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24. maggio 2019

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Royalties: arrivano i dati del MISE, è Viggiano il comune più ricco d’Europa, ma il vantaggio qual è?

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PIOGGIA DI DANAROEra il 20 agosto dell'anno 2014. In tempi non sospetti, prima che i riflettori fossero accesi su Viggiano e sull'ENI, così scriveva LA GAZZETTA DELLA VAL D'AGRI...

Che fine fanno le royalties che i comuni lucani incassano da anni? [NDR]

"E’ una logica conseguenza: aumentano le estrazioni, aumentano le royalties. Un po’ meno logico che le percentuali rimangano basse e che di tutti questi soldi non si vedano benefici tangibili. La Basilicata infatti continua a sprofondare in uno stato di miseria sempre più irreversibile man mano che aumentano le entrate relative al petrolio. Un’altra delle magie di questa regione.
Sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico è stato pubblicato l’elenco delle regioni e dei 28 comuni che hanno percepito royalties per le estrazioni petrolifere sul loro territorio, e Viggiano risulta di gran lunga al primo posto, non solo in Italia ma addirittura in Europa, con un ingresso di molto superiore a 18 milioni di euro. A seguire ci sono sempre Comuni lucani: Calvello (con circa 4 milioni), Grumento Nova (3,6) Marsico Nuovo (2 milioni) e Montemurro (660 mila euro). Marsicovetere è a metà classifica, con 74.000 euro, mentre il primo comune non lucano in lista è Ravenna, con 450 mila euro.
Tanti soldi, una pioggia infinita per realtà così piccole, forse troppo perchè si possa pensare ad un beneficio reale e trasversale. Proprio da Viggiano, infatti, molto spesso partono cori di sofferenza di massa tra cittadini disoccupati che non solo non vengono ripagati del disagio arrecato dall’inquinamento, ma non hanno neanche la possibilità di guadagnare onestamente uno stipendio."

Infatti, il tema centrale della Val D'Agri è questo: che fine fanno le royalties che i Comuni lucani incassano, da anni? La domanda è obbligatoria. Ma, non è al centro dell'attenzione dei media, nè oggetto di indagine (pare), nè priorità degli operatori politici. L'attenzione è tutta spostata su altro, per fare rumore così coprendo il vero problema della Val D'Agri che sopporta tutti i disagi derivanti dall'estrazione petrolifera ma non ne raccoglie i frutti, neanche in minima parte. Nessun investimento è stato fatto per creare lavoro e la popolazione soffre due volte: per l'inquinamento e per la disoccupazione alta. La Lucania è una bella terra e meriterebbe di essere rivalutata. La mancanza di lavoro la spopola e la abbrutisce. Questo stato di cose confligge con le dichiarazioni frequenti che vorrebbero, invece, valorizzare il territorio italiano come risorsa primaria nazionale, anche e soprattutto, sotto il profilo economico.

Giannina Puddu

 

ATTENTO, PRESIDENTE RENZI: PRIMA O POI L'EX CLASSE MEDIA TORNERA' A VOTARE...

