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22. gennaio 2021

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TERRORISMO E FINANZA: UNA STORIA NOTA

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Si torna a “ riscoprire” i pericolosi e profondi legami tra il terrorismo e la finanza. Al G20 di Antalya sull’argomento è stato presentato anche uno specifico rapporto sull’emergenza terroristica preparato dal Financial Action Task Force.

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Il FATF è il coordinamento giuridico intergovernativo, creato nel 1989, che coinvolge più di 180 Paesi, con il compito di indicare degli standard legali e operativi da far applicare nella lotta contro il riciclaggio di denaro, contro i finanziamenti del terrorismo e altre minacce all’integrità del sistema finanziario internazionale.  All’ultimo summit esso ha di fatto presentato un sondaggio sui comportamenti dei governi relativi al rapporto tra finanza e terrorismo. Emerge una grave negligenza della maggioranza dei governi a prendere sul serio la lotta contro le commistioni tra certa finanza internazionale, alcune banche, alcuni mediatori finanziari e monetari, con le reti del terrore, da ultimo quelle di al Qaeda e dell’Isis.  Il rapporto dice che la maggior parte delle giurisdizioni nazionali, circa i due terzi, non ha mai fatto uso pratico delle sanzioni finanziarie mirate contro il terrorismo, anche se sollecitate da risoluzioni ONU. Pochi Paesi hanno comminato condanne per finanziamento del terrorismo. Molte giurisdizioni, il 45% dei Paesi del FATF, non considerano un atto criminale finanziare dei terroristi per scopi non direttamente legati a degli attentanti. Soltanto 33 giurisdizioni, il 17% di tutti i membri, hanno realmente inflitto delle condanne per “finanziamento terroristico”.  E’ non di meno sorprendente conoscere che sia proprio l’Arabia Saudita a detenere il primato delle azioni contro i reati di collegamento tra terrorismo e finanza. Dal 2010 ad oggi sono stati condannate 863 persone. Secondi arrivano gli USA, capofila della guerra al terrorismo, con circa 100 condanne. I sauditi sono anche i primi nei sequestri di beni e di conti legati a reti terroristiche per circa 31 milioni di euro. Si tratta quindi della stessa Arabia Saudita, che con il Qatar, è sempre più denunciata da esperti e anche dai media internazionali come la grande sostenitrice e finanziatrice dell’Isis. Sembra che l’Arabia Saudita usi gli standard del FATF per difendersi in casa sua e però li violi  totalmente nelle sue attività estere e internazionali.  A questo punto è chiaro che gli interventi dell’aviazione russa contro le centrali terroristiche in Siria e le denunce di Putin per le troppe complicità internazionali dietro alle operazioni militari e finanziarie dell’Isis hanno scoperto un vaso di Pandora fatto di complicità e di calcolate impotenze. Naturalmente tali denunce hanno molto irritato certi giocatori d’azzardo della geopolitica. In verità Putin ha detto cose che già si sapevano da tantissimo tempo in Occidente e in particolare negli USA. Per esempio, la Commissione per i Servizi Finanziari del Congresso americano il 13 novembre 2014 aveva organizzato un’audizione dedicata proprio al “Terrorist Financing and the Islamic State” (vedi http://financialservices.house.gov/uploadedfiles/113-99.pdf ), dove David Cohen, sottosegretario al Tesoro per il terrorismo e per l’intelligence finanziario, e altri esperti sono stati tempestati di domande da numerosi parlamentari di maggioranza e di opposizione. Era emerso con chiarezza e ricchezza di dati che, mentre al Qaeda poteva contare dopo l’attentato dell’11 Settembre su circa mezzo milione di dollari di sostegni al giorno, l’Isis aveva introiti di 1-2 milioni di dollari al giorno attraverso la vendita di petrolio, i riscatti degli ostaggi e i sostegni da parte delle cosiddette “organizzazioni caritatevoli” soprattutto dei Paesi del Golfo, a cominciare dal Qatar e dall’Arabia Saudita. Si dice anche che si è “fatto uso del sistema finanziario globale per finanziare il terrorismo”. Nell’ audizione della succitata Commissione  alcuni parlamentari hanno denunciato che le banche non fanno abbastanza contro simili operazioni finanziarie e il ministero di Giustizia americano e le agenzie preposte  non sembrano troppo interessati a imporre dei controlli severi. Il deputato Brad Sherman della California ha sottolineato che il Qatar, anche a livello governativo, “è una delle maggiori fonti di finanziamento”. Per quanto riguarda il petrolio in mano all’Isis, la Commissione sapeva che 30.000 barili al giorno, trasportati da almeno 250 autobotti, transitavano attraverso “i confini porosi” della Turchia e del Nord Iraq per essere venduti a compiacenti acquirenti, consapevoli di sostenere le operazioni terroristiche. Perché non si è fatto come nella seconda guerra mondiale quando si bombardavano i bersagli strategici? Perché nei territori dell’Isis la rete elettrica era intatta e l’elettricità veniva fornita impunemente dall’Iraq? Perché la cosiddetta “Threat Finance Cell”, la rete di operatori e informatori dell’intelligence americano che aveva operato in Afghanistan ed in Iraq, era stata smantellata? Queste e molte altre simili domande sono state poste dai congressisti bipartisan.  Il governo di Washington è stato anche accusato di sminuire la gravità dello scontro in quanto continuava a parlare di “degrade”, di indebolire, invece di “defeat”, di sconfiggere le operazioni finanziarie del terrorismo. Nell’audizione è stata anche analizzata in dettaglio la cosiddetta “hawala”, cioè la rete informale di operatori privati addetti al trasferimento di denaro, molto attiva nei Paesi islamici a cominciare da quelli del Golfo. Ne emerge che si sapeva molto del loro funzionamento ma non si è fatto niente per contrastarli.  Perciò sorge doverosa la domanda: perché si è fatto troppo poco? Perché si è aspettato l’intervento russo per scuotere l’apatia occidentale?

