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22. gennaio 2021

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Eni: comunicazione sugli esiti dell’arbitrato con GasTerra e azioni conseguenti intraprese dalla società

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San Donato Milanese (MI) - Milano, 20 luglio 2016 – L’arbitrato avviato da Eni nei confronti di GasTerra per una revisione del prezzo contrattuale di fornitura del gas nel periodo 2012-15 si è concluso con un Lodo del collegio arbitrale che non accoglie la domanda di Eni di revisione del prezzo, senza tuttavia determinare il nuovo prezzo applicabile al contratto nel periodo di riferimento.

GasTerra ritiene che il Lodo arbitrale, non accogliendo la domanda di Eni, ripristini l’originario prezzo contrattuale, e sulla base di questo ora richiede ad Eni il pagamento di una somma ulteriore.

Eni anche sulla base dei pareri dei suoi consulenti esterni non ritiene corretta tale interpretazione, che pertanto non avrà effetti sui conti semestrali, ed ha respinto la richiesta di pagamento di tale conguaglio, richiedendo di intraprendere delle negoziazioni in buona fede per concordare la portata della revisione prezzo 2012.

GasTerra, tuttavia, sulla base della propria interpretazione del lodo, ha avviato una procedura arbitrale ed ha richiesto ed ottenuto dal giudice olandese un provvedimento cautelare provvisorio di sequestro, in particolare, della partecipazione in Eni International BV detenuta da Eni spa fino a concorrenza dell’importo di conguaglio richiesto (pari a 1,01 miliardi di euro).  Questo provvedimento, concesso dopo un'analisi sommaria, senza contradditorio con Eni e notificato oggi a Eni International BV, non pregiudica la decisione sul merito della controversia.

Eni ritiene la richiesta di GasTerra non fondata e promuoverà tutte le azioni a tutela della società. Riguardo alla misura cautelare ottenuta da GasTerra, Eni sta considerando la sua posizione circa il provvedimento nelle more della procedura arbitrale. Eni richiederà inoltre di essere risarcita da ogni danno determinato dalle azioni legali di GasTerra.

LA RIVOLUZIONE DEL FinTECH

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Da MoneyFarm.com
Secondo un recente rapporto di KPMG e CB Insights, gli investimenti globali nelle compagnie FinTech hanno raggiunto i 19,1 miliardi di dollari nel 2015, 13,8 dei quali provengono da fondi di venture capital, per una crescita rispetto al 2014 del 106%.