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voloDi Giorgio Ornano

Riportiamo "in media" l'ex "classe media", prima che superi la depressione e torni a vot[l]are.
Renzi oscilla tra colpi d’ ala da statista come la decisa posizione umanitaria pro migranti a la giusta opposizione all’ austerità che soffoca l’ economia in tutta Europa e scivolamenti da furbetto del quartierino, tipo il mancato accorpamento di date tra il referendum sulle trivelle e le amministrative per sabotare il quorum, gettando dalla finestra un sacco di soldi e l’ invito poco democratico a non votarlo, il tutto condito con la consueta arroganza che fece scrivere a un grande giornalista come Ferruccio De Bortoli un articolo memorabile” Il nemico allo specchio” ,nel senso che Renzi doveva temere , più di altri, se stesso. E siccome De Bortoli, allora direttore del “ Corriere della sera”, non scriveva a caso accennò anche a massoni vicini al patto del Nazareno con le parole “sospetti di stantio odore di massoneria”- Al tempo quel riferimento sorprese molti. Ora quelle parole si dimostrano realistiche per l’ aiuto numericamente decisivo dato da Verdini al Governo , ma, soprattutto, per le frequentazioni del padre della Boschi con un individuo impresentabile come Flavio Carboni, sempre al centro di fatti criminali ( non fu lui ad accompagnare Calvi all’ appuntamento con la morte a Londra ?), anche se fu assolto nei 3 gradi di giudizio per questa storia, ma condannato per altri pesanti crimini. Tutto questo a dimostrazione che il giglio magico che attornia Renzi non é propriamente immacolato. E ora il caso Guidi. Renzi definisce inopportuna la telefonata del Ministro al fidanzato faccendiere Gianluca Gemelli. Semanticamente l’ aggettivo é una inappropriata limitazione del fatto, che io definirei piuttosto un indecente, vergognoso conflitto di interessi. A meno che inopportuno si riferisse al fatto che la Guidi si sia fatta beccare al telefono anziché comunicare la notizia a voce. Ah. l’ amour che induce a fretta frenetiche !Tra l’ altro ulteriori intercettazioni alzano il coperchio di un vaso di Pandora da cui escono miasmi mefitici che svelano pessimi rapporti tra ministri e sottosegretari: una grana cui Renzi avrebbe fatto volentieri a meno. Si noti che la Guidi rivela anche un linguaggio piuttosto volgare e un non velato razzismo quanto accenna a sguattere guatemalteche . Una persona inadeguata all’ alta carica ricoperta.
Lo scandalo Panama Papers dimostra quanto sia diffusa a livello cosmico l’evasione, anche perché Panama é solo la punta di un iceberg. Ben altri, più consistenti paradisi fiscali esistono al mondo : Dubai, Lussemburgo, Singapore, isole caraibiche e della Manica, Cipro e, fino a poco tempo fa, in Vaticano e S.Marino. La Svizzera, obtorto collo, ha dovuto
mettersi a posto dopo le micidiali multe comminate dagli USA alle banche elvetiche. Stime americane valutano ii depositi nei paradisi fiscali almeno 121 miliardi di dollari, Non é un caso che molti ingenti depositi abbiano lasciato le banche svizzere per trovare più segreta impermeabilità in cassette di sicurezza private nel Canton Ticino. Una curiosità : malgrado la politica di Obama di inflessibile contrasto all’ evasione, paradossalmente alcuni stati americani brillano per essere sicuri paradisi fiscali ( Nevada, Delaware e Wyoming). Naturalmente, tra i frequentatori della società panamense di consulenza finanziaria non potevano mancare gli italiani, recordman di evasione fiscali in Europa. Ne vedremo delle belle quando sarà completa la lista degli italiani coinvolti. Questi paradisi fiscali confermano quanto sia riprovevole la benevolenza dimostrata da Renzi verso gli evasori.

Stupefacente poi il commento del Ministro Poletti “ Questo é il Governo più a sinistra che L’Italia abbia mai avuto “ Mi viene in mente l’ addio alla madre di Compare Turiddu nella Cavalleria Rusticana “ Mamma quel vino é generoso, oggi troppi bicchieri ne ho tracannati” . Poletti, era Sangiovese o Lambrusco ? Tanto di sinistra che quando il governo di Hollande ha tentato una riproposizione del Job Acts ,poco é mancato che in Francia scoppiasse una rivoluzione. Ma i francesi hanno i cosiddetti, mentre gli italiani si limitano a brontolare, iniziando dalla remissiva opposizione interna del PD.
Ma i guai maggiori di Renzi derivano dall’ aver mancato l’ uscita dalla recessione, mentre i suoi trionfalistici annunci economici vengono sempre implacabilmente smentiti da Bruxelles che ridimensiona al ribasso le nostre stime.
Non si esce dalla crisi perché non ripartono i consumi.

Provo ad indicare quelli che, secondo me, ne sono i motivi principali :

A) la pressione fiscale, diretta e indiretta, continua a crescere, malgrado le fandonie renziane. Il prezzo dei carburanti, gasolio da riscaldamento compreso, é sceso in misura ridicola rispetto al pesante crollo del petrolio, causa le fortissime accise, i pedaggi autostradali sono aumentati in maniera scandalosa al pari dell’ acqua, il costo di un francobollo é salito da 0,70 a 0,95, il che, per le aziende, é un fortissimo aumento e, sicuramente ho omesso altri balzelli. Il Governo, nello sbandierato annuncio di diminuzione imposte, ha scelto come priorità di tagliare le imposte sulla casa esentando anche immobili di lusso. La misura, oltre ad essere un’ imposta regressiva non ha rilanciato i consumi e ha dato fastidio all’ Europa dove non esiste esenzione sulla prima casa. Personalmente avrei iniziato a dare un taglio all’Irpef, misura più incisiva nel rilancio dell’ economia e più equa.

B) Le somme enormi nascoste all’ estero dagli evasori in gran parte sono indisponibili per investimenti in Italia ed é proprio la carenza di investimenti che frena la ripresa.

