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22. gennaio 2021

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UTILE ENI - SECONDO TRIMESTRE 2015

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Utile netto adjusted
Nel secondo trimestre 2015 l’utile netto adjusted esclusa Saipem è stato di €0,45 miliardi con una flessione del 46% rispetto al secondo trimestre 2014 dovuta al calo dell’utile operativo, alla variazione negativa del fair value delle partecipazioni di Snam e Galp (perdita di €53 milioni rispetto a proventi di €99 milioni nel periodo di confronto), nonché all’aumento del tax rate (2 punti percentuali) dovuto alla mancata valorizzazione fiscale dei citati oneri su partecipazioni e alla maggiore incidenza di paesi a più elevata fiscalità, i cui effetti sono stati parzialmente compensati dalla minore incidenza sull’utile ante imposte di Gruppo del settore E&P. Su base consolidata l’utile netto adjusted del trimestre è stato di €0,14 miliardi con una flessione dell’84% e un tax rate in aumento al 147% dovuto alla mancata valorizzazione fiscale dei suddetti write-down di Saipem. L’utile netto adjusted del primo semestre 2015 di €1,05 miliardi esclusa Saipem è diminuito del 47% rispetto al primo semestre 2014 (-€0,93 miliardi). Su base consolidata l’utile netto adjusted del semestre è stato di €0,79 miliardi con una flessione del 62% e un tax rate in aumento all’83%.
Cash flow operativo
Nel primo semestre 2015 il flusso di cassa netto dell’attività operativa di €5,68 miliardi e gli incassi da dismissioni (€0,64 miliardi) hanno coperto buona parte dei fabbisogni per il pagamento dei dividendi (€2,02 miliardi) e gli investimenti di periodo (€6,24 miliardi). L’indebitamento finanziario netto3 al 30 giugno 2015 è pari a €16,48 miliardi con un incremento di €2,79 miliardi rispetto a fine 2014. Rispetto alla situazione al 31 marzo 2015, l’indebitamento finanziario netto è aumentato di €1,34
miliardi per effetto del pagamento del saldo dividendo 2014 di Eni e degli investimenti di periodo, parzialmente compensati dal flusso di cassa netto da attività operativa (€3,37 miliardi), che sconta minori crediti commerciali ceduti in factoring con scadenza successiva alla chiusura del periodo contabile rispetto a quanto fatto al 31 marzo 2015 (-€0,26 miliardi). Il leverage4 – rapporto tra indebitamento finanziario netto e patrimonio netto comprese le interessenze di terzi – è aumentato a 0,26 al 30 giugno 2015 rispetto a 0,22 al 31 dicembre 2014, a causa dell’aumento dell’indebitamento finanziario netto, attenuato dall’incremento del total equity dovuto all’effetto positivo (+€3,5 miliardi) delle differenze di cambio da conversione dei bilanci delle controllate aventi il dollaro come valuta funzionale (cambio dollaro/euro +7,8% nelle rilevazioni di chiusura a fine 2014 e al 30 giugno 2015). Rispetto alla situazione al 31 marzo 2015 il leverage è aumentato di 0,04 anche per la riduzione delle differenze cambio da conversione (-€1,8 miliardi) a causa dell’apprezzamento dell’euro (+4%).
Acconto dividendo 2015
Sulla base dell’esame dei risultati del primo semestre 2015 e delle previsioni per l’intero esercizio, la proposta di acconto dividendo al Consiglio di Amministrazione del 17 settembre 2015 sarà di €0,40 per azione5 (€0,56 nel 2014) da mettere in pagamento a partire dal 23 settembre 2015 con stacco cedola il 21 settembre 2015.

LA SINISTRA EUROPEA E' ALLO STATO LIQUIDO..............

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La sinistra europea si é liquefatta, come il sangue di S.Gennaro, sparita dai radar, da anni.