Solo in Europa, gli investimenti in società FinTech sono aumentati da 1,1 miliardi di dollari del 2014 ai 1,5 miliardi del 2015, con un’attività cresciuta del 30% su base annua. L’evoluzione di nuovi operatori non bancari per gestire i servizi al cliente, ovvero la “rivoluzione del  FinTech”– così denominata  in  un articolo del The  Economist - coinvolge tutti  i  servizi finanziari: negli ultimi anni sono nate piattaforme che disintermediano il ramo del lending, nuovesoluzioni per i pagamenti via mobile, portafogli virtuali, software per la sicurezza, assicurazioni. Basti pensare che al mondo sono 19 gli “unicorni” del FinTech, di cui 14 nei settori dei pagamenti e dei prestiti.
Del resto, “il FinTech è diverso dagli altri settori startup perchè il mondo finanziario segue regole stringenti ed è formato da un numero relativamente basso di grandi aziende ben consolidate” spiega a Forbes Houman Shadab,professore presso la New York Law School e presidente della conferenza annuale sul fintech tenuta nell’università americana. Secondo  una  stima  di  Goldman  Sachs,  gli  effetti  di  questa  rivoluzione  saranno  importanti:  le società di servizi finanziari rischiano di perdere 4,7 miliardi di dollari in entrata a favore dei nuovi operatori. Per  questo  anche  i  grandi  attori  della finanza,  come banche, fondi d’investimento, società  di  gestione  del risparmio,  hanno  iniziato  ad adattarsi  ai  nuovi  standard: Pwc  ha interpellato 544  individui  tra dirigenti, CEO, Head  of  Innovation e CIO delle  migliori  istituzioni finanziarie  in  46  paesi, inclusa l’Italia, evidenziando  che il  31%  degli  istituti  finanziari  è già coinvolto in una partnership con startup fintech, il 22% ha comprato o venduto una startup del settore e il 15% ha creato programmi di incubazione. Il passo forse più innovativo all’interno di questo processo è la possibilità di annullare le distanze tra il risparmiatore e i mercati finanziari, attraverso sistemi di consulenza alternativi alle grandi istituzioni finanziarie. MoneyFarm è una di queste realtà. “Siamo nati proprio dalla volontà di cambiamento e l'obiettivo è stato fin dal principio quello di  dare  accesso  ai  mercati  anche  ai  piccoli  investitori.  In questo  l'apporto  tecnologico  è di fondamentale importanza: la tecnologia permette di scardinare i vecchi schemi della consulenza finanziaria tradizionale dando vita ad un servizio trasparente ed efficiente. Oggi siamo tra le più importanti  FinTech  europee  e  non  possiamo  che  essere  orgogliosi  di  poter  far  parte  della rivoluzione in atto. ”dichiara Paolo Galvani, Fondatore e Presidente di MoneyFarm. La  disponibilità  del  dato peer  to peer,  nel  settore  finanziario  (e  non  solo)  e  il  conseguente scardinamento  di  consuetudini  e  inefficienze in  questo  ambito, stanno  compiendo  una rivoluzione e portando a una democratizzazione superiore a quella tentata finora da qualsiasi associazione consumeristica; oltre che uno dei cambiamenti più significativi e apprezzati degli ultimi anni.
Informazioni su MoneyFarm SIM S.p.A:
È una società indipendente di servizi finanziari - iscritta all’Albo Consob n. 281 e al Fondo Nazionale di Garanzia n. SIM  0429. Ad agosto 2012, la  SIM  è sbarcata sul web con  MoneyFarm.com, aprendo  la strada alla consulenza indipendente via Internet nel mercato italiano. L'azienda ha come soci principali ifondi di investimento Cabot Square Capital e United Ventures e Vittorio Terzi (Director Emeritus di McKinsey Italia) tramite il suo veicolo d’investimento. La società guidata da Paolo Galvani e Giovanni Daprà può contare su un team di 60 professionisti di qualificato background e su oltre 80.000 utenti attivi. La  mission  di  MoneyFarm  è  quella  di  permettere  alle  persone  di  gestire  i  propri  soldi in  maniera  semplice ed efficiente e offre un servizio unico in Europa che propone la consulenza personalizzata su ETF e l’attività di trading.

FANTASMI CHE SI AGGIRANO NEL MONDO

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Questi tempi assomigliano in modo inquietante al decennio 1930/1940. Enormi masse di persone colpite da una crisi senza fine, senza lavoro e senza speranze, sono spinte al populismo e al nazionalismo, mentre inique differenze sociali si accentuano, gettando benzina sul fuoco.
Di Giorgio Ornano