C)Il massacro dei pensionati scelti come vittime sacrificali. Secondo studi dell’ottima CGIA , i pensionati negli ultimi 15 anni hanno perso il 30% del loro potere d’ acquisto. In questo quadro appare iniquo il blocco dell’ adeguamento delle pensioni all’ inflazione imposto dalla legge Fornero ed ora rinnovato. I pensionati superano i 16 milioni di persone, evidente quindi il loro peso sulla’ economia nazionale, anche perché delle loro pensioni beneficiano coniugi e spesso-si legge-figli e nipoti disoccupati. A spanne, quindi, almeno 25 milioni di italiani. Il governo Renzi li ha esclusi dal regalo elettorale dei famosi €.80,00 non hanno partecipato per ragioni anagrafiche al bonus bebè, infine quando é stato fatto balenare un aumento di €80,00 per le pensioni minime, per magia questa possibilità é sparita dal DEF. E’stata inoltre ignorata la decisione della Corte Costituzionale ( cosa mai vista !) di ripristinare l’ adeguamento delle pensioni al caro vita perché troppo costoso. I soldi invece ci sarebbero se smettessimo di fare regali ad evasione e corruzione. L’ insospettabile dr. Cantone valuta che la corruzione, solo nella Sanità, valga almeno 6 mdl.di €. E’ noto che un paese cresce quando la classe media é forte. Folle colpire i pensionati che ne costituiscono il nerbo. Risultato : aumentano tanto il numero dei poveri che il numero dei troppo ricchi, il che é iniquo oltre che stupido perché anche l’ex classe media prima o poi finalmente vota.

"L'UOMO E' UN ANIMALE POLITICO"

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aristotele196E questo suo stato può, in certe condizioni, renderlo anche libero di non votare. Conservando la sua condizione di "buon cittadino". [NDR]

Di Matteo Maria Martinoli - Milano

I telegiornali di ieri (11/04/2016), hanno offerto gli aberranti interventi pubblici dei vertici  Italiani e dell'Unione europea rispettivamente
contro il diritto costituzionalmente sancito dell'elettore di non partecipare a referendum (costituzionalmente soltanto il voto per l'elezione del parlamento è un dovere civico) e contro l'obiezione di coscienza nei confronti dell'aborto procurato (prevista dalla stessa legge 194).
Ovviamente nessuno (dal più eccelso costituzionalista al "re" degli ignoranti) considera cattivi tutti i cittadini minorenni per il semplice fatto che, non essendo elettori, non votano. Chi davvero potrebbe considerare cattivi cittadini la stragrande maggioranza degli elettori che si è astenuta dal partecipare in molteplici referendum, ultimo dei quali quello sulla legge 40 nel 2015 (75%)? Sarebbe un po' come se qualche guru della nonviolenza denigrasse violentemente l'obiezione di coscienza: incredibile! Se è sempre vero lo slogan che se non ti occupi di politica sarà la politica a occuparsi di te; diviene oggi importante chiarire in quali casi sia falsa l'argomentazione conseguente, secondo la quale l'assente avrebbe sempre torto. Secondo l'espressione aristotelica l'uomo è un animale politico (un essere sociale-relazionale) perciò quando si disinteressa del bene comune genera un duplice effetto: è meno libero e priva del suo contributo personale il bene comune, quindi impoverisce e incattivisce l'intera umanità. Ma quando un impegno coscienzioso e uno studio approfondito della concreta situazione storica in cui si trova, conducono una persona, una comunità o un popolo alla consapevolezza che determinate istituzioni politiche siano ostili e impermeabili alla costruzione del bene comune non parteciparvi diverrebbe oltre che moralmente doveroso, anche politicamente utile al ripristino della libertà e dei diritti umani.
La Rosa Bianca durante il nazismo, i dissidenti chiusi nei lager sovietici e in Italia dal non expedit di Pio IX alla scomunica di Pio XII verso aderenti ed elettori del PCI, possono essere oggi valutate come pavidi disimpegni o non piuttosto come reazioni capaci di rovesciare ideologie disumane e cerchie anticlericali che marciavano a tappe forzate verso Stati totalitari?

OMOSESSUALITA' E' RINUNCIA ALLA RIPRODUZIONE

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BIMBONessun estraneo diventi "genitore" a botte di moneta...

