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19. settembre 2019

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LE IMPRESE GIAPPONESI RICORRONO NUOVAMENTE AL DEBITO, ASSESTANDO UN DURO COLPO ALLA DEFLAZIONE

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GIAPPONELa giusta strategia? Rialzisti sull’azionario e ribassisti sullo yen 

Macro Alert WisdomTree Europe

-  Il ricorso al debito come fonte di finanziamento da parte delle aziende nipponiche sembra avere intrapreso un solido percorso di ripresa dal 2012 in avanti. Con un’accelerazione al 2% del PIL, l’indebitamento aziendale segnala una marcata inversione di rotta rispetto agli anni precedenti, in cui l’attenzione delle imprese sembrava concentrarsi soprattutto sulla riduzione della leva.


-  Le crescenti esigenze di finanziamento delle società nipponiche rappresentano una forza emergente nell’economia del Sol Levante per consolidare l’inflazione, poiché il potere di acquisto dei consumatori resta limitato e sensibile alla stretta fiscale del governo.


-  L’indebitamento aziendale sblocca il valore del bilancio a favore degli azionisti, partendo dal presupposto che ciò alimenti le aspettative d’inflazione e scoraggi l’accumulo di liquidità. Ci si aspetta che i ritorni di cassa per gli investitori subiscano un incremento sotto forma di dividendi. Anche i tassi d’interesse reali negativi dovrebbero incentivare il ricorso al debito come fonte di finanziamento e ottimizzare la struttura del capitale delle imprese.


-  E’ possibile che lo yen resti debole, nel caso in cui il rafforzamento dell’inflazione trainata dalla domanda interna dovesse protrarsi ben dopo la fine del programma di allentamento quantitativo (QE) della Banca del Giappone (BOJ) e il successivo calo dei tassi d’interesse reali. Anche la minaccia di un prossimo irrigidimento della politica monetaria da parte della Federal Reserve (Fed) dovrebbe sostenere la pressione sullo yen contro il dollaro USA.


- La volontà delle aziende di ricorrere al credito per investire sta offrendo solide basi all’azionario del Paese del Sol Levante. Si tratta inoltre di un fattore che incoraggia l’inflazione, così che il potenziale deprezzamento dello yen potrebbe indurre gli investitori esteri a coprire le posizioni in valuta al momento d’investire nei titoli azionari nipponici

Nikos Voutsis: "Questo denaro non sarà versato, perché non c'è".

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La Grecia impone il suo AUT-AUT.

Di Giannina Puddu

Il FMI non incasserà le rate da Atene entro il 5 giugno. Servono 1,6 miliardi di euro che Atene non ha. E se Atene non li ha, non li ha. E questa non è, davvero, una novità di adesso. Adesso è il momento dell'ufficializzazione della mancanza affinchè i primi e diretti interessati ne prendano atto rassegnandosi a non poter incassare.

La Grecia inizia a capitalizzare il vantaggio politico che ha in tasca tanto che Yannis Varoufakis, lancia la sua previsione all'Europa:  "L'uscita della Grecia dalla moneta unica sarebbe l'inizio della fine per il progetto dell'euro. Se ci si trova in un'unione monetaria uscirne è catastrofico".

Insiste:  "Una volta che si mette nella testa degli investitori che l'euro non è indivisibile è solo una questione di tempo prima che tutto inizi a disfarsi. La Grecia ha fatto enormi passi avanti....... Spetta ora alle istituzioni fare la loro parte. Li abbiamo 'incontrati' a tre quarti del percorso. Ora devono venirci incontro loro nell'ultimo quarto del cammino". 

Come dire, siamo arrivati alle estreme conseguenze delle vostre scelte, delle vostre posizioni, delle vostre imposizioni. Ora sta a voi imporre la virata necessaria a tenere la diga salda, per evitare lo schianto finale.

E parlano, ormai all'unisono, in tre: Stipras, Varoufakis, Voutsis. 

 

ARDIAN ACQUISISCE LA QUOTA DI MAGGIORANZA DEL GRUPPO AMP

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Parigi, 20 maggio 2015 - Ardian, società di investimenti indipendente, ha annunciato oggi di aver sottoscritto un accordo con Star Capital SGR S.p.A., società di private equity, per l’acquisizione, insieme al management dell’azienda, del 100% del Gruppo AMP (AMP), con sede ad Albavilla (Como), attivo nella produzione e distribuzione di alzacristalli elettrici per auto, principalmente per il mercato dei ricambi. L’attuale management dell’azienda, guidata dall’amministratore delegato Giovanni De Zio, resterà in carica e deterrà circa il 5% del capitale.