 

FUNDSTORE E AdviseOly insieme per il nuovo servizio di Buongiorno

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Milano, 25 novembre 2015 – Fundstore.it, piattaforma web di Banca Ifigest, lancia insieme alla società fintech indipendente AdviseOnly un nuovo servizio di consulenza gratuito che permette a qualsiasi investitore retail di costruirsi la sua asset allocation ed eventualmente acquistare direttamente i fondi che compongono il portafoglio. Destreggiarsi sui mercati finanziari oggi è sempre più difficile. Per questo Fundstore, il più fornito marketplace online di Fondi Comuni di Investimento e Sicav, ha deciso di collaborare con AdviseOnly, specialista nei servizi di costruzione e monitoraggio di portafogli grazie a un team di esperti di risk management e finanza quantitativa, per costruire soluzioni di investimento semplici ma realizzate da professionisti del settore. I suggerimenti offerti da operatori professionali nell’ambito del nuovo servizio di robo-advisory non intendono vincolare l’investitore, ma fornirgli alcune idee su come indirizzare al meglio il proprio patrimonio in base all’obiettivo da raggiungere.

 

Nella sezione ‘Portafogli’ dell’homepage di Fundstore.it vengono proposti quattro modelli di investimento sviluppati per obiettivo: il portafoglio ‘Absolute Return’, che vuole conseguire un rendimento positivo indipendentemente dall’andamento dei mercati; il portafoglio ‘Figli’, che si propone di accumulare un capitale per il futuro dei figli; il portafoglio ‘Pensione’ che vuole costruire un capitale per integrare il reddito pensionistico e il portafoglio ‘Reddito’, che punta a generare flussi di cassa regolari preservando il capitale.

 

È sufficiente impostare l’importo (a partire da circa 10 mila euro) e l’obiettivo per avere in pochi istanti un’asset allocation che potrà essere poi affinata e personalizzata ulteriormente per durata e livello di rischio desiderato.

 

Una volta definito il proprio modello di investimento, si può decidere di mettere in pratica i suggerimenti acquistando, con un processo semplice e veloce, i fondi che compongono il portafoglio. Fundstore mette infatti a disposizione la sua ampia piattaforma di oltre 5.000 fondi di più di 150 Gestori in totale sicurezza, senza commissioni di ingresso, uscita e switch.

 

Simone Calamai, Amministratore Delegato di Fundstore.it, ha dichiarato:  “Questa nuova funzionalità risponde alle esigenze della nostra clientela che ci chiede sempre più spesso di essere affiancata nella scelta tra i tanti strumenti che mettiamo a disposizione. Abbiamo quindi deciso, almeno in questa prima fase, di seguire la strada della consulenza generica perché è un modo semplice, gratuito e trasparente di aiutare il risparmiatore a scegliere tra tante diverse soluzioni d’investimento. Anche per questo siamo contenti della collaborazione con AdviseOnly, che da sempre condivide la nostra attenzione sui temi della semplicità d’uso e della trasparenza nei confronti del risparmiatore”.

 

Serena Torielli, Founder di AdviseOnly, ha aggiunto:

 

“Noi crediamo che attraverso il web si debbano offrire soluzioni di investimento più comprensibili, trasparenti ed economiche per i risparmiatori. Pensiamo che strumenti come i portafogli ad obiettivo realizzati per Fundstore e forniti gratuitamente, abbiano il grande merito di offrire ai risparmiatori un supporto ‘professionale’ nella scelta dei propri investimenti, ma con un approccio trasparente ed educativo. Tradizionalmente, gli strumenti di scelta relativi ai fondi di investimento guardano ai risultati raggiunti nel passato, mentre gli indicatori e la finalità legati a questi portafogli sono rivolti agli obiettivi futuri delle persone”.