Ho grande simpatia e rispetto per le coppie di genere omogeneo. Ognuno ha il diritto di scegliere di amare chi gli pare. Un uomo, un altro uomo, una donna, un'altra donna. Come uomini e donne, tra loro. Ma, monta l' antipatia nel momento in cui, i membri delle coppie omogenee, rivelano l'incapacità, essi stessi, di accettare il loro stato e, quindi, gli effetti del loro stato, liberamente scelto. Due donne non possono fare figli. Due uomini non possono fare figli. Punto. E', il loro, amore si o no? Se, si, devono cercare e trovare, in partenza,la forza necessaria a superare il limite dettato dal loro stato. Lo stato è l'infertilità. Qual è il senso, dunque, della rincorsa velleitaria successiva alla ricerca di un utero o di un pene (esterni alla coppia) per riprodursi esternalizzando, rispetto alla coppia e a pagamento, il compito della riproduzione? Se questo impeto non si frena, non è amore. Meglio lasciarsi.

Meglio pensare come Matteo Maria Martinoli del quale, di seguito, riportiamo il pensiero.

Giannina Puddu

Ogni essere umano nasce da una donna: una puerpera, solitamente madre. Non esiste testimonianza nella storia dell'umanità dell'esistenza di puerperi sedicenti mammi.Quando un figlio, concepito in provetta con una donatrice d'ovulo diversa dalla puerpera che l'avrà ceduto ai suoi genitori adottivi, chiederà chi è la sua vera (biologica) madre, l'unica risposta né falsa né crudelmente evasiva saràquella che la vera madre di ciascun uomo non è quella biologica, ma quella alla quale ci ha affidato il suo unico figlio biologico Gesù: Maria.Matteo Maria Martinoli, Milano.

LA MONETA CINESE ENTRA NEI DIRITTI SPECIALI DI PRELIEVO DEL FMI

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Il renminbi cinese (rmb) entra a far parte dei diritti speciali di prelievo (dsp), la moneta internazionale di riferimento del Fondo Monetario Internazionale composta da un paniere di valute. Sino ad oggi vi partecipano soltanto il dollaro, l’euro, lo yen giapponese e la sterlina britannica.

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi
I dsp sono la moneta virtuale di riserva internazionale creata dal Fmi nel 1969, nel contesto del sistema di cambi fissi di Bretton Woods,  per affiancare le riserve monetarie (allora solo dollaro e oro) e per supportare l’espansione del commercio mondiale e i relativi flussi finanziari.  Il Fmi li ha usati anche per prestiti di emergenza verso i Paesi membri. I dsp possono essere scambiati con le altre valute normalmente usate. A fine novembre di quest’anno erano in circolazione 204 miliardi di dsp, pari a circa 285 miliardi di dollari. La ripartizione sarà così: il dollaro avrà il 41,73%, l’euro il 30,93%, il renminbi il 10,92%, lo yen l’8,33% e la sterlina l’8,09%. Questa nuova composizione entrerà in vigore il prossimo 1 ottobre 2016. Interessante notare che la suddivisione delle quote del 2011 era: 41,9% per il dollaro, 37,4% per l’euro, 11,33% per la sterlina e 9,44% per lo yen. Balza evidente che, nonostante il ridimensionamento dell’economia americana, il dollaro mantiene la posizione dominante. Chi viene ridimensionato è in particolare l’euro.  Si noti che, quando il Fmi venne creato nel dopo guerra, il pil americano era equivalente al 50% di quello mondiale, oggi è il 22%. Venti anni fa il pil della Cina rappresentava soltanto il 2% del totale, oggi è il 12%. Si consideri che la Cina detiene circa 1,3 trilioni di dollari in buoni del Tesoro americano.  Nonostante queste enormi trasformazioni dell’economia mondiale la quota di partecipazione assegnata alla Cina nel Fmi è simile a quella del Belgio. Del resto non si può ignorare che il Congresso americano nel 2010 votò contro la revisione delle quote e che tale opposizione si è poi ripetuta ad ogni summit del G20.  In ogni caso la decisione sui dsp è un importante passo in avanti nella creazione di un nuovo sistema monetario internazionale basato su un paniere di monete. La nuova composizione dei dsp dovrebbe perciò preparare una grande evoluzione verso un sistema multipolare nella sua dimensione politica, economica, commerciale e, quindi, anche monetaria.  La Cina e gli altri Paesi del BRICS sono stati i grandi fautori di una riforma globale in modo crescente a partire dalla crisi finanziaria del 2008. Già nel marzo del 2009 il governatore della Banca Centrale Zhou Xiao Chuan aveva sollecitato la creazione di una moneta di riserva internazionale non più sottomessa a una singola moneta nazionale, il dollaro. Oggi la Banca centrale cinese saluta la decisione come “un miglioramento dell’attuale sistema monetario internazionale e un risultato vincente sia per la Cina che per il resto del mondo” Adesso la Cina sarà certamente sottoposta a crescenti pressioni e la sua economia e il suo sistema finanziario saranno analizzati e valutati con cura. Si stima che inizialmente ciò dovrebbe determinare un modesto aumento nella domanda internazionale di valuta cinese, equivalente a circa 30 miliardi di dollari. Comunque chi commercia con la Cina sarà sollecitato a tenere quantità crescenti di rmb. La riduzione delle allocazioni di portafoglio in dollari a seguito della decisione di riconoscere al rmb un ruolo di moneta di riserva potrebbe nel tempo essere maggiore di quanto si possa oggi pensare. Il processo di internazionalizzazione di una moneta è lento, procede infatti per tre stadi: viene prima usata in operazioni commerciali, poi può diventare oggetto di investimenti da parte di privati e infine può essere accettata come riserva per il mercato regionale e globale. Si ricordi che nel 2014 il rmb era incluso nelle riserve monetarie di 38 Paesi soltanto. E rappresentava circa 1,1% di tutte le riserve monetarie. L’euro contava per il 21%. Negli anni recenti la Cina ha sottoscritto accordi di swap monetari con più di 40 banche centrali, in Asia, in Europa e in America Latina. Ciò ha facilitato l’uso dello rmb e ha favorito la concessione di quote di partecipazione nei programmi cinesi di investimenti esteri. Si stima che nei prossimi 10 anni questa evoluzione potrebbe portare ad un flusso di circa 2-3 trilioni di dollari verso la Cina. Soprattutto le economie emergenti avranno un immediato interesse verso il rmb e il suo nuovo ruolo internazionale.  Ci si augura che l’Europa abbia piena consapevolezza delle oggettive implicazioni strategiche che il cambiamento in questione avrà. Non vorremmo che ancora una volta essa subisca certi processi rinunciando al protagonismo che la sua realtà economica e politica richiede.

