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Si torna a temere una crisi sistemica

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La vertiginosa altalena sulle borse internazionali sta mettendo di nuovo in discussione la tenuta del sistema finanziario globale.

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Non è l’effetto a catena del raffreddamento dell’economia cinese e la conseguente caduta dei listini di Shanghai, come molti, con una certa dose di opportunismo, vorrebbero spiegare. Si comincia invece a raccogliere i “frutti velenosi” seminati dai “quantitative easing” della Federal Reserve, della Bce e di altre banche centrali. Sta accadendo ciò che paventammo tempo fa su questo giornale.
Le eccezionali immissioni di nuova liquidità da parte delle banche centrali, per parecchie migliaia di miliardi di dollari, sono andate a gonfiare a dismisura i propri bilanci, a salvare le banche too big to fail in crisi e a rischio bancarotta, a comprare nuovi titoli di Paesi con crescenti debiti pubblici e a gonfiare i listini delle varie borse.
Tanta nuova liquidità aveva fatto temere una immediata esplosione inflazionistica.  I grandi “gestori della crisi” sono invece stati capaci di “pilotarla” verso le borse che hanno immediatamente portato le loro quotazioni agli stessi livelli stratosferici di prima del 2007. Senza legame alcuno con l’economia sottostante in recessione.
L’inflazione in verità c’è stata, non sui prezzi ma sui valori borsistici!
Lo sottolinea anche la Banca dei Regolamenti Internazionali quando dice che “ Nonostante tutti gli sforzi per uscire dal cono d’ombra della crisi finanziaria, le condizioni dell’economia mondiale sono ancora lontane dalla normalità. L’accumulo di indebitamento e rischi finanziari, la dipendenza dei mercati finanziari dalle banche centrali e il persistere di tassi di interesse bassi: tutto questo sembra diventato ordinario. Ma solo perché qualcosa è ordinario non significa che sia normale.”
Se una malattia diventa ordinaria, cronica, non significa guarigione ne un miglioramento dello stato di salute.
I tassi di interesse negativi praticati dalle banche centrali stanno causando nuovi seri rischi finanziari. Nei primi 5 mesi dell’anno titoli di debito sovrano per oltre 2.000 miliardi di dollari sono stati scambiati a tassi negativi. Ciò ha indotto banche e grandi operatori finanziari a ricercare “l’azzardo morale” del rischio.
Per mantenere i loro impegni, a livello internazionale le assicurazioni sono in cerca di rendimenti alti anche se più rischiosi. La quota di titoli in loro possesso con rating inferiore alla A dal 2007 al 2013 è passata dal 20 al 30% del totale. Anche i fondi di investimento giocano un ruolo più aggressivo sui mercati. Già nel 2013 i mercati dei capitali e i fondi di gestione sono raddoppiati nel giro di 10 anni e manovrano 75.000 miliardi di dollari, accentuando una notevole concentrazione tanto che oggi 20 fondi controllano il 40% del mercato.
La dipendenza dei mercati finanziari dalle banche centrali e dalle loro decisioni è cresciuta pericolosamente. Esse detengono il 40% di tutti i titoli pubblici denominati nelle valute principali. Come dimostrano gli ultimi avvenimenti borsistici esse sono diventate i principali attori del mercato, non solo attraverso la fornitura di liquidità ma anche attraverso gli acquisti diretti di titoli e azioni. E’ una distorsione che rivela la irrilevanza delle politiche dei vari governi rispetto alle autorità monetarie.
Si consideri che la semplice possibilità di un aumento del tasso di interesse da parte della Fed, come accade in questi gironi, manda in fibrillazione tutti i mercati. Molti Paesi emergenti, già pesantemente minati da svalutazioni valutarie, temono una fuga di capitali verso il mercato del dollaro.
Non è un caso che nella seconda metà del 2014 il dollaro si sia rivalutato del 20% e il prezzo del petrolio sia sceso del 50%. Ci sembra che si tenti di far passare come normali i grandi rapidi cambiamenti che incidono profondamente nei rapporti economici internazionali. Nel frattempo gli investimenti delle imprese sono rimasti deboli, nonostante l’esplosione di fusioni e acquisizioni e i riacquisti di azioni proprie finanziati con emissioni obbligazionarie.
Secondo la Bri i boom finanziari e le cosiddette politiche monetarie accomodanti hanno determinato a livello globale anche la riduzione del tasso di crescita della produttività. Si calcola che la perdita della crescita di produttività media annua sia stata dello 0,4% nel periodo 2004-7 e dello 0,6% nel periodo 2007-13. Ciò sarebbe dovuto alla distorsione nel mercato del lavoro, dove la perdita di posti qualificati sarebbe parzialmente rimpiazzata da altri meno qualificati e di settori diversi. Il lavoro perso nei settori industriali sarebbe quindi in parte rimpiazzato dal terziario.
Quando la Fed iniziò il QE molti governi, come quello brasiliano e indiano, denunciarono l’inizio di una “guerra monetaria”. I nuovi capitali speculativi entrarono nei Paesi emergenti creando bolle non solo immobiliari, destabilizzando le economie locali. Allora Washington disse chiaramente che si trattava di una misura, presa nel proprio interesse nazionale, “alla quale bisognava adeguarsi”. Poi la successiva decisione della Fed di sospendere il QE provocò un’ulteriore fuga di capitali e la svalutazione delle monete dei suddetti Paesi.
Non c’è quindi da stupirsi se la Cina non vuole accettare il gioco e decide di svalutare in modo competitivo la propria moneta. Sei volte in un breve lasso di tempo!
Si rischia di nuovo una crisi sistemica, aggravata da interessi e conflitti nazionali che sembrano sempre più insanabili. Ciò accade perché, anziché decidere unitariamente in sede di G20, si continua a ritenere di poter agire da soli mentre i problemi hanno invece una oggettiva valenza e portata mondiale.