Nel secolo scorso le conseguenze furono tragiche, ma sembra che la lezione non sia servita a nulla. Il lavoro é stato precarizzato in modo selvaggio con la globalizzazione e la risposta dei governi é stata inadeguata, in particolare in Europa dove si sono privilegiati con miopia banche e poteri forti a scapito dei cittadini. I dati sono sotto gli occhi di tutti, solo in Italia il 7% della popolazione mangia alla mense dei poveri grazie a caritatevoli, solidali iniziative, mentre fino a pochi anni fa faceva parte del ceto medio. Penoso e vergognoso il crollo dei consumi ,anchedi medicine necessarie. Di ciò l’Europa ha delle colpe ma sarebbe ingiusto addossare alla Merkel anche quelle che sono solo nostre . Cosa c’ entra la Germania con il fatto che evasione e corruzione costino all’ Italia almeno 200 mld. annui, che non decolli la riforma del catasto che farebbe emergere iniquità intollerabili, che ogni appalto pubblico arricchisca mafie e politici corrotti, che ci siano 2 milioni di case non censite, che nel centro di Roma si affittino appartamenti del Comune a cifre ridicole, e via discorrendo. Questi sono i veri compiti a casa che non abbiamo fatto e che non abbiamo intenzione di fare.
In questo quadro a tinte fosche, dal 20/6 al 26/6 2016, si sono susseguite in un brevissimo arco temporale 3 consultazioni elettorali : in Italia, in Gran Bretagna e in Spagna, i cui risultati meritano alcuni commenti :
Comunali: in Italia sicuramente x Renzi é stata una batosta, temperata appena dalla vittoria , peraltro risicata, ottenuta da Sala a Milano. Trionfano i 5 stelle che conquistano Roma e Torino con 2 giovani candidate. Una conferma che gli italiani non ne possono più dei partiti tradizionali cui addossano ogni colpa, non senza ragione ,del loro disagio sociale. I privilegi incredibili di cui gode tuttora la classe politica ( vedi eccellente inchiesta dell ‘ Espresso in data 23/6 ) appaiono ingiustificabili e sfrontati al paese reale che ogni giorno si impoverisce . Mantenere lussi medievali a parlamentari che lavorano 2 giorni alla settimana é situazione da rivoluzione. Renzi perde una valanga di voti ma sembra infischiarsene, giocando tutto sul referendum di ottobre : un’ ordalia imprudente su se stesso. Se i risultati sulle comunali sono un test, il premier ha poco da stare tranquillo. Circa il referendum sembra affacciarsi la possibilità tardiva ma ancora possibile di uno spacchettamento, termine orrendo, che potrebbe mitigare la vittoria del sì o del no ( in entrambi i casi si rischierebbe di buttar via il bambino con l’ acqua sporca: Diverso e più saggio sarebbe votare articolo x articolo. Circa la direzione del PD, la cosa più efficace la ha detta la Ferilli :" al partito hanno espiantato l’ anima" quella di sinistra, generosa, equa verso i più deboli e generosa. Renzi ha perso voti e sinistra, anche nei suoi feudi tradizionali, senza ricuperarne a destra, malgrado leggi che avrebbero fatto la felicità di Berlusconi. Inoltre é costretto a subire continui ricatti da un partitello reazionario e corrotto come NCD che gli assicura però la sopravvivenza al Senato, idem con Verdini. La vera sconfitta di Renzi é il debito pubblico che continua a salire ogni mese per le iniquità di cui al primo paragrafo e per scelte errate, tipo detassare la prima casa anziché ridurre l’ Irpef.

Brexit : di cose imbecilli ne ho viste tante, ma mai di questa portata. Lo stolto Cameron ha giocato al casinò il futuro del suo paese e ha perso, solo che lo ha fatto con i soldi del Regno Unito che unito non é più ed é destinato ad impoverirsi. Vero che li matrimonio tra Londra ed Europa nn é mai stato un matrimonio d’ amore, ma di interesse e che l’ Europa a trazione germanica di colpe ne ha diverse, ma la scelta inglese di uscirne é sciagurata e già in Europa si pensa di dividerne le spoglie finanziarie e fiscali. Tra l’ altro ,le ricadute della Brexit si fanno sentire negativamente anche in Europa che non ne aveva affatto bisogno.Indubitabile che Londra aveva tratto con l’ entrata in Europa più vantaggi che svantaggi, ora ha da temere svalutazione della sterlina e crolli immobiliari e non ha più alle spalle un impero coloniale.

Spagna: la scelta di Londra ha influenzato pesantemente le elezioni , ha frenato Podemos e il partito socialista se ne è poco giovato . In Europa la sinistra é tradizionalmente masochista, tendendo a dividersi anziché a colpire unita : un cupio dissolvi che sembra pervaderla da sempre. Risultato : se ne é avvalso il conservatore Rajoy, amico della potentissima finanza iberica. Se il partito socialista facesse un governo con Rajoy, segnerebbe la sua distruzione definitiva, anche perché la disoccupazione in Spagna é livelli record.

GLI USA VIVONO IN GRAN PARTE SULLE SPALLE DEL RESTO DEL MONDO

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insetti DORATIAnche negli Usa non è tutto oro quello che luccica. Nel mondo non è adeguata l’attenzione all’andamento del debito degli Stati Uniti. La realtà è che esso, insieme ad altri indicatori economici, segna rosso costante.

