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15. luglio 2019

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FUOCO SUL METODO; FUMO SUL MERITO!

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Il Popolo Irlandese da lezione di civiltà - Di matteo Maria Martinoli - Milano 
Come risultato della modifica costituzionale in Irlanda d'ora in poi qualsiasi coppia (anche dello stesso sesso) che avrà dimostrato la propria convivenza da almeno tre anni, anche se non sposata, verrà legalmente considerata coniugata (in termini obsoleti marito e moglie). Potrà adottare. Affronterà una separazione legale se uno dei due conviventi avrà lasciato l'altro dopo il terzo anno, ma come verrà garantito il divorzio alle coppie separate eppur non sposate, ma equiparate dal triennio di convivenza pregressa? In quanto al metodo referendario, utilizzato dall'isola verde e cattolicissima di San Patrizio, per ridefinire matrimonio l'unione tra due persone anche dello stesso sesso; l'enfasi andrebbe posta sul fatto che tra il 10% circa di Stati che hanno legiferato nella stessa direzione (contro il 90% dei membri ONU che pensa arcaicamente in termini di padre maschio e madre femmina) l'Irlanda sia l'unica ad aver interpellato il proprio bigottissimo popolo. Se il 100% dei popoli del mondo fossero stati educati come le generazioni di Irlandesi dal tempo di San Patrizio all'avvento di Internet forse saprebbero esprimersi civilmente e liberamente su tutti i temi eticamente sensibili, anche sbagliando e poi correggendosi, invece di vederseli regolati per delega più o meno consapevole da imposizioni di parlamenti, governi, corti costituzionali o di entità sovranazionali.
 
 

L'ESSERE IN DEBITO E' IL PROTOTIPO DELL'ESPERIENZA CONTEMPORANEA

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elettra-stimilliDEBITO E COLPA - il nuovo saggio di ELETTRA STIMILLI

«L’indebitamento non è semplicemente una condizione da emendare. È uno stato che viene continuamente riprodotto e alimentato perché è ciò su cui è possibile investire unicamente oggi. Un debito infinito che proviene da forme ossessive di consumo».

 «Austerità» è stata la parola d’ordine che ha prevalso nelle politiche economiche europee degli ultimi anni guidate dal «modello tedesco», promotore di una visione «colpevolizzante» dei paesi indebitati. Ma cos'è il debito? Uno strumento della governance globale. Il debito generalizzato non è altro che la manifestazione di una forma di potere capillare, non solo coercitivo e repressivo, fondato su un sistema di esclusione in cui Stato e mercato sono coimplicati.     La questione del debito è sempre più di scottante attualità. Elettra Stimilli intende mettere a nudo i nodi teorici contenuti nella relazione semantica tra “debito” e “colpa”, attraverso un confronto con i più recenti studi sul debito. Seguendo la scia di ricerche già note – come quella classica di Max Weber o quella più recente di Michel Foucault – e ritornando sulle profetiche parole di un frammento di Walter Benjamin sul capitalismo come «culto indebitante», questo lavoro intende collocare il problema del debito in un contesto più articolato rispetto a quello strettamente tecnico della scienza economica, nel tentativo di condurre un’indagine in cui l’economia riacquisti il respiro più ampio che le spetta. 

Le forme di consumo illimitato basate sull’indebitamento privato sono diventate per lungo tempo il motore principale dell’economia americana, e non solo. Dal 2009, quando la crisi aveva ormai chiaramente coinvolto l’economia globale, si è poi assistito a una progressiva e gigantesca trasformazione: i problemi inizialmente legati a un inedito aumento del debito privato hanno coinvolto il debito pubblico di molti paesi economicamente avanzati. Fino ad arrivare ai debiti sovrani, l’ultimo stadio della “militarizzazione del capitalismo”. Se una forma di indebitamento planetario risulta alla base degli ingranaggi dell’economia mondiale, vale allora la pena chiedersi che cosa è in gioco in essa e perché la figura centrale che emerge ai nostri giorni è diventata  quella del debito come colpa.