BOLOGNA - 29 AGOSTO 2015 - SECONDA RIUNIONE DEL COMITATO NAZIONALE PER L'ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE CON DIRETTA STREAMING

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COGITO ERGO SUMA Bologna, sabato, 29 Agosto, presso l'Albergo Pallone (via del Pallone 4 dalle 10 alle 17.30),  associazioni e gruppi politici nascenti, hanno organizzato la seconda riunione per migliorare e diffondere il progetto politico del Comitato Nazionale per l'Attuazione della Costituzione (CNAC).
Si tratta di un progetto molto concreto e rispettoso delle specificità di ciascuno, che punta a generare fiducia reciproca, a creare una rete per portare nei luoghi dove si decide le migliori persone della società civile e a dare un orizzonte comune a quella miriade di enti e di liste civiche che lavorano sui territori.

Il progetto prende le mosse da un ragionamento molto semplice.
Attualmente sono migliaia i gruppi impegnati per migliorare l'Italia con progetti di grande utilità che spesso vanno a tamponare gli effetti della cattiva politica dei nostri governanti.
Questo estenuante lavoro svolto “a valle” toglie tempo ed energie per dare vita ad una efficace strategia che punti alla soluzione delle cause. Tutto ciò consente alla cattiva politica di perpetuarsi e di non affrontare i nodi della società italiana come la riforma fiscale, la questione di genere, la legalità e la corruzione, la tutela del territorio, dell'aria e dell'acqua, della biodiversità e degli animali, la riconversione ecologica dell'economia, la tutela e valorizzazione del lavoro, l'affermazione dei diritti dei lavoratori, la divisione delle banche commerciali dalle banche di investimento, l'impegno per una Europa dei popoli e non della finanza, la legge sul conflitto di interessi, la legge per regolamentare i partiti, una legge elettorale per restituire la sovranità ai/alle cittadini/e.

L'obiettivo primario del CNAC é, quindi, quello di creare una rete per mandare le migliori persone della società civile in parlamento, nelle regioni e nei comuni  allo scopo di portare più partecipazione, nuove modalità di fare politica e una reale vicinanza ai bisogni dei cittadini stremati dalla crisi e assediati direttamente e indirettamente dagli effetti del pensiero dominante che mira alla mercificazione di tutto.

Il “collante” che tiene uniti questi gruppi é costituito dal desiderio di attuare la Costituzione e di includere visioni ed esperienze politiche differenti ma concordi su: solidarietà sociale, legalità, fare impresa come strumento per migliorare la società nel suo insieme e non per il puro profitto, rafforzamento della democrazia rappresentativa e diretta e incentivazione della partecipazione dei/delle cittadini/e.
L'adesione di un gruppo al CNAC non implica alcuna perdita di identità; il CNAC è di fatto una rete senza leader e ogni gruppo aderente a questo progetto è semplicemente una componente alla pari con gli altri.
Durante la giornata si farà anche una riflessione sull'esperienza della Grecia e su ciò che sarebbe auspicabile fare per evitare all'Italia la stessa fine.

Lista Civica Italiana, come altri movimenti ed associazioni, aderisce con passione ed impegno a questa iniziativa e lancia un invito ad aderire a tutte le persone e i gruppi che vogliano riportare in politica buonsenso, spirito di servizio, legalità, uniti ai principi ispiratori della nostra Costituzione.