Il Gruppo AMP nasce nel 2012 con l’acquisizione di Algo e Miraglio ed è leader europeo nello sviluppo, produzione e distribuzione di alzacristalli elettrici per automobili sia per il mercato secondario indipendente (che rappresenta circa il 75% delle vendite di AMP), sia per il canale OEM (Original Equipment Manufacturer, circa il 25% delle vendite del Gruppo). AMP attualmente impiega 256 dipendenti ed opera attraverso sei impianti produttivi in Italia e in Polonia, oltre ad un piccolo presidio in Argentina. Il 65% dei ricavi del Gruppo - pari a circa 45 milioni di euro - è realizzato all'estero, soprattutto in Francia, Spagna e Paesi Bassi.

Ardian supporterà il management di AMP nella definizione ed implementazione delle strategie di crescita, in particolare rafforzando la posizione del gruppo in Europa, ma anche accrescendo la presenza commerciale in Sud America. L’esperienza consolidata di Ardian nel supportare operazioni di build-up aiuterà il Gruppo non solo ad identificare le migliori opportunità di crescita presenti nel mercato, ma anche a migliorare ulteriormente l’integrazione tra Algo e Miraglio, con l’obiettivo di sfruttare appieno le potenziali sinergie.

Giovanni De Zio, amministratore delegato del Gruppo AMP, ha dichiarato: “Siamo convinti che la nostra azienda abbia ancora un notevole potenziale di crescita. Ardian è un partner rinomato e di grande esperienza, con un network capace di garantire un efficace supporto a livello globale, ed ha sviluppato un’elevata conoscenza del nostro business. La partnership con Ardian sarà un fattore chiave per rafforzare la nostra strategia di crescita”.

Dominique Gaillard, membro del Comitato Esecutivo e responsabile dei Fondi Diretti di Ardian, ha aggiunto: “Il Gruppo AMP è tra i leader del settore e si posiziona molto bene in un mercato piuttosto dinamico. Può inoltre contare su un management team molto solido e motivato. Siamo entusiasti di supportare AMP e contribuire al perseguimento del suo sviluppo attraverso una crescita organica e una mirata strategia di consolidamento”.

I risultati delle elezioni nel Regno Unito

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Bill Street, Responsabile Investimenti EMEA di State Street Global Advisors, ha commentato:

"Contrariamente a quasi tutte le aspettative, il partito conservatore ha vinto le elezioni nel Regno Unito. La reazione del mercato finora mostra allo stesso tempo sorpresa e sollievo, dato che il risultato elettorale rimuove in un solo colpo tutta l’incertezza politica nel breve termine. Questa mattina la sterlina si è rafforzata di 2 centesimi nei confronti del dollaro e l'indice azionario FTSE-100 è salito di circa l'1,5%.

 Per i mercati questo risultato significa non solo rimozione dell’incertezza politica nel breve termine, ma anche prosecuzione del consolidamento fiscale e governo pro-business. L’azionario sarà probabilmente il principale beneficiario di questo risultato elettorale. Finora quest’anno il FTSE ha sottoperformato l'Europa (tranne il Regno Unito) in termini di valuta locale di oltre il 13% e potremmo assistere ad una riduzione del divario. Utilities e edilizia, ad esempio, sono solo due dei settori che performano particolarmente bene oggi, dato che la minaccia di una maggiore regolamentazione è stata rimossa.

Nelle elezioni del 2010 abbiamo assistito a un indebolimento della sterlina rispetto al dollaro nel giorno delle elezioni, seguito da un successivo apprezzamento. Questa volta è stato diverso e solo una piccola quantità di premio per l’incertezza sembra essere stata prezzata in anticipo dal mercato, quindi non ci aspettiamo ulteriori drastici movimenti sui mercati valutari.

Mentre le preoccupazioni a lungo termine e l'incertezza permangono per quanto riguarda le ipotesi dell’indipendenza scozzese e di un referendum sull’Unione Europea, attualmente il Regno Unito rappresenta un’isola felice di stabilità in un momento altrimenti incerto causato da fattori geopolitici nel resto d’Europa".

I PRIMI RISULTATI TANTIGIBILI DI QUESTA EUROPA UNITA: ATENE, PER STRADA, HA FAME E FREDDO.

