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JANUS INSIDEOUT 2015:

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Sei nuove tappe per l’edizione autunnale dei Roadshow organizzato da Janus Capital per incontrare i professionisti del risparmio in Italia

Milano, 21 settembre 2015 - Janus Capital Group dà il via al Janus InsideOut 2015 “Allacciate le cinture – Parte Seconda” che partirà il prossimo 20 ottobre da Roma. Una serie di appuntamenti nel corso dei quali l’Asset Manager americano incontrerà i consulenti finanziari e gli intermediari qualificati in alcune delle principali città italiane. L’edizione autunnale del Janus InsideOut 2015 “Allacciate le cinture – Parte Seconda”, vedrà la partecipazione di Ivan Fong, Product Specialist del Janus Global Uncostrained Bond Fund, il fondo gestito da Bill Gross, e Adam Johnson, Product Specialist dei fondi Janus Global Life Sciences e Janus Europe, e toccherà le seguenti città, con inizio dei lavori alle ore 10.30:
Roma - Martedí 20 ottobre - Hotel Parco dei Principi Ospite: Ivan Fong, Product Specialist Janus Global Unconstrained Bond Fund
Firenze - Mercoledì 21 ottobre - Grand Hotel Baglioni
Ospite: Ivan Fong, Product Specialist Janus Global Unconstrained Bond Fund
Bologna - Giovedì 22 ottobre - Grand Hotel Majestic Già Baglioni
Ospite: Ivan Fong, Product Specialist Janus Global Unconstrained Bond Fund
Torino - Martedí 27 ottobre – Hotel Principi di Piemonte
Ospite: Adam Johnson, Product Specialist Janus Global Life Sciences Fund e
Janus Europe Fund
Milano - Mercoledì 28 ottobre – Starhotels Rosa Grand
Ospite: Adam Johnson, Product Specialist Janus Global Life Sciences Fund e
Janus Europe Fund
Padova - Giovedì 29 ottobre – Hotel Sheraton Padova
Ospite: Adam Johnson, Product Specialist Janus Global Life Sciences Fund e
Janus Europe Fund

IL G20 ED IL RISCHIO DEGLI SQUILIBRI FINANZIARI

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Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Le analisi e le proposte che hanno caratterizzato tutti i summit del G20, fino all'ultimo incontro di Istanbul dei ministri delle Finanze e dei presidenti delle Banche Centrali, sono sempre stati falsati dalla presunta centralità dei cosiddetti “conti delle partite correnti”. In sintesi il mondo viene suddiviso in Paesi con un surplus commerciale e in Paesi con un deficit commerciale. I primi automaticamente diventerebbero  creditori nei confronti dei secondi.

Il G20 considera ciò “squilibri globali” che sarebbero alla radice delle grandi crisi passate e recenti.  Nei comunicati finali spesso si è arrivati addirittura a considerare gli squilibri nelle partite correnti come sinonimi di squilibri globali.

Naturalmente non si tratta di una mera questione terminologica, ma di effettive politiche economiche e monetarie. Così facendo infatti si cerca anzitutto di sottostimare gli “squilibri finanziari”, che invece sono molto più pericolosi e distruttivi.

Di conseguenza il rimedio ed il ritorno ad uno stato di equilibrio li si otterrebbe semplicemente pressando i Paesi in surplus a rivalutare le loro monete e ad aumentare i loro consumi interni, mettendo in moto politiche che mirano a “mantenere competitive” alcune monete, anzitutto il dollaro.

La valutazione delle partite correnti è un approccio che si basa su confronti nazionali bilaterali, sottacendo il fatto rilevante del dominio attuale di un sistema finanziario globalizzato ma indipendente e indocile quanto sfuggente ad ogni controllo statuale.

Non si considera il ruolo che un dato Paese svolge sui mercati internazionali dei prestiti, del commercio e dell'intermediazione finanziaria. In pratica si mira così a giustificare le conseguenti politiche monetarie accomodanti della Federal Reserve e  i suoi effetti destabilizzanti per le monete e le economie dei Paesi del resto del mondo.

L'errata centralità delle partite correnti è il risultato di una distorta idea  di risparmio e di finanziamento. Il risparmio è una risorsa prodotta e non consumata e dovrebbe essere logicamente finalizzato agli investimenti produttivi di un dato Paese. Il finanziamento invece si riferisce ai flussi di cassa e alla capacità di accedere alla liquidità, anche attraverso i prestiti, e purtroppo è spesso orientato alle attività speculative.