Modulo per partecipare e/o per segnalare il desiderio di essere ricontattati
Per iscriversi ecco il form da riempire https://docs.google.com/forms/d/1WiPepUKjhS4-EVxct6zBQue50txSfMqJIiON2JIlwZc/viewform?c=0&w=1

Link e informazioni
In home page della Lista Civica Italiana è reperibile la bozza del progetto CNAC scritta dopo laprima riunione del 9 maggio 2015 in condivisione con gli altri gruppi (anche qui http://www.listacivicaitaliana.org/?p=7613 ).

Diretta streaming
E prevista la possibilità di partecipare via web. Il link per la diretta streaming é https://www.youtube.com/watch?v=LdpblDFgDwM&feature=share

ATTENTI ALLA SPECULAZIONE FINANZIARIA CONTRO LA CINA

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In Cina il fuoco che si nasconde sotto la cenere è molto più pericoloso della fiammata che si è vista di recente nella borsa di Shanghai.

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

I media hanno riportato il fatto eclatante del crollo delle quotazioni e dei titoli sospesi senza cercare di rispondere alle inevitabili domande:  Qual è la causa? Chi lo ha provocato? E perché?
Certamente è stato un evento potenzialmente sconvolgente. Dal 12 giugno al 9 luglio il mercato azionario cinese ha perso il 30% cancellando circa 3 trilioni di dollari di capitale. E’ da evidenziare che dopo l’intervento delle autorità monetarie con l’immissione di nuova liquidità per circa 200 miliardi di dollari, la borsa è risalita del 17%. Sono anche in corso indagini per “scovare” gli speculatori che hanno giocato a breve sulla caduta della borsa.
Ovviamente il fuoco non è stato estinto in modo sicuro e definitivo. Le varie bolle finanziarie dei settori privati dell’economia sono il problema numero uno della Cina. Essa ha un debito pubblico – il 43% del Pil - contenuto se paragonato a quello dei Paesi occidentali. Ma il debito delle imprese private (corporate) è pari al 160% del Pil nazionale, che è di circa 11 trilioni di dollari.
Si stima che nei prossimi 4 anni la Cina potrebbe avere bisogno di piazzare titoli di debito, tra nuovi e vecchi da rinnovare, per oltre 20 trilioni di dollari.  Anche la bolla immobiliare, come rivelano le tante città fantasma costruite e non abitate, potrebbe  diventare una bomba ad orologeria.
Sono situazioni di indubbia pericolosità ma minore rispetto a quella americana.
Infatti il livello totale del debito cinese, pubblico e privato, è inferiore a quello statunitense, a quello giapponese e a quello di tante altre economie europee. Vi è una differenza sostanziale nell’andamento dell’economia real che in Cina, nonostante una riduzione rispetto ai livelli altissimi degli anni passati, fa ancora registrare una crescita intorno al 7% del Pil.
I dati del commercio estero cinese sono straordinariamente positivi. Solo nei primi sei mesi di quest’anno  il surplus commerciale nel settore della produzione di beni è stato pari a 260 miliardi di dollari, un vero boom se lo si raffronta con i 100 miliardi dello stesso periodo del 2014. Mentre gli Usa, nella prima metà del 2015, registrano un deficit nella bilancia commerciale (beni e servizi) di circa 250 miliardi.
E’ sul fronte geoeconomico e geopolitico che la Cina sta operando profondissimi cambiamenti e innovazioni, soprattutto nel contesto dell’alleanza dei BRICS. Forse non è un caso che il crollo della borsa di Shanghai sia avvenuto mentre la nuova Asian Infrastructure Investment Bank apriva ufficialmente i suoi uffici e le sue attività a Pechino. Si ricordi che l’AIIB, con un capitale iniziale di 100 miliardi di dollari, diventa il principale istituto di credito per promuovere la modernizzazione e la infrastrutturazione dell’intero continente asiatico, cominciando con la realizzazione del progetto della Nuova Via della Seta.
Nel frattempo, mentre gli Usa, con una troppo accondiscendente Unione europea, conducono una destabilizzante campagna di sanzioni economiche contro la Russia, la Cina mantiene un atteggiamento indipendente e completamente differente. La prova più eclatante è l’accordo trentennale di acquisto di gas russo per una valore di 400 miliardi di dollari, da “regolarsi” non più  in valuta americana ma nelle loro monete nazionali.
Secondo noi  il cambiamento più profondo è la decisione cinese, silenziosa e non discussa dai grandi media,  di rivedere progressivamente la composizione delle sue riserve monetarie e di ridurre l’ammontare dei titoli americani in suo possesso. Nel mese di giugno ha acquistato 600 tonnellate di oro mentre si stima che nel secondo trimestre 2015 le sue riserve in valuta estera siano scese di 140-160 miliardi di dollari, come dimostra il freno agli acquisti cinesi di nuovi Treasury bond USA.
Tutto ciò spiegherebbe l’intento di qualcuno di frenare il nuovo corso della Cina con un avviso  a non uscire dai vecchi binari e dai vecchi accordi.
Perciò occorre capire meglio chi ha promosso e cavalcato l’onda della succitata speculazione. La Jp Morgan City e la Goldman Sachs hanno riconosciuto pubblicamente che la Cina da un po’ di tempo ha abbandonato la consueta regola di acquistare con il suo surplus commerciale  i titoli di stato americano.
Le agenzie di rating, a cominciare con la Standard & Poor’s, parlano di “rapida crescita del debito, opacità del rischio, alta percentuale tra debito e Pil, azzardo morale”  in Cina. Sono le classiche “parole in codice” usate anche altrove, sempre poco prima di una attacco speculativo. La Banca Mondiale ha parlato del mercato cinese come “squilibrato, represso, costoso da mantenere e potenzialmente instabile”. Un giudizio poco dopo ritirato, asserendo che la sua pubblicazione era il frutto di un errore.
Una cosa è certa: giocare allo scontro o solo alla speculazione contro la Cina potrebbe avere degli effetti devastanti sull’intero sistema finanziario mondiale, potenzialmente maggiori della crisi del 2007-8. Una ragione di più per definire in sede internazionale accordi stringenti per regolamentare il sistema finanziario, almeno i suoi aspetti deteriori, quelli fortemente speculativi che incidono non solo sulla stabilità sociale ed economica di interi Paesi ma anche sugli assetti geopolitici mondiali.