 

MATTEO RENZI. UNA LETTURA

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In una democrazia occidentale avere un premier mai assurto al potere senza il suffragio popolare costituisce una rarissima anomalia.

Di Giorgio Ornano

Eppure succede: in Italia. Io avevo cominciato a nutrire forti sospetti sull' allora sindaco di Firenze quando l' ambiziosissimo giovane andò ad Arcore nel 2010 a parlare con Berlusconi,allora premier. Renzi si difese dai giusti attacchi di intelligence con il nemico, sostenendo che era andato ad Arcore a parlare di Firenze. La prima di una serie di bugie che il pinocchiesco Matteo inanellerà senza tregua negli anni seguenti, culminate con lo storico, ipocrita "Enrico, stai sereno", e poi si é visto come andò a finire, anche per il silente benestare di Napolitano. Siccome l' ambiziosissimo premier é più scaltro che bugiardo, prima delle votazioni europee si inventò il bonus di €.80 in busta paga, misura che fece felice un sacco di gente, tranne gli esclusi (esodati e pensionati) che forse ne avevano ancor più bisogno. Risultato di questo regalo, una valanga irripetibile di voti attorno al 41%, salvo altre mance che il premier intende elargire a favore dei giovani che si affacciano per la prima volta al voto. Il guaio di Renzi é che, rincorrendo i suffragi in ogni modo, ha allargato a destra la sua base elettorale, fregandosene altamente dell' equità, al punto che la sinistra del partito parla giustamente di mutazione genetica. Nel frattempo il premier ha combinato qualche disastro alle regionali, vedi Liguria, dove complici primarie non proprio impermeabili, ha puntato sulla Paita anziché su Cofferati, regalando la regione alla destra. Anche nel Veneto ha scelto un candidato sbagliato : la bella Moretti, detta ladylike per improvvide quanto frivoli dichiarazioni, regolarmente massacrata al voto dal roccioso Zaia. Renzi ha così dovuto fare in Campania salti mortali giuridici per imporre De Luca, affinché le regionali nn si trasformassero in una débacle storica. Renzi si é accreditato presso l' opinione pubblica come il paladino delle riforme,e mai parola del vocabolario italiano fu più abusata, come se bastasse cambiare qualcosa per portare migliorie certe, anche se talvolta si peggiorano le cose. Doveroso riconoscere che era ora di abolire il Senato, anche perché 2 camere costituivano perdite di tempo intollerabili, e Renzi ci é riuscito, ma sostituire i senatori con consiglieri regionali che hanno brillato per truffe da ladri di polli, vedi inchieste della Magistratura, non appare propriamente una geniata. Tutti quelli che si oppongono alle sue "riforme" sono definiti con disprezzo palude e gufi, invettive riservate alla minoranza del suo partito ( troppo remissiva ed educata) invece che a quelli che dovrebbero essere i nemici storici del PD, vedi verdiniani, i cui voti però fanno molto comodo al Senato. In quest' ottica di voti ad ogni costo, non importa da dove vengono, il peggio di sé Renzi lo dà in materia fiscale. Premesso che il primo problema che sprofonda il bilancio dello stato é l' evasione fiscale, valutabile tra 150 e 180 miliardi ( record europeo ), secondo stime dell' attendibile CGIA di Mestre. Cifra intollerabile che stride con la difficoltà di reperire pochi miliardi per esigenze primarie, tipo sistemazione idrogeologica del territorio, mezzi adeguati da assegnare alla Polizia, sistemazione degli edifici scolastici, etc . Ma siccome servono i voti degli evasori, che sono tanti, Renzi fa loro l' enorme regalo di aumentare il tetto dei pagamenti in contanti. Inoltre difficile dimenticare affermazioni del premier, immediatamente smentite dai fatti : tipo "non Abolirò l' art.18", oppure " quello che conta é la la meritocrazia", mentre invece si é contornato di fidi toscani che non paiono proprio all' altezza degli illustrissimi corregionali Dante ,Leonardo e Michelangelo, essendo solo al massimo degli yes men. Senza contare il blocco messo alla riforma del catasto, quando si é reso conto che questa misura di grande equità lo avrebbe penalizzato elettoralmente, idem con la spending review, ridimensionata nei tagli , sempre per motivi di consenso elettorale. E' giusto peraltro riconoscere a Renzi alcuni meriti, ad esempio la tolleranza umana verso gli immigrati e l'opposisizione alla stupida politica di austerity dell' Europa. Al passivo, invece, una politica che ha realizzato buona parte dei sogni di Berlusconi, il che dice tutto e si riallaccia coerentemente con la citata visita ad Arcore.