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ATENEDal WORLD SOCIALIST WEB SITE

The social crisis in Greece:  “I could never imagine so many homeless people in Athens”

By our reporters 
March 2015

Since 2009, the most brutal austerity measures carried out in a European country in the post-World War II period have led to the collapse of basic social infrastructure in Greece, including the denial of access to health care for 3 million people.

According to a March 2014 Organisation for Economic Cooperation and Development (OECD) report, 30 percent of the Greek population lives below the poverty line and 17 percent of the people are unable to meet their daily food needs.

Some 300,000 households have no income, and the same number live below the poverty line. Last year, the child allowance benefit, worth just €98.64 a year for a one-child family, was halved for 300,000 families.

Eighty percent of Greeks have cut back on the purchase of basic commodities. Unemployment has hit more than a quarter of the population and more than 50 percent of young people. Many are forced to exist on meagre time-limited unemployment benefits, often waiting months to receive a payment. Once this expires, they are left with no income and no automatic right to health insurance.

According to the FEANTSA NGO, up to 15,000 people in Athens are homeless. The figure includes all those sleeping rough, those in emergency shelters, and those living in temporary, unfit or insecure housing, such as with friends or family or in abandoned buildings. In 2009, 7,720 were recorded as homeless. According to the NGO Klimaka, by 2013 the figure stood at over 20,000.

 Hundreds of thousands rely on soup kitchens or other facilities run by municipalities, churches, charities or NGOs. The municipal soup kitchen in Athens alone provides 1,400 meals a day. World Socialist Web Site reporters visited the administrative headquarters of the PRAKSIS NGO in Athens. The remit of PRAKSIS (Programmes of Development, Social Support and Medical Co-operation) is “the design, application and implementation of humanitarian programs and medical interventions.”

In the group’s 2011/2012 Biannual Action Report, its president, Tzanetos Antypas, described the situation after the first two years of brutal cuts: “Today, our society has a new class of people who live without a job, without a house, without a salary, without documents, without a doctor, without medicine, without family, without social benefits, without any dignity, without a future!”

Marianella Kloka has worked for PRAKSIS for about 18 months as an advocacy officer. PRAKSIS started in 2004 as an extension of Doctors without Frontiers, with a polyclinic as its core, she said. “We were dealing mostly with immigration issues. But after 2008, we began to see a different situation. Apart from the asylum seekers and migrants, etc., and especially from 2010, we had many Greeks who had lost their health insurance and couldn’t access the health care system. They were one step from being homeless or were homeless.

“Instead of dealing mainly with immigration issues and victims of trafficking, we have turned into an organisation that tries to link vulnerable groups with the welfare system.”

There are just over 150 workers in PRAKSIS. They staff units in Athens, Piraeus, Thessaloniki and Patras. “We have mobile units providing basic health care and the opportunity for HIV testing for free. We also provide services in the southern areas of Greece and the border areas. We have special programmes helping migrants coming to the Greek islands, mainly from Syria, where we have big flows of people.”

An average of 100 people a day will use a PRAKSIS medical unit. There is a medical centre in Athens and a homeless day centre in the nearby Omonia district.

“We have five types of medical provision—dentists, dermatologists, cardiologists, gynaecologist and a general doctor,” said Kloka.

Migration across the Mediterranean by refugees and asylum seekers has continued to increase, she said. “We have started one new unit opposite Larissis Station [Athens’ main railway station], and the estimate we have for this unit is 40,000 visits a year.

“We have an increase in families that are not able to be self-sufficient. This is just one step from being roofless… For six months we try to cover their basic needs, like electricity and water and shopping at the supermarket.

“Having one third of the population without work creates a very big problem. There are families that do not have even one salary. Ten or 15 years ago, there was a fashion for families to invest and buy their own house. Banks gave loans to families that were repayable in 40 years.

“But when you enter this crisis and find yourself jobless, how do you deal with that? The state should tell the banks they cannot charge interest. They should regulate the banks. But we know this doesn’t happen anywhere in the world, not only in Europe. We have states that are regulated by the banks, not the opposite!”

Access to health care is based on being able to afford health insurance. As a result of the growth of mass unemployment, “more than three million people have been stripped of their health care coverage,” said Kloka.

She added, “With all of the budget cuts and reductions in staff, there is a big problem with services. If you go to the hospitals you can see protests about this all the time. I see at least one a week.

“A family used to have some money in the bank and maybe two houses, so if young people wanted to go away and live elsewhere, and then got hit by the crisis, they went back. If a family member had a severe health issue, the family would find the money for the drugs.