Torna l' eterno problema tedesco

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L'austerità semina morte. Come la guerra.

Uccide la mancanza di assistenza sanitaria. Uccide la fame. Uccide la disperazione. Uccide la dignità schiacciata.

Di Giorgio Ornano

A scadenze più o meno regolari si riaffaccia il problema tedesco.  Tutta la storia di questo grande paese dimostra che la Germania tende a primeggiare nel continente europeo. Questa spinta alla supremazia sembra inevitabile, sia x ragioni obiettive ( la popolazione più numerosa, la posizione centrale nel continente, sia per gli stretti

legami culturali-linguistici con paesi confinanti, quali Austria, Svizzera e Danimarca ), ma anche per meriti incontestabili( alta produttività, forte inclinazione all' export, ottima organizzazione statale e privata, avanzata ricerca tecnologica. Da 150 anni l' Europa ha dovuto fare i conti con la potenza germanica e con la sua innata volontà di dominio. Questa inclinazione avrebbe potuto tradursi in pacifica convivenza ma sia nel 1914 che nel 1939 , la Germania scelse viceversa l opzione militare per attuare questa aspirazione egenomica. Fin dagli albori del tredicesimo secolo, i Cavalieri Teutonici, potentissimo ordine monastico/militare, cercarono di imporre la loro supremazia ai popoli dell' est (Polacchi e Lituani), assecondando la loro naturale espansione ad Oriente,il Drang nach Osten,( spinta verso l' Est ) , ripresa in tempi moderni dal Terzo Reich. Effettuarono la conquista e poi la germanizzazione dei territori ad oriente, in particolare in Polonia e in Lituania, puntando anche ai paesi baltici. Nella seconda guerra mondiale Hitler puntò ad annettersi tutti i territori ad Est della Germania, i cui abitanti erano considerati di razza inferiore ( Untermenschen). La suddetta scelta militare costò, nelle 2 guerre mondiali decine di milioni di morti in combattimento- senza contare l'orrore della Shoah, nonché la riduzione , nel 1945,del continente ad un cumulo di macerie. Oggi, naturalmente, la situazione é ben diversa : la Germania é un gigante economico, anche se, dopo gli accordi post bellici militarmente dipende dalla Nato. Su questa forza economica, dovuta anche al generosissimo taglio del debito di guerra da parte degli Alleati, la Germania fa leva per aspirare nuovamente ad un ruolo dominante in Europa. A malincuore ha rinunciato all' amato marco, sostituendolo con l' Euro che le é risultato ancora più conveniente, difeso come é da regole e vincoli economici imposti dalla Germania stessa in modo duro e autoritario, persino iniquo, secondo la legge del più forte (quia ego sum leo, avrebbe scritto Esopo). Lo si é visto nel caso Grecia. Non si può ridurre un popolo alla fame e alla disperazione, nn lasciandogli neppure la possibilità di
acquistare le medicine per i propri figli ammalati,e non é un caso che la mortalità infantile in Grecia sia aumentata, solo perché le banche tedesche dovevano ricuperare al 100% i loro crediti, cosa impossibile, quindi cretina. Non si uccide solo con bombe e carri armati, ma anche con fame e malattie. Meno cruento ma il risultato é
identico. Tra l'altro la Grecia vanta presso la Germania crediti immensi,economici e morali. Invasa dal Terzo Reich. ha subito distruzioni, furti del proprio patrimonio artistico, uccisioni e deportazioni, che il duo Merkel/ Schauble ha disinvoltamente voluto ignorare, con somma meschinità.Per i tedeschi sembra esistere solo il
rispetto delle regole, che sono i primi a sorvolare quando non fa loro comodo, vedi l' esenzione ai test stress per le Sparkassen, tutt' altro che in buona salute, possedute dalla Deutsche Bank. Il rispetto delle regole é adatto ad una piccola comunità di paese, non ad un progetto ambizioso di portata storica, come quello dell' Unione
del continente, dove serve una politica generosa e non una limitata mentalità da piccolo contabile. Giusto l' opposto di quanto vuole la
Germania, ossessionata dai suoi fantasmi egemonici.
 