Secondo l’autrice il paradigma del debito non è altro che un sistema in cui le soggettività vengono   totalmente coinvolte: un dispositivo attraverso cui si esercita il potere neoliberista. La finanziarizzazione della vita quotidiana, ovvero la “democratizzazione” del credito, ha prodotto uno stato di indebitamento generalizzato che non è altro che il segno più evidente della violenza perpetrata da un sistema di potere e di esclusione. Ognuno è diventato “imprenditore di sé”, sia come lavoratore - o “risorsa umana” - sia come consumatore, diventando, così, debitore all’interno di un sistema che alimenta il potere assoluto del mercato.
 

IL VERO CAPITALE UMANO E' OPERA DELLE DONNE

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Di Matteo Maria Martinoli, Milano.

Dalle Donne, l'intero Capitale Umano di cui un popolo dispone.

 

Caritas, Vaticano e Ministero degli Interni promuovono non soltanto il lavoro volontario dei rifugiati in attesa di asilo, ma anche, e da sempre, il lavoro retribuito (e la retribuzione va innanzitutto a risarcire le vittime) dei detenuti. Nonostante le leggi, rimuovere gli ostacoli al lavoro femminile e a quello delle persone con residuale capacità produttiva, realizzandone la pari dignità di trattamento,  resta una priorità per promuovere occupazione e sviluppo. Che cosa tuttavia rende economicamente estemporanei, seppure necessari e lodevoli, tali sforzi? L'assenza di un universale (data l'attualmente irrimediabile iniquità fiscale) sussidio alle madri che le remuneri per l'insostituibile generazione e formazione primaria dell'intero capitale umano di cui un popolo dispone.

I GAS DI SCARICO? LUCART LI UTILIZZA COME ENERGIA TERMICA PER ASCIUGARE LA CARTA

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Grazie al nuovo impianto di asciugatura della carta, in un anno, 18% in meno di Co2 emessa in atmosfera e  3.500.000 Smc di metano in meno consumati

18% in meno di CO2 emessa in atmosfera e 3.500.000 Smc di metano in meno consumati. Questi gli obiettivi del primo “Impianto di Cogenerazione con EcoRecupero Integrato”, inaugurato da Lucart nello stabilimento a Castelnuovo di Garfagnana (LU), pari a un investimento di oltre 3 milioni di euro.

La rivoluzionaria tecnologia, la prima di questo tipo in Italia su un impianto già esistente, permetterà di inviare i fumi della Turbogas nella cappe di asciugatura del foglio di carta in sostituzione dei tradizionali bruciatori a metano, evitando l’immissione in atmosfera di ossidi di azoto (NOx) per un quantitativo pari a circa 3,5 t in meno l’anno.

Il sistema di asciugatura sostenibile ed ecocompatibile, messo a punto da Lucart con la collaborazione di Valmet Spa, leader mondiale nello sviluppo e nella fornitura di tecnologie, automazione e servizi per le industrie della carta, utilizza l’energia termica dei gas caldi di scarico evitando l’afflusso di gas metano ai tradizionali bruciatori, con un conseguente miglioramento del rendimento complessivo dell’impianto. L’innovativa scelta ha richiesto oltre 25.000 ore di lavoro e l’utilizzo delle più moderne tecniche di progettazione.
 “Con questo nuovo progetto intendiamo confermare il nostro impegno verso un modello di sviluppo economico innovativo, eco-sostenibile e quindi più competitivo. Nel prossimo futuro valuteremo l’applicazione di questa complessa tecnologia anche ad altri impianti, pur consapevoli che le difficoltà tecniche da superare sono molte” afferma Massimo Pasquini, Amministratore Delegato di Lucart Group – “L’innovativa tecnologia si va ad aggiungere agli investimenti in mobilità sostenibile che in un anno eviteranno 2500 tir sulle strade e ridurranno del 75% la Co2 emessa in atmosfera”. – “Mi fa altrettanto piacere cogliere l’occasione per ricordare che, dal 2012, anno in cui è stato acquisito lo stabilimento di Castelnuovo, abbiamo investito oltre 15 milioni di euro nel miglioramento dello stesso. A questo percorso vanno aggiunti l’energia e l’impegno profusi nel rilancio della nota brand Tenderly: in un settore che nel corso del 2014 ha vissuto un trend a valore negativo, Tenderly si è affermata in forte controtendenza, registrando un incremento di circa il  10%. La direzione dell’impegno e della crescita nel pieno rispetto dell’ambiente è quella che abbiamo intrapreso e che abbiamo tutta l’intenzione di continuare a percorre insieme”.