 

 

G20 di Antalya: la finanza speculativa rialza la testa

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I sanguinosi attacchi terroristici di Parigi perpetrati da fondamentalisti islamici ispirati dall'Isis hanno ovviamente dominato il dibattito e le dichiarazioni pubbliche di tutti i leader del G20 riuniti ad Antalya in Turchia.

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi
Tuttavia sul fronte economico il G20 ammette che la crescita mondiale è inferiore alle aspettative e che il commercio internazionale rimane sotto i livelli raggiunti prima della crisi.
La dichiarazione finale del summit, purtroppo, segna un passo indietro rispetto a quelle precedenti. In passato al centro del dibattito c’era stato il sostegno agli investimenti non solo infrastrutturali per la crescita economica. Tale obiettivo privilegiava il ruolo del “credito produttivo” attinto dai governi e dalle banche di sviluppo multilaterali.
Questa volta invece si è rilanciato il ruolo dei “nuovi strumenti finanziari”. Infatti la dichiarazione dice: ”Per migliorare la preparazione, le priorità e i processi di realizzazione degli investimenti abbiamo sviluppato delle linee guida e delle best practice per dei modelli PPP (partenariati pubblici-privati). Abbiamo anche considerato le strutture alternative di finanziamento, anche quelle supportate da asset sottostanti e la securitization semplice e trasparente per facilitare mediazioni per investimenti nelle Pmi e nelle infrastrutture. .. Impegniamo i nostri governi .. a promuovere lo sviluppo di strumenti alternativi dei mercati di capitali e modelli di finanziamento supportati da asset sottostanti.” Come è evidente si parla di cartolarizzazione, cioè l’emissione di titoli o di obbligazioni sulla base di altri titoli di credito o di derivati
E’ un linguaggio volutamente astruso, poco trasparente, comprensibile solo per gli addetti ai lavori. Si potrebbe tradurre in modo più chiaro se per asset-backed security (abs) e per securitization usassimo il nome “derivati finanziari”, molto più familiare. In altre parole la formazione del credito ritorna ad essere una competenza principale delle banche too big to fail che potranno riproporre gli stessi strumenti finanziari che hanno generato la grande crisi del 2007-8.
Si ricordi che le banche centrali, anche la Bce, concretizzano gran parte dei Quantitative easing attraverso acquisti di appositi abs, spesso di dubbio valore, emessi e in possesso delle grandi banche. Queste operazioni vengono spiegate come immissioni di credito che dovrebbero favorire nuovi investimenti, nuova domanda e nuovo consumo. In realtà varie forme di abs sono state create artificialmente attraverso l’utilizzo della leva finanziaria e, in quanto derivati, sono titoli emessi sulla base di altri titoli. In passato la combinazione di una loro elevata quantità con la propensione verso rischi sempre più forti ha sempre creato bolle finanziarie ingestibili. Ciò evidentemente non ha insegnato molto.
Tale cambiamento al G20 è stato possibile in quanto nei mesi passati la componente economica e politica dei BRICS è stata grandemente indebolita. La Russia, dopo l’esplosione della crisi ucraina, è stata largamente isolata dai Paesi occidentali e sottoposta ad una pesante politica di sanzioni e di embarghi. La Cina ha sperimentato la più grande destabilizzazione finanziaria della sua storia che ha generato un gigantesco sconquasso della borsa di Shanghai. Il Brasile sta attraversando una devastante crisi economica, politica e sociale in mezzo a scandali.  Come già evidenziato in passato il Qe della Fed sta determinando crisi, svalutazioni e fughe di capitali e altri effetti collaterali per le economi emergenti.
Tale indebolimento si registra anche nello strisciante sabotaggio americano della revisione delle quote del Fondo Monetario Internazionale: la si menziona nella dichiarazione finale ma non la forza e la polemica di prima.
Al G20 ancora una volta l’Europa si è mantenuta “defilata” e troppo impotente di fronte alle rinnovate iniziative della grande finanza.
Circa la sicurezza, invece, al di là dell'impegno comune nella guerra contro il terrorismo, solo due Paesi del BRICS, la Russia e l'India, hanno indicato l'azione più efficace di contrasto all'Isis sostenendo la necessità di colpire le reti finanziarie ed economiche che sostengono il terrorismo!
Il primo ministro indiano Modi ha richiesto una “strategia coordinata capace di fermare le finanze, i rifornimenti e i canali di  comunicazione dei terroristi”. Il presidente russo Putin ha detto di aver fornito prove su vari personaggi di differenti Paesi, circa 40, di cui alcuni del G20, coinvolti nel finanziamento ai terroristi. Ha anche documentato l’enorme capacità di commercio di petrolio da parte dell’Isis.
In altre parole i due citati capiti di stato hanno denunciato il ruolo nefasto del “sistema bancario ombra” e delle relative operazioni speculative, di cui in passato si è tanto parlato in Europa ed negli Usa. Purtroppo però si è fatto davvero poco per contrastarlo.  

