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17. giugno 2019

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Tutela del Risparmio

ETF e consulenza

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di Emanuele Bellingeri, responsabile per l'Italia di iShares

altA livello europeo il mondo della consulenza si sta affacciando ad una nuova prospettiva, anche grazie ad alcune dinamiche normative e di mercato che stanno stiano contribuendo in maniera sostanziale a cambiare il mondo della distribuzione dei prodotti finanziari in Europa, tra cui anche gli ETF. In particolare, la consulenza si sta elevando ad un ruolo primario nel processo di investimento dell’investitore, da una logica di “vendita” ad una logica di vera e propria consulenza.

Infatti, dal 1° gennaio 2013 l’adozione della RDR (retail distribution review) nel Regno Unito ha rappresentato una rivoluzione per il modello di distribuzione di prodotti finanziari.

La norma vieta, di fatto, le retrocessioni con cui le società di gestione remunerano le reti di vendita, con l’obiettivo di rendere il più trasparente ed equo il sistema di commissioni, veicolando il modello di servizio verso un modello pure-fee only.

Altri paesi come l’Olanda, la Germania e la Svizzera hanno già intrapreso questa strada o si stanno muovendo per farlo in futuro. In vista dell’applicazione della Mifid II nel 2017, al cui interno sono stati inserite bozze relative all’abbattimento delle fee di retrocessione, il sentiment di fondo va ancora in quella direzione. Questo trend dovrebbe anche avere un impatto positivo anche sull’adozione degli ETF che, non riconoscendo commissioni di retrocessione, risultano tradizionalmente non molto appetibili per le reti di distribuzione.

Già l’esperienza inglese della RDR dimostrato una conferma a questa tesi e notiamo con soddisfazione l’affermarsi di un diverso approccio del mercato nei confronti degli ETF, soprattutto  presso alcune realtà del servizio di consulenza a pagamento che permette di scegliere i prodotti più adatti ad ogni singolo portafoglio indipendentemente dalle commissioni dei sottostanti o all’inserimento degli stessi all’interno delle unit linked quali fondi esterni. 

prodotto finanziario M&G Optimal Income Fund A-H in EUR -Azioni

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In merito alla richiesta di informazioni circa il prodotto finanziario M&G Optimal Income Fund A-H in EUR -Azioni ad accumulazione (ISIN GB00B1VMCY93), come indicato nel form, desideriamo fornirle una rappresentazione del relativo profilo di rischio.
Le informazioni che seguono sono misure sintetiche del profilo di rischio del prodotto calcolate sulla base delle metodologie definite nel Quaderno di Finanza n.63 della Consob. 

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Si conclude la 2° edizione dei CFASI ETF ASSET ALLOCATION AWARDS

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altSi è conclusa la seconda edizione della “ETF Asset Allocation Awards”, organizzata da CFA Society Italy (CFASI) in collaborazione con iShares- leader italiano e mondiale1 nel mercato degli ETF e parte del gruppo BlackRock - ed il supporto tecnico di Morningstar Italy.

La competizione, che ha visto la partecipazione di 85 professionisti con certificazione CFA e operanti presso investitori istituzionali, prevedeva la costruzione di portafogli con un’ottica di creazione di rendimento in termini assoluti, sfruttando la sola capacità di allocazione tra attivi. A questo scopo, le asset class disponibili sono state rappresentate dagli ETF di iShares quotati su Borsa Italiana, mentre le performance sono state monitorate attraverso la piattaforma Morningstar DirectTM.

I partecipanti si sono misurati con un mercato azionario con poca direzionalità, uno dei più faticosi per i gestori attivi, mentre, nello stesso periodo, i mercati obbligazionari hanno scontato dapprima timori inflazionistici per poi prezzare un rischio deflattivo, soprattutto nella Eurozona.

In questo contesto, caratterizzato da bassi rendimenti e repentini movimenti di risk-on/risk-off, e avendo solo a disposizione la leva della diversificazioni tra classi di attivi, la quasi totalità dei portafogli consigliati (85%) ha avuto performance positive2.

