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17. giugno 2019

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Sviluppo infrastrutturale del Kazakhstan: grande opportunità per il “Sistema Italia”

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Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

L’Italia dopo l’Expo 2015 di Milano passerà il “testimone” al Kazakhstan che nel 2017 ad Astana organizzerà l’Expo internazionale specializzato dedicato all’“Energia del futuro”. Questo fatto potrebbe diventare un’occasione privilegiata di dialogo con il governo kazako. Occorre che l’Italia, in quanto “sistema Paese”,  coinvolga attivamente, secondo noi già da ora, le autorità di Astana con cui preparare insieme i progetti per il futuro.

Potrebbe essere per il nostro Paese l’occasione per allargare gli sbocchi e l’export, in particolare nei settori delle tecnologie, dell’agro-industriale e del nostro più qualificato made in Italy. Del resto, come è noto, il Kazakhstan è già un partner amico. Ora può diventare un alleato strategico. 

Il Kazakhstan con una popolazione di 17 milioni di abitanti e un territorio vastissimo di circa 2 milioni e 700 mila kilometri quadrati è il cuore dell’Eurasia, ricco di materie prime, a cominciare dal petrolio e dal gas. 

All’inizio del 2015 l’Unione Euroasiatica, di cui il Kazakhstan fa parte insieme alla Russia, alla Bielorussia e all’Armenia, abbatterà le barriere doganali tra gli Stati membri. Ciò induce a pensare ad un significativo incremento delle attività produttive dei Paesi interessati e del Kazakhstan, che già nel 2013 ha fatto registrare 225 miliardi di dollari di Pil. Si ricordi che la sua situazione economica e finanziaria è abbastanza positiva se si considera che ha un debito estero irrisorio (2,6% del Pil) e riserve monetarie per oltre 95 miliardi di dollari. 

Dopo Russia e Cina l’Italia è il suo terzo partner commerciale. Nel 2013 l’interscambio è stato di circa 4,6 miliardi di euro, dei quali soltanto 730 milioni di euro sono esportazioni italiane. Le potenzialità per l’Italia sono quindi enormi.

Recentemente il presidente kazako Nursultan Nazarbayev ha illustrato l’importante programma quinquennale “Nurly Zhol – Via verso il futuro” nella consapevolezza che anche l’economia kazaka rischia di entrare in difficoltà a causa delle tensioni geopolitiche, del rallentamento complessivo dell’economia mondiale, della  politica delle sanzioni, della caduta dei prezzi del petrolio e delle materie prime. 

Perciò il presidente ha annunciato con tale programma l’avvio di una Nuova Politica Economica che, utilizzando i 10 miliardi di dollari a suo tempo accantonati nel Fondo Nazionale, dovrebbe promuovere investimenti in particolare nei settori delle reti dei trasporti e dell’energia, nonché nel sostegno alle attività industriali, alle Pmi e al welfare. Si intende evidentemente puntare molto sullo sviluppo economico e sociale interno rispetto alla tradizionale politica di esportazione di materie prime.

In questo modo il Kazakhstan diventerebbe di fatto il ponte strategico tra la Cina, la Russia e l’Europa. Nel 2015 infatti sarà completato il cosiddetto “porto secco” di Khorgos, snodo ferroviario e porta orientale aperta verso la Cina. La rete ferroviaria in costruzione diventerà parte della nuova grande Via della Seta "Europa Occidentale - Cina Occidentale". Dalla Cina, passando per Mosca, essa raggiungerà l’Europa attraversando il Kazakhstan per 2.787 km. Con la realizzazione della nuova ferrovia ci vorranno 10-12 giorni mentre dalla Cina oggi i trasporti via mare richiedono 30-35 giorni per raggiungere l’Europa.  

L’altro grande progetto è il “Parco Tecnologico Petrolchimico Industriale” già in fase di realizzazione nelle città di Atyrau e di Taraz. 

In questo grande piano di sviluppo soprattutto delle infrastrutture e della logistica parteciperanno 100 grandi imprese internazionali. Si rammenti inoltre che già dal 2005 le 10 zone economiche libere kazakhe godono di importanti agevolazioni fiscali e hanno raccolto investimenti stranieri diretti per 184 miliardi di dollari. E’ un’occasione per l’Italia di mettere in campo tutto il meglio del suo “sistema Paese”

Le uniche aziende italiane presenti con continuità sul territorio kazako sono l’Eni e Finmeccanica. Purtroppo invece marginali sono le nostre Pmi, anche quelle di alta capacità tecnologica. Forse in merito bisognerebbe muoversi come fa la Germania. 