In quest'ottica le banche creano ed emettono titoli indipendentemente dalla quantità delle risorse depositate presso di loro.

Non è una distinzione di poco conto, se si considera che le grandi banche e gli altri istituti finanziari sono capaci di creare liquidità e crediti in quantità e in qualità pressoché illimitata. La dimostrazione più evidente è la continua creazione di derivati finanziari che, nella versione degli over the counter (otc), sono addirittura tenuti fuori bilancio. Anche se poi alcuni di essi, con il dovuto bollino della tripla A fornita dalle solite agenzie di rating, sono stranamente portati dalle grandi banche finanche in garanzia per ottenere crediti dalla Fed o dalla Bce.

Perciò i debiti di un Paese non sono sostenuti dal risparmio di un altro ma in gran parte dalle decisioni di portafoglio dei grandi operatori finanziari internazionali. E qui entra in gioco anche il rischio di credito come questione non collegata necessariamente alla situazione delle partite correnti.

Non è facile, ma comprendere ciò comporta di conseguenza lavorare per un accordo all’interno del G20 per introdurre regole chiare e stringenti per le grandi banche too big to fail, per il loro sistema bancario ombra e per tutta quella finanza che inonda il sistema di prodotti finanziari di qualità più che dubbia.

Se non si pone maggiore attenzione agli squilibri finanziari, in certi Paesi si può generare  un “eccesso di elasticità finanziaria”. Il che è un modo elegante per descrivere la creazione di liquidità e la concessione di crediti in settori a rischio. Così accadde negli Usa nel settore immobiliare dei mutui e delle ipoteche sub prime prima della grande crisi del 2007-8. Purtroppo sembra che ciò sia continuato anche dopo, attraverso i nuovi dollari del QE, anche fuori dai confini americani. Negli ultimi anni  infatti i crediti in dollari ai non residenti negli Usa sono cresciuti ad un tasso maggiore dei crediti domestici.

A chi, come noi, spesso in solitudine ha sempre evidenziato il pericolo delle bolle finanziarie e di una finanza senza controlli è di sicuro conforto il fatto che recentemente anche la Banca dei Regolamenti Internazionali, attraverso il suo direttore del dipartimento economico e monetario, Claudio Borio, sia giunta alle stesse conclusioni.

Anche la Bri chiede autorevolmente che il G20 affronti il rischio sistemico rappresentato dagli squilibri finanziari e dall’eccessiva “liquidità globale”.

S&P's - DECLINING PROFITABILITY OF CHINA's CORPORATE SECTOR HAS FUELED SHANGHAI's SHARE MARKET CORRECTION

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MELBOURNE (Standard & Poor's) Aug. 26, 2015--The declining profitability of China's corporate sector over several years contributed to the recent correction in the Shanghai Stock Exchange, according to an article that Standard & Poor's Ratings Services published today titled, "Shanghai's Share Market Correction Isn't Surprising Given The Declining Profitability Of China's Corporates." 
 "We forewarned three years ago that the average profitability of the largest Chinese corporates was declining. Indeed, the financial risks of listed companies worsened over the five years to 2014 before steadying recently," said Standard & Poor's credit analyst Terry Chan. 
 Standard & Poor's says the impact of the market correction on corporates is pretty much dependent on their reaction to it and the central government's efforts to shore up the market and economy. 
 "Ironically, if Chinese corporates become overly conservative towards investing, the feedback loop from a contraction in overall business activity could undermine their credit profiles," said Mr. Chan.
 Standard & Poor's foresees that the impact of the market correction could be felt in three waves. First, corporates may be reluctant to issue shares until the stock market settles, but the lack of issuance is unlikely to change many credit profiles over the next 12 months or so. Any delay in equity-raising may mean higher leverage, particularly if corporates source new debt to finance acquisitions. 
Second, any easing of market liquidity and government encouragement of investments may benefit corporates over the near term. However, the adequacy of returns on any additional investment is less certain. Finally, the most significant impact would be if companies view the stock market correction and the government's response as signals that the prospects for the Chinese economy may be less bright than previously assumed, the pace of investment may slow. "A slowdown in investment activity could bring about the reduced prospects the corporates fear, given the country's still high dependence on investments to drive economic growth. This self-reinforcing spiral would negatively affect corporate credit profiles," said Mr. Chan. With corporates viewing the equity issuance window as being closed, at least
temporarily, they would have to rely on debt funding to support growth.  Apparently recognizing this, China's central bank announced on Aug. 25, 2015, that it will further cut lending interest rates by 25 basis points and lower the reserve requirement ratio for banks by 50 basis points.