UNIONE DELL’ENERGIA: Italia fanalino di coda senza Politica Energetica Nazionale

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Denunceremo al Senato le difficoltà delle aziende energetiche italiane

“Se non cambia profondamente l’ossatura della politica energetica nazionale l’Italia non potrà contribuire all’ambizioso Progetto varato lo scorso Febbraio dalla Commissione Europa sull’Unione dell’Energia “. A denunciare lo stallo in cui versa attualmente il settore energetico nel nostro Paese è il Presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia.

"Senza una Politica Energetica Nazionale ben delineata l’Italia invece che essere il Paese guida dell’Hub energetico Mediterraneo, resterà il fanalino di coda. Attendiamo la nuova convocazione da parte della 10° Commissione Attività produttive e 13° Commissione Ambiente del Senato della Repubblica in merito all’Affare Assegnato sugli atti comunitari ‘Unione dell’Energia’ per denunciare la grave situazione in cui vertono le aziende energetiche italiane e la totale mancanza di struttura di interconnessione energetica interna e con il resto dell’Europa” continua Marsiglia.

“Abbiamo valutato più che positivamente il Pacchetto dell’Unione dell’Energia varato lo scorso febbraio, definendolo ambizioso ed importante per delineare l’Europa una potenza energetica, ma in questi ultimi anni è evidente il blocco delle attività: ricerca di risorse minerarie in stallo, indotto di raffinazione critico, reti di comunicazione infrastrutturali per il trasporto del petrolio e gas che non riescono a prendere corpo, progetti di rilevanza internazionale come il corridoio sud che vivono un'altalenante situazione di sviluppo, la logistica integrata con depositi ed attracchi portuali non idonei al ricevimento prodotto, nonchè le difficoltà degli impianti di produzioni di energia elettrica. Inoltre manca un struttura legislativa che permetta agli imprenditori di investire in Italia senza scappare via dopo pochi anni. In questo modo il Pacchetto dell’ENERGY UNION sarà solo un altro slogan cui l’Italia non potrà mai contribuire’ ha detto il presidente di FederPetroli Italia.

‘FederPetroli Italia su richiesta del Senato ha già prodotto nelle passate settimane due relazioni di osservazioni sulla delicata situazione di approvvigionamento energetico con la Libia e non ultimi i commenti ai 5 punti strutturali della Politica Energetica Europea. Le Commissioni saranno portate a conoscenza delle parole delle aziende, sarà nostro compito comunicare il disagio politico, economico e legislativo. Il Governo questa volta dovrà ascoltare, altrimenti rischiamo un altro grande bluff dell’Italia nello scacchiere energetico internazionale, una figura che non possiamo permetterci, l’Europa ci chiede un aiuto, basta nascondersi dietro a slogan politici, i problemi reali sono altri’ ha concluso il presidente Marsiglia

RESTA L'ALLARME INFLAZIONE

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A due mesi dall'intervento della Bce (acquisti pari a 60 miliardi al mese), tarda ad emergere l'auspicato afflusso di liquidità a favore dell'economia reale.