Sulla base del rendimento di portafoglio nell’arco dei sei mesi, la competizione ha visto le prime tre posizioni assegnate a:

1° posto – Gilberto Andrea Pella, CFA, con un rendimento pari a 11,14%;

2° posto – Simone Zottarel, CFA, Generali Investments Europe S.p.A, con un rendimento pari a 7,08%; 3° posto – Massimo Morlotti, CFA, Vegagest SGR, con un rendimento pari a 6,85%.

Il primo classificato, Gilberto Andrea Pella, CFA, così ha commentato il suo portafoglio: “Fondamentali macroeconomici più solidi e valutazioni più attraenti mi hanno suggerito di impostare un portafoglio con un forte sovrappeso su emerging markets in termini di valute, bond ed equity. Ho iniziato con un asset allocation 100% obbligazionaria incrementando la componente azionaria soltanto nel primo trimestre 2014 a fronte di un eccessivo ipervenduto. La possibilità di ribilanciare mensilmente il portafoglio mi ha consentito di sfruttare la volatilità che ha caratterizzato di recente i mercati emergenti.”

Gilberto Andrea Pella, che nella scorsa edizione aveva realizzato un terzo posto, per i prossimi mesi afferma: “Le politiche non convenzionali delle banche centrali hanno creato un'eccessiva inflazione delle attività finanziarie più rischiose. E' un mercato finanziario basato su flussi e non su fondamentali. Preferisco avere un atteggiamento più avverso al rischio in quanto prevedo un forte aumento della volatilità. Approfitterei dei prossimi sei mesi per ridurre l'esposizione ad azionario paesi sviluppati, convertibili e high yield. In Europa manterrei soltanto posizioni tattiche su azioni di paesi periferici o con buoni flussi di cassa in settori Value. Consiglio in modo particolare di incrementare bond inflation linked per proteggersi da rischi inflazionistici al momento sottovalutati. Trovo ancora valore nei mercati emergenti in termini sia relativi che assoluti, tenendo comunque sempre in considerazione i rischi geopolitici ed il rallentamento dell'economia cinese. Dal punto di vista valutario considero una buona opportunità aumentare l'esposizione a USD e GBP”.

Banca IMI S.p.A. - Banca IMI Performance Lira Turca 30 maggio 2019

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Obbligazione a 5 anni con restituzione del capitale e cedola finale legata al tasso di cambio Euro vs Lira Turca
ISIN IT0005012817

Il prodotto finanziario ha un prezzo di emissione pari a 100 euro, di cui 92,25 euro rappresentano il valore teorico (o fair value) del prodotto e 7,75 euro i costi a carico dell’investitore. Il fair value è a sua volta suddiviso in due componenti che evidenziano quanta parte dell’investimento è riconducibile ad un’attività non rischiosa (pari nel caso di specie a 80,20 euro) e quanta parte invece ad un’attività rischiosa (pari nel caso di specie a 12,05 euro). Occorre al riguardo sottolineare che la quota relativa alla “componente non rischiosa” non deve essere confusa con la porzione dell’investimento che sarà sicuramente restituita a scadenza in quanto il suo valore può essere ridotto dalle perdite derivanti dalla “componente rischiosa”.
La rappresentazione probabilistica dei possibili risultati del prodotto a scadenza, impliciti nel valore del fair value al momento dell’investimento, mostra una probabilità del 10,10% di conseguire un risultato negativo ed ottenere in media la restituzione di 40,08 euro rispetto ai 100 euro investiti (equivalente ad un rendimento medio annuo negativo pari al -16,71%) e ad una probabilità del 89,90% di conseguire un risultato positivo ed ottenere in media la restituzione di 101,53 euro rispetto ai 100 euro investiti (equivalente ad un rendimento medio annuo positivo pari a 0,30%).
Il grado di rischio del prodotto è ALTO in considerazione del livello di variabilità del prezzo cui risulta esposto il prodotto lungo la sua vita ed alla luce delle misure sintetiche sopra descritte.

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 Le informazioni riportate nella scheda informativa hanno esclusivamente carattere informativo e non vogliono in alcun modo configurare una valutazione sulla convenienza economica dei prodotti finanziari. Si precisa, inoltre, che la rappresentazione probabilistica del prezzo non ha carattere previsionale ma il solo scopo di rendere esplicite ai risparmiatori le probabilità dei possibili risultati implicite nel prezzo del prodotto (determinato sotto l’ipotesi di non arbitraggio) che sono nella disponibilità degli emittenti e/o intermediari offerenti.