ALIMENTA2TALENT: PRESENTATA LA TERZA EDIZIONE DELLA CALL INTERNAZIONALE PER NUOVE START UP AGROALIMENTARI

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(Milano, 16 novembre 2015) – E’ stato presentato all’Urban Center del Comune di Milano il programma 2015 di “Alimenta2Talent”, il concorso internazionale per progetti di impresa nel settore agroalimentare, promosso dal Comune di Milano e dal Parco Tecnologico di Lodi – Science Park. 
Giunto alla terza edizione, il progetto ha raccolto i messaggi che Expo ha lanciato nel corso dei sei mesi dell’esposizione universale: una sfida al cambiamento nel campo della produzione agroalimentare e nei nuovi consumi. Ed è in questa ottica che si muove “Alimenta2Talent” 2015 che vedrà il Parco Tecnologico di Lodi ancor più impegnato nella fase di sviluppo delle nuove start up.
“Il successo delle prime due edizioni di Alimenta2Talent ha reso evidente la voglia dei nostri ragazzi di fare impresa a Milano – ha spiegato Cristina Tajani, Assessore al Lavoro, Sviluppo economico, Università e Ricerca del Comune di Milano –  L’auspicio è che questa call riceva la stessa risposta entusiasta della scorsa edizione, che ha avuto ben 100 richieste di partecipazione. Iniziative come queste sono fondamentali per generare a Milano, e nell’intero sistema Paese, un circolo virtuoso che alimenti la voglia di lavorare in un settore, come quello agroalimentare, ricco di stimoli e sfide professionali interessanti, come Expo 2015 ha ampiamente dimostrato”.
Alimenta2Talent 2015 presenta delle novità per la sua terza edizione: il percorso di accelerazione di Alimenta si articolerà in tre fasi, con momenti di valutazione intermedi. La prima fase procederà alla definizione di un modello di business solido; una seconda fase assegnerà dei voucher a 3 dei 5 progetti d’impresa finalisti, funzionali allo sviluppo del business e del piano commerciale. Nell’ultima fase vedrà la selezione del progetto d’impresa “Champion” del programma. Il Champion di Alimenta sarà il progetto che avrà creato il maggior valore nel periodo di accelerazione, per il quale è previsto un ulteriore contributo economico oltre alla valutazione, da parte del Parco Tecnologico di Lodi, dell’opportunità di investimento diretto.
“Dalla sua costituzione ad oggi Alimenta ha creato 46 start up e ne ha supportate oltre 80, ha raccolto fondi per circa 26 milioni di euro tra pubblico e privato e generato 150 nuovi posti di lavoro qualificati – ha dichiarato Gianluca Carenzo, Direttore del Parco Tecnologico di Lodi e Presidente APSTI – Alimenta2Talent è la competizione che, grazie alla collaborazione con il Comune di Milano, intende creare una Hub del Food e e del Food Tech. L’Acceleratore del Parco Tecnologico di Lodi  è nato per valorizzare questa potenzialità con gli strumenti giusti per concretizzarsi in progetti di impresa tangibili e capaci di generare occupazione, tanto da renderci possibili partner per nuove start up”.
La call internazionale prende il via oggi e il termine per la presentazione dei progetti è fissato per il prossimo 31 dicembre (http://www.alimenta2talent.eu/#home-section-apply).
Le tematiche per partecipare alla competizione riguarderanno proposte per nuovi prodotti, ingredienti, novel food che apportino un contributo sostanziale alla salute, al benessere e alla qualità di vita; design packaging per la filiera Alimentare; tecnologie per la produzione, trasformazione della filiera AgroFood; Internet of Food (IoT); Smart Agriculture e Precision Farming; soluzioni per la valorizzazione degli scarti e biomateriali; innovazione sociale per la sharing economy agroalimentare; biotecnologie in ambito Life Sciences e per le produzioni agroalimentari (Food Safety e Food Security).
Tutte le proposte saranno valutate da una Commissione Tecnica, composta da profili di alto spessore tecnologico e di business: grandi imprese del settore food e della Bioeconomia, rappresentanti del mondo finanziario, insieme ai responsabili della Ricerca e Sviluppo del Parco Tecnologico che restringerà la rosa dei finalisti fino a determinare 5 progetti vincitori che parteciperanno per 6 mesi (da aprile  a settembre 2016) all’ Alimenta Accelerating Program, all’interno dell’incubatore certificato del Parco Tecnologico di Lodi, dove svilupperanno un piano di business solido e acquisiranno tutti gli elementi abilitanti per un piano commerciale da presentare successivamente agli investitori.
PARCO TECNOLOGICO DI LODI – PTP - SCIENCE PARK
Il Parco Tecnologico di Lodi è il primo Parco Tecnologico italiano che opera nei settori dell’agroalimentare, della bioeconomia e delle scienze della vita. Grazie ai suoi programmi di ricerca e ai laboratori specializzati, offre servizi alle aziende che vedono nell’innovazione uno strumento di competitività. Tra questi anche servizi di certificazione e controllo contro le frodi alimentari attraverso il suo marchio DNA Controllato. Con l’Acceleratore Alimenta, il PTP supporta inoltre la nascita di nuove imprese. http://www.ptp.it/
COMUNE DI MILANO – ASSESSORATO ALLE POLITICHE PER IL LAVORO, SVILUPPO ECONOMICO, SMART CITY, UNIVERSITÀ E RICERCA AL COMUNE DI MILANO
L'assessorato da tre anni è impegnato nello sviluppo di una moderna rete di incubatori d'impresa volti a offrire spazi e opportunità all'intraprendenza dei più giovani. Grazie al rapporto consolidato con le Università e gli operatori privati stiamo favorendo l’innovazione e facilitando l’acceso al microcredito e l’assegnazione di spazi pubblici in periferia a nuove attività che intendono integrarsi nel territorio oltre a incentivare l’utilizzo di spazi di coworking e il rientro dei talenti italiani all’estero per creare nuove imprese e occupazione a Milano.