Di Giorgio Ornano

Tutti i partiti di centrosinistra europei hanno finito per essere subalterni al neoliberismo di destra,  compresi il New Labour di Blair, considerato di sinistra, solo perché confrontato alla Thatcher, al cui paragone chiunque, anche Berlusconi, poteva sembrare di sinistra. In effetti il socialismo europeo non ha saputo elaborare una strategia alternativa neokeynesiana, in cui il lavoro e i diritti sociali non fossero
accantonati a favore di una finanza sempre più avida e rapinosa. Lo stesso Blair ha appoggiato incondizionatamente la folle politica neocolonialista di G.Bush jr.in Iraq e Afganistan, con i risultati tragici che sono sotto gli occhi di tutti.Con l' aggravante , rispetto all' ignoranza americana, che la Gran Bretagna aveva dominato per secoli con il suo Impero quelle regioni e quindi ne conosceva perfettamente religioni e costumi. Nelle elezioni europee vinse il centro destra della Merkel, ma il PSE non finì molto lontano, grazie anche alla messe di voti, irripetibili, colti da Renzi. La sinistra europea avrebbe potuto far  pesare questo sostanziale equilibrio e negoziare duramente prima di accettare Juncker e Djissenbloom, ventriloquo di Schaeuble anteposto al francese Moscovici, richiedendo di smussare l' irragionevole austerity, vera camicia mortale di Nesso( tanto per citare qualcosa di greco). Renzi aveva il numero più elevato di parlamentari europei ma non lo ha fatto valere e lo si é visto nel pallido semestre di Presidenza italiana, trascorso nell' irrilevanza. Il socialista Schulz é al governo con la Merkel, quindi soffre di afonia e la Francia, causa pessimi conti interni e l' impopolarità dello scialbo Hollande, terzo nei sondaggi francesi, non ha mai avuto così scarso peso nello scenario europeo.Non mi ha quindi stupito vedere Schulz ed il leader socialista tedesco Sigmar Gabriel allinearsi al duo Schaeuble/Merkel e richiedere ulteriori sacrifici al disgraziato popolo greco, così come non meraviglia che l' Italia continui a prendere calci nelle gengive nella questione degli immigrati, malgrado sia uno dei paesi che pagano i più altri contributi alla CEE.I generosi padri nobili fondatori dell' Europa si rivoltano nella tomba, mentre serpeggiano ovunque populismi alimentati da disoccupazione, riduzione del ceto medio e sempre minori protezioni sociali. Basterebbe ricordarsi di Keynes e degli illuminati consigli dei Nobel Stiglitz e Krugman.

UFA: I BRICS SI ISTITUZIONALIZZANO

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L’Europa, concentrata sui propri problemi e sul suo difficile quanto insostituibile processo di unificazione, purtroppo sta sottovalutando le recenti importanti decisioni assunte dai paesi BRICS. Eppure esse sono destinate ad incidere profondamente sugli assetti mondiali.

