La tassazione "eccessiva" e confusa del risparmio

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Premessa

Negli ultimi due anni il risparmio finanziario (tralasciando quello immobiliare che ha subito la stessa sorte) ha registrato già il raddoppio del suo carico senza considerare l’effetto, non ancora statisticamente registrato con valori ufficiali, delle ultime misure.

E’ corretto rilevare che anche il reddito da lavoro e il relativo trattamento contributivo hanno registrato importanti variazioni al rialzo. L’azione sulla componente risparmio (reale e finanziario) appare quindi oggettivamente una scelta di riequilibrio che ha peraltro colpito tutti i soggetti, anche quelli dotati di redditi e patrimoni minori.

Possiamo parlare di un accerchiamento crescente che percuote ogni scelta nell’obiettivo di coprire il fabbisogno di liquidità dello Stato.

Valutiamo in queste note l’effetto (nel solo segmento del risparmio finanziario) in modo riassuntivo.

Il cammino fiscale del risparmio

•          Cosa tassare maggiormente? E’ nota la selezione di fondo tra reddito e risparmio nella decisione di incidere con imposte e tasse nell’ambito delle scelte tributarie

•          L’opzione è fra Il reddito da cui promana eventuale risparmio o il risparmio perché prodotto da un reddito superiore al consumo, ma tassando così il reddito una seconda volta, non essendo colpito dall’IVA sui consumi

•          E’ matematicamente certo al momento che IRPEF + IVA > IRPEF + Tassazione finanziaria restando quindi un trattamento ancora privilegiato sulla seconda struttura del bilancio familiare

•          Il risparmio però finanzia il debito pubblico (anche quello estero) e rappresenta una scelta mentre il reddito è una componente non modificabile (salvo quando viene a diminuire o peggio ancora a mancare).

Le entrate da rendite finanziarie (dati ufficiali MEF)
(gennaio-agosto 2013)

•          Ritenuta su interessi e premi su raccolta bancaria (1725mln€) e strumenti finanziari (3938mln€)

•          Altre entrate da redditi finanziari  (Tobin + minori) (1508mln€)

•          Capital gain (1560mln€)

•          Bollo su attività finanziarie (patrimoniale) (4082mln€)

•          Totale (in mln€) = 8731 – 4082 = 12813 (68% - 32% rispettivamente)

•          Nei diversi anni precedenti il prelievo è stata il seguente:

2011 = 6751mln€

2012 = 12897mln€ 

per memoria 2013 = 12813mln€ (8 mesi) con proiezione a 19000mln€  circa

La dinamica delle manovre impostate

•          2011: due manovre di due diversi governi (65% da rendite – 35% dal resto per quanto concerne i flussi)

•          2012: aumento della tassazione sulle rendite (TdS esclusi) e introduzione del bollo con limiti di soglia massima (1200€) e introduzione applicativa di IVIE e IVAFE sulle attività all’estero

•          2013: aumento del bollo, eliminazione del relativo tetto, aumento dell’IVA da 21 a 22%

•          2014: nuovo aumento del bollo

•          Entrate ad agosto 2013 raddoppiate già in 8 mesi rispetto al 2011 con proiezione intorno a 3,5 volte per il 2014

•          Ipotesi teorica di circa 20/22000mln€ di prelievo totale per il 2014, dovendo peraltro verificare le ipotesi (non influenti sui flussi) di accollo del prelievo da parte degli intermediari (previste, mantenute o dismesse da alcuni di essi) e di diminuzione dei rendimenti nominali , con effetto sulle entrate da redditi compensato dalla maggiore patrimoniale introdotte dal 2014)

Le ipotesi di contrasto con effetto negativo sulle attese

•          Le reazioni strategiche delle banche (sull’accollo e sui costi dei servizi)

•          Il recesso della clientela (garantito entro 60 giorni dalla comunicazione)

•          Assenza di penalità per il recesso e di spese di chiusura (sancite per legge)

•          Le banche dichiarano di rifiutare il sopportare i nuovi oneri per non perdere redditività, non valutando sufficiente l’effetto generato dal margine fra finanziamenti BCE (a costi vicini a 0%) e rendimenti di mercato e lamentando l’onere degli ulteriori anticipi di imposta (fino al 130%)

•          Gli altri intermediari non hanno peraltro quel vantaggio economico delle banche ed hanno perso transazioni con la Tobin Tax

•          Resta da verificare l’ipotesi paventata del rialzo della ritenuta d’imposta dal 20 al 22% (circa 900mln€ di aggravio sulla base dei dati 2013)

•          Anche le polizze assicurative pure (caso morte e sanitarie) rischiano l’effetto della diminuzione della detraibilità

•          Resta il vantaggio competitivo anomalo dei TdS (tassati al 12,5% e non al 20%, non colpiti dalla Tobin Tax - come le altre obbligazioni-, ma colpiti dal bollo)

Conclusioni

Possiamo concludere che la situazione appare gravosa sia per gli intermediari sia per la clientela con l’aggravante di una forte confusione nella determinazione delle scelte tributarie, il che provoca mutamenti di portafoglio, propensione al rifiuto e rinvii per scelte di investimento reale, spese per consumi durevoli e, anche, spese ordinarie.

Possiamo parlare di un “gravame lineare”, nel senso che manca progressività del carico (con qualche situazione addirittura regressiva, salvo i casi minimi laddove è possibile lasciare somme inferiori a 5000€ nei depositi esenti nel caso da bollo ed invece tassati sugli strumenti finanziari).

Si impone un riordino mentre finora si è proceduto solo con decreti (poi divenuti legge) poco coordinati e forieri di ulteriori aumenti nel 2014 in caso di fabbisogno.

E’ appena il caso di sottolineare che la situazione è identica nel campo dei tributi nel settore immobiliare sia per confusione dell’applicazione dei diversi provvedimenti sia per accelerazione del peso.

 

Scritto da : Giuseppe G. Santorsola, Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari. Università Parthenope di Napoli