"In cima da soli"

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La supremazia del dollaro USA è in discussione?

Affermare che la prova più evidente dello status di maggiore potenza globale degli Stati Uniti non risieda né nella forza militare né nella supremazia economica ma nel primato del dollaro statunitense nel sistema finanziario economico, sarebbe del tutto ragionevole.

a cura del team di Asset Allocation di MoneyFarm.com.

Secondo un recente studio dell’Economist, alla fine del diciannovesimo secolo, nonostante il Regno Unito fosse stato superato dagli Stati Uniti come maggiore economia mondiale, la Gran Bretagna continuò ad essere percepita come la maggiore forza trainante mondiale fintanto che la sterlina rimase la moneta dominante sui mercati finanziari, con più del 60% delle transazioni commerciali e il 90% delle emissioni di debito pubblico denominate in sterlina.  Il quadro cambiò radicalmente dopo la Seconda Guerra Mondiale, in seguito alla quale il dollaro USA sostituì la moneta britannica come maggiore valuta di riserva. Questo coincise, e in parte sancì, la fine della supremazia britannica. Da allora, il dollaro è stato la superpotenza del sistema finanziario e monetario per più di 70 anni. Nonostante alcune fasi di crisi, come il collasso del sistema di Bretton Woods, cicli economici avversi negli Stati Uniti e la nascita dell’euro, lo status del dollaro come mezzo di pagamento, riserva di valore e attività di riserva è rimasto intatto. I numeri lo dimostrano. La quota di transazioni in valuta estera condotta in dollari è pari all’87%, di gran lunga superiore a tutte le altre maggiori valute globali (la seconda è l’euro, la cui percentuale si attesta al 33%). Circa metà delle attività finanziarie sono denominate in dollari, e il 55% della ricchezza globale è detenuta da istituzioni finanziarie statunitensi. Oltre a questo, l’OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries), esporta solo in dollari, grazie a un accordo firmato nel 1971 (anche se dal 2005, alcuni paesi membri dell’associazione stanno spingendo per uno cambio verso l’euro), creando costante domanda di dollari sui mercati internazionali dei cambi. Ultimo ma non meno importante, molte economie emergenti hanno il tasso di cambio ancorato alla valuta statunitense, “sottomettendo” di conseguenza le loro politiche monetarie alle decisioni delle Federal Reserve. È evidente come nei mesi scorsi la prospettiva di un piccolo rialzo dei tassi a parte delle FED abbia causato movimenti molto forti nei debiti emessi in dollari da stati e imprese nei paesi emergenti.
Il ruolo indiscusso di valuta dominante nelle riserve mondiali e la costante domanda di dollari ha permesso al governo e agli operatori Usa di indebitarsi a costi relativamente minori rispetto alle altre economie. Anche il sistema di pagamenti internazionali, incentrato sul dollaro, ha aiutato gli USA nelle negoziazioni internazionali e nel proteggere i propri interessi all’estero. Per esempio nel 2013 il governo americano ha sanzionato BNP Paribas per la violazione di sanzioni US che non erano legge né francese né degli altri paesi coinvolti nella transazione.