Giorgio Ornano.

LA SINISTRA EUROPEA E' ALLO STATO LIQUIDO..............

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La sinistra europea si é liquefatta, come il sangue di S.Gennaro, sparita dai radar, da anni.

Di Giorgio Ornano

Tutti i partiti di centrosinistra europei hanno finito per essere subalterni al neoliberismo di destra,  compresi il New Labour di Blair, considerato di sinistra, solo perché confrontato alla Thatcher, al cui paragone chiunque, anche Berlusconi, poteva sembrare di sinistra. In effetti il socialismo europeo non ha saputo elaborare una strategia alternativa neokeynesiana, in cui il lavoro e i diritti sociali non fossero
accantonati a favore di una finanza sempre più avida e rapinosa. Lo stesso Blair ha appoggiato incondizionatamente la folle politica neocolonialista di G.Bush jr.in Iraq e Afganistan, con i risultati tragici che sono sotto gli occhi di tutti.Con l' aggravante , rispetto all' ignoranza americana, che la Gran Bretagna aveva dominato per secoli con il suo Impero quelle regioni e quindi ne conosceva perfettamente religioni e costumi. Nelle elezioni europee vinse il centro destra della Merkel, ma il PSE non finì molto lontano, grazie anche alla messe di voti, irripetibili, colti da Renzi. La sinistra europea avrebbe potuto far  pesare questo sostanziale equilibrio e negoziare duramente prima di accettare Juncker e Djissenbloom, ventriloquo di Schaeuble anteposto al francese Moscovici, richiedendo di smussare l' irragionevole austerity, vera camicia mortale di Nesso( tanto per citare qualcosa di greco). Renzi aveva il numero più elevato di parlamentari europei ma non lo ha fatto valere e lo si é visto nel pallido semestre di Presidenza italiana, trascorso nell' irrilevanza. Il socialista Schulz é al governo con la Merkel, quindi soffre di afonia e la Francia, causa pessimi conti interni e l' impopolarità dello scialbo Hollande, terzo nei sondaggi francesi, non ha mai avuto così scarso peso nello scenario europeo.Non mi ha quindi stupito vedere Schulz ed il leader socialista tedesco Sigmar Gabriel allinearsi al duo Schaeuble/Merkel e richiedere ulteriori sacrifici al disgraziato popolo greco, così come non meraviglia che l' Italia continui a prendere calci nelle gengive nella questione degli immigrati, malgrado sia uno dei paesi che pagano i più altri contributi alla CEE.I generosi padri nobili fondatori dell' Europa si rivoltano nella tomba, mentre serpeggiano ovunque populismi alimentati da disoccupazione, riduzione del ceto medio e sempre minori protezioni sociali. Basterebbe ricordarsi di Keynes e degli illuminati consigli dei Nobel Stiglitz e Krugman.

UFA: I BRICS SI ISTITUZIONALIZZANO

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L’Europa, concentrata sui propri problemi e sul suo difficile quanto insostituibile processo di unificazione, purtroppo sta sottovalutando le recenti importanti decisioni assunte dai paesi BRICS. Eppure esse sono destinate ad incidere profondamente sugli assetti mondiali.

