I tassi di usura frenano la ripresa?

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di Guido Colomba

alt(The Financial Review Anno 52 n.846) Chi frena la ripresa? Negli anni '70 quando la congiuntura economica rallentava si diceva "il cavallo non beve". Anche all'ultima assemblea dei banchieri italiani, il leit motiv è stato la carenza di domanda di credito giustificando così i dati di Banca d'Italia che attestano, a sette anni dal crack di Lehman Brothers, la diminuzione del credito (-4,5% rispetto ad un anno fa) ottenuto da famiglie e imprese italiane. Quale la causa? Perchè, secondo l'Abi, gli italiani non chiedono soldi (o ne chiedono di meno) alle banche? Per tirchieria, per un fattore psicologico o per altri motivi? La risposta strabiliante la si ottiene visitando il sito della Banca d'Italia dove appaiono i "tassi effettivi medi" validi per il periodo 1 luglio-30 settembre 2014. Ebbene per i crediti personali la soglia massima è il 19,26%, per la cessione del quinto dello stipendio (guarda caso tutte le principali banche invitano i proprio clienti a utilizzare questo canale di finanziamento) la soglia massima è pari al 19,23%. Tale soglia sale addirittura al 25,15% per il credito "revolving". Forse non se ne rendono conto ma questi sono tassi di usura. Nel frattempo le banche ottengono finanziamenti dalla Bce allo 0,15%. La cosa più risibile è che, dal 14 maggio 2011 (d.l. 70/2011), il governo dell'epoca è intervenuto per combattere i tassi di usura. Come? Riducendo la possibilità di incrementare il tasso effettivo medio del 25% anzichè del 50% precedentemente in vigore. Poi è calato il sipario. Vi è solo l'obbligo di non superare gli otto punti di differenza tra il tasso effettivo medio e il limite fissato dalla "soglia". Nel frattempo gli utili trimestrali delle banche sono in netta ripresa ove depurati dei crediti in sofferenza grazie ai finanziamenti della Bce impiegati nell'acquisto di titoli di Stato anziché nell’economia reale. Forse, il governo Renzi dovrebbe gettare uno sguardo a questa gravissima strozzatura del credito a danno delle famiglie e delle piccole imprese italiane. Un confronto con il costo del credito negli altri paesi occidentali (re: Ocse – scoreboard 2014) getta ulteriore discredito sull'assalto alla diligenza praticato dalle banche italiane con il beneplacito della Banca d'Italia (Vigilanza in primis). Se poi guardiamo agli emolumenti mensili dei dirigenti di via Nazionale e di quelli dei principali istituti di credito, diviene ancora più grave e inaccettabile la differenza tra i privilegi della casta bancaria e burocratica e il piccolo tax payer. Una situazione che frena la ripresa, riduce le opportunità di lavoro ed aumenta la fascia della quasi povertà denunciata dall'Istat.