Di Guido Colomba

I segnali sono contradditori. Per il quarto mese consecutivo scendono i prezzi al consumo (-0,1%) benchè le vendite al dettaglio siano in ripresa. Questa asimmetria deriva dal calo del prezzo del petrolio (-42% anno su anno) che influenza tutta la filiera dei trasporti e dei consumi energetici. Basti pensare che nel 2014 i consumi energetici dell'Italia sono precipitati a un livello pari a quelli degli anni '60. L'aumento del Pil nel primo trimestre, pari al +0,3%, riflette esattamente il risparmio energetico. Una situazione favorevole per liberare risorse aziendali a favore degli investimenti. Per i consumatori i vantaggi sono stati minimi visto che per ogni litro di benzina l'accisa pesa per 72 centesimi (61 centesimi per il gasolio) più l'Iva al 22%. Ciò premesso l'outlook resta positivo per almeno quattro motivi: (1) per il 2015 il prezzo medio del greggio è stimato a 55 dollari al barile (è fallito il tentativo dell'Arabia saudita di fermare lo shale gas); (2) "l'accordo europeo sui migranti" è destinato, soprattutto sul piano psicologico, a favorire un clima di minore tensione a vantaggio dei consumi interni senza con ciò sottovalutare i problemi legati all'attuazione dell'accordo (alcuni paesi si sono già defilati). All'Italia tocca, sui nuovi arrivi, il 10%. La quota sale al 12% per quelli già nell'Ue; (3) il ribasso degli interessi sui mutui (2,81% sul tasso fisso pari a 682 euro al mese), sta rimettendo in movimento la filiera delle abitazioni che, come dimostra l'esempio americano dopo la crisi del 2008, costituisce un volano determinante per il ciclo economico. Il fenomeno è a macchia d'olio. Un pò tutte le capitali europee attraggono gli investimenti tanto da registrare un +54% nel real estate da inizio anno. L'alberghiero è già cresciuto del 15% nel 2014 con volumi a 64 miliardi nei portafogli internazionali. In Italia, la domanda dall'estero è in forte ripresa sia sui casali che sulle case da ristrutturare. (4) L'ottimo andamento dell'export italiano lo colloca al secondo posto in Europa e tra i dieci maggiori del mondo. Chiaramente l'Expo aiuta l'immagine globale del made in Italy. L'insieme di questi segnali fa scrivere al Financial Times che l'Italia ha la possibilità di "outperform" la ripresa economica in Europa. Le riforme istituzionali ne costituiscono la cornice necessaria. (Guido Colomba, editor, copyright 2015, edizione italiana)

NEL MONDO DELLA FINANZA: un esempio di stronza programmata.

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DONNA ROBOT

Di Giannina Puddu

Una mattina, ho incontrato una signora che lavora per l'industria finanziaria. A modo suo è una ricercatrice. A modo suo è una studiosa. E' una che, per mestiere, raccoglie, organizza, aggrega, compone numeri ed informazioni e dà un suo ordine di lettura. Suo per come lo intende chi, ogni fine mese, le paga lo stipendio. Lei, tutta soddisfatta, se lo prende e se lo mette in tasca. Senza fare domande. Senza batter ciglio. Fa ciò che si aspettano che lei faccia:lettura degli scenari macro economici, lettura delle attività dell'industria che l'ha incaricata per analizzare e raccontare se stessa con la stessa solennità che sarebbe attribuita al racconto del cuore e del motore del mondo. Lei è molto convinta del suo ruolo e dell'utilità di ciò che fa.  Nessun dubbio la attraversa.
La pagano piuttosto bene, spesso viaggia per lavoro e, ovviamente, spesata di tutto. Frequenta e organizza convegni, meeting, roadshow, conferenze, convention in diverse località italiane e straniere. Spesso, al suo rientro, è ammirata. Per l'ottima organizzazione del convegno, per la bellezza del luogo e degli allestimenti, per la maestria dei relatori, per l'efficienza dell'organizzazione. Ho osservato quanto sia semplice organizzare un evento in pompa magna con i soldi dei clienti. Mi ha risposto, con la decisione di chi ha studiato la risposta e aspetta solo di poterla testare, che "i clienti pagano sempre tutto, ovunque, con chiunque!" Quindi, a suo dire, dove stà la novità, qual è lo scandalo? Ho osservato che dipende da quanto pagano, con quale consapevolezza e con quale grado di accettazione. La sua replica è stata che "i clienti sono liberi! Potrebbero, se volessero, stare completamente liquidi, servendosi dei conti di deposito delle banche on line. Ma, i clienti sono avidi e spinti dalla loro avidità cercano rendimenti sempre più alti per i loro investimenti. Questo spiega e giustifica qualunque costo applicato dall'industria finanziaria. Questo, basta e avanza per spiegare tutto. E, non importa se, effettivamente, l'industria sia in grado di soddisfare l'aspettativa di rendimenti più alti che, anzi, spesso, sono più bassi di quelli che i risparmiatori avrebbero se scegliessero - così come sarebbero liberi di fare e non fanno - un semplice conto corrente on line. Il maggior costo che il risparmiatore sopporta è il compenso che egli stesso riconosce, nel suo inconscio, in cambio della sua aspetttativa di grande guadagno.
Secondo la signora, con trasparenza o con opacità, non importa. Sentendo il suo "ragionamento", sono stata assalita da un dubbio: e se fosse un robot a forma di donna? Stronza, ovviamente!

IL QE come un forte vento. Innervosisce le commodity......