 

Standard & Poor's conferma il rating sull'Italia

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altL'Italia rimane stabile, almeno dal punto di vista del rating. L'agenzia Standard and Poor's, infatti, ha riconfermato il nostro Paese nella classe “BBB/A-2” con outlook negativo.

Una notizia non propriamente negativa, ma che fa comunque sperare che il peggio sia passato e che l'Italia non continui a scendere la china.

Una nota dell'Agenzia ha spiegato che la conferma riflette l'opinione sull'economia italiana “ricca e diversificata” oltre all' “attesa che il Giverno farà qualche importante progresso in tema di riforme strutturali e fiscali”.
Le prospettive negative, invece, sono dettate dalle “deboli prospettive di crescita” che rappresentano una minaccia per il bilancio pubblico.

Nel frattempo la stessa Standard & Poor's ha riportato l'Irlanda nella categoria “A”, prevalentemente in ragione del rialzo delle previsioni di crescita di Dublino. Anche l'outloook sul Paese celtico è positivo.
 

In Italia comportamento finanziario mediamente accorto

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altTra il 5 e il 6 -: in termini scolastici questo è il voto che prenderebbero gli italiani in cultura finanziaria, secondo i dati dell’Indice Globale di Competenza Finanziaria divulgati in occasione del convegno “La financial literacy tra ricerche e prospettive”.

L’indagine si fonda su un concetto ampio e dinamico di financial literacy, legato a conoscenze, comportamenti e atteggiamenti riguardo il denaro, ma anche alla propensione al risparmio e alla pianificazione di lungo termine. Seguendo le indicazioni dell’OCSE (Atkinson e Messy, 2012) il lavoro ha previsto la costruzione di un Indice Globale di Competenza Finanziaria - IGCF1, composto a sua volta dalla somma di tre sotto indici: l’Indice di comportamento finanziario, l’Indice di propensione verso il risparmio e l’Indice di conoscenza finanziaria. L’Indice Globale , il cui valore è compreso tra un minimo di 3 e un massimo di 20, presenta per l’Italia il valore medio di 11,2, che equivale, sempre in termini scolastici, al voto 5.
L’indagine italiana ha introdotto alcune rilevazioni aggiuntive rispetto allo standard dell’OCSE, quali la familiarità con gli strumenti finanziari e la capacità di pianificazione previdenziale. Questi sono stati misurati con un secondo parametro, lndice Globale di Competenza Finanziaria – IGCF2, che include anche l’Indice di familiarità con i prodotti finanziari e l’Indice di pianificazione previdenziale e contempera la misura delle conoscenze di base matematico-finanziarie, del comportamento finanziario e della generica propensione al risparmio con le evidenze esperienziali, sommando alla conoscenza generica dei prodotti finanziari l’esperienza derivante dal possesso degli stessi. Questo secondo indicatore tiene conto delle peculiarità del contesto nazionale, ad esempio la necessità di misurare la propensione alla pianificazione pensionistica dei cittadini che, a seguito della recente riforma del sistema previdenziale, dovranno essere autonomi nel garantirsi un adeguato benessere economico futuro. L’Indice Globale di Competenza Finanziaria – IGCF2 (compreso tra 5,7 e 49,3), presenta un valore medio pari a 30,9 che equivale in termini scolastici al voto di 6-.
Uno degli aspetti innovativi degli indicatori è la possibilità di facilitare il confronto con le realtà estere e presentare una comparazione tra i risultati dell’indagine OCSE svolta tra il 2010 e il 2011 con i risultati raccolti in Italia nel 2013. Le evidenze internazionali hanno mostrato come le conoscenze in materia finanziaria (Financial knowledge) risultino diversificate. Se nella maggior parte dei Paesi considerati l’effetto dell’inflazione sul valore del denaro è correttamente percepito da oltre metà della popolazione, già il calcolo dell’interesse semplice riduce la percentuale di popolazione che applica correttamente la formula matematica e tale riduzione risulta drastica quando si chiede di applicare correttamente sia il calcolo dell’interesse semplice sia quello dell’interesse composto. L’Italia non fa eccezione: il 63% degli intervistati è a conoscenza del meccanismo inflattivo, ma solo il 33% calcola correttamente gli interessi maturati in un anno.
Per quanto riguarda i comportamenti (Financial behaviour), le scelte di gestione denotano una certa oculatezza e attenzione alla capacità di spesa personale nei Paesi oggetto dell’indagine OCSE: in media, oltre il 50% degli intervistati considera attentamente il costo per l’acquisto di un bene o di un servizio e rispetta le scadenze pattuite per i pagamenti. Le percentuali per l’Italia, tuttavia, sono decisamente più elevate, rispettivamente pari all’83% e al 78%. Meno virtuosi appaiono invece icomportamenti nel monitoraggio continuo e attento degli affari finanziari personali: solo in Perù oltre i due terzi delle persone denota un atteggiamento vigile, mentre nei rimanenti Paesi esaminati tale attenzione oscilla tra il 36% dell’Albania e il 65% di Armenia e Regno Unito, percentuale quest’ultima abbastanza prossima a quella registrata in Italia (62%).
La limitata visione temporale trova conferma nella sostanziale incapacità di porsi obiettivi finanziari a scadenza protratta e nell’impegno assunto per poterli perseguire: in questo caso, anche i Paesi più virtuosi fanno registrare percentuali decisamente inferiori. L’Italia conferma questo trend: se oltre l’80% della popolazione considera attentamente l’impegno finanziario in relazione alla propria capacità di spesa, meno di un terzo (il 30%) è capace di porsi obiettivi finanziari a lungo termine e di impegnarsi per poterli raggiungere.
Un aspetto importante riguarda le differenze di genere verso il denaro. In primo luogo, come mostrato da più studi svolti nei Paesi occidentali, le donne sono state particolarmente colpite dalla crisi finanziaria con conseguenze sul loro stato di povertà, specialmente se non sposate, divorziate o anziane. In secondo luogo, nonostante l'aumento del loro livello di educazione e di partecipazione al lavoro pagato, le donne hanno ancora stipendi più bassi rispetto a quelli degli uomini: ciò è stato ricondotto anche ad una loro conoscenza finanziaria più bassa, ad un atteggiamento più ambivalente verso il denaro e il successo economico e ad un minor controllo sul denaro in casa rispetto agli uomini.