ASSOFINANCE riporta la FINANZA IN PIAZZA a Milano

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ASSOFINANCE riporta la FINANZA IN PIAZZA a Milano

Terza edizione
ASSOFINANCE E UNIVERSITA' MILANO BICOCCA 
Convegno Financial Literacy - Cultura finanziaria nei tempi di crisi
Milano, 16-17 Settembre 2015 Università Milano Bicocca

Clicca sulle locandine per scaricare il programma

La partecipazione è gratuita.

Per informazioni e registrazioni si prega contattare Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. oppure Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Final Programme Sept16 17 2015 Financial Literacy Plenary Sept17 2015

Si torna a temere una crisi sistemica

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La vertiginosa altalena sulle borse internazionali sta mettendo di nuovo in discussione la tenuta del sistema finanziario globale.

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Non è l’effetto a catena del raffreddamento dell’economia cinese e la conseguente caduta dei listini di Shanghai, come molti, con una certa dose di opportunismo, vorrebbero spiegare. Si comincia invece a raccogliere i “frutti velenosi” seminati dai “quantitative easing” della Federal Reserve, della Bce e di altre banche centrali. Sta accadendo ciò che paventammo tempo fa su questo giornale.
Le eccezionali immissioni di nuova liquidità da parte delle banche centrali, per parecchie migliaia di miliardi di dollari, sono andate a gonfiare a dismisura i propri bilanci, a salvare le banche too big to fail in crisi e a rischio bancarotta, a comprare nuovi titoli di Paesi con crescenti debiti pubblici e a gonfiare i listini delle varie borse.
Tanta nuova liquidità aveva fatto temere una immediata esplosione inflazionistica.  I grandi “gestori della crisi” sono invece stati capaci di “pilotarla” verso le borse che hanno immediatamente portato le loro quotazioni agli stessi livelli stratosferici di prima del 2007. Senza legame alcuno con l’economia sottostante in recessione.
L’inflazione in verità c’è stata, non sui prezzi ma sui valori borsistici!
Lo sottolinea anche la Banca dei Regolamenti Internazionali quando dice che “ Nonostante tutti gli sforzi per uscire dal cono d’ombra della crisi finanziaria, le condizioni dell’economia mondiale sono ancora lontane dalla normalità. L’accumulo di indebitamento e rischi finanziari, la dipendenza dei mercati finanziari dalle banche centrali e il persistere di tassi di interesse bassi: tutto questo sembra diventato ordinario. Ma solo perché qualcosa è ordinario non significa che sia normale.”
Se una malattia diventa ordinaria, cronica, non significa guarigione ne un miglioramento dello stato di salute.
I tassi di interesse negativi praticati dalle banche centrali stanno causando nuovi seri rischi finanziari. Nei primi 5 mesi dell’anno titoli di debito sovrano per oltre 2.000 miliardi di dollari sono stati scambiati a tassi negativi. Ciò ha indotto banche e grandi operatori finanziari a ricercare “l’azzardo morale” del rischio.