L’impegno italiano verso il Kazakhstan ovviamente non può che essere guidato dal governo con il coinvolgimento non solo dei privati ma anche soprattutto degli organismi statali e parastatali ad esso facenti capo, la Cassa Depositi e Prestiti, l’ITA-ICE, l‘agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, la Simest per i crediti all’esportazione.

Noi riteniamo che se davvero si intende partecipare alla realizzazione di tali progetti di cui ha parlato il presidente Nazarbayev non vi sia altra strategia. Del resto i Paesi del Brics e gli stessi Stati Uniti, Germania e Giappone, che sono i grandi “pilastri” del mondo capitalistico occidentale, si muovono in quest’ottica per conquistare grandi fette di mercato e accaparrarsi grandi appalti dei vari progetti. 

Molti degli obiettivi di sviluppo dell’economia kazaka offrono una concreta possibilità per il nostro Paese di concorrere da protagonista con le proprie capacità imprenditoriali alla realizzazione di importanti reti infrastrutturali ed anche di svolgere un significativo ruolo stabilizzante in questa delicata fase di tensione geopolitica. 

Obama presidente nero

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E' difficile credere che proprio  mentre è al comando il primo presidente nero della storia, gli Stati Uniti d'America riescano ad infliggere così tanta sofferenza al popolo afroamericano.

Dopo il LIBOR, le banche continuano con la manipolazione dei mercati.

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Mario Lettieri (Sottosegretario all’Economia del governo Prodi)e Paolo Raimondi (Economista)

Cinque grandi banche internazionali dovranno pagare all’agenzia di controllo americana Commodity Futures Trading Commission (CFTC), all’inglese Financial Conduct Authority (FCA) e all’agenzia di controllo svizzera Finma ben 4,3 miliardi di dollari di multa per aver manipolato per anni, almeno dal 2009 fino alla fine del 2013, i cosiddetti tassi Forex. Naturalmente la notizia sta suscitando grande sensazione. Ovviamente sono le “too big to fail”, 2 banche americane, la Citibank e la Jp Morgan Chase, due inglesi, l’HSBC Bank e la Royal Bank of Scotland, e la svizzera UBS. Inoltre c’è per l’inglese Barclays Bank un’indagine aperta. Esse hanno manipolato i tassi di cambio usati come riferimento di base per stabilire i valori delle differenti monete e anche i tassi di cambio tra le stesse. In una sorta di cabina di regia, usando nomi in codice da loggia segreta, gli operatori bancari incaricati si scambiavano anche informazioni riservatissime relative ad operazioni monetarie fatte dai loro clienti. Il tutto a beneficio naturalmente degli interventi fatti poi dalle banche stesse sui mercati dei cambi. Purtroppo tutti gli operatori mondiali sono stati perciò costretti a basarsi su tassi di cambio manipolati nella stipula dei propri contratti. Di conseguenza l’integrità del sistema finanziario e monetario internazionale e la fiducia degli operatori sono state ancora una volta inficiate da una “corruzione sistemica”.Come è noto ogni giorno il mercato Forex tratta circa 5,3 trilioni di dollari in varie forme di derivati, di cui il 40% alla City di Londra. Per comprendere le potenziali dimensioni della truffa si consideri che una piccolissima variazione dello 0,01% applicata su tutto l’ammontare sarebbe pari a 530 milioni di dollari. Al giorno! Si parla di una multa esemplare. Le autorità di controllo sono soddisfatte e parlano di una moralizzazione definitiva del sistema. Si sentono forti le indignazioni di chi opera nel settore, perfino delle stesse banche condannate per la truffa. Ma non è così. In realtà tutto ciò serve a coprire responsabilità e complicità. Non si sottolinea, per esempio, che  il semplice fatto di pagare le multe cancella anche tutte le responsabilità penali. Quindi nessuno sarà condannato e nessuno finirà in galera per truffa. La speculazione e simili frodi nei fatti sarebbero considerate al di sopra della legge. Se ciò avvenisse anche in altri campi criminali, tutti i mafiosi potrebbero essere liberi, perché ben disposti a pagare una “tangente allo Stato” in cambio dell’assoluta impunità. Non si evidenzia bene anche il fatto che le banche coinvolte nella truffa Forex sono le stesse che, con altre, hanno partecipato alla manipolazione del tasso LIBOR, quel tasso di interesse di riferimento per tutte le operazioni finanziarie mondiali, di cui abbiamo scritto in passato su questo giornale. Anzi, tra queste, alcune hanno continuato a manipolare il Forex nonostante fossero state avvertite dalle autorità di controllo circa le indagine a loro carico per la truffa LIBOR! Il loro agire non è un atto di stupidità ma una provocatoria manifestazione di arroganza del potere di chi sa di essere intoccabile, di essere “too big to jail”, troppo grande per finire in galera. Purtroppo la Commodity Futures Trading Commission incassa la multa, limitandosi ad invitare le banche “ a cessare e desistere da altre violazioni e a intraprendere passi specifici per rafforzare i controlli interni, le procedure e la supervisione dei propri operatori finanziari Forex”. Da parte loro, gli stessi grandi manager delle banche, si dichiarano esterrefatti e sorpresi per i comportamenti corrotti dei loro traders, alcuni dei quali verranno rimossi. Naturalmente si ricorrerà al classico “promeveatur ut amoveatur”. Questi fatti ci dicono, ancora una volta, che nel sistema finanziario internazionale regna sovrana la manipolazione sistemica, la corruzione e la speculazione. Dal 2007-8 si parla di nuove regole stringenti e di riforme del sistema. A 6 anni di distanza ci si limita ancora a rincorrere truffatori e corruttori. Ci sembra un po’ poco se vogliamo evitare di essere di nuovo sorpresi da altri crac di dimensioni planetarie. Purtroppo anche a Brisbane il G20 non ha adottato in merito qualche decisione incisiva e significativa.

