Industria tessile, una transizione decisiva
Milano, 12 dicembre 2025. Di Luc Olivier, CFA, Gestore, La Financière de l’Echiquier (LFDE)
8% delle emissioni di gas serra, un consumo idrico superiore a 85 milioni di piscine olimpioniche, 9% dell'inquinamento microplastico degli oceani: l'industria tessile ha un impatto significativo, che si sta tra l’altro intensificando per via, in particolare, dello sviluppo rapido della fast fashion.
Il mercato mondiale del tessile, valutato a 1.065 miliardi di dollari, dovrebbe superare i 1.670 miliardi nel 2032.
È fondamentale cambiare rotta. Affiancare le aziende nel loro percorso verso una transizione sostenibile assume dunque una rilevanza particolare e contribuisce, a lungo termine, alla performance degli investimenti.
Le fibre, un anello della transizione
La transizione ambientale ed energetica dell'industria tessile richiama argomenti molto vasti, ma quello delle fibre è centrale. Più resistenti e meno costose di quelle naturali, le versioni sintetiche - poliestere, nylon o acrilico - rappresentano più del 60% ormai del mercato.
Questi materiali, derivati dalle energie fossili, sono caratterizzati da un impatto ambientale negativo e un riciclaggio complesso.
Di fronte a questa constatazione, due sono le priorità: sviluppare fibre riciclate ma anche più riciclabili per i tessuti del futuro grazie, in particolare, all'uso di materiali naturali gestiti in modo sostenibile.
La sfida è importante perché, sebbene naturale, la produzione di fibre vegetali può avere un impatto negativo sulla biodiversità, sul suolo o sulle risorse idriche. Riteniamo che uno dei motori della transizione risieda in un approccio pragmatico ancorché ambizioso, associato a sinergie tra gli attori.
Coniugare innovazione e pragmatismo
Da impact investor quali siamo, ci interessiamo delle aziende che hanno affrontato le sfide dell'industria tessile grazie allo sviluppo di processi innovativi.
Il colosso Adidas, che punta alla neutralità carbonica entro il 2050, vanta un posizionamento da pioniere. Sta infatti sviluppando i suoi processi di riciclaggio visto che dipende dai vantaggi tecnici delle fibre sintetiche per progettare prodotti performanti.
Dieci anni fa, il gruppo tedesco è stato il primo al mondo a ideare una gamma di scarpe da corsa realizzate con i rifiuti plastici recuperati negli oceani dall'ONG Parley.
Dal 2024, il 99% del poliestere utilizzato nei suoi prodotti proviene da fibre riciclate. E l'azienda va oltre, fissandosi un obiettivo specifico: entro il 2030 il 10% del poliestere dovrà provenire da rifiuti tessili riciclati.
Iniziative simili stanno emergendo anche a monte della catena del valore. Un gruppo finlandese dell'industria forestale, Metsä Group, ha progettato insieme alla società chimica connazionale Kemira, una fibra chiamata Kuura. Prodotta a partire dalla polpa di legno, quindi rinnovabile e proveniente da fonti a bassa impronta ambientale, questa fibra cellulosica sintetica (MMCF), con proprietà simili al poliestere, offre un'alternativa circolare a lungo termine. Questo processo apre nuove opportunità per gli investitori: la dimensione potenziale del mercato delle MCCF e del riciclaggio dei tessuti dovrebbe crescere di oltre l'8% all'anno.
Sebbene si tratti al momento di iniziative isolate, la transizione dell'industria tessile e, più in generale, la transizione energetica ed ecologica costituiscono, a nostro avviso, una strada che va percorsa. Di fronte alla convergenza delle sfide, gli investitori svolgono un ruolo fondamentale nell'affiancare le aziende in questo percorso per garantire stabilità nei finanziamenti e instaurare un dialogo diretto con i dirigenti. Agire a favore della transizione dell'economia verso pratiche più sostenibili è determinante e crea opportunità di investimento.