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20. ottobre 2019

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LA PAURA CHE IL FUOCO SI PROPAGHI

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Di Giorgio Ornano

Comunque vada, sarà una sconfitta spaventosa per l' Europa a trazione  tedesca, incapace di sistemare in cinque anni un problema minimo ( la Grecia pesa per il 2% del PIL europeo) fino a farlo diventare una bomba di inaudita potenza, capace di incenerire quello che resta dell' area euro e della solidarietà tra i paesi che la compongono. Alla base di questo fallimento sta il problema politico, non quello  finanziario, facilmente superabile. Berlino e Bruxelles vogliono togliere di mezzo Tsipras, estraneo alla ortodossia conservatrice della coppia Schaeuble/Merkel e dei loro tirapiedi. Per questo si sono irrigiditi, anche per la paura che il fuoco greco si propaghi ad altri paesi in cui cresce l' intolleranza per una politica di folle austerità. In sostanza stanno seguendo il celebre aforisma di Mao : "
colpirne uno per educarne cento ".Gli stolidi ragioneri che guidano l' economia europea non hanno capito che Tsipras non sarebbe mai esistito senza il loro arrogante,
intollerante atteggiamento verso il debitore Grecia. Per anni hanno preteso che il paese ellenico pervenisse all' avanzo primario. I Greci lo hanno fatto attraverso una politica disgustosa per la sua iniquità sociale, imposta dai creditori. Terribili le conseguenze per il popolo ellenico, ne cito una che é una vergogna inaccettabile : l'
aumento del 41% della mortalità infantile, dovuta al fatto che buona parte della popolazione non poteva permettersi di curare i propri figli, comprando le medicine necessarie.Malgrado il raggiungimento del pareggio di bilancio, la Troika ha continuato a stringere il cappio al collo di questo disgraziato paese, pretendend l'impossibile, soprattutto per ricuperare i crediti delle banche tedesche e francesi : un atteggiamento da far invidia alla ndrangheta. D' altronde il Presidente della Commissione europea é un certo Juncker che, da premier lussemburghese, ha trasformato il suo paese in un paradiso fiscale a vantaggio di imprese internazionali e a
danno di imprese europee : impresentabile ! Nemmeno il passato della Lagarde appare immacolato, coinvolta in un' oscura vicenda di arbitrato a favore di Tapie, miliardario incarcerato per truffe clamorose, quando era ministra francese delle Finanze, governo Sarkozy. E queste persone si permettono di dare lezioni di moralità.

Latita la sinistra europea. Hollande é riuscito nell' incredibile impresa di rendere irrilevante un paese come la Francia, da sempre protagonista in Europa , mentre Renzi, dopo tante velleità ribelliste, si prosterna alla Merkel, di cui é diventato un pupillo, e non si stenta a crederlo. In quanto a Martin Schulz, socialista e Presidente del Parlamento europeo, brilla per afasia, essendo al governo con la Merkel, succube della Kaiserin tedesca che, a sua volta, non può prescindere dai falchi reazionari bavaresi. Mala tempora currunt !

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IL PUNTO ELLENICO E' IL NUOVO CENTRO DEL MONDO

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POTERI FORTI NON COSI' FORTI. PERCHE' SIA VERA FORZA C'E' TROPPA ARROGANZA

Di Giannina Puddu

La Grecia è il perno sul quale sta poggiando, in un equilibrio precario, la sorte futura del pianeta. Siamo tutti in fase di oscillazione. Quando l'inerzia perderà il suo effetto, ci troveremo da qualche parte. Inchiodati ad un futuro che, speriamo, sia meglio del presente.
Il "punto" in quanto la Grecia, in assoluto, è certamente minuscola. Piccola la sua leadership politica, minimo il suo ruolo economico, invisibile la sua capacità finanziaria. Eppure, il suo assestamento, qualunque sia, sarà determinante per la politica, l'economia e la finanza internazionale dei prossimi decenni.
I "poteri forti" del pianeta avevano scelta l'inoffensiva Grecia come caso didattico. Per insegnare l'inesorabile cessione della sovranità nazionale. Perchè c'è un fine superiore alla volontà dei popoli. Secondo la loro interpretazione. Ma, la cavia-Grecia si sta dimostrando poco mansueta e poco addomesticabile.   I "poteri" paiono destabilizzati dalla comparsa di variabili impreviste nel loro gioco al massacro. Se oscilliamo ancora, tra una soluzione ed il suo opposto, è perchè costoro hanno necessità di testare ed intuire, almeno,  l'evoluzione eventuale di qualunque decisione definitiva. Non sanno, veramente, quale esito sia strumentale ai loro piani e quale no. L'arroganza e la presunzione, quando spinte oltre i limiti, conducono alla perdita del controllo, come adesso per questi "poteri forti" non così "forti".