La lezione di Federico Caffè per la Bce

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Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Recentemente, anche nel mezzo di una crescente contestazione giovanile e studentesca,  Mario Draghi è venuto a Roma  per celebrare il centenario della nascita dello scomparso economista Federico Caffè. Draghi era stato suo allievo all’Università La Sapienza di Roma. Parlando della “eredità di pensiero” di Caffè, il governatore della Bce ha ricordato come per il professore “fare politica economica significasse: analisi della realtà, rifiuto delle sue deformazioni, impiego delle nostre conoscenze per sanarle”. Non conosciamo tutte le intenzioni e i progetti di Draghi per poter dare un giudizio definitivo. Possiamo però dire con certezza che la Bce, e certamente per responsabilità non solo di Mario Draghi, non sta facendo molto per sanare le riconosciute deformazioni del sistema. Non si pretende che la banca centrale copra il vuoto politico lasciato dalla mancanza di capacità e volontà di governo a livello europeo. Quando la Bce si è mossa con decisione e in modo corretto ha prodotto dei risultati importanti. Si ricordi soltanto come la famosa frase di Draghi “difenderemo l’euro con ogni mezzo” mise fine ad una destabilizzante speculazione internazionale contro il debito pubblico di alcuni Paesi più deboli che minava la stessa esistenza dell’Unione europea. Oggi si vorrebbe che la Bce con coraggio riconoscesse che certe politiche monetarie di sua competenza non hanno funzionato e non funzionano. Perciò occorre mettere in cantiere azioni nuove e più efficaci. Il fatto che, come Draghi ha ribadito nel discorso di Roma, le banche ancora intermedino quasi l’80% del credito nell’eurozona, non può significare che bisogna accettare di essere sottomessi a questo meccanismo inefficace. Si noti che la situazione del sistema bancario internazionale, anche quello europeo, è peggiorata grandemente negli ultimi anni. Secondo il rapporto dell’European Systemic Risk Board i bilanci delle banche europee sono cresciuti a dismisura. Nel 2013 il totale delle loro attività era già di oltre tre volte il Pil dell’Ue.Anche il loro processo di concentrazione è cresciuto enormemente. Dal 2000 gli attivi delle tre maggiori banche di ciascun Paese europeo sono aumentati e di molto. Ad eccezione dell’Italia. Un dato che merita maggior attenzione e valutazione visto che tutti gli organismi internazionali di controllo indicano proprio nel gigantismo delle banche “too big to fail” una delle maggiori cause della persistente crisi finanziaria globale. Queste anomalie delle banche europee si manifestano di conseguenza nel grave peggioramento del tasso di leverage, nel rapporto cioè tra il capitale proprio e i loro attivi (asset) che in media è sceso dal 6% degli anni novanta al 3% del 2008. Tali squilibri diventano ancora più pericolosi se si raffrontano gli attivi con le “montagne” dei derivati Otc tenuti fuori bilancio. E’ una disfunzione speculativa di tutte le grandi banche mondiali. In Europa è ancora più grande. Mentre per  le 5 grandi banche americane, ciascuna con più di 40 trilioni di dollari di derivati, il rapporto Otc/attivi  è di 25-50 volte, per la Deutsche Bank, la più grande banche europea, con i suoi 75 trilioni di dollari di Otc, esso è di ben 100 volte! Davvero non si comprende perché la Bce non inviti con forza il governo tedesco a “fare bene questo suo compito a casa” e a prendere le necessarie misure per correggere l’evidente gravissimo rischio finanziario sistemico. Nella sua analisi Mario Draghi ha anche ricordato che nell’eurozona gli investimenti privati dal 2007 sono calati del 15% e quelli pubblici del 12%. Ha aggiunto che per usciere dalla recessione occorre operare non solo sul fronte dell’offerta ma anche della domanda di credito per investimenti. A nostro modesto avviso sul fronte dell’offerta occorre individuare strade alternative a quelle bancarie per portare credito di lungo periodo e a bassi tassi di interesse direttamente alle imprese che vogliono lavorare. Si pensi, per esempio, ai project bond, ai minibond, a nuovi fondi di investimento, a nuovi sportelli di credito fuori dal circuito bancario. Sul fronte della domanda non si può contare soltanto sulla “magia del mercato” e sulla spontanea volontà del mondo imprenditoriale e del lavoro. Occorre che l’Unione europea e i singoli Paesi promuovano grandi e piccoli progetti di modernizzazione delle infrastrutture, della messa in sicurezza dei territori, di nuove tecnologie sul territorio europeo e anche di partecipazione attiva nei grandi lavori programmati dai Paesi del Brics, a cominciare dalla Cina e dalla Russia, per dare più spazi alle imprese.  E’ forse opportuno citare alcune idee di Federico Caffè che furono profetiche e ancora valide oggi.  “Da tempo sono convinto – scriveva - che la sovrastruttura finanziario-borsistica con le caratteristiche che presenta nei paesi capitalisticamente avanzati favorisca non già il vigore competitivo ma un gioco spregiudicato ditipo predatorio, che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori.”Aggiungeva che “poiché il mercato è una creazione umana, l'intervento pubblico ne è una componente necessaria e non un elemento di per sé distorsivo e vessatorio.”E ammoniva che “al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l'assillo dei riequilibri contabili.” Parole sante più che mai calzanti per la situazione odierna.