“That has come to an end. The first thing the [social democratic PASOK government of] Papandreou did was to hit the minimum level of pensions. If my mother had 450 euros a month for her pension and had money in the bank on which we are drawing in order to live, that came to an end.”

PRAKSIS runs day centres for the homeless in Athens, Piraeus and Thessalonica.

“I could never imagine there would be so many homeless people in the centre of Athens,” Kloka said. “There used to be a very small number of people who lived in the streets all their lives. Now I see young people in the streets, I see people my age, around 40. They are on the street begging or sleeping.”

She added that Greece is “a state in the European Union that is not able to provide medicine to the people. This something I fought for in Africa. Now I am trying to do the same here.”

AIIB: un passo verso una nuova governance monetaria internazionale

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BRISBANE, G20

dI Mario Lettieri e Paolo Raimondi

L’adesione dell’Italia, della Germania, della Francia e della Gran Bretagna al processo di creazione della Asian Infrastructure Investment Bank promossa dalla Cina è indubbiamente un fatto molto rilevante nello scacchiere geopolitico. E’ il messaggio che l’Europea e il nostro Paese non intendono restare fuori dai processi importanti dello sviluppo economico globale. Non partecipare, semplicemente per seguire il sentiero stretto e isolato indicato da Washington, ci avrebbe pesantemente penalizzato sui mercati cinesi e asiatici in veloce crescita.
Sarebbe però errato limitare la valutazione soltanto alle grandi opportunità economiche. Insieme alla Banca di Sviluppo dei Paesi del Brics appena varata, l’AIIB è un altro tassello importante nel percorso per ridefinire l’intero sistema monetario internazionale.
In tutti i recenti summit del G20, da ultimo quello di Brisbane, si è ripetuta la stessa scena: i Brics con gli altri cosiddetti Paesi emergenti chiedevano una riforma della governance economica globale  e un loro peso maggiore nelle vecchie istituzioni del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale mentre gli Stati Uniti apertamente bloccavano ogni cambiamento significativo.
Adesso invece i passi verso una ridefinizione dell’intero sistema economico, monetario, finanziario e commerciale mondiale possono e debbono essere fatti alla luce del sole.
Dopo oltre settanta anni dalla sua creazione, il sistema di Bretton Woods ha terminato il suo ciclo storico ed è arrivato il momento per creare un nuovo modello multipolare, più giusto. Solo una pericolosa miopia politica può cercare di ritardare simili profondi cambiamenti, generando inevitabilmente gravi tensioni e conflitti difficilmente gestibili.
In questo processo noi riteniamo centrale e fondamentale il ruolo dei Paesi europei e dell’Unione europea. Occorre essere consapevoli delle strategie necessarie per realizzare la Grande Riforma in modo da diventarne protagonisti e non attori secondari, magari in cerca soltanto di qualche business appetibile. Ci sembra doveroso sottolineare che senza l’Unione europea e senza un euro stabile qualsiasi tentativo di riforma rischia di deragliare o di diventare una semplice questione regionale.  Si tratta, invece, di una sfida che richiede una vera maturazione del ruolo politico dell’Ue.
La Cina ha riserve in valuta e in oro per 4.000 miliardi di dollari. E’ una capacità monetaria notevole ma insufficiente a portare gli Usa sul sentiero del cambiamento necessario. Un’Europa politicamente determinata potrebbe farlo. Anche la decisione inglese di partecipare all’AIIB ha una grande valenza in quanto Londra prende una posizione completamente autonoma da Washington. Ciò sta creando riverberi importanti anche in Australia, in Giappone e nella Corea del Sud. Fatto non irrilevante, considerando che questi Paesi finora si sono tenuti in linea con gli Usa.
Circa 30 Paesi, soprattutto dell’Asia, parteciperanno alla creazione della banca, che parte con un capitale di 50 miliardi di dollari. La Russia ha già espresso il suo interesse anche se per il momento resta l’attore più attivo nella realizzazione dell’altra banca di sviluppo, quella del Brics. In questo contesto l’Unione Eurasiatica  ha recentemente annunciato di voler creare una sua unione monetaria per poter giocare un ruolo importante negli scenari di sviluppo dell’intero continente euro-asiatico e fronteggiare gli attacchi speculativi condotti dopo la manipolazione del prezzi del petrolio..
Non meno importante è il fatto che l’AIIB intende essere la banca che vuole sostenere e guidare gli investimenti di lungo termine nella realizzazione delle grandi infrastrutture di cui in Asia c’è un grande fabbisogno. In tal senso sarà un partner delle banche di sviluppo multilaterali esistenti e quindi anche di quelle del Long Term Investors Club, cui partecipa anche la nostra Cassa Depositi e Prestiti. 
Si pone di fatto come il fulcro di una nuova industrializzazione e modernizzazione tecnologica nelle zone dell’Asia e del Pacifico dove vive la maggioranza della popolazione mondiale.
E’ quindi un modello alternativo alla fallimentare finanziarizzazione dell’economia globale e alle varie “ideologie post industriali”. Il che può significare una svolta epocale.
I primi grandi progetti che intende promuovere sono legati alle Nuove Vie della Seta, quello che i cinesi chiamano “One road, one belt”, cioè la grande strada di collegamento con il resto del continente fino all’Europa creando un’ampia cintura di sviluppo economico, urbano e sociale lungo il suo percorso. Negli ultimi mesi ci sono stati anche intensi contatti e collaborazioni per collegare la nuova via della seta con il corridoio euro-asiatico “Razvitie” di sviluppo infrastrutturale che collegherà il Pacifico con l’Europa occidentale attraversando e sviluppando i vastissimi territori siberiani. 
Ne abbiamo già scritto e siamo sempre più convinti che, per la realizzazione di questi grandi progetti, sia fondamentale e insostituibile la capacità industriale, tecnologica e professionale dell’Ue.