E’ in gioco il futuro dell’Europa, non solo della Grecia

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La vicenda Greca svela la vera natura dell'Europa.

Di  Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Sono ore cruciali, quindi, non solo per il futuro della Grecia ma anche dell’Unione europea. Purtroppo gli organi di informazione riportano il “ping pong” tra Bruxelles e Atene in un modo tanto astratto e banale da confondere. Si afferma soltanto che la Troika, e anche Berlino, non possono accettare le proposte del governo di Tsipras. Si ha la sensazione che spesso non le si conosce nemmeno! Invece sarebbe doveroso partire da esse per qualsiasi valutazione.
Il piano elaborato dal governo ellenico è chiaro e sintetico, contenuto in un documento di 10 pagine. Per il popolo greco sarebbe un boccone amaro, non una piacevole passeggiata. Si prevede l’aumento delle entrate fiscali dell’1,51 del Pil già nel 2015 e del 2,87% nel 2016. Si va oltre la stessa richiesta della Troika. L’Iva, inoltre, verrebbe alzata al 23%, mantenendola al 13% soltanto per i beni di primissima necessità e al 6% per i farmaci e i libri.
La prevista riforma delle pensioni è molto simile a quella italiana ed è “calibrata” sulla media europea. La spesa pensionistica verrebbe ridotta nel 2016 per un importo pari all’1,05% del Pil e dell’1,1% l’anno successivo.
Certo il sistema pensionistico greco è andato in tilt negli ultimi anni a causa dell’aumento del prepensionamento consentito a seguito della crisi e della disoccupazione galoppante. La riforma proposta dovrebbe portare l’età pensionabile a 67 anni, come nel resto dell’Europa.
Non vorremmo che la volontà di Atene di mantenere una certa tutela per le “famiglie più vulnerabili” e l’intento di voler “garantire un reddito minimo non basato su tagli di beni e servizi reali che sono già sotto la media europea” abbia irritato qualche partecipante ai summit europei. Dovrebbe però essere chiaro a tutti che, se a un malato grave si toglie l’ossigeno, si ottiene soltanto un cadavere.
Il governo ellenico annuncia anche l’aumento del contributo di solidarietà e quello, dal 26 al 29%, delle tasse sui guadagni delle imprese. Inoltre per i profitti oltre il mezzo milione di euro si prevede, soltanto per il 2015, un tassa extra del 12%. Vi è anche l’impegno nella lotta all’evasione e nel perseguire i capitali portati illegalmente all’estero.
Si può affermare che trattasi di un piano realistico tanto che vi sarebbe anche un certo riguardo per le banche elleniche che rimarrebbero private. Anche quelle partecipate dal governo arriverebbero alla completa privatizzazione, con l’impegno di “non intraprendere alcuna azione che metta in discussione la loro solvibilità”. Indirettamente si tratta di una concessione non di poco conto alle altre banche europee, a cominciare da quelle tedesche, che in passato hanno fatto il bello e cattivo tempo nel sistema bancario greco.
Certo a fronte dei citati impegni concreti, realmente attuabili, vi è stata anche la richiesta di utilizzare i 35 miliardi di euro che spetterebbero alla Grecia nel periodo 2014-2020. Tali fondi europei, unitamente a quelli del programma “Investment Plan for Europe”, dovrebbero servire a finanziare importanti progetti pubblici e privati. Il diniego di Bruxelles sarebbe dovuto al fatto che i 38 miliardi di euro messi a disposizione nel sessennio 2007-2013 non hanno prodotto risultati positivi. Ciò è vero ma non è imputabile soltanto alla Grecia. Responsabile è la politica di austerità generalizzata imposta dalla stessa burocrazia europea. Si ricordi che il debito pubblico greco, che oggi è pari al 177% del Pil, era del 107% nel 2007.
Se le proposte del governo greco sono credibili non si comprende l’ostilità di Bruxelles e della Troika.
Secondo noi vi sono tre possibili chiavi di lettura. Si pensa che programma di Tsipras non sia veritiero, quasi una sorta di truffa. Così si inficia il principio di fiducia e di reciprocità su cui si basa l’Unione europea. Un domani si potrebbe non credere agli impegni di qualsiasi altro governo, anche di quello tedesco.
Sorge il dubbio, senza essere complottisti, che qualcuno irresponsabilmente stia “facendo un test” sulla dissoluzione dell’Unione europea. Un esperimento che potrebbe sfuggire di mano a chi comunque pensa di controllare e gestire la crisi.
Tra gli altri impegni assunti dal governo ellenico vi sarebbero anche la trasformazione del Pireo in un grande hub ed il suo collegamento ferroviario con i vari corridoi di trasporto e di sviluppo in costruzione sul continente eurasiatico. Noi riteniamo che, se si considera che da tempo vi è un forte interesse cinese e russo nei settori succitati, non sia l’economia, i conti in ordine, ne l’austerità, ma sia la geopolitica la vera causa della chiusura e delle decisioni di Bruxelles e della Troika.
Ci sembra che si sta giocando con il fuoco in una fabbrica di fiammiferi.