LATIN AMERICA IS HOME TO MORE THAN 425 MILLION CATHOLICS - NEARLY 40% OF THE WORLD'S TOTAL CATHOLIC POPULATION

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Di Oscar Bartoli

Washington, Nov. 13, 2014 — Latin America is home to more than 425 million Catholics – nearly 40% of the world’s total Catholic population. Yet identification with Catholicism has declined throughout the region, according to a major new Pew Research Center survey that examines religious affiliations, beliefs and practices in 18 countries and one U.S. territory (Puerto Rico) across Latin America and the Caribbean.  The survey finds 69% of adults across the region identify as Catholic, down from highs of at least 90% for most of the 20th century. The Catholic Church has experienced net losses from religious switching, as many Latin Americans have joined evangelical Protestant churches or rejected organized religion altogether.  Overall, 84% of Latin American adults report that they were raised as Catholics, 15 percentage points more than currently identify as Catholic. The pattern is reversed among Protestants and people who do not identify with any religion. Just one-in-ten Latin Americans (9%) were raised in Protestant churches, but nearly one-in-five (19%) now describe themselves as Protestants. And while only 4% of Latin Americans were raised without a religious affiliation, twice as many (8%) are unaffiliated today.  The survey, conducted from October 2013 to February 2014 among more than 30,000 adults, also finds:

. Of the eight possible explanations for leaving Catholicism offered in the survey, the most common reason converts to Protestantism cite is that they were looking for a more personal connection with God. At least two-thirds in most countries surveyed cite this as a reason they are no longer Catholic. 

. Evangelization efforts by Protestant churches seem to be having an impact. Across Latin America, more than half of those who have switched from the Catholic Church to Protestantism say their new church reached out to them (median of 58%). The survey finds Protestants are much more likely than Catholics to report sharing their faith with people outside their own religious group.

. Most Protestants in Latin America identify as Pentecostal Christians. Moreover, substantial percentages of Protestants across the region say that they engage in beliefs and practices often associated with Pentecostalism, such as divine healing, prophesying and speaking in tongues. 