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Dall’8 al 10 luglio si è svolta a Ufa, in Russia, la settima conferenza dei BRICS. Nella stessa sede si sono tenute anche la riunione dell’Unione Economica Euroasiatica e quella della Shanghai Cooperation Organization, che coinvolge tutti i Paesi dell'Asia. I tre incontri hanno oggettivamente assunto una valenza politica di grande rilevanza perché, oltre agli aspetti economici, sono stati trattati anche quelli relativi alla sicurezza.
Oggi il peso geo-economico dell’alleanza tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa è accresciuto. Insieme occupano il 30% della terra, hanno il 43% della popolazione mondiale e il 21% del Pil del pianeta. La loro produzione agricola è il 45% del totale, mentre la produzione delle merci e dei servizi rappresenta rispettivamente il 17,3% e il 12,7% del totale.
Il loro Pil aggregato supera i 32 trilioni di dollari e fa registrare un aumento del 60% rispetto al momento della loro costituzione 6 anni fa. Sono dati in continua crescita, nonostante gli inevitabili riverberi della crisi occidentale, delle bolle speculative e delle “politiche monetarie non convenzionali” delle banche centrali.
Nella dichiarazione finale si sottolinea che il summit di Ufa segna l’entrata in vigore della Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS (con 100 miliardi di capitale) e del Contingent Reserve Arrangement (Cra), che è un fondo di riserva di 100 miliardi di dollari contro eventuali destabilizzazioni monetarie e delle bilance dei pagamenti negli stati membri.
E'  significativo il fatto che la suddetta Nuova Banca di Sviluppo si impegni a collaborare con le altre istituzioni finanziarie aventi la stessa mission, in particolare con l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) recentemente promossa dalla Cina, che registra una grande positiva partecipazione anche europea.
”The strategy for BRICS economic partnership” di Ufa prevede l’avanzamento nella cooperazione in tutti i settori fondamentali dell’economia e della società, soprattutto nelle relazioni sud-sud. Comunque la suddetta Banca si impegnerà nella promozione di grandi progetti infrastrutturali e di sviluppo sostenibile anche in altri Paesi emergenti e in via di sviluppo, di cui una cinquantina già avviati.
Sul fronte monetario e finanziario le banche di sviluppo dei singoli Paesi del BRICS daranno luogo ad un “Financial Forum”, per definire nuovi accordi relativi al sistema dei pagamenti, e ad un “meccanismo di cooperazione interbancaria” che preveda tra l’altro l’utilizzo di linee swaps, cioè trasferimenti di liquidità per far fronte anche “all’impatto negativo di politiche monetarie realizzate da Paesi che emettono monete detenute anche nelle riserve”:  Cioè gli Usa e l’Ue, quindi il dollaro e l'euro. L'intento è l’utilizzo delle monete nazionali nelle transazioni commerciali, fino al 50% del totale. Evidentemente tale svolta vuole essere una spinta per la costruzione di un paniere di monete rispetto all'attuale dominio del dollaro.
Al centro della crescente cooperazione vi sono non solo i tradizionali settori portanti dell’economia ma anche quelli relativi alla scienza, alla tecnologia e all'innovazione nei campi delle nanotecnologie, della biomedicina e della ricerca spaziale. Da ciò si evince l'errore che spesso nei cosiddetti Paesi avanzati si commette banalizzando i Paesi BRICS e ignorando quanto di nuovo in essi si muove.
E' indubbio che l’”istituzionalizzazione dei BRICS”, così come è emersa a Ufa, rappresenta una notevole pressione verso le grandi istituzione politiche ed economiche internazionali.
Anzitutto l’ONU che, a settant’anni dalla sua creazione, è chiamato ad assolvere un ruolo decisivo nelle sfide globali garantendo un ordine internazionale più giusto.
Perciò i BRICS sostengono con forza l’iniziativa dell’ONU in merito alla ristrutturazione del debito pubblico dei Paesi più poveri e più esposti, non solo della Grecia, e complessivamente di quello mondiale.
In quest'ottica  i BRICS intendono rilanciare il ruolo del G20 come “primo forum internazionale di cooperazione finanziaria ed economica”, soprattutto nella definizione di una nuova architettura finanziaria internazionale che tenga conto dell'economia reale. La presidenza della Cina del G20 l'anno prossimo dovrebbe essere il primo banco di prova. La prima vera occasione per vincere le resistenze, soprattutto americane, verso la riforma della governance del Fondo Monetario Internazionale
Riteniamo che anche per l'Unione europea, anche se fragile e divisa, non sia più tollerabile sottovalutare quanto si muove in quella parte del mondo.