Per mantenere i loro impegni, a livello internazionale le assicurazioni sono in cerca di rendimenti alti anche se più rischiosi. La quota di titoli in loro possesso con rating inferiore alla A dal 2007 al 2013 è passata dal 20 al 30% del totale. Anche i fondi di investimento giocano un ruolo più aggressivo sui mercati. Già nel 2013 i mercati dei capitali e i fondi di gestione sono raddoppiati nel giro di 10 anni e manovrano 75.000 miliardi di dollari, accentuando una notevole concentrazione tanto che oggi 20 fondi controllano il 40% del mercato.
La dipendenza dei mercati finanziari dalle banche centrali e dalle loro decisioni è cresciuta pericolosamente. Esse detengono il 40% di tutti i titoli pubblici denominati nelle valute principali. Come dimostrano gli ultimi avvenimenti borsistici esse sono diventate i principali attori del mercato, non solo attraverso la fornitura di liquidità ma anche attraverso gli acquisti diretti di titoli e azioni. E’ una distorsione che rivela la irrilevanza delle politiche dei vari governi rispetto alle autorità monetarie.
Si consideri che la semplice possibilità di un aumento del tasso di interesse da parte della Fed, come accade in questi gironi, manda in fibrillazione tutti i mercati. Molti Paesi emergenti, già pesantemente minati da svalutazioni valutarie, temono una fuga di capitali verso il mercato del dollaro.
Non è un caso che nella seconda metà del 2014 il dollaro si sia rivalutato del 20% e il prezzo del petrolio sia sceso del 50%. Ci sembra che si tenti di far passare come normali i grandi rapidi cambiamenti che incidono profondamente nei rapporti economici internazionali. Nel frattempo gli investimenti delle imprese sono rimasti deboli, nonostante l’esplosione di fusioni e acquisizioni e i riacquisti di azioni proprie finanziati con emissioni obbligazionarie.
Secondo la Bri i boom finanziari e le cosiddette politiche monetarie accomodanti hanno determinato a livello globale anche la riduzione del tasso di crescita della produttività. Si calcola che la perdita della crescita di produttività media annua sia stata dello 0,4% nel periodo 2004-7 e dello 0,6% nel periodo 2007-13. Ciò sarebbe dovuto alla distorsione nel mercato del lavoro, dove la perdita di posti qualificati sarebbe parzialmente rimpiazzata da altri meno qualificati e di settori diversi. Il lavoro perso nei settori industriali sarebbe quindi in parte rimpiazzato dal terziario.
Quando la Fed iniziò il QE molti governi, come quello brasiliano e indiano, denunciarono l’inizio di una “guerra monetaria”. I nuovi capitali speculativi entrarono nei Paesi emergenti creando bolle non solo immobiliari, destabilizzando le economie locali. Allora Washington disse chiaramente che si trattava di una misura, presa nel proprio interesse nazionale, “alla quale bisognava adeguarsi”. Poi la successiva decisione della Fed di sospendere il QE provocò un’ulteriore fuga di capitali e la svalutazione delle monete dei suddetti Paesi.
Non c’è quindi da stupirsi se la Cina non vuole accettare il gioco e decide di svalutare in modo competitivo la propria moneta. Sei volte in un breve lasso di tempo!
Si rischia di nuovo una crisi sistemica, aggravata da interessi e conflitti nazionali che sembrano sempre più insanabili. Ciò accade perché, anziché decidere unitariamente in sede di G20, si continua a ritenere di poter agire da soli mentre i problemi hanno invece una oggettiva valenza e portata mondiale.

