Aria di primavera

Stampa

alt Il 2014 si sta confermando l’anno della ripresa globale.

Secondo le ul time stime dell’Fondo Monetario Internazionale, la crescita globale si dovrebbe attestare al 3.6% per il corrente anno. La notizia migliore dovrebbe essere il ritorno alla crescita dell’Eurozona con un incremento del PIL dell’1.2% dopo due anni di recessione.

Fino a qualche mese fa, nelle tre macro-aree dei paesi sviluppati (US, Europa e Giappone) la ripresa era maggiormente evidente negli Stati Uniti, ma gli ultimi dati stanno confermando l’arrivo della ripresa in Europa; sarà invece un anno delicato per l’economia giapponese, in attesa dell’attuazione delle riforme strutturali previste nelle politiche economiche del primo ministro Shinzo Abe.

Nonostante un rallentamento nelle attività nei primi mesi dell’anno dovuto ad un inverno estremamente duro, negli Stati Uniti è cresciuta la fiducia di consumatori e imprese, con incrementi nei consumi, nella produzione industriale e creazione di nuovi posti di lavoro. Confortata da questi dati positivi, la Federal Reserve sta continuando il programma di riduzione (‘tapering’) dello stimolo monetario allestito in risposta alla crisi finanziaria del 2008. La situazione più controversa si registra sul mercato del lavoro come avremo modo di approfondire nel seguito.

L’area Euro è uscita da una lunga fase di contrazione nel secondo trimestre del 2013, trascinata dall’economia tedesca e da segnali di miglioramento nelle aree periferiche. La notizia migliore per i paesi periferici europei (che devono sopportare il fardello di un debito pubblico elevato) è che i tassi di interesse sulle obbligazioni governative stanno registrando minimi storici facendo sì che gli stati si possano finanziare a costi estremamente favorevoli. In questo contesto, Irlanda e Portogallo hanno annunciato l’uscita dal piano di salvataggio finanziario concordato circa 3 anni fa con la troika (Bce, UE e FMI) e la Grecia è tornata sui mercati dei capitali con l’emissione da parte della Pireaus Bank (la principale banca greca) di un obbligazione a tre anni.

Le principali criticità in Eurozona rimangono il basso livello di inflazione (che sembra però aver interrotto la sua insidiosa discesa verso lo 0) e la disoccupazione, soprattutto quella giovanile.


Infine ulteriori rischi potrebbero derivare da un eventuale inasprimento dei conflitti in Ucraina (in virtù delle relazioni commerciali che sussistono tra Europa, Ucraina e Russia) e da un ulteriore apprezzamento dell’Euro rispetto alle altre valute.

In Europa, è da sottolineare il boom dell’economia inglese, attesa in crescita di circa il 3% nel 2014: la Bank of England è stata la prima a discutere un possibile rialzo dei tassi in quanto i due parametri che monitorano con più attenzione ovvero inflazione e disoccupazione risultano in netto miglioramento.

In Giappone, la politica di stimolo monetario del primo ministro Shinzo Abe (“Abenomics”) ha prodotto una crescita robusta nel 2013 e l’uscita dalla decennale deflazione sin dal giugno dell’anno scorso. Quest’anno assisteremo invece ad una crescita altalenante anche in virtù dell’aumento dell’IVA, entrato in vigore il primo aprile (dal 5% all’8%).

Ad ogni modo, le condizioni finanziarie dovrebbero rimanere estremamente accomodanti per quest’anno ed ulteriori misure di stimolo da parte della banca centrale sono attese per quest’estate.

L’Abenomics dovrà dimostrare nel 2014 di saper rilanciare un percorso di investimenti e consumi in grado di far ripartire un colosso economico a riposo da oltre vent’anni.

Per i paesi emergenti, il Fondo Monetario Internazionale prevede un incremento modesto della crescita del PIL dal 4.7% dell’anno appena conclusosi al 4.9% per il 2014.

Gli ultimi dati testimoniano il momento di difficoltà che sta vivendo la Cina: le vendite al dettaglio e gli investimenti in macchinari ed immobili da parte delle aziende sono ai minimi rispetto agli ultimi anni mentre l’attività manifatturiera è in contrazione. L’economia cinese sta attraversando una complessa transizione da una crescita guidata da investimenti ed export ad una crescita anche legata ai consumi domestici e quindi più sostenibile.

Negli altri paesi molto dipenderà dalla capacità delle banche centrali di fronteggiare il forte deprezzamento delle divise locali avvenuto nel 2013 e dalle tensioni che potrebbero verificarsi in vista delle tornate elettorali attese quest’anno in vari paesi (Tailandia, Indonesia, Sud Africa, India, Brasile e Turchia). 

Da un'analisi di Francesco Palladino, analista quantitativo MoneyFarm