FINALE DI PARTITA

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"I falchi più astuti nascondono i loro artigli (proverbio giapponese)"

Con grande piacere, vi informiamo sulla pubblicazione, in questi giorni, del libro di Giorgio Ornano. Si tratta di un "giallo" e ci si potrebbe interrogare circa la ragione di questa notizia su ifanews.it. E' presto detto. Per noi, ogni libro è un valore, al di là del suo contenuto. Nel caso, si tratta di un autore stimato che scrive per noi, da tempo e di un amico, l'editore SEFER con il quale condividiamo la concezione di una vita sana, nella più ampia accezione. Pertanto, vi invitiamo a comprare il libro e, quindi, a leggerlo e farlo leggere.

Giannina Puddu

GIORGIO ORNANO è nato a Milano, ora vive sul lago Maggiore. Ha lavorato nel mondo del trading internazionale e nella grande distribuzione. Collabora con articoli di economia a Il Sancarlone ed al quotidiano on line ifanews.it. Finale di partita è il suo primo romanzo. Il Giornale ha definito Giorgio Ornano “all’altezza dei migliori bestselleristi americani.

L’azione si svolge quasi interamente a Milano e dintorni e poi a Bergamo Alta, in Sardegna e nella Svizzera francese. I protagonisti fanno parte dell’alta borghesia milanese, imprenditori e professionisti di successo. Un mandante, sconosciuto fino al termine del romanzo, decide di far uccidere un imprenditore milanese. Con ogni cautela prende contatto con un killer cui affida un preciso mandato: la vittima deve essere eliminata ma la sua morte deve apparire come casuale e non premeditata.
Il piano, tanto spietato quanto accurato, mira a evitare che gli inquirenti investighino nell’ambiente frequentato dall’industriale. Il complotto criminale ha successo, anche se l’imprevista coraggiosa reazione della vittima designata riesce quasi a farlo fallire.
Il destino fa sì che un accadimento piccolo e imprevedibile si inserisca, come un granello di sabbia, nel meccanismo perfettamente oliato della trama, che prevedeva un finto rapimento con morte occasionale della vittima. Questo elemento, ignoto al mandante e al killer, potrebbe portare a un supplemento di indagini, rivelando che il rapimento era una messa in scena.
Ma la mente criminale è acuta e spietata. Grazie anche a una sfacciata fortuna, sventa ogni tentativo di portare alla luce la realtà, con altri delitti e iniziative fuorvianti. La verità peraltro emerge fino a che ogni elemento del puzzle misterioso troverà la sua logica collocazione dando vita a un finale sorprendente quanto ineccepibile.