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Crisi del settore energetico. Nuovo rischio sistemico?

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Uno degli effetti dei Quantitative easing delle banche centrali è stato quello di provocare un certa volatilità sui prezzi delle commodity. Il solo annuncio del Qe europeo da parte della Bce, come è noto,  in quel periodo determinò variazioni quotidiane fino al 9% del prezzo del petrolio. 

In passato molta nuova liquidità ha generato l’aumento della produzione energetica, soprattutto di petrolio e di gas, anche con l’accensione di nuovi debiti. 

Molti analisti, anche la Bri, consapevoli e preoccupati delle eventuali conseguenze sistemiche sul settore e sull’intera economia e finanzia mondiali, pur sorvolando sulle ragioni profonde di geopolitica, si stanno interrogando sulle altre ragioni dell’anomalo quanto rilevante crollo del prezzo del petrolio.   

Oggi il debito totale del settore del petrolio e del gas è di circa 2,5 trilioni di dollari. Rispetto ai livelli del 2006 è cresciuto due volte e mezzo. Attualmente sono in circolazione obbligazioni legate al settore per 1,4 trilioni di dollari. Dal 2006 vi è stato un aumento annuo del 15%.  Il debito residuo è con le banche. 

Negli Usa i debiti del settore energetico sono cresciuti a ritmi più alti di quelli degli altri settori industriali. Essi rappresentano il 15% dei principali indici di debito, sia investment grade (ritenuto affidabile dagli investitori istituzionali) che ad alto rendimento, mentre erano il 10% soltanto 5 anni prima. Recentemente le compagnie petrolifere americane hanno preso a prestito “alla grande” tanto che incidono per il 40% sul totale dei nuovi prestiti sindacati, quelli erogati da un consorzio di banche, e delle nuove obbligazioni in circolazione. 

La maggior parte di questi crediti è andata alle imprese minori, quelle impegnate nell’esplorazione e nella produzione del gas da scisti bituminosi. Infatti, mentre per le cosiddette “seven sisters” il rapporto debiti/attività  è rimasto costante, per le altre è quasi raddoppiato. 

Come è noto, il prezzo del petrolio è anche il riflesso del valore degli attivi sottostanti che reggono le montagne di debiti. Perciò il suo recente calo sta causando difficoltà finanziarie al settore. Se si cercasse di rispondere con l’aumento della produzione, il prezzo inevitabilmente tenderebbe a scendere ulteriormente. Il che manterrebbe lo squilibrio tra domanda e offerta. 

I bassi prezzi del petrolio ovviamente tendono a ridurre il profitto, aumentano il rischio di default e generano costi finanziari più alti per le compagnie. Contemporaneamente si riducono i flussi di cassa relativi alla produzione con meno liquidità per far fronte al pagamento degli interessi sul debito. 

Il settore energetico ha un comportamento non dissimile dalla dinamica di un asset market (mercato di attività) che riflette non soltanto i cambiamenti attesi nei valori economici fondamentali, ma anche quelli legati alle situazioni finanziarie che alla fine determinano le decisioni delle imprese. Il settore immobiliare è l’esempio più eclatante, non solo negli Usa. Quando le attività sottostanti di un settore altamente indebitato scendono di valore, lo “stress” provocato dal calo dei prezzi induce a vendere una quantità maggiore degli asset su cui si basano i debiti. 

Di fronte alle crescenti difficoltà finanziarie, il settore energetico può essere anche indotto a diminuire le spese di investimento, che in gran parte finora sono state finanziate attraverso il debito. Negli Usa molte imprese hanno annunciato tagli fino al 50% delle spese in conto capitale. Quelle altamente indebitate potrebbero essere costrette a vendere attività e impianti o piuttosto a spingersi sui pericolosi mercati dei derivati nella speranza di garantirsi contro le oscillazioni del prezzo.

Sono quindi molti gli effetti che il drastico calo dei prezzi del petrolio e del gas hanno provocato. A seguito del calo di valore delle attività da portare a garanzia, ora le banche americane tendono a ridurre i crediti a breve per le imprese petrolifere di minori dimensioni, in particolare quelle impegnate nell’estrazione del gas da scisti. Questa è una delle ragioni per cui anche gli investitori di lungo periodo sono meno attratti da questo settore in difficoltà. 