Dai dati OCSE, si riscontrano significative differenze di genere in più nazioni. Ad esempio, si nota una proporzione più ampia di maschi, rispetto alle femmine, che presenta un punteggio più alto sull'indice di conoscenza finanziaria. Questo è particolarmente vero in Norvegia, Polonia e Regno Unito, con più di 20 punti percentuali di differenza, mentre il gender-gap si annulla in Ungheria. Anche in Italia il punteggio medio dei maschi (23%) è sensibilmente superiore a quello delle femmine (7%), come rilevato da precedenti survey nazionali sulla cultura finanziaria.

Per quanto riguarda il punteggio alto relativo all'indice di comportamento finanziario, solo 2 nazioni mostrano uno scarto sensibile e superiore ai 10 punti percentuali (BVI e Irlanda). Rispetto all'indice di conoscenza, quindi, la situazione nel complesso è più eterogenea: in alcuni Paesi, ci sono più uomini che donne ad aver ottenuto punteggi alti (Albania, Armenia, Malesia, Sud Africa, Regno Unito), mentre in altri (Repubblica Ceca, Estonia, Irlanda) sono le donne a risultare più virtuose. Anche in Italia il punteggio medio dei maschi (44%) è superiore a quello delle donne (41%) sebbene lo scarto sia minore rispetto a quello sulla conoscenza finanziaria.

Per l'indice di atteggiamento, i dati indicano che nella maggior parte delle nazioni più donne hanno punteggi alti rispetto agli uomini, mostrando quindi un atteggiamento positivo verso la pianificazione nel lungo termine (abilità-chiave secondo diversi programmi di educazione finanziaria) . Solo in Albania e in Polonia la differenza tra i generi si inverte. In Armenia e in Sud Africa invece non ci sono differenze sensibili e in Italia la differenza è minima. Le peculiarità del campione italiano, che su item specifici di questo indice vede le donne pensare più "alla giornata" , credere meno nell'utilità della programmazione di obiettivi finanziari ma valorizzare maggiormente il risparmio, vanno lette anche alla luce di alcune differenze di genere rilevanti a livello di caratteristiche socio-demografiche. Si conferma un'evidenza piuttosto forte, ovvero il fatto che gli italiani siano più propensi ad associare il denaro alla spesa, rispetto alle italiane.