MICROCREDITO

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MICROCREDITO. MANUALE PER L’OPERATORE
Come sarà il microcredito di domani? Le nuove regole costituiranno l’atteso volano di sviluppo per l’inclusione finanziaria e sociale?
A queste domande risponde “Fare il microcredito. Manuale per l’operatore”, il nuovo volume a firma di Alessandro Messina, Direttore Generale di banca Etica, appena pubblicato da Bancaria Editrice.
Il Manuale presenta un percorso orientato all’analisi e all’azione per offrire strumenti di valutazione a chi si trova nella filiera potenziale di questo segmento del credito: banche, intermediari finanziari, soggetti con i requisiti per diventare operatori di microcredito, nuovi potenziali protagonisti come gli enti no profit.
Dopo aver disegnato i profili attuali del microcredito, offrendo alcune chiavi di lettura dei numeri più significativi e passando in rassegna le principali pratiche italiane di inclusione finanziaria, tra cui quelle di Banca Popolare Etica, l’Autore entra nel vivo, analizzando due temi centrali:
•le diverse categorie di microcredito - produttivo, sociale e per gli studenti - e i servizi ausiliari annessi, che determinano le direzioni, le logiche e gli attori di questo "quasi mercato";
•i soggetti e delle regole che definiscono il microcredito alla luce delle novità introdotte dal legislatore.
Il cuore del Manuale è costituito dai modelli operativi, ossia dagli strumenti di impostazione del progetto imprenditoriale di chi vuole svolgere quest’attività.
Qualunque sia la leva di partenza - commerciale, filantropica, istituzionale, ibrida - occorre infatti affrontare temi tanto ordinari per una banca quanto nuovi per altri operatori, come:

•il conto economico di un operatore di microcredito;
•il costo del denaro;
•il costo del rischio di credito;
•i costi operativi;
                                                                                     •il profitto e la remunerazione del capitale di rischio;
                                                                                     •l’interesse del microcredito;
                                                                                     •l’organizzazione dell’offerta.
Questi aspetti operativi del microcredito accomunano soggetti di natura diversa, dall’associazione di volontari al veicolo finanziario specializzato, e possono generare spazi di contaminazione e vari modelli di operatività che devono essere tutti finalizzati a trovare la migliore combinazione tra efficacia sociale ed efficienza economica.
Il manuale è completato da due allegati, dedicati rispettivamente allo schema di domanda per iscrizione all’albo dei 111 e agli operatori non bancari (I soci di Ritmi, Rete Italiana di Microfinanza, e le fondazioni e le associazioni antiusura), da un elenco di alcuni dei principali siti nazionali e internazionali che si occupano di microcredito e da un utile siglario.
Fare il microcredito, grazie a una impostazione chiara ed essenziale, si configura quindi come un pratico e aggiornato Manuale in grado di offrire agli operatori di banche, intermediari finanziari ed enti non profit strumenti di valutazione utili a gestire le attività e a risolvere in maniera efficace le problematiche connesse a questo segmento del credito

TERRORISMO E FINANZA: UNA STORIA NOTA

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Si torna a “ riscoprire” i pericolosi e profondi legami tra il terrorismo e la finanza. Al G20 di Antalya sull’argomento è stato presentato anche uno specifico rapporto sull’emergenza terroristica preparato dal Financial Action Task Force.