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Dall’8 al 10 luglio si è svolta a Ufa, in Russia, la settima conferenza dei BRICS. Nella stessa sede si sono tenute anche la riunione dell’Unione Economica Euroasiatica e quella della Shanghai Cooperation Organization, che coinvolge tutti i Paesi dell'Asia. I tre incontri hanno oggettivamente assunto una valenza politica di grande rilevanza perché, oltre agli aspetti economici, sono stati trattati anche quelli relativi alla sicurezza.
Oggi il peso geo-economico dell’alleanza tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa è accresciuto. Insieme occupano il 30% della terra, hanno il 43% della popolazione mondiale e il 21% del Pil del pianeta. La loro produzione agricola è il 45% del totale, mentre la produzione delle merci e dei servizi rappresenta rispettivamente il 17,3% e il 12,7% del totale.
Il loro Pil aggregato supera i 32 trilioni di dollari e fa registrare un aumento del 60% rispetto al momento della loro costituzione 6 anni fa. Sono dati in continua crescita, nonostante gli inevitabili riverberi della crisi occidentale, delle bolle speculative e delle “politiche monetarie non convenzionali” delle banche centrali.
Nella dichiarazione finale si sottolinea che il summit di Ufa segna l’entrata in vigore della Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS (con 100 miliardi di capitale) e del Contingent Reserve Arrangement (Cra), che è un fondo di riserva di 100 miliardi di dollari contro eventuali destabilizzazioni monetarie e delle bilance dei pagamenti negli stati membri.
E'  significativo il fatto che la suddetta Nuova Banca di Sviluppo si impegni a collaborare con le altre istituzioni finanziarie aventi la stessa mission, in particolare con l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) recentemente promossa dalla Cina, che registra una grande positiva partecipazione anche europea.
”The strategy for BRICS economic partnership” di Ufa prevede l’avanzamento nella cooperazione in tutti i settori fondamentali dell’economia e della società, soprattutto nelle relazioni sud-sud. Comunque la suddetta Banca si impegnerà nella promozione di grandi progetti infrastrutturali e di sviluppo sostenibile anche in altri Paesi emergenti e in via di sviluppo, di cui una cinquantina già avviati.
Sul fronte monetario e finanziario le banche di sviluppo dei singoli Paesi del BRICS daranno luogo ad un “Financial Forum”, per definire nuovi accordi relativi al sistema dei pagamenti, e ad un “meccanismo di cooperazione interbancaria” che preveda tra l’altro l’utilizzo di linee swaps, cioè trasferimenti di liquidità per far fronte anche “all’impatto negativo di politiche monetarie realizzate da Paesi che emettono monete detenute anche nelle riserve”:  Cioè gli Usa e l’Ue, quindi il dollaro e l'euro. L'intento è l’utilizzo delle monete nazionali nelle transazioni commerciali, fino al 50% del totale. Evidentemente tale svolta vuole essere una spinta per la costruzione di un paniere di monete rispetto all'attuale dominio del dollaro.
Al centro della crescente cooperazione vi sono non solo i tradizionali settori portanti dell’economia ma anche quelli relativi alla scienza, alla tecnologia e all'innovazione nei campi delle nanotecnologie, della biomedicina e della ricerca spaziale. Da ciò si evince l'errore che spesso nei cosiddetti Paesi avanzati si commette banalizzando i Paesi BRICS e ignorando quanto di nuovo in essi si muove.
E' indubbio che l’”istituzionalizzazione dei BRICS”, così come è emersa a Ufa, rappresenta una notevole pressione verso le grandi istituzione politiche ed economiche internazionali.
Anzitutto l’ONU che, a settant’anni dalla sua creazione, è chiamato ad assolvere un ruolo decisivo nelle sfide globali garantendo un ordine internazionale più giusto.
Perciò i BRICS sostengono con forza l’iniziativa dell’ONU in merito alla ristrutturazione del debito pubblico dei Paesi più poveri e più esposti, non solo della Grecia, e complessivamente di quello mondiale.
In quest'ottica  i BRICS intendono rilanciare il ruolo del G20 come “primo forum internazionale di cooperazione finanziaria ed economica”, soprattutto nella definizione di una nuova architettura finanziaria internazionale che tenga conto dell'economia reale. La presidenza della Cina del G20 l'anno prossimo dovrebbe essere il primo banco di prova. La prima vera occasione per vincere le resistenze, soprattutto americane, verso la riforma della governance del Fondo Monetario Internazionale
Riteniamo che anche per l'Unione europea, anche se fragile e divisa, non sia più tollerabile sottovalutare quanto si muove in quella parte del mondo.

BOOST MODIFICA L'INDICE SOTTOSTANTE GLI ETP SULLE AZIONI LARGE CAP AMERICANE DAL RUSSEL 1000 ALLO S&P 500

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L’ETP US Large Cap traccerà l’indice S&P 500 

  • Boost, provider Europeo specializzato in ETP S&L, è in procinto di modificare l’indice sottostante gli ETP sulle azioni large cap americane dal Russell 1000 allo S&P 500 
  • Gli ETP di Boost che hanno come sottostante indici azionari US hanno ad oggi complessivamente $56 milioni di asset nozionali, con un incremento del 28% registrato in luglio.
  • I volume scambiati dagli ETP targati Boost hanno raggiunto un nuovo record il mese scorso, registrando un volume nozionale superiore ai 3 miliardi di dollari.
  • Boost ha finora quotato 67 ETP che offrono copertura sulle principali asset class tra cui azioni, reddito fisso, valute e materie prime, incluso un range di ETC non-leveraged.

 

Londra/Milano, 23 luglio 2015: WisdomTree Europe, emittente specializzato di Exchange Traded Fund (“ETF”) ed Exchange Traded Product (“ETP”) Short & Leverage (S&L) attraverso la piattaforma targata Boost, annuncia oggi la modifica degli indici sottostanti i prodotti esposti sull’azionario large cap americano.