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

E’ come per le automobili, quando il cruscotto segnala un problema, anche se la macchina ancora cammina non è consigliabile continuare a guidare come se nulla fosse.
E’ un dato inoppugnabile che ciò che avviene negli Usa non riguarda solo gli americani perché esso riverbera i suoi effetti nel resto del mondo.
All’inizio del 2016 il debito pubblico federale americano ha raggiunto i 19.200 miliardi di dollari, pari a circa il 105% del Pil. Alla fine del 2007 era di 9.200 miliardi pari al 65% del Prodotto interno lordo. Nel 2000 era di 5.600 miliardi. In pratica si è più che triplicato. Perciò per il sistema americano è il suo tasso di crescita, o meglio, di accelerazione della sua crescita esponenziale che deve preoccupare maggiormente.
Lo stesso andamento si è avuto per il debito delle corporation private non finanziarie che oggi è pari a 6.600 miliardi di dollari. Era di 3.300 miliardi nel 2007ed è raddoppiato.
Di conseguenza non ci si deve stupire dell’attuale stratosferica cifra di quasi 64.000 miliardi di debito totale (governo federale, singoli stati, enti locali, business, famiglie e ipoteche). Era di 28.600 miliardi nel 2000. Si sottolinea che oggi è evidente che è più che raddoppiato.
In pratica si tratta in gran parte di “debito sporco”. Fatto per tappare i buchi di bilancio, per evitare i fallimenti  di banche e corporation e non per sostenere investimenti e sviluppo. La spia rivelatrice è il perenne deficit di bilancio degli Usa. Nel 2009 esso aveva raggiunto l’incredibile vetta di 1.413 miliardi di dollari portando gli Usa fino alla soglia della bancarotta. Anche il 2015 si è chiuso con un deficit di 438 miliardi.
Significativo quanto preoccupante è il crollo della bilancia commerciale. Dal 2000 ad oggi gli Usa hanno accumulato un deficit commerciale di oltre 8.630 miliardi di dollari. Dallo scoppio della crisi ad oggi è aumentato di ben 3.500 miliardi. Sarebbe ancora peggiore se si considerasse soltanto la bilancia commerciare di beni reali che dal 2000 è in negativo per oltre 10.500 miliardi. Quasi 4.700 miliardi a partire dal 2009.
E’ evidente che l’avanzo commerciale nel settore dei servizi ne attenua la portata. Anche se nei servizi convivono quelli dell’ingegneristica e quelli finanziari, dove la componente speculativa è notevole.
E’ quindi naturale chiedersi come facciano gli Usa a continuare a stampare e a spendere dollari quando l’economia sottostante,come visto, non è tanto solida.
Il tutto sembra molto simile al gioco delle tre carte.
La prima è sicuramente il Quantitative easing, cioè la decisione a suo tempo adottata dalla Federal Reserve di immettere nuova liquidità nel sistema.
L’effetto è ben visibile nella crescita straordinaria del bilancio della Fed che è passato da 860 miliardi di dollari del 2007 ai circa 4.500 miliardi di oggi. La decisione della Fed e del governo di Washington anche se ha una valenza monetaria è soprattutto politica. Secondo noi la situazione non può durare all’infinito. I nodi prima o poi verranno al pettine.
La seconda carta è il debito pubblico americano, finora largamente scaricato sulle ‘spalle’ del resto del mondo che, in verità, per varie ragioni ha assecondato tale tendenza.
Infatti circa 6.000 miliardi di dollari di obbligazione del Tesoro Usa sono in mani straniere. La Cina  da sola ne ha 1250 miliardi ed il Giappone ne possiede ben 1.133 miliardi. La Fed ha in bilancio T-bond fino a 2.500 miliardi.
La terza carta si chiama derivati otc (over the counter), cioè quelli trattati al di fuori dei mercati regolamentati e tenuti fuori dai bilanci. Si sottolinea che, a seguito del tasso di interesse zero, il’ammontare complessivo di tali derivati a livello mondiale è sceso a 500.000 miliardi di dollari. Però di questi ben 180 mila sono nella banche americane. Come è noto, i derivati sono un mezzo per generare nuova liquidità quando se ne ha bisogno. Sono titoli creati attraverso una forte leva finanziaria e con alti rischi. Possono anche essere messi in garanzia per ottenere dei prestiti veri dalla Fed o dalla Bce.
Fin tanto che gli Usa riescono a scaricare il proprio debito sul resto del mondo e sui propri cittadini  avranno mano libera per creare la liquidità necessaria per continuare a comprare a debito e finanziare spese di ogni tipo prescindendo, purtroppo, dalla loro effettiva capacità economica e finanziaria.

RENZI DOCET....

