La “dreflessione” e i paguri

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di Giuseppe Santorsola, Professore Ordinario di Corporate Finance e Corporate & Investment Banking. Università Parthenope di Napoli

altDreflessione è combinazione sintetica di tre termini negativi: deflazione, depressione e recessione. Nonostante ottimismo diffuso, il piano inclinato continua e si concretizza per molti paesi europei in recessione reale, prezzi in discesa e sentiment orientato negativamente. Non è un problema solo italiano.

 

A contrastare questo andamento sono le economie più aperte alle logiche di mercato, inglese e statunitense.

Proprio il mercato, invero iperliberista, era stato il grande accusato della crisi. Oggi, ritorna in un contesto di regole non ancora formalizzate, quasi in autocorrezione, quando discipline comunitarie o forti interventi dello Stato, non hanno conseguito risultati.

Altro scenario vede Spagna e Portogallo con crescita del PIL, ma da basi di partenza fortemente negative e con deflazione in corso.

E’ in crisi il concetto di rigore sostenibile, quale formula ottima per tutti; al contrario genera rigidità e comportamenti da paguri, più abili a retrocedere che ad andare avanti perché timorosi di procedere con determinazione.

Qualche numero: l’inflazione più elevata è quella tedesca (contrappasso per chi la osteggia maggiormente), la Francia ha un PIL in minima crescita (0,1), ma deflazione dello 0.3. La Germania ripensa a scelte su welfare e fiscalità per incentivare consumi spenti e bassi investimenti; formula più volte suggerita nella UE e finora respinta; sembra risentire dei compromessi della Grosse Koalition.

Ne deriva un’equazione anomala: bassa inflazione+recessione=depressione. Un esercizio con numeri complessi, non razionale e irresolubile.

Infatti, concludo con qualche dato italiano indicativo di effetti perversi:

* debito pubblico cresciuto dal 2011 da 1900 a 2168 miliardi (+14,1%);

* PIL ha registrato +0,3, -0,7, -0,2, -0,2, cioè recessione;

* rapporto deficit/PIL cresciuto dal 120 al 136%, effetto perverso dei due fattori precedenti;

* risorse impegnate con manovre per 78mld€ (il 5% del PIL);

* disoccupazione cresciuta dall’8 al 12,3% (cioè del 50%);

* spread (a conferma della sua ininfluenza) ondeggiante senza connessione con i dati precedenti fra 576 e 128bp.

Le formule dell’economia non generano questi risultati. Ecco la necessità di misure anticonvenzionali. I tassi negativi ne sono il primo esempio, variabile “immaginaria” per equazioni, non risolubili nella logica cartesiana che non prevede i numeri complessi.