GOLDMAN SACHS. COMMODITY E VALUTE ALLA LUCE DEL "NEW OIL ORDER"

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The commodity cycle, US dollar and EM are all linked It is no coincidence that, while the market is experiencing the end of the commodity super cycle, the dollar has strengthened and a EM to DM
rotation has begun. We believe that these dynamics are very much intertwined and reinforcing. Here we address three key questions about the oil market which we believe highlight these inter-linkages: First, how did the oil market drop so precipitously? Second, how low and for how long
do oil prices need to go? Third, where is the “new normal” for oil?

Supply, demand, technology and FX devaluations were all behind the recent drop in oil prices.

 We begin by decomposing the recent oil price decline. We find that of the $60/bbl decline in prices, $35/bbl was driven by current fundamentals, of which roughly two-thirds was due to supply and one-third demand. Longdated oil prices (which declined by $25/bbl) account for the remainder of the overall decline. Here we see two key drivers: first, the scalability of shale; and second, cost deflation, which has been reinforced by efficiency gains and commodity currency devaluations.

Faster ‘time to build’ makes capital the margin of adjustment.

 Previous paradigms were plagued by long time lags between when capital is spent and when production rises. But shale technology has collapsed
this time lag. Given very high decline rates, producers’ ability to quickly throttle back production has also increased, which has provided the market with more levers for rebalancing– credit, equity and cash flow. We continue to believe that this mix today will achieve the slowdown in supply growth needed to balance the global oil market by 2016. However, the short-cycle nature of shale and its ability to ramp up production quickly requires that price pressure remains in place long enough to sideline the large amount of low cost capital available until that rebalancing occurs.

 Finding a new equilibrium in the New Oil Order

The entire industry is re-pricing as costs decline and further efficiency gains are made. The level of uncertainty cannot be underestimated as these dynamics spill over into the price of commodities, currencies and consumption baskets around the world, with far-reaching market and
economic implications.

GRECIA: LA GERMANIA IN UN CUL DE SAC

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19 marzo 2015, oggi una nuova partita Grecia - Germania. Come avrebbero scritto Gino&Michele, già nel 2001, anche " i greci nel loro piccolo si incazzano"

E' stato Alexis Tsipras a chiedere udienza ad Angela Merkel alla presenza di Francois Hollande. L'incontro precede una probabile crisi di liquidità greca se non arrivasse la nuova erogazione promessa dalla UE. La conferma dell'incontro dal presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. Il braccio di ferro da Alexis e Angela è tra una "soluzione politica" ed il rispetto dei "vincoli di bilancio".

Pare il classico scontro tra un commerciale e un amministrativo. Ma, nel caso, non è solo l'opposizione di due visioni della stessa questione sul tavolo. 