L’ascesa dello Yuan.
Così come il dollaro americano emerse dall’ombra della sterlina, circa un secolo fa, oggi un destino simile potrebbe capitare allo yuan e la Cina (rispetto al dollaro e agli Stati Uniti) che lentamente si stanno imponendo sulla scena internazionale. Basta solo guardare alla crescita esponenziale del peso della Cina sull’economia globale. Guardando agli attuali tassi di crescita del PIL, anche considerando il recente rallentamento, il sorpasso della Cina sugli Stati Uniti come prima economia mondiale potrebbe essere questione di tempo. Già in termini di parità del potere di acquisto, nel 2014 la Cina è diventata l’economia più grande del globo. Evento molto significativo è anche la decisione dell’IMF sull’inclusione dello yuan nel paniere di valute di riserva, lo Special Drawing Right (SDR) attesa alla per la fine del mese. Gli ultimi sforzi del governo cinese per favorire l’utilizzo della valuta nazionale nelle transazioni globali si sono mosse in questa direzione. Dati tali progressi, è possibile concludere che lo yuan possa diventare una valida alternativa al dollaro Usa e un giorno spodestarlo dal trono? Uno studio recente di Barry Eichengreem dell’Università della California, Berkley, può fornire alcuni criteri per dare una risposta credibile alla domanda. La ricerca suggerisce che siano tre aspetti del mercato finanziario domestico a decretare il successo di una valuta come riserva, ossia la dimensione, la stabilità e la liquidità. Analizzando questi aspetti del mercato finanziario cinese si può cercare di dedurre quale sarà il ruolo dello yuan nel contesto globale da qui in avanti. Riguardo la dimensione, sicuramente essere ammessi nello SDR è un gran passo avanti, ma da solo non è sufficiente per far affermare lo yuan. Secondo JP Morgan, nei prossimi 5 anni, le Banche Centrali globali e i Fondi Sovrani investiranno fino a 350 miliardi di dollari in obbligazioni cinesi. Nonostante il numero sia in sé rilevante, se paragonato ai 1.27 trilioni di dollari investiti dalla sola Cina in titoli di stato USA, appare ancora ben poca cosa. Attualmente il 97% delle riserve globali sono investite in 4 valute (dollaro, euro, yen e sterlina). Può volerci molto tempo prima che lo yuan diventi con l’euro e il dollaro una divisa veramente internazionale. Se parliamo invece di stabilità e liquidità dei mercati, ci sono molto dubbi giustificati sulla completezza ed equità del quadro legale cinese, soprattutto fino a quando il sistema giuridico nazionale sarà sotto il controllo del Partito Comunista. Inoltre, nonostante il governo e la banca centrale stiano attivamente promuovendo lo sviluppo del mercato finanziario, lo yuan non è completamente convertibile. La questione più evidente è la relativa mancanza di esperienza e l’immaturità delle autorità, in particolare nella gestione della stabilità del mercato. Durante gli scossoni azionari dell’estate 2015, l’impacciata ingerenza nel mercato da parte delle autorità ha probabilmente solo acuito la volatilità. L’inaspettata svalutazione dello yuan in agosto ha inoltre diminuito la credibilità delle istituzioni cinesi nel trattare situazioni economiche complesse. Considerato tutto, i sostenitori del dollaro possono ancora sostenere, a buona ragione, che il mercato dei capitali statunitense rimane tuttora quello più vasto, liquido e ben regolamentato: il sistema finanziario globale non abbandonerà molto presto il dollaro. Tuttavia, i mercati finanziari internazionali possono sicuramente beneficiare dall’inclusione dello yuan come riserva di valore, semplicemente per il fatto che la Cina è ormai un protagonista dello scenario globale e la domanda di valuta cinese come riserva è forte. La storia ha già mostrato come due valute molto importanti possano coesistere per un lungo periodo, come fecero il dollaro e la sterlina all’inizio del Ventesimo secolo. Dopotutto, non è necessario essere da soli in cima.

Je suis un chrétien

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GUERRA E' GUERRA

Muoiono gli innocenti, senza colpa e senza potere.

Di Matteo Maria Martinoli - Milano

In prima serata televisiva un comico ha affermato di essere disposto a indossare una maglietta con la scritta Je suis un chrétien. Peccato che invece di tradurla in "Io
sono un cristiano" l'abbia voluta spiegare dicendo di ritenersi "un cretino che brancola nel buio". Nella lingua francese la stessa parola chrètien è usata sia con
il significato di cristiano sia con quello di cretino perchè il cristiano ritiene anche il più disprezzato degli uomini (cretino) uguale a sè in dignità e proprio fratello. All'esercizio della liberté di critica di "un cretino" può davvero essere estranea l'égalité e fraternité di "un cristiano"?

Dilemma not Trilemma: The global Financial Cycle and Monetary Policy Independence

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dilemmaThere is a global financial cycle in capital flows, asset prices and in credit growth.

Di Hélène Rey - NBER Working Paper No. 21162

This cycle co‐moves with the VIX, a measure of uncertainty and risk aversion of the markets. Asset markets in countries with more credit inflows are more sensitive to the global cycle. The global financial cycle is not aligned with countries’ specific macroeconomic conditions. Symptoms can go from benign to large asset price bubbles and excess credit creation, which are among the best predictors of financial crises. A VAR analysis suggests that one of the determinants of the global financial cycle is monetary policy in the centre country, which affects leverage of global banks, capital flows and credit growth in the international financial system. Whenever capital is freely mobile, the global financial cycle constrains national monetary policies regardless of the exchange rate regime.