.  Many of the major patterns revealed by this survey mirror trends found among U.S. Hispanics. According to a 2013 Pew Research poll, nearly a quarter of Hispanic adults in the United States were raised Catholic but have since left the faith (24%), while just 2% of U.S. Hispanics have converted to Catholicism after being raised in another religious tradition or with no affiliation – a net drop of 22 percentage points. Like their counterparts in Latin America, many U.S. Hispanics have left Catholicism for Protestant churches. Protestants now account for about one-in-five Hispanics in the United States (22%), roughly the same as in Latin America (19%). In addition, a substantial number of Hispanics in the United States (18%) describe their religion as atheist, agnostic or nothing in particular.

· Catholics in Latin America tend to be less conservative than Protestants on social issues such as abortion and same-sex marriage. On average, Catholics are less morally opposed to abortion, homosexuality, artificial means of birth control, sex outside of marriage, divorce and drinking alcohol than are Protestants.

· Protestants in Latin America tend to be more religiously observant than Catholics. In nearly every country surveyed, Protestants say they go to church more frequently and pray more often than do Catholics; a regional median of 83% of Protestants report attending church at least once a month, compared with a median of 62% of Catholics. Protestants also are more likely than Catholics to read scripture outside of religious services, to approach the Bible literally and to believe that Jesus will return during their lifetime.

· Current Catholics in Latin America overwhelmingly view Pope Francis favorably and consider his papacy a major change for the church, but former Catholics are more skeptical. Only in Argentina and Uruguay do majorities of ex-Catholics express a favorable view of the pope. In every other country in the survey, no more than roughly half of ex-Catholics view Francis favorably, and relatively few see his papacy as a major change for the Catholic Church. Many former Catholics say it is too soon to have an opinion about the pope.

The report further explores demographic differences among Catholics, Protestants and the religiously unaffiliated, including gender, education, age and average number of children among all three groups; religious beliefs, including beliefs associated with Afro-Caribbean, Afro-Brazilian and indigenous religions; Catholics’ and Protestants’ views on addressing poverty and attitudes toward science; and Latin Americans’ attitudes toward the teachings of the Catholic Church on matters such as divorce, contraception and the priesthood.  The survey involved more than 30,000 face-to-face interviews conducted in Spanish, Portuguese and Guarani across 18 countries and Puerto Rico by the Pew Research Center between October 2013 and February 2014. The survey encompasses nearly all Spanish- and Portuguese-speaking countries and territories stretching from Mexico through Central America to the southern tip of South America.  Together, these countries and Puerto Rico account for more than 95% of the total population of Latin America. Sample sizes and margins of error by country are available here. The full survey report, “Religion in Latin America: Widespread Change in a Historically Catholic Region,” is available on the website of the Pew Research Center’s Religion & Public Life Project. The report is accompanied by an interactive that shows the results of eight questions often discussed as moral issues, including respondents’ thoughts on divorce, alcohol consumption, suicide, abortion, prostitution, premarital sex, homosexual behavior and the use of contraceptives. An interactive map displays the median responses for each question across the countries surveyed.

IL VENTO CHE SOFFIA SUI PIRENEI

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Un voto che non ha valore formale ma la valenza politica è straordinaria! Quali conseguenze per la Spagna e per l'Europa? Ciò che è già chiaro è che "le masse" sono tornate a muoversi. Come l'acqua. Goccioline senza effetto possono trasformarsi in bombe d'acqua devastanti.

COSTRUISCONO I MURI EPPOI LI ABBATTONO

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berlino1COSTRUISCONO I MURI EPPOI LI ABBATTONO.

Nel mezzo, tra una decisone ed il suo opposto, migliaia di vite umane distrutte.

Il Muro di Berlino era un sistema di fortificazioni fatto costruire dal governo della Germania Est per impedire la libera circolazione delle persone tra

Berlino Ovest e il territorio della Germania Est. (Wikipedia) Era alto 3 metri e sessanta centimetri.
Una violenza contro l'umanità che è durata per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989.

 

Il tribunale di Trani contro Standard&Poor's e FitcH

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L'accusa è gravissima.

L'ipotesi è quella della manipolazione di dati e mercati allo scopo di abbattere il "rating" italiano che, nel periodo (2011/2012) subì una pesante correzione di pagella passando da A a BBB*. 