SE FOSSI GRECO COME VOTEREI LA PROSSIMA DOMENICA?

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Iniziativa promossa dal gruppo di lavoro di Milano: Gian Luca Bocchi – Business Community – Andrea Mazzalai Iceberg Finanza – Fondionline.

La situazione della vicina Grecia è da sempre oggetto delle attenzioni di chi cerca di capire quale futuro avrà l’Europa, per noi e per i nostri figli.
Abbiamo deciso di lanciare un sondaggio on line e chiedere cosa voterebbero le nostre relazioni, gli Italiani, se fossero al posto dei Greci.
Troverete qui il link del sondaggio: www.sefossigreco.altervista.org . Abbiamo già superato le 10.000 preferenze, solo con il passa parola.
Non commenteremo né in questo invito, né sul link le vicende, ma ci limiteremo a fornire degli spunti informativi che cercheremo di aggiornare durante questa settimana.
Vi chiediamo di partecipare al sondaggio con un semplice click e di veicolare l’informazione della sua esistenza al numero più grande possibile di persone, ai vostri contatti.
Tra l’altro, quale prima fonte informativa, troverete il link del documentario “La Grecia, il più grande successo dell’Euro”, film documentario realizzato in Grecia da “i 101 Dalmata”, prodotto da L.I.R.E., finanziato in crowfunding, per la regia di Matteo Nigro e Francesca Cangiotti (operatori in Grecia: Constantin Xecalos, Simone Curini, Mauro Piccolino).
Il film che è stato realizzato solo grazie alle donazioni di finanziatori provenienti dal mondo della rete e proiettato a Milano ad ottobre 2014.
Ora è fruibile direttamente e gratuitamente in rete e credo che la sua visione possa dare un buon contributo a comprendere la situazione greca, tenendo conto che nel frattempo la situazione è peggiorata.
Grazie a tutti quelli che troveranno il tempo di andare sul link e votare e grazie a chi diffonderà l’esistenza di questa iniziativa.

LISTA CIVICA ITALIANA E' AL FIANCO DEL POPOLO GRECO PER LA DIFESA DELLA DEMOCRAZIA

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Abbiamo ricevuto il comunicato di LCI e lo pubblichiamo. Ifanews.it è una vetrina aperta che si offre ad ogni voce che si levi  per la difesa dei Popoli. Oggi per il  Popolo Greco. Speriamo che il Popolo Greco possa scegliere la via della sua dignità nazionale.