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Di Matteo Maria Martinoli - Milano

Renzi docet: "Io ci tengo molto ai rapporti umani"  e sulle correnti PD?  "Dopo il ballottaggio entrerò col lanciafiamme". "M5S è andato benissimo a Roma; benino a Torino ma altrove sparisce!" Ma a quali precedenti inesistenti dei grillini, nella maggior parte di questi comuni in cui si presentano per la prima volta, si riferisce il premier? Ma la perla sul perchè le sue promesse di miglioramento arrancano nel PD e nel Paese: "Anche se ho una forte autostima..."  (lo fa capire con caute perifrasi) non tutto dipende da "me"... Verba Renzia

LA NUOVA SPECIE DI MATRIMONI

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Di Matteo Maria Martinoli - Milano 
La normativa appena approvata dal parlamento, viola, palesemente e in diversi
articoli, la Costituzione Italiana istituendo nuove, ma confuse formazioni sociali
composte da una coppia non unita in matrimonio. Non resta che confidare nelle
autonome e libere personali valutazioni dell'attuale primo cittadino d'Italia e già
giudicecostituzionale Sergio Mattarella. Infatti l'Art.74 della Costituzione recita:
"Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio
motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano
nuovamente la legge, questa deve essere promulgata." In ogni caso se e quando venisse promulgata una tale legge
ordinaria il cui effetto è lo stravolgimento costituzionale, senza ricorso al corretto iter di modifica(utilizzato
efficaciamente nella riforma del Senato), ciascun cittadino unito in matrimonio potrà adire alla Corte Costituzionale
ed essa dovrebbe inesorabilmente dichiararne l'incostituzionalità. Non si migliora la società ampliando il giro
d'affari di burocrati e matrimonialisti.

TASSI DI INTERESSE NEGATIVI: UNA BENEDIZIONE E UNA MALEDIZIONE

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VONTOBELDalla crisi finanziaria del 2008 le banche centrali sono diventate iperattive. Prima hanno abbassato i tassi di interesse a zero. Poi hanno inondato i mercati finanziari di liquidità. Di recente, come se non bastasse, alcune hanno introdotto dei tassi di interesse negativi. Mentre queste misure hanno aiutato probabilmente l’economia e sostenuto i mercati finanziari, hanno anche creato immense sfide per gli investitori.

Di Cristophe Bernard - Chief Strategist VONTOBEL
Le autorità monetarie dell’eurozona, del Giappone, della Svizzera, della Svezia e della Danimarca stanno applicando tassi di interesse negativi – di vari gradi – sulle riserve delle banche. Inoltre molti titoli di Stato emessi dai principali paesi industrializzati sono negoziati a tassi negativi alla scadenza (vedi grafico 1). Questa situazione senza precedenti mette in dubbio le tesi tradizionali sul funzionamento del sistema finanziario. La teoria finanziaria parte dall’assunto che le persone preferiscono ottenere qualcosa subito piuttosto che in futuro: un euro domani vale meno di un euro oggi. Il diffondersi dei tassi di interesse negativi cambia il quadro: i risparmiatori di oggi devono pagare per avere il privilegio di prestare denaro. Partono implicitamente dal presupposto che la deflazione aumenterà il potere di acquisto reale dei loro risparmi nonostante i tassi nominali negativi. Un cinico potrebbe controbattere che i tassi negativi sono la prova tangibile del fallimento delle banche centrali, che non sono riuscite a raggiungere i loro obiettivi di reflazione.

Come si è giunti a tanto?

La disinflazione mondiale non è un fenomeno nuovo: da decenni la globalizzazione e internet spingono i prezzi al ribasso. A ciò si aggiunge il fatto che il rallentamento della produttività e le tendenze demografiche negative nelle maggiori economie frenano la crescita economica mondiale. E infine una serie di crisi ha lasciato il mondo nella morsa del debito: la bolla “dotcom” nel 2000, lo scoppio della crisi immobiliare “sub-prime” nel 2008 e il crollo dei prezzi delle materie prime dal 2011. Tutti questi fattori gravano sulla crescita. Per prevenire una depressione economica, le banche centrali hanno abbassato i tassi di interesse a zero ed esteso in modo massiccio i loro bilanci, acquistando grandi quantità di titoli di Stato. Poiché queste misure non hanno prodotto gli effetti desiderati, alcune di loro hanno fatto ricorso a tassi negativi.

