. E’ difficile prevedere quanto pesanti saranno le ripercussioni sul sistema bancario europeo. Molte banche europee potrebbero essere nazionalizzate. Inoltre, i rendimenti sui mercati obbligazionari di altri paesi periferici potrebbero impennarsi, avvicinandoli alla necessità di un salvataggio, o alla possibilità di default o ristrutturazione.
• Contagio: di conseguenza, il contagio è un rischio che le autorità europee devono gestire in modo attento. Un fallimento della Grecia pone fine alla convinzione che per un Paese dell’eurozona sia impossibile un default e sposta l’attenzione su altri Paesi a rischio. E’ quindi di fondamentale importanza che gli altri Paesi in difficoltà – Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia – usino il tempo che precede il default della Grecia per mettere ordine nelle proprie economie e finanze pubbliche.
• Recessione: il fallimento della Grecia rafforzerebbe il rischio di una nuova e più grave recessione in Europa e altrove. Se il sistema bancario europeo implodesse a causa della crisi dell’Euro, si potrebbe creare un effetto contagio attraverso il canale dei mercati finanziari in un modo simile a quanto già successo nel 2007/08. La Banca Centrale Europea (BCE) potrebbe essere costretta ad agire in modo più aggressivo, seguendo forse programmi di tipo Quantitative Easing  più espliciti e tagliando i tassi di interesse vicino allo zero per cento all’inizio del prossimo anno. Un default non dovrebbe portare automaticamente a una crisi sui mercati finanziari simile a quella causata da Lehman, ma potrebbe aumentare il rischio di un effetto simile, quindi le autorità devono intervenire velocemente.

Ha concluso Robertson: “Per quanto i problemi dell’Eurozona possano essere  risolti nel lungo termine, c’è la chiara sensazione che oggi la crisi stia arrivando ad un altro “inizio”.  In futuro l’Eurozona potrebbe apparire diversa, ma a mio avviso continuerà ad esistere. E non bisogna dimenticare che la situazione fiscale per l’intera zona è gestibile e che la BCE – se deve – può fare di più per controllare l’economia. Se da una parte c’è la crisi dell’Eurozona, dall’altro c’è anche la possibilità che dalla crisi stessa possano scaturire delle soluzioni. Il sentiment e i mercati rimarranno volatili ancora per qualche tempo e gli investitori devono agire di conseguenza: dopo i grandi crolli del mercato azionario, c’è chiaramente un potenziale al rialzo. Ma ci sarebbe ancora molto da dire su come costruire dei portafogli di investimento cauti e protetti”.

Bnp Paribas ritorna padrona della sua Vita

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Importante operazione nell'ambito dell'industria finanziaria europea. Protagoniste dell'operazione sono due realtà molto conosciuto in ambito assicurativo e non solo.

Unipol Gruppo Finanziario ha perfezionato il trasferimento a Cardif Assicurazioni (gruppo Bpn Paribas) della partecipazione detenuta in Bnl Vita, pari al 51% del capitale sociale, per un corrispettivo di 352,2 mln di euro, pagato per cassa. Lo rende noto Ugf.

 

 

 

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