Giannina Puddu

COMUNICATO LCI

LCI segue con trepidazione le vicende della Grecia in queste ore decisive per la sua situazione economica.

Mentre i giornali economici si lanciano in dissertazioni sulle percentuali e tracciano analisi puramente finanziarie, la popolazione ellenica è sottoposta alla minaccia della perdita dei diritti fondamentali e della sovranità.

LCI considera fuori da ogni regola di convivenza civile le imposizioni richieste da una Europa che sembra sempre più un potentato teutonico e dal Fondo Monetario Internazionale che si comporta come braccio armato della finanza: ai diritti e alla sopravvivenza di un popolo si privilegia il rispetto delle scadenze di cambiali che sono il risultato di cattivi governi e di una finanza sempre più deregolamentata.

In Grecia, come in Italia ed in altri paesi, governi di destra e di sinistra hanno generato un colossale debito che viene fatto ricadere sulle spalle dei popoli: non si tratta di danni collaterali, ma dei risultati di scelte scellerate. La Grecia, muovendosi con coraggio, ha compiuto un audit sul suo debito, identificando le componenti legittime, quelle illegittime e quelle tossiche. Il pacchetto di iniziative che il governo guidato dal Primo Ministro Tsipras ha proposto mira a consentire alla Grecia di restituire la parte legittima del debito, quella dovuta, ma senza strangolare il paese nelle catene del debito illegittimo. La Grecia si è vista rifiutare dall' Europa la richiesta, assolutamente legittima, di fare approvare dal suo Parlamento le proposte sulle quali Syriza ha vinto le elezioni. Il pacchetto contiene riforme coraggiose e fondamentali come quelle che prevedono la lotta alla evasione fiscale e alla corruzione, l'istituzione di un'autorità fiscale indipendente, la riforma dell' imposta sul reddito, la regolamentazione e tassazione delle frequenze televisive.

Queste riforme sono tese a correggere alla radice la generazione del debito e a creare una redistribuzione del carico fiscale e della ricchezza nel paese. Per questo, esse risultano evidentemente indigeste alle lobby europee degli speculatori e, ovviamente, delle banche, politicamente forti e potenti ovunque.

 

Sotto esame la politica europea “stop and go” perseguita dal governo di Berlino

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A Washington sono sotto esame la "legacy" di Angela Merkel e la politica "stop and go" perseguita da Berlino.

Di guido Colomba

Ad aggravare l'ansia sulle mosse del leader tedesco, è il fallimento del vertice di ieri tra i capi di stato e di governo dove, una volta di più, si è giocato a rimpiattino con i superburocrati di Bruxelles in grado di sterilizzare ogni speranza di esito positivo nella trattativa con Atene. Siamo arrivati al paradosso che si attribuisce al Fmi il timore che Tsipras possa varare misure che aggraverebbero le prospettive economiche della Grecia. Guarda caso sono proprio queste le posizioni anti-troika sempre sostenute dal governo di Atene contro Fmi e Commissione europea. Ed è la prova che i falchi hanno alzato la posta per indebolire il quadro europeo. Il Cancelliere tedesco gioca su due fronti, quello tecnico e quello politico. L'uno annulla l'altro. E' un gioco dell'oca che dura da diverso tempo. Sotto la lente di ingrandimento è la stessa politica europea portata avanti in questi ultimi otto anni. L'Europa, dopo il crack di Lehman Brothers nel 2008, è l'unica area geopolitica nel mondo a non aver fatto progressi. Anzi la disoccupazione è aumentata e quella giovanile ha toccato livelli mai visti. Significativa l'ira di Matteo Renzi nella fallita trattativa sui "migranti": "Se questa è la Ue, tenetevela. Faremo da soli". Gli analisti americani tracciano un quadro strategico, attribuito alla Merkel, nel quale sembra emergere un blocco centro-europeo che privilegia l'Est. Non a caso, tutti i tentativi di dare una voce unica all'Europa vengono sterilizzati attraverso la facile tecnica dei veti incrociati. Ad esempio, la trattativa di libero scambio Usa-Europa è in fase di stallo proprio per l'azione sistematica dei falchi del Centro-Nord Europa. La stessa Mogherini si è trovata con le mani legate in presenza di un muro di gomma ben sorvegliato dalla cancelliera tedesca. L'esclusione dell'Italia dalla trattativa Merkel-Hollande con il governo greco conferma questa realtà. Di certo, come insegna la storia, il "vuoto" europeo è stato riempito dall'attivismo di Putin che, chiaramente, ritiene di aver trovato un semaforo verde per recuperare l'influenza non solo territoriale dell'ex Unione sovietica. Il gioco si è fatto duro come dimostra la vicenda delle sanzioni reciproche tra Occidente e Mosca. Ma a farne le spese è l'Italia che ha perso una quota significativa degli scambi commerciali con la Russia. Finora, Angela Merkel ha guadagnato tempo. Ora, tutto è più difficile. Il dollaro ha puntellato l’euro in questi ultimi mesi chiedendo adeguate contropartite. L'accelerazione di Obama nell'ultimo anno della sua presidenza, non lascia margini ulteriori. L'accordo con la Grecia sarà trovato entro la data tecnica del 25 luglio. 