Ricordiamo, come fosse adesso,  una condizione da guerre stellari con l'Italia, l'Euro e l'Europa sotto bombardamento finanziario ed il nostro Governo costretto a farsi da parte per cedere la guida al nuovo "governo tecnico"....Secondo la procura, le due agenzie avrebbero causato  – "una destabilizzazione dell’immagine, del prestigio e degli affidamenti creditizi dell’ Italia sui mercati finanziari nazionali ed internazionali». L'intenzione sarebbe stata proprio quella di dannaeggiare il nostro Paese mettendo fortemente in discussione la nostra affidabilità in relazione, in particolare, alla capacità di rimborso del nostro debito pubblico. Riferiscono fonti locali che il pm Ruggero avrebbe raccontato di scambi di mail avvenuti tra analisti di S&P che anticipavano il probabile ricorso ad un "governo tecnico" in luogo del governo in carica. S&P si difende: "Crediamo fermamente che queste accuse siano completamente infondate e non supportate da alcuna prova" e "siamo fortemente convinti" che al termine del processo "saremo pienamente assolti da ogni accusa".Noi, di questa redazione, speriamo, con tutta la nostran forza, che possa trionfare la verità e che i colpevoli (ammesso che ci siano) possano pagarla molto cara. Sono chiamati in causa l'ex presidente di S&P Deven Sharma, i tre autori del report sull'Italia, Yann Le Pallec numero uno in Europa. Per Fitch saranno chiamati David Michael Willmoth Riley, capo rating sovrano della sede di Londra, e il responsabile legale Trevor Pitman. Il procuratore, Carlo Maria Capristo, invierà a Consob ed Esma (EUROPEAN SECURITIES AND MARKETS AUTHORITY) una copia del decreto che dispone il giudizio "per gli eventuali provvedimenti di competenza".

Il processo comincerà il 4 febbraio 2015. 

Premio Nazionale Innovazione ICT nella categoria Mobile a App che semplificano la vita.

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 Telnext, con il Caso di Successo Tecnocasa si è aggiudicata, tra altre 8 finaliste, il primo Premio Nazionale Innovazione ICT nella categoria Mobile a App che semplificano la vita. La consegna del premio, avvenuta venerdì 24 ottobre, nella giornata conclusiva di SMAU Milano 2014 ha visto riunite le più innovative imprese italiane che hanno sviluppato progetti di successo di utilizzo delle tecnologie digitali. Il Premio Innovazione ICT mira infatti a sostenere la cultura dell’innovazione e ha l’obiettivo di valorizzare le aziende di eccellenza che hanno innovato con successo il proprio business grazie all’adozione di tecnologie digitali, come leva per aumentare la propria competitività.Il Premio è stato consegnato al CIO di Tecnocasa, Marco Prosdocimi, da Pierantonio Macola, Amministratore Delegato di Smau e da Alessandro Zucchetti, Presidente di Zucchetti. Il Gruppo Tecnocasa ha realizzato, avvalendosi delle competenze di Telnext, Gold Partner Salesforce.com e Reseller, una nuova piattaforma CRM (Costumer Relationship Management) capace di veicolare, anche attraverso un semplice smartphone, tutte le informazioni necessarie al venditore per soddisfare  in tempo reale le esigenze del proprio cliente. Uno strumento flessibile, tarato sulle peculiarità di Tecnocasa, capace di superare le frontiere ed essere utilizzabile nei vari Paesi in cui l’azienda lavora. Sfruttando la tecnologia Cloud, a regime il progetto TecnoCloud interesserà 10mila utenti e 2.600 agenzie in franchising. "Siamo molto orgogliosi del premio ricevuto allo SMAU - dichiara Davide Turchetti, Co-Founder di Telnext- e ringrazio tutti coloro che hanno lavorato con passione a questo progetto. Il progetto Tecnocasa è tra i più importanti sviluppati ad oggi su piattaforma Salesforce.com in Italia e il cliente è estremamente soddisfatto sia dell'implementazione che dei risultati ottenuti da questa soluzione. Punto vincente di Telnext è stata l’estrema agilità messa in campo in tutte le fasi di avanzamento."  “Il premio SMAU va a conferma della nostra vision di anticipare il futuro, - dichiara Marco Prosdocimi, CIO del Gruppo Tecnocasa - attraverso un sistema flessibile e veloce che integra tecnologia e metodo, i due cardini alla base di TecnoCloud™ ovvero la piattaforma che permette di gestire in maniera più efficiente le attività e le informazioni delle agenzie del Gruppo Tecnocasa. Si tratta sì di un CRM, ma parlerei più di un completo cambio di paradigma perchè le nuove tecnologie consentono l'utilizzo in mobilità, una maggiore condivisione delle informazioni e una gestione geografica dei dati".

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