Di seguito le modifiche: 

 

Il cambiamento arriva in un momento in cui i volumi di scambio e gli AUM degli ETP di Boost hanno raggiunto nuovi record e gli investitori hanno incrementato il loro utilizzo di ETP per implementare le loro view rialziste o ribassiste in una situazione di volatilità dei mercati. Il turnover degli ETP di Boost, che sono quotati sui mercati di Londra, Milano e Francoforte, ha registrato una tasso di crescita medio superiore al 40% al mese negli ultimi due anni, raggiungendo approssimativamente $1,1 miliardi in Giugno, pari a 3,3 miliardi di dollari di valore nozionale. Gli asset degli ETP 3x S&L US Large Cap sono più che duplicati nel mese scorso, espressione di un sentiment rialzista da parte degli investitori sulle large cap azionarie americane con un 74% di AUM in prodotti a leva 3 short e un 26% su prodotti a leva 3 long.

Nik Bienkowski, Co-Ceo di WisdomTree Europe, ha commentato:

Siamo felici di poter lavorare con un provider leader nella creazione di indici come lo S&P Dow Jones Indices, e di inserire uno dei più riconoscibili indici azionari al mondo nella nostra piattaforma. La domanda di ETP S&L è cresciuta mese dopo mese con un incremento di prodotti 3x short US pari al 100% nel mese di luglio, oltre a una domanda record registrata dal 3x leverage sul petrolio. A seguito di questo incremento nella domanda e dello switch verso l’indice S&P500, gli investitori in ETP US equity targati Boost dovrebbero beneficiare di spread più bassi e di una maggiore liquidità nel corso della negoziazione giornaliera sulle borse europee”.

Phil Murphy, Vice President di Jones Indices North American Equities, ha aggiunto:

Siamo felici di ampliare il nostro rapporto con WisdomTree Investments attaverso la licenza del nostro indice più rappresentativo, lo S&P500. S&P Dow Jones Indices ha già maturato una forte relazione con WisdomTree negli Stati Uniti e questo accordo con la sua sussidiaria, WisdomTree Europe, rafforzerà ulteriormente la nostra collaborazione”.

La crescita di Boost è stata guidata dalla forte innovazione di prodotto nonchè dall’attenzione rivolta a educare gli investitorii sui benefici e i rischi dell’utilizzo di ETP S&L. Le numerose strategie di investimento che gli investitori possono utlizzare sono un’ulteriore conferma dell’utilità del prodotto. Boost offre ETP che coprono le maggiori asset class, tra cui l’azionario, le commodity, l’obbligazionario e le valute.

Eni: importante scoperta a gas nel Delta del Nilo egiziano

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San Donato Milanese (MI), 20 luglio 2015 – Eni ha effettuato un’importante scoperta a gas nel prospetto esplorativo Nooros, situato nella licenza di Abu Madi West, nel Delta del Nilo, 120 chilometri a nord-est di Alessandria d’Egitto.

Le stime preliminari indicano che il giacimento  possa contenere  15 miliardi di metri cubi di gas in posto, con ulteriore potenziale, a cui si sommano i condensati associati al gas.

Eni ha ottenuto l’importante successo esplorativo attraverso il pozzo Nidoco NW 2 Dir, perforato a 3.600 metri di profondità e che ha incontrato uno spessore netto mineralizzato a gas di circa 60 metri in  arenarie della sequenza Messiniana con ottime proprietà petrofisiche, oltre a livelli sottili nella sovrastante sequenza Pliocenica.

Il nuovo giacimento verrà messo in produzione in circa 2 mesi attraverso il suo collegamento  alla centrale di trattamento del gas di Abu Madi, situata 25 chilometri a sud-est.

La nuova scoperta rientra nella nuova strategia di  Eni volta a rifocalizzare le proprie attività esplorative su attività a elevato valore near field, ossia che consentano un rapido sviluppo della scoperta attraverso le infrastrutture già esistenti e sinergiche.

Eni, attraverso la controllata IEOC (International Egyptian Oil Company) Production BV, detiene nella licenza di West Abu Madi la quota del 75%, insieme al partner BP (25%). Petrobel, società detenuta da IEOC (50%) ed EGPC (50%), e’ l’operatore della licenza. 