SARA' UN DERBI TRA EURO E DRACMA O TRA EURO E RUBLO???

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La reazione dei "MERCATI"...

Ma di quali "MERCATI" stiamo parlando? Mercati stupidi e ingenui?

Questo epilogo era chiaro da tempo. Che senso ha la sorpresa?

E' da sei anni che la Grecia ha perso il suo fiato stretta dalla tenaglia "europea".Matteo Renzi tenta di sdrammatizzare e sottolinea che il referendum della Grecia non sarà un derby tra Euro e Dracma.

Infatti, potrebbe trattarsi, invece, di un ben più destabilizzante e rivoluzionario "derby" tra Euro e Rublo...Come già scritto, l'asse dell'Europa potrebbe spostarsi a est, verso la Russia. L'equilibrio terrestre sta per cambiare?

Papa Francesco: un ordine più giusto per la casa comune

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Papa Francesco: un ordine più giusto per la casa comune
Mario Lettieri e Paolo Raimondi

“Laudato si’” è un’enciclica che provocherà molte discussioni e forse anche forti polemiche. Per la prima volta la Chiesa si cimenta in modo diretto con il tema dell’ambiente e del suo rapporto con l’economia e la finanza. Sull’argomento, in particolare negli ultimi decenni, si sono sviluppati ricerche, analisi e studi scientifici che hanno raggiunto conclusioni molto differenti, spesso opposte.
Per seguire il detto “dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” sarà opportuno lasciare che il mondo scientifico si confronti sulle varie teorie in modo indipendente, libero e, forse, mai conclusivo.
Papa Francesco sottolinea che “la sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale”. Giustamente la sua, e la nostra, massima preoccupazione sono i popoli e i poveri del mondo sempre più minacciati da una inequità dilagante quanto intollerabile.
L’enciclica tocca tantissimi aspetti morali, etici e religiosi che meriterebbero, tutti, attente e approfondite riflessioni ma, essendo stata per anni l’economia il nostro campo di studio, ci preme mettere in luce alcuni dei suoi rilevanti contenuti.
L’enciclica dice:”Il principio della massimizzazione del profitto, che tende a isolarsi da qualsiasi altra considerazione, è una distorsione concettuale dell’economia: se aumenta la produzione interessa poco che si produca a spese delle risorse future o della salute dell’ambiente; se il taglio di una foresta aumenta la produzione, nessuno misura in questo calcolo la perdita che implica desertificare un territorio, distruggere la biodiversità o aumentare l’inquinamento. Vale a dire che le imprese ottengono profitti calcolando e pagando una parte minima dei costi. Si potrebbe considerare etico solo un comportamento in cui ‘i costi economici e sociali derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni siano riconosciuti in maniera trasparente e siano pienamente supportati da coloro che ne usufruiscono e non da altre popolazioni o dalle generazioni future’.”
Nel succitato passaggio si evidenziano in modo sintetico due metodi, molto differenti, di concepire l’economia e la società: quello della finanza e quello dell’“economia fisica” e reale. Nel primo dominano le forze invisibili del mercato e il calcolo dei  costi e dei benefici. In questo vince chi riesce a pagare meno il lavoro, le materie prime e i mezzi di produzione e riesce poi a vendere al prezzo migliore, il più alto, il bene o il servizio prodotto. Il successo quindi è misurato dal profitto finanziario. Tutti questi “comportamenti” sommati formano il  Pil di un Paese, l’ammontare della sua ricchezza. Le varie legislazioni in un certo senso tendono a mitigare questo processo perverso che altrimenti si tradurrebbe in un darwinismo selvaggio. Nonostante ciò, in un simile sistema dominano la cultura relativistica dello “scarto”, quella dello sfruttamento  e la logica dell’ “usa e getta”. Quella logica che porta a sprecare approssimativamente un terzo degli alimenti che si producono.