Wolfgang Schaeuble (ministro delle finanze tedesco) accusa il collega greco Varoufakis di non volere "adempiere all'accordo del 20 febbraio". I tedeschi non mollano perchè prevedono e temono effetti di emulazione che non potrebbero più controllare. Sarebbe la nuova fine della leadership tedesca in Europa. Il nuovo governo greco ha l'esigenza opposta, quella di confermare la sua capcità di rottura rispetto agli anni dell'austerity che hanno umiliato il popolo greco. E' una questione di politica interna e di ordine sociale. Se Varoufakis e Tsipras dovesse fallire gli obiettivi promessi n campagna elettorale essi stessi perderebbero presto il controllo della Grecia che potrebbe giungere anche all'estrema conseguenza di una guerra civile. Il popolo greco pare stremato e potrebbe non avere la forza di superare la delusione dopo l'ultima speranza aggrappata a Tsipras. Se questo fosse l'epilogo, l'effetto emulazione potrebbe presentarsi, ancora, con un altro  volto. Altri popolii, in Europa, parimenti piegati dalla crisi economica, potrebbero, spinti dalla disperazione, giungere alle estreme conseguenze di una ribellione cruenta. E' un cul de sac dal quale i  tedeschi saranno obbligati ad uscire abbandonando i rigidi dettati della ragioneria. Altrimenti dovranno passare la palla. Sul tavolo accanto, il vertice dei 28 leader degli stati sul tema dell'energia rispetto alla situazione Russia /Ucraina.

PACTA (NON) SUNT SERVANDA

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Letter From Washington DC di Oscar Bartoli

Quarantasette senatori del partito repubblicano hanno scritto una lettera indirizzata alle massime autorità iraniane nella quale sostengono che gli incontri che si stanno svolgendo a Ginevra tra una delegazione di cinque paesi occidentali e i ministri di Teheran, anche se dovessero arrivare a qualcosa di concreto, saranno poi smentiti e cancellati dai repubblicani quando vinceranno le prossime elezioni presidenziali. Per i conservatori di questo paese "pacta non sunt servanda", ovvero  si disegna la fisionomia di una nazione che non mantiene la parola data e agisce come 'double standard'. Una bestemmia per la cultura imperante anglosassone.

 Questa iniziativa del GOP è uno dei titoli di testa dei media americani insieme agli incidenti e ferimenti di agenti della polizia in quella Fergusson, frazione di Saint Louis, dove il comportamento razzista delle forze dell'ordine ha innescato dimissioni a catena a cominciare da quella dello sceriffo.

 L'attivismo dei senatori repubblicani americani a livello internazionale fa seguito all'invito rivolto al premier israeliano che si è esibito in un comizio al Congresso a pochi giorni dalle elezioni nel suo paese. Nel suo discorso Netanyahu ha criticato pesantemente le trattative in corso con l'Iran che hanno lo scopo di assicurare che non venga realizzata l'arma nucleare, mettendosi in aperta linea di contrapposizione con il Presidente della nazione che lo stava ospitando..

 Sono centinaia di migliaia le firme raccolte in pochi giorni che stigmatizzano il "tradimento" dei senatori repubblicani accusati di anteporre gli interessi di partito a quelli della comunità nazionale.

 In questo clima che si va facendo sempre più arroventato si inserisce anche la polemica nei confronti del principale e ipotetico candidato democratico ovvero Hillary Clinton. Si è scoperto che la signora ha utilizzato l'indirizzo di posta elettronica del Dipartimento di Stato, quando era ministro, per materie che esulavano dalla stretta amministrazione. Anche in questo caso i repubblicani stanno facendo l'ira di Dio e in larga parte sono riusciti a mettere in difficoltà la ex first-lady che ha dovuto ammettere di avere compiuto una leggerezza. In politica non si fanno prigionieri.

 Questi episodi confermano come, al di là della mano sul cuore esibita in ogni cerimonia ufficiale, gli Stati Uniti siano caratterizzati da una profonda divisione sociale e culturale che si ripercuote in ogni livello della vita di questa nazione che ama presentarsi come l'unico vero modello di democrazia parlamentare.

 Dopo la celebrazione dei 50 anni della marcia di Selma, dopo lo storico discorso pronunciato dal presidente Obama, dopo gli scontri razziali di Fergusson, l'America purtroppo sta dimostrando che le ferite della guerra civile conclusasi nel 1865 con oltre 600.000 morti e l'uccisione del presidente Lincoln, non sono rimarginate.

 La metà della opinione pubblica americana non tollera che alla Casa Bianca vi sia un presidente afroamericano. Potrà sembrare una semplificazione eccessiva ma il frastuono della propaganda delle destre, alimentata da imponenti interessi finanziari e imprenditoriali, ne è la quotidiana conferma.

 E' proprio il caso di dire: "God bless America", sperando che l'Altissimo trovi un po' di spazio nella sua nutrita agenda dei guai mondiali.

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