In Egitto Eni e’ presente dal 1954, dove opera attraverso IEOC, ed è il principale produttore di idrocarburi nel Paese con una produzione equity di 180 mila barili di olio equivalente al giorno.

SARA' PRESENTATO AL SALONE DEL FRANCHISING L'INNOVATIVO PROGETTO DI REGIONE LOMBARDIA PER SOSTENERE L'APERTURA DI NEGOZI NELLE CITTA'

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Possono aderire franchisor da tutta Italia – Le manifestazioni di interesse vanno segnalate via mail entro il 24 luglio 2015

(Milano, 16 luglio 2015) – Tra le novità del Salone internazionale del Franchising, che si terrà in Fiera Milano a Rho/Pero dal 23 al 26 ottobre 2015, ci sarà la presentazione del progetto della Regione Lombardia finalizzato a favorire le aperture di negozi in franchising nei centri delle città lombarde.
Il progetto della Regione Lombardia prevede un finanziamento di  500.000 euro a fondo perduto per tutti coloro che intendono avviare una attività in franchising in Lombardia. Possono richiedere i finanziamenti anche franchisor provenienti da qualsiasi Regione italiana. Per partecipare occorre inviare una dichiarazione di interesse entro il  24 luglio  2015 al seguente indirizzo mail: commercio@pec.regione.lombardia (indicando nell’oggetto “manifestazione di interesse per progetto pilota “fare impresa in franchising in Lombardia”). Oppure chiedere maggiori informazioni a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
“Il progetto della Regione Lombardia è assai innovativo – ha spiegato Antonio Fossati, Presidente di RDS & Company, che organizza il Salone del Franchising di Milano in collaborazione con Fiera Milano – perché punta da un lato a sostenere il franchising, dall’altro a combattere la desertificazione dei negozi nei centri storici delle città. Ci auguriamo che altre Regioni italiane vogliano seguire l’esempio virtuoso di Regione Lombardia”.
Il progetto di Regione Lombardia, che è stato sviluppato con il supporto del Salone del Franchising di Milano e delle associazioni di settore, prevede un percorso formativo a supporto dei candidati imprenditori e si giova di un coinvolgimento forte dei Comuni lombardi per l'individuazione e l’ottenimento di condizioni agevolate sulle location commerciali.
I vantaggi per i franchisor che aderiscono sono molteplici: finanziamento a fondo perduto per i franchisee selezionati; grande visibilità della rete franchising, grazie alla partecipazione al primo progetto innovativo di questo tipo in Italia;  supporto dei comuni per le location commerciali.

CITIZEN DATA FESTIVAL: LE "CITTA' DEI DATI" PROTAGONISTE DI SCE 2015

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Dal 14 al 16 ottobre a BolognaFiere si terrà la quarta edizione di Smart City Exhibition che quest’anno si trasforma in un vero e proprio festival con tante occasioni di incontro per e con i protagonisti della data revolution

 Bologna, 16 luglio 2015. Quali sono le città e i quartieri in cui è più conveniente aprire un’attività commerciale? Cosa pensano i cittadini degli ultimi provvedimenti del governo? Quanto incassa il mio Comune dalle mie tasse e quanto mi restituisce in servizi? Come possiamo monitorare in real time lo stato del traffico e la qualità dell’aria? Quali parametri ci aiuteranno a rendere più sicure le nostre auto, le nostre case, le nostre città? E ancora, come possono le aziende fare scelte mirate di investimento e sviluppo? Oggi possiamo rispondere a tutte queste domande sulla base di informazioni certe. La data revolution, infatti, è già cominciata: i dati sono tanti, sono ovunque e costituiscono un incredibile patrimonio per chi li saprà utilizzare al meglio.

Per questo Smart City Exhibition diventa Citizen Data Festival: dal 14 al 16 ottobre BolognaFiere ospiterà panel, workshop, sessioni formative, tavoli di lavoro e incontri informali per e con amministratori, esperti, tecnici, aziende e tutti quelli che lavorano per trasformare i dati in una risorsa, affinché le nostre città siano sempre più vivibili e competitive.

A tre anni dalla prima edizione, Smart City Exhibition - che anche quest’anno si svolge in contemporanea con il SAIE, dedicato nel 2015 alle Smart House - prosegue il percorso di valorizzazione delle città e delle comunità intelligenti, come piattaforme abilitanti nuovi modelli di governance, nuovi servizi e nuove pratiche di collaborazione tra cittadini, concentrandosi sulla materia prima dell’innovazione: l’informazione.