Eni scopre nell’offshore egiziano il più grande giacimento a gas mai rinvenuto nel Mar Mediterraneo

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La scoperta supergiant in seguito al suo pieno sviluppo potrà garantire la soddisfazione della domanda egiziana di gas naturale per decenni. In base ai dati acquisiti in pozzo e alle evidenze geofisiche a disposizione, il giacimento può avere un potenziale fino a 850 miliardi di metri cubi di gas in posto e rappresentare quindi una delle maggiori scoperte di gas a livello mondiale, situata in un permesso detenuto da Eni al 100%.

L’Ad di Eni Claudio Descalzi nelle scorse ore si è recato al Cairo per illustrare il nuovo successo esplorativo ai vertici istituzionali del Paese San Donato Milanese (MI), 30 agosto 2015 – Eni ha effettuato una scoperta di gas di rilevanza mondiale nell'offshore egiziano del Mar Mediterraneo, presso il prospetto esplorativo denominato Zohr. Il pozzo Zohr 1X, attraverso il quale è stata effettuata la scoperta, è situato a 1.450 metri di profondità d’acqua, nel blocco Shorouk, siglato nel gennaio 2014 con il Ministero del Petrolio egiziano e con la Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS) a seguito di una gara internazionale competitiva.
Dalle informazioni geologiche e geofisiche disponibili, e dai dati acquisiti nel pozzo di scoperta, il giacimento supergiant presenta un potenziale di risorse fino a 850 miliardi di metri cubi di gas in posto (5,5 miliardi di barili di olio equivalente) e un’estensione di circa 100 chilometri quadrati. Zohr rappresenta la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto e nel mar Mediterraneo e può diventare una delle maggiori scoperte di gas a livello mondiale. Questo successo esplorativo offrirà un contributo fondamentale nel soddisfare la domanda egiziana di gas naturale per decenni.
Eni svolgerà nell’immediato le attività di delineazione del giacimento per assicurare lo sviluppo accelerato della scoperta che sfrutti al meglio le infrastrutture già esistenti, a mare e a terra.
Il pozzo  Zohr 1X, che è stato perforato a 4.131 metri di profondità complessiva, ha incontrato circa 630 metri di colonna di idrocarburi in una sequenza carbonatica di età Miocenica con ottime proprietà della roccia serbatoio. La struttura di Zohr presenta anche un potenziale a maggiore profondità, che sarà investigato in futuro attraverso un pozzo dedicato.
L’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, si è recato nelle scorse ore al Cairo per aggiornare il Presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, su questo importante successo, e per parlare della nuova scoperta con il Primo Ministro del paese, Ibrahim Mahlab, e con il Ministro del Petrolio e delle Risorse Minerarie, Sherif Ismail.
L’AD di Eni ha commentato: “E’ un giorno davvero importante per la nostra società e le persone di Eni. Questo importante risultato è la conferma delle nostre competenze e delle nostre capacità di innovazione tecnologica con immediata applicazione operativa, e dimostra soprattutto lo spirito di forte collaborazione tra tutte le componenti aziendali che sono alla base di questi grandi successi. La strategia che ci ha portato a insistere nella ricerca nelle aree mature di paesi che conosciamo da decenni si e' dimostrata vincente, a riprova che l’Egitto presenta ancora un grande potenziale. Questa scoperta storica sarà in grado di trasformare lo scenario energetico di un intero paese, che ci accoglie da oltre 60 anni. L'esplorazione si conferma al centro della nostra strategia di crescita: negli ultimi 7 anni abbiamo scoperto 10 miliardi di barili di risorse e 300 milioni negli ultimi sei mesi, confermando così la posizione di Eni al top dell'industria. Questa scoperta assume un valore ancora maggiore poiché fatta in Egitto, paese strategico per Eni, dove possono essere sfruttate importanti sinergie con le istallazioni esistenti permettendoci una rapida messa in produzione”.
Eni, attraverso la controllata IEOC Production BV, detiene nella licenza di Shorouk la quota del 100% e ne è l’operatore. Eni e’ presente in Egitto dal 1954, dove opera attraverso IEOC, ed e’ stata storicamente precursore nell’ esplorazione e sfruttamento delle risorse gas nel paese fin dalla scoperta del Campo di Abu Maadi nel 1967. Ricorrendo a nuovi modelli esplorativi e massimizzando l’utilizzo di nuove tecnologie operative, Eni, attraverso le compagnie operative pariteticamente partecipate con EGPC, AGIBA e PETROBEL, ha raddoppiato negli ultimi 3 anni la produzione di olio nelle concessioni del Western Desert e di Abu Rudeis nel Golfo di Suez e dato nuovo impulso produttivo nell’onshore del Delta del Nilo in seguito alla scoperta di Nidoco NW 2 (Nooros prospect) già in produzione.
Eni è il principale produttore di idrocarburi nel Paese con una produzione equity di circa 200 mila barili di olio equivalente al giorno.

BOLOGNA - 29 AGOSTO 2015 - SECONDA RIUNIONE DEL COMITATO NAZIONALE PER L'ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE CON DIRETTA STREAMING

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COGITO ERGO SUMA Bologna, sabato, 29 Agosto, presso l'Albergo Pallone (via del Pallone 4 dalle 10 alle 17.30),  associazioni e gruppi politici nascenti, hanno organizzato la seconda riunione per migliorare e diffondere il progetto politico del Comitato Nazionale per l'Attuazione della Costituzione (CNAC).
Si tratta di un progetto molto concreto e rispettoso delle specificità di ciascuno, che punta a generare fiducia reciproca, a creare una rete per portare nei luoghi dove si decide le migliori persone della società civile e a dare un orizzonte comune a quella miriade di enti e di liste civiche che lavorano sui territori.