Vincitori e vinti

Per il momento non è possibile giudicare se questa politica permetterà alle banche centrali di raggiungere i loro obiettivi. I risparmiatori sono indubbiamente tra i perdenti, mentre i debitori sono i chiari vincitori di questa politica dei tassi negativi. I più avvantaggiati sono i governi altamente indebitati, perché devono spendere meno per il servizio del debito. Questo può essere un fattore positivo, purché i responsabili politici usino questo “regalo monetario” per implementare riforme strutturali e sostenere la crescita tendenziale. Purtroppo l’esperienza mostra che i governi potrebbero essere tentati di procrastinare le riforme necessarie per paura di perdere le prossime elezioni. Tra le vittime più evidenti dei tassi di interesse negativi ci sono le società e le istituzioni finanziarie: le banche vedono schiacciati i loro margini netti sugli
interessi e gli assicuratori vedono messi in causa i loro business model. Gli istituti di previdenza hanno sempre più difficoltà a far fronte ai loro impegni. È vero che i tassi di interesse estremamente bassi spingono al rialzo i prezzi dei titoli e la qualità dei prestiti, portando una certa distensione. D’altro canto, le banche commerciali potrebbero reagire al calo della profittabilità concedendo meno prestiti – esattamente l’opposto dell’effetto auspicato con i tassi di interesse negativi. Questo è il motivo per il quale la Banca centrale europea (BCE) ha introdotto di recente un sistema in cui le banche che soddisfano certi benchmark di prestito ricevono un sussidio fino a 40 punti base.

DEUTSCHE BANK: BANCA A RISCHIO SISTEMA

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Negli incontri del presidente Obama  con la cancelleria Merkel e con gli altri capi di governo europei i temi in discussione sono stati indubbiamente diversi, come il terrorismo, le sanzioni contro la Russia ed il futuro dell’Unione europea. Forse del più preoccupante, almeno nel breve periodo, pare che non si sia parlato: la crisi finanziaria e il ruolo della Deutsche Bank, il marchio tedesco che dovrebbe essere sinonimo di affidabilità.  

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

La banca, infatti, sarebbe coinvolta in circa 6000 casi legali, tra i quali alcuni davvero dirompenti.

Sembra che, nelle stesse ore in cui Obama elogiava la Merkel, si sia scatenato un duro scontro all’interno della DB su che dire alle agenzie internazionali di controllo relativamente alle sue responsabilità nella manipolazione del tasso Libor (London Interbank Offered Rate) e dei prezzi dei metalli preziosi. Si ricordi che il Libor è il tasso di riferimento per centinaia di trilioni di transazioni finanziarie a livello mondiale, dai derivati alle più semplici operazioni bancarie.  In passato la banca è stata al centro di grandi scandali e anche ora si vorrebbe chiudere questi casi pagando semplicemente una multa in cambio del blocco delle indagini. Il Serious Fraud Office (SFO) di Londra ha recentemente emesso mandati di cattura nei confronti di 5 cittadini europei, di cui ben 4 della DB, accusati di cospirazione e frode nella manipolazione dell’Euribor (la versione dell’euro interbank offered rate). Anche la Corte Suprema inglese ha  preso posizione contro la DB e altre banche europee per aver cercato di evadere il pagamento delle tasse sui bonus erogati agli alti manager sottoforma di azioni di imprese offshore create ad hoc. L’anno scorso la maggiore banca tedesca ha pagato ben 2,5 miliardi di dollari di multa per chiudere il caso dei tassi manipolati. Ha inoltre versato 258 milioni di multa alle autorità americane per aver violato le sanzioni Usa nei confronti di Paesi come la Siria e l’Iran. E’ da notare che dall’inizio dell’anno a oggi le azioni DB hanno perso il 25%, toccando ribassi anche del 40%. Per dimostrare solidità, la banca, nel mezzo della tormenta di qualche settimana fa, annunciò l’intenzione di comprare circa 5 miliardi di euro delle sue stesse obbligazioni. Ma il problema più esplosivo per la DB in quanto banca sistemica e quindi pericolosa per l’intera finanza globale è ancora una volta la dimensione della sua bolla di derivati finanziari otc che, in valore cosiddetto nozionale, è pari a circa 55 trilioni di euro. Si tratta di circa 20 volte il pil tedesco e di quasi 6 volte quello dell’intera eurozona. In questo settore è di fatto la banca più esposta al mondo.  I timori di potenziali perdite fanno tremare i polsi a tutti, al management, agli investitori, ai clienti e finanche ai governi e alle banche centrali. Tanto che qualcuno incomincia a paragonare la DB alla Lehman Brothers, il cui collasso nel 2008 diede il via alla più devastante crisi finanziaria globale tuttora irrisolta.  Indubbiamente la DB ha criticità molto importanti. Il suo debito in circolazione si avvicinerebbe ormai ai 150 miliardi.  Si parla di almeno 32 miliardi di euro in titoli altamente tossici e ad altissima leva finanziaria. Sarebbero titoli difficilmente solvibili. Avrebbe una montagna di obbligazioni convertibili largamente già svalutate, quelle che in caso di crisi potrebbero essere trasformate in azioni e utilizzate per i necessari pagamenti richiesti dal nuovo sistema del bail-in. Infatti il problema della leva finanziaria, come per altre banche too big to fail, per la DB è molto rilevante. Esso indica quanto capitale ha la banca per ogni euro di asset posseduto. Oggi per un euro di capitale ha circa 20 euro di asset, cioè titoli di vario tipo, escludendo di derivati otc tenuti fuori bilancio. Come è noto, maggiore è la leva e maggiore è il rischio in caso di riduzione del valore degli asset e di conseguenza il rischio di perdita del valore della banca stessa.  Se si considera la gravità della situazione della BD è davvero strano che Berlino possa continuare ad ergersi come unico garante della stabilità europea e della giustezza delle sue politiche economiche. L’Unione europea e l’Italia, se davvero hanno a cuore il loro futuro e la crescita, non possono continuare ad ignorare una situazione così grave che potrebbe riverberare effetti devastanti sull’economia europea e sul sistema bancario e finanziario. 