Aria di primavera

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alt Il 2014 si sta confermando l’anno della ripresa globale.

Secondo le ul time stime dell’Fondo Monetario Internazionale, la crescita globale si dovrebbe attestare al 3.6% per il corrente anno. La notizia migliore dovrebbe essere il ritorno alla crescita dell’Eurozona con un incremento del PIL dell’1.2% dopo due anni di recessione.

Fino a qualche mese fa, nelle tre macro-aree dei paesi sviluppati (US, Europa e Giappone) la ripresa era maggiormente evidente negli Stati Uniti, ma gli ultimi dati stanno confermando l’arrivo della ripresa in Europa; sarà invece un anno delicato per l’economia giapponese, in attesa dell’attuazione delle riforme strutturali previste nelle politiche economiche del primo ministro Shinzo Abe.

Nonostante un rallentamento nelle attività nei primi mesi dell’anno dovuto ad un inverno estremamente duro, negli Stati Uniti è cresciuta la fiducia di consumatori e imprese, con incrementi nei consumi, nella produzione industriale e creazione di nuovi posti di lavoro. Confortata da questi dati positivi, la Federal Reserve sta continuando il programma di riduzione (‘tapering’) dello stimolo monetario allestito in risposta alla crisi finanziaria del 2008. La situazione più controversa si registra sul mercato del lavoro come avremo modo di approfondire nel seguito.

L’area Euro è uscita da una lunga fase di contrazione nel secondo trimestre del 2013, trascinata dall’economia tedesca e da segnali di miglioramento nelle aree periferiche. La notizia migliore per i paesi periferici europei (che devono sopportare il fardello di un debito pubblico elevato) è che i tassi di interesse sulle obbligazioni governative stanno registrando minimi storici facendo sì che gli stati si possano finanziare a costi estremamente favorevoli. In questo contesto, Irlanda e Portogallo hanno annunciato l’uscita dal piano di salvataggio finanziario concordato circa 3 anni fa con la troika (Bce, UE e FMI) e la Grecia è tornata sui mercati dei capitali con l’emissione da parte della Pireaus Bank (la principale banca greca) di un obbligazione a tre anni.

Le principali criticità in Eurozona rimangono il basso livello di inflazione (che sembra però aver interrotto la sua insidiosa discesa verso lo 0) e la disoccupazione, soprattutto quella giovanile.


Infine ulteriori rischi potrebbero derivare da un eventuale inasprimento dei conflitti in Ucraina (in virtù delle relazioni commerciali che sussistono tra Europa, Ucraina e Russia) e da un ulteriore apprezzamento dell’Euro rispetto alle altre valute.

In Europa, è da sottolineare il boom dell’economia inglese, attesa in crescita di circa il 3% nel 2014: la Bank of England è stata la prima a discutere un possibile rialzo dei tassi in quanto i due parametri che monitorano con più attenzione ovvero inflazione e disoccupazione risultano in netto miglioramento.

In Giappone, la politica di stimolo monetario del primo ministro Shinzo Abe (“Abenomics”) ha prodotto una crescita robusta nel 2013 e l’uscita dalla decennale deflazione sin dal giugno dell’anno scorso. Quest’anno assisteremo invece ad una crescita altalenante anche in virtù dell’aumento dell’IVA, entrato in vigore il primo aprile (dal 5% all’8%).

Ad ogni modo, le condizioni finanziarie dovrebbero rimanere estremamente accomodanti per quest’anno ed ulteriori misure di stimolo da parte della banca centrale sono attese per quest’estate.

L’Abenomics dovrà dimostrare nel 2014 di saper rilanciare un percorso di investimenti e consumi in grado di far ripartire un colosso economico a riposo da oltre vent’anni.

Per i paesi emergenti, il Fondo Monetario Internazionale prevede un incremento modesto della crescita del PIL dal 4.7% dell’anno appena conclusosi al 4.9% per il 2014.