Il progetto prende le mosse da un ragionamento molto semplice.
Attualmente sono migliaia i gruppi impegnati per migliorare l'Italia con progetti di grande utilità che spesso vanno a tamponare gli effetti della cattiva politica dei nostri governanti.
Questo estenuante lavoro svolto “a valle” toglie tempo ed energie per dare vita ad una efficace strategia che punti alla soluzione delle cause. Tutto ciò consente alla cattiva politica di perpetuarsi e di non affrontare i nodi della società italiana come la riforma fiscale, la questione di genere, la legalità e la corruzione, la tutela del territorio, dell'aria e dell'acqua, della biodiversità e degli animali, la riconversione ecologica dell'economia, la tutela e valorizzazione del lavoro, l'affermazione dei diritti dei lavoratori, la divisione delle banche commerciali dalle banche di investimento, l'impegno per una Europa dei popoli e non della finanza, la legge sul conflitto di interessi, la legge per regolamentare i partiti, una legge elettorale per restituire la sovranità ai/alle cittadini/e.

L'obiettivo primario del CNAC é, quindi, quello di creare una rete per mandare le migliori persone della società civile in parlamento, nelle regioni e nei comuni  allo scopo di portare più partecipazione, nuove modalità di fare politica e una reale vicinanza ai bisogni dei cittadini stremati dalla crisi e assediati direttamente e indirettamente dagli effetti del pensiero dominante che mira alla mercificazione di tutto.

Il “collante” che tiene uniti questi gruppi é costituito dal desiderio di attuare la Costituzione e di includere visioni ed esperienze politiche differenti ma concordi su: solidarietà sociale, legalità, fare impresa come strumento per migliorare la società nel suo insieme e non per il puro profitto, rafforzamento della democrazia rappresentativa e diretta e incentivazione della partecipazione dei/delle cittadini/e.
L'adesione di un gruppo al CNAC non implica alcuna perdita di identità; il CNAC è di fatto una rete senza leader e ogni gruppo aderente a questo progetto è semplicemente una componente alla pari con gli altri.
Durante la giornata si farà anche una riflessione sull'esperienza della Grecia e su ciò che sarebbe auspicabile fare per evitare all'Italia la stessa fine.

Lista Civica Italiana, come altri movimenti ed associazioni, aderisce con passione ed impegno a questa iniziativa e lancia un invito ad aderire a tutte le persone e i gruppi che vogliano riportare in politica buonsenso, spirito di servizio, legalità, uniti ai principi ispiratori della nostra Costituzione.

Modulo per partecipare e/o per segnalare il desiderio di essere ricontattati
Per iscriversi ecco il form da riempire https://docs.google.com/forms/d/1WiPepUKjhS4-EVxct6zBQue50txSfMqJIiON2JIlwZc/viewform?c=0&w=1

Link e informazioni
In home page della Lista Civica Italiana è reperibile la bozza del progetto CNAC scritta dopo laprima riunione del 9 maggio 2015 in condivisione con gli altri gruppi (anche qui http://www.listacivicaitaliana.org/?p=7613 ).

Diretta streaming
E prevista la possibilità di partecipare via web. Il link per la diretta streaming é https://www.youtube.com/watch?v=LdpblDFgDwM&feature=share

ATTENTI ALLA SPECULAZIONE FINANZIARIA CONTRO LA CINA

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In Cina il fuoco che si nasconde sotto la cenere è molto più pericoloso della fiammata che si è vista di recente nella borsa di Shanghai.