ENI: STUDI INDIPENDENTI DIMOSTRANO OTTIMA QUALITA' DELL'AMBIENTE E PIENO RISPETTO DEI REQUISITI NORMATIVI E AUTORIZZATIVI

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Italo PietraENI: privatizzata ma ancora sotto il controllo dello Stato Italiano, subisce il nuovo attacco. Sotto attacco sin dai tempi di Mattei. Siamo per l'energia alternativa. Ma, non siamo pronti per montare sul nuovo cavallo e, nel mentre, non possiamo restare a piedi mentre tutti corrono con i loro mezzi.

Ricordando Italo Pietra (Godiasco, 3 luglio 1911 – Ponte Nizza, 5 settembre 1991) che è stato giornalista e scrittore italiano:

"Mattei. La pecora nera. Da operaio a dirigente industriale, da partigiano a commesso dello stato. Rilancia l'AGIP invece di liquidarla. L'avventura del metano, la scoperta del terzo mondo, la lotta con le Sette Sorelle (e con i loro amici italiani). I rapporti col la DC nel tempo di De Gasperi:e dopo De Gasperi. Come nascono l'ENI e «Il Giorno». Corruttore incorruttibile: è vero che la corruzione è nata con lui e che è morta dopo di lui? Aveva un debole: creare lavoro. Dicono che è morto al momento giusto: ma giusto per chi? É caduto a un passo dal Sahara, e a due passi dalla Casa Bianca."