Gli ultimi dati testimoniano il momento di difficoltà che sta vivendo la Cina: le vendite al dettaglio e gli investimenti in macchinari ed immobili da parte delle aziende sono ai minimi rispetto agli ultimi anni mentre l’attività manifatturiera è in contrazione. L’economia cinese sta attraversando una complessa transizione da una crescita guidata da investimenti ed export ad una crescita anche legata ai consumi domestici e quindi più sostenibile.

Negli altri paesi molto dipenderà dalla capacità delle banche centrali di fronteggiare il forte deprezzamento delle divise locali avvenuto nel 2013 e dalle tensioni che potrebbero verificarsi in vista delle tornate elettorali attese quest’anno in vari paesi (Tailandia, Indonesia, Sud Africa, India, Brasile e Turchia). 

Da un'analisi di Francesco Palladino, analista quantitativo MoneyFarm

Ingorgo fiscale, 29 scadenze tra giugno e luglio

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di Stefania Bernardini

altCittadini e imprese italiane, tra giugno e luglio, dovranno onorare 29 scadenze fiscali. La Cgia di Mestre calcola che al netto del gettito dei contributi previdenziali, nelle casse dello Stato entreranno circa 75 miliardi di euro di tasse.

Quaranta miliardi arriveranno dai versamenti delle famiglie e 35 dalle imprese.  Giuseppe Bortolussi della Cgia avverte sul rischio di rendere ancora più difficile la situazione di molti cittadini: "Sfiancate dalla crisi e sempre più a corto di liquidità c'è il pericolo che molte famiglie e altrettante piccole imprese non riescano a superare questo vero e proprio stress test fiscale".

I versamenti da fare a giugno riguarderanno le imposte e i contributi risultanti dal Modello Unico: ovvero Irpef, Ires, contributi previdenziali sia a saldo che in acconto. Ma ci sarà da pagare anche la prima rata dell'Imu, della Tasi e in molti Comuni la rata della Tari (la nuova tassa sull'asporto rifiuti).

E sempre a giugno dovranno essere fatti i versamenti mensili relativi alle ritenute Irpef, sia dei dipendenti sia dei lavoratori autonomi, il pagamento dei contributi previdenziali e dell'Iva riferita al mese precedente.

Sarà possibile spostare a luglio il versamento degli importi risultanti dalla dichiarazione dei redditi con l'aggravio di uno 0,4%. Sempre a luglio si dovranno eseguire il versamento Irpef dei lavoratori dipendenti e degli autonomi, i contributi previdenziali e il pagamento dell'Iva del mese precedente.

Agevolazioni e detrazioni, come compilare il 730

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di Stefania Bernardini

altDa un po’ di tempo l’Agenzia delle Entrate risponde a tutte le domande dei contribuenti dai suoi centri di assistenza via mail, al telefono o tramite internet. Le richieste di chiarimenti riguardano soprattutto la compilazione del 730: quali sono le agevolazioni, cosa si può detrarre?

L’elenco delle spese scaricabili a fini fiscali è lungo. Dalla visita medica per il rinnovo della patente alle sedute dallo psicologo o dallo psicoterapeuta. Dai farmaci omeopatici oltre a quelli normali all’asilo nido fino al test di accesso a un corso di laurea o al master post universitario.

Deducibili, con un tetto di spesa, sono anche i costi per le sedute di musicoterapia per una persona disabile o il veterinario e i farmaci per la cura dell’animale domestico.

Non detraibili sono invece i farmaci da banco, anche se con prescrizione medica, l’iscrizione in palestra pur se l’attività motoria è finalizzata alla cura di una patologia certificata dal dottore, la scuola materna o l’osteopata.

Sulle assicurazioni c’è una differenza tra quelle stipulate prima della fine del 2000 e quelle successive.  Si possono continuare a detrarre i premi assicurativi sulla vita e contro gli infortuni con un importo massimo di 630 euro. Ma per i contratti registrati o rinnovati entro il 31 dicembre 2000 i premi saranno detratti a condizione che il contratto abbia durata non inferiore a cinque anni. Le polizze stipulate o rinnovate dal primo gennaio 2001 invece prevedono la detraibilità solo dei premi per le assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte, di invalidità permanente al 5% e di non autosufficienza nel compimento degli atti quotidiani.

Per quanto riguarda il bonus mobili l’agevolazione spetta per le spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2014. Per usufruirne è ammesso anche il pagamento con carte di credito e bancomat.

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