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

I media hanno riportato il fatto eclatante del crollo delle quotazioni e dei titoli sospesi senza cercare di rispondere alle inevitabili domande:  Qual è la causa? Chi lo ha provocato? E perché?
Certamente è stato un evento potenzialmente sconvolgente. Dal 12 giugno al 9 luglio il mercato azionario cinese ha perso il 30% cancellando circa 3 trilioni di dollari di capitale. E’ da evidenziare che dopo l’intervento delle autorità monetarie con l’immissione di nuova liquidità per circa 200 miliardi di dollari, la borsa è risalita del 17%. Sono anche in corso indagini per “scovare” gli speculatori che hanno giocato a breve sulla caduta della borsa.
Ovviamente il fuoco non è stato estinto in modo sicuro e definitivo. Le varie bolle finanziarie dei settori privati dell’economia sono il problema numero uno della Cina. Essa ha un debito pubblico – il 43% del Pil - contenuto se paragonato a quello dei Paesi occidentali. Ma il debito delle imprese private (corporate) è pari al 160% del Pil nazionale, che è di circa 11 trilioni di dollari.
Si stima che nei prossimi 4 anni la Cina potrebbe avere bisogno di piazzare titoli di debito, tra nuovi e vecchi da rinnovare, per oltre 20 trilioni di dollari.  Anche la bolla immobiliare, come rivelano le tante città fantasma costruite e non abitate, potrebbe  diventare una bomba ad orologeria.
Sono situazioni di indubbia pericolosità ma minore rispetto a quella americana.
Infatti il livello totale del debito cinese, pubblico e privato, è inferiore a quello statunitense, a quello giapponese e a quello di tante altre economie europee. Vi è una differenza sostanziale nell’andamento dell’economia real che in Cina, nonostante una riduzione rispetto ai livelli altissimi degli anni passati, fa ancora registrare una crescita intorno al 7% del Pil.
I dati del commercio estero cinese sono straordinariamente positivi. Solo nei primi sei mesi di quest’anno  il surplus commerciale nel settore della produzione di beni è stato pari a 260 miliardi di dollari, un vero boom se lo si raffronta con i 100 miliardi dello stesso periodo del 2014. Mentre gli Usa, nella prima metà del 2015, registrano un deficit nella bilancia commerciale (beni e servizi) di circa 250 miliardi.
E’ sul fronte geoeconomico e geopolitico che la Cina sta operando profondissimi cambiamenti e innovazioni, soprattutto nel contesto dell’alleanza dei BRICS. Forse non è un caso che il crollo della borsa di Shanghai sia avvenuto mentre la nuova Asian Infrastructure Investment Bank apriva ufficialmente i suoi uffici e le sue attività a Pechino. Si ricordi che l’AIIB, con un capitale iniziale di 100 miliardi di dollari, diventa il principale istituto di credito per promuovere la modernizzazione e la infrastrutturazione dell’intero continente asiatico, cominciando con la realizzazione del progetto della Nuova Via della Seta.
Nel frattempo, mentre gli Usa, con una troppo accondiscendente Unione europea, conducono una destabilizzante campagna di sanzioni economiche contro la Russia, la Cina mantiene un atteggiamento indipendente e completamente differente. La prova più eclatante è l’accordo trentennale di acquisto di gas russo per una valore di 400 miliardi di dollari, da “regolarsi” non più  in valuta americana ma nelle loro monete nazionali.
Secondo noi  il cambiamento più profondo è la decisione cinese, silenziosa e non discussa dai grandi media,  di rivedere progressivamente la composizione delle sue riserve monetarie e di ridurre l’ammontare dei titoli americani in suo possesso. Nel mese di giugno ha acquistato 600 tonnellate di oro mentre si stima che nel secondo trimestre 2015 le sue riserve in valuta estera siano scese di 140-160 miliardi di dollari, come dimostra il freno agli acquisti cinesi di nuovi Treasury bond USA.
Tutto ciò spiegherebbe l’intento di qualcuno di frenare il nuovo corso della Cina con un avviso  a non uscire dai vecchi binari e dai vecchi accordi.
Perciò occorre capire meglio chi ha promosso e cavalcato l’onda della succitata speculazione. La Jp Morgan City e la Goldman Sachs hanno riconosciuto pubblicamente che la Cina da un po’ di tempo ha abbandonato la consueta regola di acquistare con il suo surplus commerciale  i titoli di stato americano.
Le agenzie di rating, a cominciare con la Standard & Poor’s, parlano di “rapida crescita del debito, opacità del rischio, alta percentuale tra debito e Pil, azzardo morale”  in Cina. Sono le classiche “parole in codice” usate anche altrove, sempre poco prima di una attacco speculativo. La Banca Mondiale ha parlato del mercato cinese come “squilibrato, represso, costoso da mantenere e potenzialmente instabile”. Un giudizio poco dopo ritirato, asserendo che la sua pubblicazione era il frutto di un errore.
Una cosa è certa: giocare allo scontro o solo alla speculazione contro la Cina potrebbe avere degli effetti devastanti sull’intero sistema finanziario mondiale, potenzialmente maggiori della crisi del 2007-8. Una ragione di più per definire in sede internazionale accordi stringenti per regolamentare il sistema finanziario, almeno i suoi aspetti deteriori, quelli fortemente speculativi che incidono non solo sulla stabilità sociale ed economica di interi Paesi ma anche sugli assetti geopolitici mondiali.