Eni: importante scoperta a gas nel Delta del Nilo egiziano

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San Donato Milanese (MI), 20 luglio 2015 – Eni ha effettuato un’importante scoperta a gas nel prospetto esplorativo Nooros, situato nella licenza di Abu Madi West, nel Delta del Nilo, 120 chilometri a nord-est di Alessandria d’Egitto.

Le stime preliminari indicano che il giacimento  possa contenere  15 miliardi di metri cubi di gas in posto, con ulteriore potenziale, a cui si sommano i condensati associati al gas.

Eni ha ottenuto l’importante successo esplorativo attraverso il pozzo Nidoco NW 2 Dir, perforato a 3.600 metri di profondità e che ha incontrato uno spessore netto mineralizzato a gas di circa 60 metri in  arenarie della sequenza Messiniana con ottime proprietà petrofisiche, oltre a livelli sottili nella sovrastante sequenza Pliocenica.

Il nuovo giacimento verrà messo in produzione in circa 2 mesi attraverso il suo collegamento  alla centrale di trattamento del gas di Abu Madi, situata 25 chilometri a sud-est.

La nuova scoperta rientra nella nuova strategia di  Eni volta a rifocalizzare le proprie attività esplorative su attività a elevato valore near field, ossia che consentano un rapido sviluppo della scoperta attraverso le infrastrutture già esistenti e sinergiche.

Eni, attraverso la controllata IEOC (International Egyptian Oil Company) Production BV, detiene nella licenza di West Abu Madi la quota del 75%, insieme al partner BP (25%). Petrobel, società detenuta da IEOC (50%) ed EGPC (50%), e’ l’operatore della licenza. 

In Egitto Eni e’ presente dal 1954, dove opera attraverso IEOC, ed è il principale produttore di idrocarburi nel Paese con una produzione equity di 180 mila barili di olio equivalente al giorno.

SARA' PRESENTATO AL SALONE DEL FRANCHISING L'INNOVATIVO PROGETTO DI REGIONE LOMBARDIA PER SOSTENERE L'APERTURA DI NEGOZI NELLE CITTA'

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Possono aderire franchisor da tutta Italia – Le manifestazioni di interesse vanno segnalate via mail entro il 24 luglio 2015

(Milano, 16 luglio 2015) – Tra le novità del Salone internazionale del Franchising, che si terrà in Fiera Milano a Rho/Pero dal 23 al 26 ottobre 2015, ci sarà la presentazione del progetto della Regione Lombardia finalizzato a favorire le aperture di negozi in franchising nei centri delle città lombarde.
Il progetto della Regione Lombardia prevede un finanziamento di  500.000 euro a fondo perduto per tutti coloro che intendono avviare una attività in franchising in Lombardia. Possono richiedere i finanziamenti anche franchisor provenienti da qualsiasi Regione italiana. Per partecipare occorre inviare una dichiarazione di interesse entro il  24 luglio  2015 al seguente indirizzo mail: commercio@pec.regione.lombardia (indicando nell’oggetto “manifestazione di interesse per progetto pilota “fare impresa in franchising in Lombardia”). Oppure chiedere maggiori informazioni a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
“Il progetto della Regione Lombardia è assai innovativo – ha spiegato Antonio Fossati, Presidente di RDS & Company, che organizza il Salone del Franchising di Milano in collaborazione con Fiera Milano – perché punta da un lato a sostenere il franchising, dall’altro a combattere la desertificazione dei negozi nei centri storici delle città. Ci auguriamo che altre Regioni italiane vogliano seguire l’esempio virtuoso di Regione Lombardia”.
Il progetto di Regione Lombardia, che è stato sviluppato con il supporto del Salone del Franchising di Milano e delle associazioni di settore, prevede un percorso formativo a supporto dei candidati imprenditori e si giova di un coinvolgimento forte dei Comuni lombardi per l'individuazione e l’ottenimento di condizioni agevolate sulle location commerciali.
I vantaggi per i franchisor che aderiscono sono molteplici: finanziamento a fondo perduto per i franchisee selezionati; grande visibilità della rete franchising, grazie alla partecipazione al primo progetto innovativo di questo tipo in Italia;  supporto dei comuni per le location commerciali.