“Parlare di dati oggi significa parlare di trasparenza delle amministrazioni, politiche consapevoli, nuove opportunità di business, servizi efficienti e a misura di cittadino. I dati, insomma, sono la vera ricchezza a disposizione di governi, territori, imprese, associazioni di cittadini attivi – sottolinea Gianni Dominici, Direttore generale di FORUM PA, l’azienda che da quattro anni organizza Smart City Exhibition assieme a BolognaFiere - Quello che ancora manca e su cui bisogna lavorare è la consapevolezza su cosa si può davvero fare con i dati e le competenze per gestirli al meglio. Il Citizen Data Festival sarà l’occasione per svilupparle entrambe.”
Per tre giorni, a Bologna saranno protagonisti i dati in tutte le loro forme:

·         I dati prodotti dal funzionamento delle città: i bilanci economici, le statistiche infrastrutturali che sempre più spesso vengono restituiti sotto forma di open data.

·         I dati prodotti dai sensori distribuiti, oramai, in qualsiasi dispositivo: dagli edifici ai semafori, fino al telefonino che abbiamo nelle tasche. E’ l’internet delle cose (Internet of Things) connesse che producono informazioni in tempo reale.

·         I dati che scaturiscono dalle interazioni sui Social Media. Informazioni, aggiornate ogni secondo in tutto il mondo, che possono essere elaborate e utilizzate per modelli predittivi o per capire i gusti e le opinioni del pubblico: è la cosiddetta Sentiment Analysis, oggi applicata praticamente su tutto.

·         I dati provenienti dai sistemi di Citizen Relationship Management, fondamentali per comprendere bisogni e comportamenti dei cittadini.

·         I Census Data utilizzati per la ricerca, la pianificazione delle policy e il business marketing.

 Accanto alle fonti dei dati, il Citizen Data Festival metterà al centro i modelli e le piattaforme di analisi – dalla Data Driven Decision alla Big Data Analysis, dai processi di Business Intelligence ai Dashboard di monitoraggio e ai sistemi di Data Visualization – e le tecnologie: infrastrutture di trasporto dati, sistemi di data storage, piattaforme web aggregative, mobile App, sensori sempre più piccoli e performanti.
Un percorso che va dall’informazione alla conoscenza, dalla conoscenza alle decisioni, dalle decisioni all’execution: per gli amministratori che vorrebbero usare i dati nella programmazione di politiche più efficaci e offrire servizi più efficienti; per gli esperti che studiano, analizzano, offrono letture e visioni; per le le aziende che realizzano soluzioni per gestire e riutilizzare i dati; per la cittadinanza attiva che chiede trasparenza e partecipazione.
Smart City Exhibition (IV Edizione, Bologna, 14-16 ottobre) è la manifestazione italiana organizzata da FORUM PA con BolognaFiere, diventata punto di riferimento europeo sul tema dell’innovazione nelle città e nelle comunità intelligenti. Questa quarta edizione intende proseguire il percorso di valorizzazione delle città e delle comunità intelligenti come piattaforme abilitanti nuovi modelli di governance, nuovi servizi e nuove pratiche di collaborazione tra cittadini concentrandosi sulla materia prima dell’innovazione: l’informazione

Appello per delle elezioni trasparenti, giuste e sicure in Costa d’Avorio

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Da molti anni la Costa d’Avorio è attraversata da crisi ricorrenti sfociate talvolta in scontri violenti con, anche in anni recenti, migliaia di vittime.