In altre parole, come in passato, la crisi del settore energetico riverbera sull’intera economia i suoi effetti destabilizzanti e aumenta il rischio di conseguenze sistemiche sulla finanza globale. 

FinecoBANK A RIMINI il 21 e 22 maggio

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Milano, 13 maggio 2015. FinecoBank, banca diretta multicanale del Gruppo UniCredit, sarà presente anche quest’anno all’Investment & Trading Forum in programma a Rimini il 21 e 22 maggio.

Fineco sarà presente con un ampio corner all’interno dello spazio espositivo nel quale saranno disponibili per i visitatori le demo di tutti i servizi, e nell’Advisory Village, il luogo di incontro esclusivo dove i Promotori Finanziari si daranno appuntamento per discutere dei temi legati alla professione del consulente e al mondo del risparmio gestito.
Molte le novità che Fineco annuncerà quest’anno all’IT Forum, tra cui:
 Novità Logos: Fineco arricchisce la propria offerta con Logos Time (opzioni binarie). Oltre alla modalità Logos classica che permette di investire a zero commissioni su CFD azioni, indici, valute e materie prime, è ora possibile investire su intervalli di tempo predefiniti, da 1 minuto fino all’intera giornata. Con Logos Time infatti si sceglie la direzione del sottostante in un determinato intervallo temporale per guadagnare l’80% dell’importo investito.
 Screener: grazie al nuovo motore di ricerca azioni, è possibile incrociare variabili quali borsa, settore, indicatori di analisi fondamentale, analisi tecnica e di performance per ottenere i risultati desiderati. Inoltre con la vista mappa è più agevole individuare le società più interessanti. Infine le search ideas grazie alle quali è possibile lanciare delle ricerche senza la necessità di impostare alcun filtro.
 CFD su Commodities: Ia famiglia dei CFD cresce ancora con l’aggiunta delle principali commodities che si vanno ad aggiungere a CFD su Indici, azioni USA e UK, valute e obbligazioni.
 Nuove app iPhone e Android: le principali novità riguardanti il trading sono l’introduzione del portafoglio di sintesi con tutti gli investimenti in unica schermata e valorizzati in euro e la possibilità di avere fino a tre liste trading per monitorare l’andamento dei titoli preferiti. Per iPhone è stata inoltre facilitato l’accesso all’app con Login Touch ID anziché digitando le credenziali.
Fineco conferma inoltre il suo impegno verso l’attività di formazione, con un intenso programma di corsi e seminari presentati da specialisti Fineco e Trader di professione che si terranno durante tutta la manifestazione all’interno dello stand dalle 9:00 alle 18:00
I temi spazieranno dal Live trading all’utilizzo delle piattaforme Powerdesk e Logos, fino all’approfondimento di singoli prodotti quali Indici, Forex, Futures e CFDs.
In particolare nella giornata di Venerdì alle 10:45 nella Sala del Porto è previsto un Workshop di approfondimento riguardo al Live Trading su indici.
Verrà presentata inoltre una promozione dedicata a chi vuole aprire un conto Fineco: oltre al conto completamente gratuito, i nuovi clienti potranno operare da subito con commissioni estremamente vantaggiose.
I nuovi clienti avranno così lo stesso piano commissionale che hanno i trader professionali più attivi, con la possibilità di usare gratuitamente PowerDesk, usufruendo di tutti gli strumenti di cui un trader potrebbe disporre in una sala operativa.
Infine, tutti i visitatori che lasceranno i propri dati allo stand Fineco parteciperanno all’estrazione di un iPhone 6.
FinecoBank
FinecoBank è la banca diretta multicanale del gruppo UniCredit, una delle maggiori reti di consulenza in Italia con 2.571 Personal Financial Advisor, broker n.1 in Italia per volumi intermediati sul mercato azionario, con 988.000 clienti, €1,6 miliardi di raccolta netta al 31 marzo 2015 e €53,7 miliardi di Total Financial Asset. FinecoBank propone un modello di business integrato tra banca diretta e rete di promotori. Un unico conto gratuito con tutti i servizi, di banking, credit, trading e di investimento, disponibili anche su dispositivi mobile, quali application per smartphone e tablet. Con la sua piattaforma completamente integrata, FinecoBank è player di riferimento per gli investitori moderni.

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