CITIZEN DATA FESTIVAL: LE "CITTA' DEI DATI" PROTAGONISTE DI SCE 2015

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Dal 14 al 16 ottobre a BolognaFiere si terrà la quarta edizione di Smart City Exhibition che quest’anno si trasforma in un vero e proprio festival con tante occasioni di incontro per e con i protagonisti della data revolution

 Bologna, 16 luglio 2015. Quali sono le città e i quartieri in cui è più conveniente aprire un’attività commerciale? Cosa pensano i cittadini degli ultimi provvedimenti del governo? Quanto incassa il mio Comune dalle mie tasse e quanto mi restituisce in servizi? Come possiamo monitorare in real time lo stato del traffico e la qualità dell’aria? Quali parametri ci aiuteranno a rendere più sicure le nostre auto, le nostre case, le nostre città? E ancora, come possono le aziende fare scelte mirate di investimento e sviluppo? Oggi possiamo rispondere a tutte queste domande sulla base di informazioni certe. La data revolution, infatti, è già cominciata: i dati sono tanti, sono ovunque e costituiscono un incredibile patrimonio per chi li saprà utilizzare al meglio.

Per questo Smart City Exhibition diventa Citizen Data Festival: dal 14 al 16 ottobre BolognaFiere ospiterà panel, workshop, sessioni formative, tavoli di lavoro e incontri informali per e con amministratori, esperti, tecnici, aziende e tutti quelli che lavorano per trasformare i dati in una risorsa, affinché le nostre città siano sempre più vivibili e competitive.

A tre anni dalla prima edizione, Smart City Exhibition - che anche quest’anno si svolge in contemporanea con il SAIE, dedicato nel 2015 alle Smart House - prosegue il percorso di valorizzazione delle città e delle comunità intelligenti, come piattaforme abilitanti nuovi modelli di governance, nuovi servizi e nuove pratiche di collaborazione tra cittadini, concentrandosi sulla materia prima dell’innovazione: l’informazione.

“Parlare di dati oggi significa parlare di trasparenza delle amministrazioni, politiche consapevoli, nuove opportunità di business, servizi efficienti e a misura di cittadino. I dati, insomma, sono la vera ricchezza a disposizione di governi, territori, imprese, associazioni di cittadini attivi – sottolinea Gianni Dominici, Direttore generale di FORUM PA, l’azienda che da quattro anni organizza Smart City Exhibition assieme a BolognaFiere - Quello che ancora manca e su cui bisogna lavorare è la consapevolezza su cosa si può davvero fare con i dati e le competenze per gestirli al meglio. Il Citizen Data Festival sarà l’occasione per svilupparle entrambe.”
Per tre giorni, a Bologna saranno protagonisti i dati in tutte le loro forme:

·         I dati prodotti dal funzionamento delle città: i bilanci economici, le statistiche infrastrutturali che sempre più spesso vengono restituiti sotto forma di open data.

·         I dati prodotti dai sensori distribuiti, oramai, in qualsiasi dispositivo: dagli edifici ai semafori, fino al telefonino che abbiamo nelle tasche. E’ l’internet delle cose (Internet of Things) connesse che producono informazioni in tempo reale.

·         I dati che scaturiscono dalle interazioni sui Social Media. Informazioni, aggiornate ogni secondo in tutto il mondo, che possono essere elaborate e utilizzate per modelli predittivi o per capire i gusti e le opinioni del pubblico: è la cosiddetta Sentiment Analysis, oggi applicata praticamente su tutto.

·         I dati provenienti dai sistemi di Citizen Relationship Management, fondamentali per comprendere bisogni e comportamenti dei cittadini.

·         I Census Data utilizzati per la ricerca, la pianificazione delle policy e il business marketing.

 Accanto alle fonti dei dati, il Citizen Data Festival metterà al centro i modelli e le piattaforme di analisi – dalla Data Driven Decision alla Big Data Analysis, dai processi di Business Intelligence ai Dashboard di monitoraggio e ai sistemi di Data Visualization – e le tecnologie: infrastrutture di trasporto dati, sistemi di data storage, piattaforme web aggregative, mobile App, sensori sempre più piccoli e performanti.
Un percorso che va dall’informazione alla conoscenza, dalla conoscenza alle decisioni, dalle decisioni all’execution: per gli amministratori che vorrebbero usare i dati nella programmazione di politiche più efficaci e offrire servizi più efficienti; per gli esperti che studiano, analizzano, offrono letture e visioni; per le le aziende che realizzano soluzioni per gestire e riutilizzare i dati; per la cittadinanza attiva che chiede trasparenza e partecipazione.
Smart City Exhibition (IV Edizione, Bologna, 14-16 ottobre) è la manifestazione italiana organizzata da FORUM PA con BolognaFiere, diventata punto di riferimento europeo sul tema dell’innovazione nelle città e nelle comunità intelligenti. Questa quarta edizione intende proseguire il percorso di valorizzazione delle città e delle comunità intelligenti come piattaforme abilitanti nuovi modelli di governance, nuovi servizi e nuove pratiche di collaborazione tra cittadini concentrandosi sulla materia prima dell’innovazione: l’informazione

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