Tutto ciò ha rallentato la sua crescita sociale e il percorso verso una moderna democrazia.
Nuove elezioni per eleggere il presidente della Repubblica sono indette per il prossimo mese di ottobre 2015. La speranza che la società ivoriana e la stessa comunità internazionale affidano al voto di questo importante Paese dell’Africa occidentale è quella che esso serva a superare ogni condizione d’incertezza e, soprattutto, ad evitare nuove  tensioni sociali.
L’avvicinarsi della data fissata per il voto ha reso il clima politico e sociale del Paese ancora una volta particolarmente contrastato.  Solo un voto regolare e trasparente è condizione perché l’esito possa essere accettato e riconosciuto dalle diverse parti in campo, ed evitare, di conseguenza, il pericolo di violenze e disordini.
In solidarietà con il popolo della Costa d’Avorio, che in passato ha pagato pesanti tributi alle tensioni interne, noi ci appelliamo a tutte le forze politiche ivoriane e alla Comunità internazionale.
Con quest’appello noi chiediamo:
Agli attori politici tutti e in particolare alle autorità politiche e amministrative ivoriane di intraprendere ogni necessaria iniziativa affinché le prossime elezioni siano pacifiche, democratiche e aperte alla partecipazione di tutti.  L’intero processo elettorale, compresa la campagna che precede l’elezione vera e propria, deve svolgersi garantendo, libertà e sicurezza a tutti i partiti in lizza. A tutti i cittadini deve essere garantito, liberi da pressioni, l’accesso ai seggi e l’espressione del voto.
Alla comunità internazionale di esercitare la massima vigilanza possibile sulle modalità di avvicinamento e di svolgimento del voto per l’elezione del nuovo presidente della Costa D’Avorio, nella chiara consapevolezza che solo la regolarità di queste elezioni potrà consentire l’avvio di una fase libera dalle violenze del passato e favorire la crescita economica e sociale necessarie per battere la povertà di gran parte della popolazione.

Roma,  luglio 2015

Primi firmatari: (in ordine alfabetico)

BIANCO Gerardo, ex deputato e ministro dell’Istruzione, presidente Associazione Nazionale ex-parlamentari
FOLLONI Gian Guido, ex senatore e ministro dei Rapporti con il Parlamento
GIANNI Alfonso, ex parlamentare e sottosegretario allo Sviluppo economico
GUNNELLA Aristide, ex parlamentare e sottosegretario agli Affari Esteri con delega per l’Africa
HELLENBROICH Anno, ex direttore agenzia stampa internazionale, giornalista indipendente, Germania
LANNUTTI Elio, ex senatore, presidente Associazione Consumatori Adusbef
LETTIERI Mario, ex parlamentare e sottosegretario all’Economia e alle Finanze
LOTTIN Welly Marguerite, presidente Associazione Interculturale Griot
MEZZAROMA Roberto, ex parlamentare europeo e presidente Delegazione per le relazioni con il Sudafrica
MIGLIORI Riccardo, ex deputato e presidente Assemblea parlamentare OSCE
MUSCARDINI Cristiana, membro del Parlamento Europeo
NISTRI Elisabetta, Presidente "Federazione delle Donne per la Pace nel Mondo" Italia
PEDRIZZI Riccardo, ex senatore e presidente della Commissione Finanze del Senato
PERSICHETTI Donatina, presidente Consulta Femminile Regione Lazio
PETERLINI Oscar, ex senatore della Repubblica
PITTELLA Gianni, MP, Vice Presidente Vicario Parlamento Europeo
PUDDU Giannina, Presidente ASSOFINANCE
RAIMONDI Paolo, economista, coordinatore Comitato per il progetto infrastrutturale eurasiatico “Razvitie”
RICCERI Marco, Segretario generale EURISPES, istituto di studi politici, economici e sociali
RICEVUTO Giovanni, ex parlamentare, viceministro all’Istruzione e presidente Provincia di Messina
RIVOLTA Dario, ex parlamentare e vice presidente della Commissione Affari Esteri della Camera
SANZA Angelo, ex parlamentare e sottosegretario agli Esteri e alla presidenza del Consiglio dei Ministri

LA CONSOB BACCHETTA GLI INTERMEDIARI: NON FANNO GLI INTERESSI DEI CLIENTI

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Di MoneyFarm.com

In più occasioni abbiamo voluto richiamare l’attenzione su un argomento spinoso per i vari organismi di risparmio collettivo (OICR), quantomeno per quelli che si rifanno ad un modello di business che fatica ad operare al fuori dal conflitto d’interesse e lede di conseguenza gli investitori.

Ma ora non siamo i soli a dirlo ed è la stessa Consob, in qualità di organismo di vigilanza, a “richiamare all’ordine” tali organismi, per mezzo di apposita comunicazione inerente le “Strutture commissionali degli OICR distribuiti alla clientela retail e le regole di condotta”.