For the past few decades, international macroeconomics has postulated the “trilemma”: with free capital mobility, independent monetary policies are feasible if and only if exchange rates are floating. The global financial cycle transforms the trilemma into a “dilemma” or an “irreconcilable duo”: independent monetary policies are possible if and only if the capital account is managed.

So should policy restrict capital mobility? Gains to international capital flows have proved elusive whether in calibrated models or in the data. Large gross flows disrupt asset markets and financial intermediation, so the costs may be very large. To deal with the global financial cycle and the “dilemma”, we have the following policy options: ( a) targeted capital controls; (b) acting on one of the sources of the financial cycle itself, the monetary policy of the Fed and other main central banks; (c) acting on the transmission channel cyclically by limiting credit growth and leverage during the upturn of the cycle, using national macroprudential policies; (d) acting on the transmission channel structurally by imposing stricter limits on leverage for all financial intermediaries.

Fed e Bce CORRONO IN DIREZIONI OPPOSTE

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tiro alla funePrepariamoci a salire ancora sull’ottovolante finanziario e speculativo!

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Non vogliamo essere troppo pessimisti ma pensiamo che ciò possa accadere. Infatti la Federal Reserve americana  ha appena annunciato che considera la possibilità di aumentare il tasso di interesse a dicembre. La Bce di Mario Draghi ha invece rilanciato in grande la politica del Quantitative easing:  ha ribadito che “ intende acquistare titoli pubblici e privati fino a settembre 2016 e oltre, se necessario”. In ogni caso fino a che il tasso di inflazione annuo non si assesti intorno al 2%.
Draghi ha aggiunto che, “alla luce dei nuovi rischi emersi in relazione ai recenti sviluppi nei mercati globali e in quelli finanziari e delle commodity”, si è pronti ad aggiustare la dimensione, la composizione e la durata del programma del Qe.
Altro che “coordinamento stellare” tra le due massime banche centrali del pianeta! Esse si stanno movendo in direzioni diametralmente opposte, con il rischio di scontrarsi quando il circuito inevitabilmente li metterà di fronte. Una vuole iniziare una politica monetaria restrittiva mentre l’altra vuole proseguire con l’espansione della liquidità.
Troppo spesso e troppo astrattamente si parla di globalizzazione finanziaria, ma quando la Fed decide le sue più importanti politiche monetarie lo fa  nel suo interesse nazionale e del sistema del dollaro. La Bce ha imparato ad imitarla. Non si considera affatto se ciò possa avere un effetto destabilizzante nell’intero sistema economico-finanziario globale, in particolare nelle economie emergenti. Ciò è già accaduto. Prima o poi il conto si presenterà anche in casa americana ed europea.
Finora la grande disponibilità di liquidità in dollari a basso costo ha generato il cosiddetto “carry trade”, cioè il prendere a man bassa prestiti in dollari per poi usarli, anche per speculazioni, ovunque nel mondo. 
Escludendo il settore bancario, a marzo 2015 il debito in dollari fuori dagli Stati Uniti, soprattutto quello delle imprese, ha raggiunto i 9,6 trilioni di dollari, di cui un terzo nei Paesi emergenti. Dal 2009 vi è stato un aumento del 50%.
Il debito delle economie emergenti in valuta estera è quindi aumentato di molto. Tanta liquidità globale ha generato la crescita dei bond e di altri titoli di debito tanto da creare instabilità.
Negli ultimi mesi, a seguito delle svalutazioni delle monete locali, molti Paesi hanno risposto attingendo alle proprie riserve e vendendo le obbligazioni di stato denominate in dollari. La Banca dei Regolamenti Internazionali stima che il loro ammontare potrebbe superare quello dei titoli acquistati dalla Bce. Ciò ovviamente può determinare una competizione sul mercato globale delle obbligazioni in dollari e in euro con effetti non secondari anche sui cambi, neutralizzando l’ipotizzato effetto positivo del Qe europeo.  
Ciò dato non sorprende che anche l’Economist sottolinei che l’”offshore dollar system” si sia allargato senza freni. Esso ricorda che immediatamente dopo la crisi del 2008 la Fed intervenne con 1.000 miliardi di dollari a sostegno di banche private e di banche centrali estere. Oggi  in caso di una nuova crisi finanziaria l’intervento richiesto alla Fed potrebbe essere di dimensioni molto maggiori rispetto al passato. Si calcola che entro il 2020 la quantità di dollari fuori dai confini degli Usa potrebbe superare tutti gli attivi dell’intero settore bancario americano.
Anche la rivista Forbes scrive che se una grossa banca, come la Goldman Sachs o la Morgan Stanley, dovesse affrontare una crisi simile a quella della Glencore, la multinazionale delle materie prime i cui titoli sono crollati dell’85% dal loro debutto in borsa del 2011, ci sarebbero sufficienti ragioni per temere una Lehman Brothers 2.0. Questo perché le “too big to fail” hanno operazioni in derivati otc che, come noto, variano tra i 600 e i 700 trilioni di dollari. Quello di Forbes non è un avviso velato in quanto le banche menzionate sono grandemente coinvolte nei derivati speculativi sulle commodity.
La mancanza di regole e la mancanza di un effettivo raccordo tra i maggiori attori internazionali dell’economia e della politica mantengono il mondo sotto la minaccia di nuove crisi e di nuove instabilità, non meno preoccupanti di quelle determinate dagli attuali conflitti regionali.
Di ciò purtroppo si parla poco ignorando che spesso alla radice delle varie tensioni territoriali e dei fenomeni migratori vi sono anche regioni economiche e culturali.