Eni ha presentato  i risultati degli approfondimenti tecnici e scientifici condotti da consulenti di fama internazionale su tutti i profili interessati dall’attività industriale del Centro
Olio Val d’Agri: tecnologie adottate dal COVA, qualità delle acque re-iniettate e dell’aria e stato di salute dei dipendenti Eni.
Potenza,  Aprile 2016 - Qualità dell’ambiente, corrette procedure di reiniezione e stato di salute dei dipendenti confermano che tutte le operazioni di Eni presso il Centro Olio Val d’Agri (COVA) sono sempre state svolte nel pieno rispetto della legge. È quanto emerge dagli studi indipendenti di esperti internazionali presentati oggi da Eni a Potenza in una conferenza stampa. Eni rende pubblici per la prima volta i risultati degli approfondimenti tecnici e scientifici condotti da consulenti di fama internazionale su tutti i profili interessati dall’attività industriale del COVA, depositati in giudizio, e che confermano come tutte le operazioni di Eni siano sempre state condotte nel pieno rispetto
dei requisiti normativi e autorizzativi. Irisultati del monitoraggio ambientale e delle perizie ribadiscono, infatti, che lo stato di qualità  dell’ambiente, osservato in tutte le sue matrici circostanti il COVA, è ottimo secondo gli standard normativi vigenti. Infatti, a partire dal 2014, in totale trasparenza e collaborazione con la Procura della Repubblica di Potenza, Eni ha incaricato un gruppo di consulenti di altissimo profilo scientifico per condurre una serie di approfondimenti e studi, volti a fornire un quadro oggettivo sullo stato di qualità ambientale e sanitario dell’area intorno al COVA. Le indagini sono state svolte senza il coinvolgimento del personale Eni per assicurarne la totale indipendenza.
Gli studi hanno riguardato:
1) Tecnologie adottate presso il COVA: la società internazionale ENVIRON ha analizzato le tecnologie applicate presso il COVA per confermare la rispondenza alle Best Available Technologies (BAT) anche tramite un confronto con altre realtà internazionali. Envinron ha concluso che:
 la re iniezione nel mondo risulta di gran lunga l’opzione preferita in termini di impatto ambientale
 gli additivi utilizzati presso il COVA sono della stessa tipologia di quelli utilizzati in altri impianti di re iniezione e le concentrazioni sono dello stesso ordine di grandezza di additivi simili
 il regime autorizzativo alla re-iniezione al “CostaMolina-2” presenta prescrizioni maggiormente restrittive in termini di tutela ambientale delle corrispondenti normative internazionali.
2) Qualità delle acque re-iniettate e dell’aria: la SGS s.a. di Ginevra, prima società nel mondo per attività di certificazione di analisi ambientali e monitoraggio ambientale, ha condotto un’attività di monitoraggio in campo e di analisi della qualità delle acque di strato re-iniettate in giacimento per un periodo di 75 giorni continuativi, 24 ore su 24, in più punti dello stabilimento con 660 campioni di monitoraggio, per un totale di 166.320 parametri misurati. Sulla qualità dell’aria, in aggiunta a all’attività di monitoraggio sulle emissioni, a fine febbraio 2016 è partito un nuovo monitoraggio per l’aria al COVA e dintorni per un mese in stagione fredda. I risultati di tali approfondimenti forniscono
un quadro analitico in cui:
 nelle acque di produzione, sia in quelle reiniettate in giacimento sia in quelle smaltite come rifiuto liquido che in quelle di contro-lavaggio, il contenuto di acqua rilevato è sempre prossimo al 99%. Mentre, i Sali assommano intorno all’1%;
 l’acqua di produzione reiniettata in giacimento e smaltita come rifiuto, oltre che quella di controlavaggio, NON è pericolosa né da un punto di vista sostanziale né secondo la normativa sui rifiuti;
 è corretta la classificazione CER operata dal produttore del rifiuto: 16.10.02 «Soluzioni acquose di scarto diverse da quelle di cui alla voce 160101»;
 La MDEA è in concentrazioni medie di 115mg/L, di molto al di sotto del limite di pericolosità secondo la legge sui rifiuti (200000mg/L al 1/06/16; 10000 dal 1/06/16). Il TEG è in concentrazioni medie di 4mg/L e non ha un limite di riferimento perché non è incluso nell’elenco delle sostanze pericolose.
3) Qualità dell’aria: Sulla qualità dell’aria, in aggiunta all’attività di monitoraggio delle emissioni, a fine febbraio 2016 è partito un nuovo monitoraggio per l’aria al COVA e dintorni, effettuato da SGS, per un mese in stagione fredda. Dai risultati emerge che la qualità dell’aria nell’area indagata nell’intorno del COVA appare caratterizzata da livelli di concentrazione che si attestano su valori significativamente inferiori ai rispettivi limiti normativi.
4) Stato di salute dei dipendenti Eni: Eni ha chiesto di esaminare il quadro clinico dei dipendenti che, in un arco temporale di 16 anni (1998-2015), hanno prestato – e prestano ancora oggi – la propria attività lavorativa, anche in forma occasionale, presso lo stabilimento e gli uffici afferenti sia dei dipendenti che lavorano esclusivamente sulle aree pozzo. Sono state esaminate 688 cartelle sanitarie e di rischio da cui è emerso che oltre 90% dei lavoratori è in sostanziale buona salute. L’analisi complessiva delle cartelle dei dipendenti Eni in forza sia nel Centro Olio sia nelle aree pozzo ha evidenziato 6 casi di tumore, tutti non correlabili ai fattori di rischio espositivi presenti in impianto. Il dato è altamente significativo perché fornisce una rappresentazione di chi è maggiormente esposto al rischio cancerogeno, dando quindi un’utile chiave di confronto con il dato sanitario nell’intorno dello stabilimento.
Eni ribadisce che salute, sicurezza e ambiente sono la priorità assoluta dell’azienda. Un impegno confermato dagli investimenti che, solo in Italia, dal 2009 al 2015, sono stati pari a 6,1 miliardi di euro in salute, ambiente, sicurezza e bonifiche, con in previsione per i prossimi 4 anni ulteriori 3,4 miliardi.

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