 In sostanza la Consob, ammonisce gli intermediari distributori di fondi esteri o “estero-vestiti” (il 70% circa del patrimonio dei fondi collocati in Italia) per aver frapposto il proprio interesse economico a quello del cliente, operando una selezione di prodotti da offrire alla clientela sulla base dei maggiori ritorni in termini di commissioni e fees di performance e non della migliore soluzione per il cliente.

Come si legge nella nota: “La selezione dei prodotti da offrire o consigliare alla clientela non può fondarsi su valutazioni di mero vantaggio economico per l’intermediario, ma deve essere rivolta prioritariamente a soddisfare gli interessi dei clienti serviti” nel rispetto della normativa Mifid, la direttiva europea che disciplina la prestazione dei servizi di investimento. Le norme a tutela degli investitori esistono ma, sottolinea la Consob, non vengono sostanzialmente rispettate: “Sulla base delle analisi svolte risulta che, nonostante il crescente grado di armonizzazione della normativa comunitaria, permangono aree di disomogeneità nei diversi Stati, in particolare sul tema dei costi gravanti sugli OICR. Significative differenze interessano il profilo delle commissioni di incentivo”.  Per i prodotti di diritto italiano l’ordinamento nazionale prescrive condizioni stringenti per l’applicazione delle commissioni di incentivo, e per questo – come rilevato dalla Consob – pare che in molti eludano tali normative distribuendo fondi esteri, senza considerare le peculiarità del cliente, costringendolo ad un investimento dai costi eccessivi e nel solo interesse della distribuzione e del relativo guadagno. “La comunicazione – sottolinea la Consob – intende, quindi, richiamare gli intermediari distributori di fondi caratterizzati da meccanismi commissionali più vantaggiosi per i gestori e per gli stessi distributori ad individuare e a gestire i conflitti di interesse che ne derivano”. Pertanto “nella fase di distribuzione, fermo restando il dovere di informare gli investitori in merito a tutti i costi gravanti sul prodotto, si richiamano gli intermediari a prestare la massima cura all’interesse del cliente”. La Consob avverte ma è difficile immaginare che tale modello di business possa conformarsi alle esigenze del cliente e, come dovrebbe essere, ad una comunicazione chiara, una distribuzione trasparente e nell’interesse dell’investitore. Tutto ruota attorno al conflitto d’interesse e al fatto che i distributori, guadagnando sulle fees di performance e le retrocessioni ricevute dalle case di prodotto, sino portati a scegliere, dunque consigliare agli investitori, i prodotti di investimento per loro più profittevoli. Già qualche mese fa, tale cattiva condotta era stata evidenziata da un’indagine de L’Espresso sul peso delle commissioni ingenti e indebite. E ora ecco che il tema del conflitto d’interesse e le mancanze di un modello di business viziato (le principali ragioni che ci hanno portato alla creazione di un alternativa, quindi alla nascita di MoneyFarm) tornano prepotentemente a galla. MoneyFarm infatti, in quanto consulente finanziario indipendente, nasce dalla volontà di dare ai risparmiatori la possibilità di poter contare su una consulenza trasparente, del tutto al di fuori dal conflitto di interesse. “Volevamo dare la possibilità a chiunque, piccolo o grande risparmiatore, di investire sui mercati finanziari senza dover far fronte a costi eccessivi e giovandosi investimento sulla cucito su misura”, ricorda il nostro Ad Giovanni Daprá. Operare in maniera indipendente significa “non ricevere retrocessioni da banche, case di prodotto o altri enti e solo in questo modo si riesce a consigliare davvero l’investimento ideale, sulla base della qualità dello strumento e della adeguatezza alla caratteristiche dell’investitore”. A lungo ci siamo battuti per far comprendere agli investitori che oggi esiste una alternativa alla consulenza finanziaria tradizionale e soprattutto a un modello di business volto a fare gli interessi delle case di prodotto e dei distributori. Ora anche la Conbob, organismo che vigila su tutti gli OICR, si leva contro tale sistema. Probabilmente nulla cambierà nei prossimi giorni ma siamo certi che da oggi i risparmiatori saranno mossi da una maggiore consapevolezza e sapranno scegliere a tutela dei loro interesse, certi di avere alternative a un sistema poco trasparente.

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