IL POPOLO CURDO E' UNA VITTIMA DELLA STORIA

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Dopo il crollo dell' impero ottomano, il patto segreto anglo-francese Sykes-Picot (1916) tracciò con il righello i confini degli stati medio-orientali secondo gli interessi dei due paesi contraenti.

Di Giorgio Ornano

Il popolo curdo, già allora superiore a 20 milioni di individui, ne restò escluso malgrado gli fosse stato promesso  di avere un proprio Stato(trattato di Sévres, 1920)da parte degli anglo-francesi, che si rimangiarono invece la decisione a Losanna 3 anni dopo. I Curdi, discendenti dagli antichi Medi, etnia di origine indo-persiana meritavano una patria, non avendo nulla a che
vedere con turchi, arabi e persiani. Senza uno stato si dispersero negli stati adiacenti alla regione curda, ricca di petrolio e acqua. La loro storia non si può quindi disgiungere da quella di Iraq, Turchia, Siria e Iran.In questi stati, i curdi ospitati furono sempre visti con sospetto e perseguitati per la loro aspirazione all'indipendenza, specie in Turchia dove spesso vennero torturati, deportati e uccisi. In Iraq lottarono dal 1961 contro Saddam che represse la loro insurrezione brutalmente, sterminandoli anche con il gas nervino.
Nel dopo Saddam in Iraq ebbero un' autonomia nel Kurdistan iracheno ( capitale Erbil), autonomia spesso contrastata da Governo Centrale di Bagdad , specie per quanto riguarda le vendite di petrolio.
Ora, per l' ennesima volta, i Curdi sono vergognosamente lasciati soli a combattere e morire sul campo, opponendosi all' avanzata spaventosa dell' Isis, non contrastata efficacemente dagli americani, dagli arabi e dai turchi. Vergognoso l' atteggiamento di questi ultimi che, volendo, potevano salvare Kobane ma se ne sono ben guardati.I peshmerga ( uomini e donne) si battono con incredibile eroismo, anche perché, fino a poco tempo fa, malamente armati dall' Occidente per squallidi motivi di opportunità diplomatica contro un esercito potente e modernamente armato. Ciononostante i curdi , oltre a salvare Kobane da soli, battendosi casa per casa, come dimostrato in TV da coraggiosi giornalisti di TV24 e della 7 ,hanno ripreso parti importanti dei territori iracheni conquistati dall' Isis.I tagliagole estremisti marciavano a sud verso Bagdad in seguito alla vergognosa rotta dei soldati iracheni che fuggirono ,benché in numero preponderante,  lasciando ai tagliagole armi modernissime consegnate a Bagdad dagli USA. La resistenza dei formidabili  pashmerga  curdi li ha respinti a nord e mira a riconquistare importanti città in mano allo Stato Islamico . Intere comunità, come gli yazidi , vittime di uccisioni e stupri di massa, devono la loro salvezza ai Curdi che hanno riaperto loro la strada verso Erbil, dove vengono ospitati dal governo del Kurdistan Iracheno. Fantastiche anche le donne curde protagoniste di grandi epusodi di eroismo. Leggendaria la comandante curda Arin Mirkan che, circondata dalle milizie dello Stato Islamico, si é fatta esplodere con una bomba , uccidendo anche gli assalitori, piuttosto che essere catturata, subire uno stupro di massa e poi decapitata.  Ho anche visto guerrigliere del PKK  dichiarare che l' ultima pallottola é destinata a loro stesse per non subire la sorte evitata da Arin con il suo suicidio. Ed é proprio questa determinazione curda che terrorizza l' Isis. Civili curdi giovanissimi lasciano le loro case in moto per aggregarsi all' esercito regolare, dare una mano nei combattimenti, per poi rientrare a casa come se nulla fosse, disposti a ricominciare il giorno dopo. Come si fa a non ammirare e commuoversi davanti a questo popolo fiero, intelligente e coraggioso, lasciato vergognosamente solo, esposto per di più ai bombardamenti criminali dell' ambiguo Erdogan,  meno ostile verso l' ISIS che verso il PKK (partito deilavoratori turchi) ? Vergogna anche all' America che consente alla Turchia questi crimini e che non ha mai amato il PKK per la sua vicinanza al marxismo, peraltro abbandonato da tempo. E pensare che i Curdi sono l' unico popolo del Medio Oriente, esente da fanatismi religiosi.

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