Nel sistema di “economia fisica” e reale il profitto invece si calcola dopo che tutto ciò che è stato usato nel processo produttivo viene reintegrato e  anche migliorato. Il che significa che l’ambiente usato - l’acqua, l’aria, le risorse e soprattutto l’uomo e la collettività - deve essere “ripagato” riportandolo alle sue potenzialità esistenti all’inizio del processo. Non si tratta di un processo a “somma zero”  e di mera conservazione, senza sviluppo e senza crescita. Il “profitto fisico” però è essenziale per lo sviluppo e si può ottenere attraverso la reale crescita della produttività con l’applicazione delle nuove tecnologie, quelle derivanti dalle continue scoperte scientifiche.
Non è utopia, può sembrarlo ma non lo è, ma un metodo forse più complesso, ma più reale per misurare lo sviluppo economico e sociale.
L’enciclica va anche al cuore del fallimento dell’attuale sistema quando sostiene:” Il salvataggio ad ogni costo delle banche ì, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma il dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura. La crisi finanziaria del 2007-8 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale. Ma non c’è stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo”.
Piena condivisione con la denuncia di papa Francesco della grave sottomissione della politica alla finanza. “Non si può giustificare un’economia senza politica, che sarebbe incapace di propiziare un’altra logica in grado di governare i vari aspetti delle crisi attuale”. Sono concetti chiari quanto elementari sui quali anche noi spesso ci siamo soffermati. Da ultimo nel nostro libro “Il casinò globale della finanza” nei prossimi giorni in libreria.

IL SOGGETTO DELL'ECONOMIA - DALLA CRISI A UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

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Presentazione del libro di Laura Pennacchi - Roma, giovedì 2 luglio, ore 17.00 - Cgil nazionale, sala Santi, Corso d’Italia 25 L’autrice ne parla con Danilo Barbi, Innocenzo Cipolletta, Stefano Petrucciani, Giuseppe Travaglini, Nadia Urbinati. Coordina Riccardo Sanna
 
Attraverso un percorso decostruttivo e ricostruttivo Laura Pennacchi formula la possibilità di un “neoumanesimo” in grado di alimentare un nuovo modello di sviluppo e contrastare l’agente economico del neoliberismo. Un agente che non è soggetto bensì una macchina calcolatrice che massimizza «mezzi» dati rispetto a «fini» dati, senza riflettere né sui «mezzi», né sui «fini».  Desoggettivazione individuale e collettiva, desocializzazione dell’individuo, depoliticizzazione  della società hanno costituito i fondamenti della finanziarizzazione, della commodification, della denormativizzazione al centro del modello di sviluppo neoliberista deflagrato con la crisi globale e con la sua drammatica catastrofe occupazionale. Dopo la lunga fase del «disincanto» è possibile dare vita a un nuovo reincantamento, senza tornare a essere vittime del costume e della tradizione, bensì gravitando su soggettività, socialità, responsabilità, riarticolando da lì un discorso neoumanistico sui «fini».

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