Torna l' eterno problema tedesco

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L'austerità semina morte. Come la guerra.

Uccide la mancanza di assistenza sanitaria. Uccide la fame. Uccide la disperazione. Uccide la dignità schiacciata.

Di Giorgio Ornano

A scadenze più o meno regolari si riaffaccia il problema tedesco.  Tutta la storia di questo grande paese dimostra che la Germania tende a primeggiare nel continente europeo. Questa spinta alla supremazia sembra inevitabile, sia x ragioni obiettive ( la popolazione più numerosa, la posizione centrale nel continente, sia per gli stretti

legami culturali-linguistici con paesi confinanti, quali Austria, Svizzera e Danimarca ), ma anche per meriti incontestabili( alta produttività, forte inclinazione all' export, ottima organizzazione statale e privata, avanzata ricerca tecnologica. Da 150 anni l' Europa ha dovuto fare i conti con la potenza germanica e con la sua innata volontà di dominio. Questa inclinazione avrebbe potuto tradursi in pacifica convivenza ma sia nel 1914 che nel 1939 , la Germania scelse viceversa l opzione militare per attuare questa aspirazione egenomica. Fin dagli albori del tredicesimo secolo, i Cavalieri Teutonici, potentissimo ordine monastico/militare, cercarono di imporre la loro supremazia ai popoli dell' est (Polacchi e Lituani), assecondando la loro naturale espansione ad Oriente,il Drang nach Osten,( spinta verso l' Est ) , ripresa in tempi moderni dal Terzo Reich. Effettuarono la conquista e poi la germanizzazione dei territori ad oriente, in particolare in Polonia e in Lituania, puntando anche ai paesi baltici. Nella seconda guerra mondiale Hitler puntò ad annettersi tutti i territori ad Est della Germania, i cui abitanti erano considerati di razza inferiore ( Untermenschen). La suddetta scelta militare costò, nelle 2 guerre mondiali decine di milioni di morti in combattimento- senza contare l'orrore della Shoah, nonché la riduzione , nel 1945,del continente ad un cumulo di macerie. Oggi, naturalmente, la situazione é ben diversa : la Germania é un gigante economico, anche se, dopo gli accordi post bellici militarmente dipende dalla Nato. Su questa forza economica, dovuta anche al generosissimo taglio del debito di guerra da parte degli Alleati, la Germania fa leva per aspirare nuovamente ad un ruolo dominante in Europa. A malincuore ha rinunciato all' amato marco, sostituendolo con l' Euro che le é risultato ancora più conveniente, difeso come é da regole e vincoli economici imposti dalla Germania stessa in modo duro e autoritario, persino iniquo, secondo la legge del più forte (quia ego sum leo, avrebbe scritto Esopo). Lo si é visto nel caso Grecia. Non si può ridurre un popolo alla fame e alla disperazione, nn lasciandogli neppure la possibilità di
acquistare le medicine per i propri figli ammalati,e non é un caso che la mortalità infantile in Grecia sia aumentata, solo perché le banche tedesche dovevano ricuperare al 100% i loro crediti, cosa impossibile, quindi cretina. Non si uccide solo con bombe e carri armati, ma anche con fame e malattie. Meno cruento ma il risultato é
identico. Tra l'altro la Grecia vanta presso la Germania crediti immensi,economici e morali. Invasa dal Terzo Reich. ha subito distruzioni, furti del proprio patrimonio artistico, uccisioni e deportazioni, che il duo Merkel/ Schauble ha disinvoltamente voluto ignorare, con somma meschinità.Per i tedeschi sembra esistere solo il
rispetto delle regole, che sono i primi a sorvolare quando non fa loro comodo, vedi l' esenzione ai test stress per le Sparkassen, tutt' altro che in buona salute, possedute dalla Deutsche Bank. Il rispetto delle regole é adatto ad una piccola comunità di paese, non ad un progetto ambizioso di portata storica, come quello dell' Unione
del continente, dove serve una politica generosa e non una limitata mentalità da piccolo contabile. Giusto l' opposto di quanto vuole la
Germania, ossessionata dai suoi fantasmi egemonici.
 
Giorgio Ornano.

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