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Il FATF è il coordinamento giuridico intergovernativo, creato nel 1989, che coinvolge più di 180 Paesi, con il compito di indicare degli standard legali e operativi da far applicare nella lotta contro il riciclaggio di denaro, contro i finanziamenti del terrorismo e altre minacce all’integrità del sistema finanziario internazionale.  All’ultimo summit esso ha di fatto presentato un sondaggio sui comportamenti dei governi relativi al rapporto tra finanza e terrorismo. Emerge una grave negligenza della maggioranza dei governi a prendere sul serio la lotta contro le commistioni tra certa finanza internazionale, alcune banche, alcuni mediatori finanziari e monetari, con le reti del terrore, da ultimo quelle di al Qaeda e dell’Isis.  Il rapporto dice che la maggior parte delle giurisdizioni nazionali, circa i due terzi, non ha mai fatto uso pratico delle sanzioni finanziarie mirate contro il terrorismo, anche se sollecitate da risoluzioni ONU. Pochi Paesi hanno comminato condanne per finanziamento del terrorismo. Molte giurisdizioni, il 45% dei Paesi del FATF, non considerano un atto criminale finanziare dei terroristi per scopi non direttamente legati a degli attentanti. Soltanto 33 giurisdizioni, il 17% di tutti i membri, hanno realmente inflitto delle condanne per “finanziamento terroristico”.  E’ non di meno sorprendente conoscere che sia proprio l’Arabia Saudita a detenere il primato delle azioni contro i reati di collegamento tra terrorismo e finanza. Dal 2010 ad oggi sono stati condannate 863 persone. Secondi arrivano gli USA, capofila della guerra al terrorismo, con circa 100 condanne. I sauditi sono anche i primi nei sequestri di beni e di conti legati a reti terroristiche per circa 31 milioni di euro. Si tratta quindi della stessa Arabia Saudita, che con il Qatar, è sempre più denunciata da esperti e anche dai media internazionali come la grande sostenitrice e finanziatrice dell’Isis. Sembra che l’Arabia Saudita usi gli standard del FATF per difendersi in casa sua e però li violi  totalmente nelle sue attività estere e internazionali.  A questo punto è chiaro che gli interventi dell’aviazione russa contro le centrali terroristiche in Siria e le denunce di Putin per le troppe complicità internazionali dietro alle operazioni militari e finanziarie dell’Isis hanno scoperto un vaso di Pandora fatto di complicità e di calcolate impotenze. Naturalmente tali denunce hanno molto irritato certi giocatori d’azzardo della geopolitica. In verità Putin ha detto cose che già si sapevano da tantissimo tempo in Occidente e in particolare negli USA. Per esempio, la Commissione per i Servizi Finanziari del Congresso americano il 13 novembre 2014 aveva organizzato un’audizione dedicata proprio al “Terrorist Financing and the Islamic State” (vedi http://financialservices.house.gov/uploadedfiles/113-99.pdf ), dove David Cohen, sottosegretario al Tesoro per il terrorismo e per l’intelligence finanziario, e altri esperti sono stati tempestati di domande da numerosi parlamentari di maggioranza e di opposizione. Era emerso con chiarezza e ricchezza di dati che, mentre al Qaeda poteva contare dopo l’attentato dell’11 Settembre su circa mezzo milione di dollari di sostegni al giorno, l’Isis aveva introiti di 1-2 milioni di dollari al giorno attraverso la vendita di petrolio, i riscatti degli ostaggi e i sostegni da parte delle cosiddette “organizzazioni caritatevoli” soprattutto dei Paesi del Golfo, a cominciare dal Qatar e dall’Arabia Saudita. Si dice anche che si è “fatto uso del sistema finanziario globale per finanziare il terrorismo”. Nell’ audizione della succitata Commissione  alcuni parlamentari hanno denunciato che le banche non fanno abbastanza contro simili operazioni finanziarie e il ministero di Giustizia americano e le agenzie preposte  non sembrano troppo interessati a imporre dei controlli severi. Il deputato Brad Sherman della California ha sottolineato che il Qatar, anche a livello governativo, “è una delle maggiori fonti di finanziamento”. Per quanto riguarda il petrolio in mano all’Isis, la Commissione sapeva che 30.000 barili al giorno, trasportati da almeno 250 autobotti, transitavano attraverso “i confini porosi” della Turchia e del Nord Iraq per essere venduti a compiacenti acquirenti, consapevoli di sostenere le operazioni terroristiche. Perché non si è fatto come nella seconda guerra mondiale quando si bombardavano i bersagli strategici? Perché nei territori dell’Isis la rete elettrica era intatta e l’elettricità veniva fornita impunemente dall’Iraq? Perché la cosiddetta “Threat Finance Cell”, la rete di operatori e informatori dell’intelligence americano che aveva operato in Afghanistan ed in Iraq, era stata smantellata? Queste e molte altre simili domande sono state poste dai congressisti bipartisan.  Il governo di Washington è stato anche accusato di sminuire la gravità dello scontro in quanto continuava a parlare di “degrade”, di indebolire, invece di “defeat”, di sconfiggere le operazioni finanziarie del terrorismo. Nell’audizione è stata anche analizzata in dettaglio la cosiddetta “hawala”, cioè la rete informale di operatori privati addetti al trasferimento di denaro, molto attiva nei Paesi islamici a cominciare da quelli del Golfo. Ne emerge che si sapeva molto del loro funzionamento ma non si è fatto niente per contrastarli.  Perciò sorge doverosa la domanda: perché si è fatto troppo poco? Perché si è aspettato l’intervento russo per scuotere l’apatia occidentale?

 

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